CESARE PAVESE.
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Il mestiere di vivere.
Diario 1935 - 1950.
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1971. Il Saggiatore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Iniziato il 6 ottobre 1935 durante i giorni del confino politico, "Il mestiere di vivere" accompagna Cesare Pavese fino al 18 agosto 1950, nove giorni prima della sua morte, e diventa a poco a poco il luogo cui affidare i pensieri sul proprio mondo di scrittore e di uomo e, soprattutto, le confessioni ultime su quei drammi intimi che laceravano la sua esistenza. Amaro, disperato, violento, ironico, raramente sereno, Pavese consegna al lettore una meditazione sulla vita, sui sogni, sui ricordi e sull'arte condotta con rigore intellettuale e morale; e allo stesso tempo, pagina dopo pagina, testimonia con lucidit l'evoluzione di un personale mestiere di vivere. 
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L'AUTORE.
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Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo, 9 settembre 1908  Torino, 27 agosto 1950)  stato uno scrittore, poeta, traduttore e critico letterario italiano.
 considerato uno dei maggiori intellettuali italiani del Ventesimo secolo ed  senza dubbio uno degli autori pi importanti e sorprendenti della letteratura italiana, un interprete importante del Novecento, attento alla realt popolare e contadina, ma anche aperto alle altre letterature europee. Fu tra i primi a interessarsi alla letteratura statunitense, di cui fu anche traduttore. La sua scrittura sa essere allo stesso tempo coinvolgente per le vicende che racconta e profonda per il suo continuo scavo nellanimo umano.
Nel 1934 prende il posto di Leone Ginzburg, arrestato dalla polizia fascista, alla direzione della rivista La Cultura e inizia a collaborare con la casa editrice Einaudi. Nel 1935  Viene arrestato per i suoi rapporti con il gruppo antifascista Giustizia e Libert e viene inviato al confino per un anno a Brancaleone Calabro.
Nel 1945 si iscrive al Partito Comunista e collabora al giornale LUnit. In questi anni approfondisce la riflessione sul mito e sul folklore. A giugno del 1950 vince il Premio Strega per La Bella estate. In agosto viene ritrovato morto suicida.
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Il mestiere di vivere.
(Diario 1935-1950).
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Secretum professionale.
Ottobre Dicembre 1935 e Febbraio 1936, a Brancaleone.
Il Mestiere di poeta, 1934, stampato in Lavorare stanca precede idealmente.
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1935.
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6 ottobre. Che qualcuna delle ultime poesie sia convincente, non toglie importanza al fatto che le compongo con sempre maggiore indifferenza e riluttanza. Nemmeno importa molto che la gioia inventiva mi riesca qualche volta oltremodo acuta. Le due cose, messe insieme, si spiegano coll'acquisita disinvoltura metrica, che toglie il gusto di scavare da un materiale informe, e insieme interessi miei di vita pratica che aggiungono un'esaltazione passionale alla meditazione su certune poesie.
Conta invece questo, che sempre pi inutile e indegno mi pare lo sforzo; e pi feconda che non l'insistenza su queste corde, la ricerca, da tempo concepita, di nuove cose da dire e quindi nuove forme da foggiare. Poich la tensione alla poesia  data al suo inizio dall'ansia di realt spirituali ignote, presentite come possibili. Un'ultima difesa contro la smania di tentativi violenti rinnovatori la trovo nella convinzione superba che l'apparente monotonia e severit del mezzo, che ormai possiedo, sia ancora per essere il miglior filtro d'ogni mia avventura spirituale. Ma gli esempi storici - se pure in materia di creativit spirituale  lecito fermarsi agli esempi di qualunque sorta - sono tutti contro di me.
Comunque, c'era un tempo che avevo ben vivo nella mente un ammasso passionale e semplicissimo di materia, sostanza della mia esperienza, da ridurre a chiarezza e determinazione organiche nel poetare. E ogni mio tentativo, sottilmente ma inevitabilmente, si riconnetteva a questo fondo e mai mi parve di sviarmi per stravagante che fosse il nucleo di ogni nuova poesia. Sentivo di comporre qualcosa, che superava sempre il pezzo (del momento) (attuale).
Venne il giorno che l'ammasso vitale fu tutto assunto nell'opera, e mi parve di non lavorare pi che di ritagli o di sofisticare. Tant' vero che - e meglio me ne accorsi quando volli chiarirmi in uno studio il lavoro compiuto - scusavo ora le ulteriori ricerche della mia poesia come applicazioni di una consapevole tecnica dello stato d'animo e facevo invece una poesia-gioco della mia vocazione poetica. Ricadevo cio nell'errore, che, identificato e fuggito, aveva giovato a lasciarmi all'inizio tanta fresca baldanza creativa, di poetare, e sia pure indirettamente, su di me poeta. (Exegi monumentum...)
A questo senso di involuzione posso rispondere che invano ormai cercher in me un nuovo punto di partenza. Dal giorno dei Mari del Sud(1), in cui la prima volta espressi me stesso in forma recisa e assoluta, cominciai a costruire una persona spirituale che non potr mai pi scientemente sostituire, pena la negazione sua e la messa in questione di ogni mio futuro ipotetico slancio. Rispondo quindi al senso di inutilit presente, umiliandomi nella necessit di interrogare il mio spirito in quei modi soltanto che finora gli furono naturali e fruttuosi, rimettendo ogni scoperta alla fecondit di ciascun caso in particolare. Dato che la poesia viene alla luce tentandola e non prospettandola.
Ma perch, in quel modo che sinora mi sono limitato come per capriccio alla sola poesia in versi, non tento mai un altro genere? La risposta  una sola e forse insufficiente: per ragioni di cultura, di sentimento, di abitudine ormai e non per capriccio, non so uscire dal sentiero, e mi parrebbe dilettantesco il colpo di testa di mutare la forma per rinnovare la sostanza.
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9 ottobre. Ogni poeta s' angosciato, meravigliato e ha goduto. L'ammirazione per un gran passo di poesia non va mai alla sua stupefacente abilit, ma alla novit della scoperta che contiene. Anche se proviamo un palpito di gioia a trovare un aggettivo accoppiato con riuscita a un sostantivo, che mai si videro insieme, non  stupore all'eleganza della cosa, alla prontezza dell'ingegno, all'abilit tecnica del poeta che ci tocca, ma meraviglia alla nuova realt portata in luce.
 da meditare la grande potenza di immagini come quella delle gru, del serpente o delle cicale; o del giardino, della meretrice e del vento; del bue, del cane, di Trivia, ecc. Anzitutto, sono fatte per le opere a vasta costruzione, poich rappresentano l'occhiata data alle cose esterne nel corso della attenta narrazione di fatti d'importanza umana. Sono come un sospiro di sollievo, uno sguardo alla finestra. Con quella loro aria di particolari decorativi scoppiati fuori variopinti da un duro tronco, provano la inconscia austerit del creatore. Esigono la naturale incapacit di sentimenti paesistici. Adoperano chiaro e onestamente la natura come un mezzo, come qualcosa d'inferiore alla sostanza del racconto. Come uno svago. E questo va storicamente compreso, perch la mia idea delle immagini sostanza del racconto lo nega. Perch? Perch noi facciamo poesia breve. Perch noi afferriamo e martelliamo in un significato un singolo stato d'animo, che  principio e fine a se stesso.
E non ci  dato quindi infiorare il ritmo del nostro condensato racconto con sfoghi(2) naturistici, che sarebbero smanceria, ma o dobbiamo, preoccupati d'altro, ignorare la natura vivaio d'immagini, o esprimere appunto uno stato d'animo naturistico, dove lo sguardo alla finestra  la sostanza di tutta la costruzione. Del resto basta pensare a qualche opera moderna di vasta costruzione - romanzi, penso - ed ecco che ritroviamo in essa, attraverso un intrico di filtrazioni paesistiche dovute alla nostra insopprimibile cultura romantica, nitidi esempi di immaginismo-svago.
Supremo sugli antichi e sui moderni - sull'immagine-svago e sull'immagine-racconto -  Shakespeare, che costruisce vastamente e insieme  tutto uno sguardo alla finestra; esce in un'immagine rampollante da un ceppo austero di umanit e insieme costruisce la scena, l'intero play come interpretazione immaginista dello stato d'animo. Questo deve nascere dalla felicissima tecnica drammatica, per cui tutto  umanit - la natura, inferiore - ma anche tutto, nel linguaggio immaginoso delle sue persone,  natura.
Ha sotto mano pezzi di lirica, di cui fa una struttura solida. Racconta, insomma, e canta indissolubilmente, unico al mondo.
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10 ottobre. Anche ammesso che io abbia raggiunta la nuova tecnica che cerco di chiarirmi, va per da s che sparsi qua e l si trovano tratti colati in larve di altre tecniche. Questo m'impedisce di vedere chiaramente l'essenza del mio mondo (sia detto con cautela contro Baudelaire, in poesia non  tutto prevedibile e componendo si scelgono talvolta forme non per ragione veduta ma ad istinto; e si crea, senza sapere con definita chiarezza come).
Che io tenda a sostituire allo sviluppo oggettivo della trama, la calcolata legge fantastica dell'immagine,  vero, perch cos difatti intendo; ma fin dove giunga questo calcolo, che cosa importi una legge fantastica, e dove finisca l'immagine e cominci la logica, sono bei problemini.
Questa sera, sotto le rocce rosse lunari, pensavo come sarebbe di una grande poesia mostrare il dio incarnato in questo luogo, con tutte le allusioni d'immagini che simile tratto consentirebbe. Subito mi sorprese la coscienza che questo dio non c', che io lo so, ne sono convinto, e quindi altri avrebbe potuto fare questa poesia, non io. Di qui ho pensato come dovr essere allusivo e all-pervading ogni mio futuro argomento, allo stesso modo che doveva essere allusiva e all-pervading la fede nel dio incarnato nelle rocce rosse, se un poeta se ne fosse servito.
Perch non posso trattare io delle rocce rosse lunari? Ma perch esse non riflettono nulla di mio, tranne uno scarno turbamento paesistico, quale non dovrebbe mai giustificare una poesia. Se queste rocce fossero in Piemonte, saprei bene per assorbirle in un'immagine e dar loro un significato. Che viene a dire come il primo fondamento della poesia sia l'oscura coscienza del valore dei rapporti, quelli biologici magari, che gi vivono una larvale vita d'immagine nella coscienza prepoetica.
Certamente dev'essere possibile, anche per me, far poesia su materia non piemontese di sfondo. Dev'essere, ma sinora non  stato quasi mai. Ci significa che non sono ancora uscito dalla semplice rielaborazione dell'immagine materialmente rappresentata dai miei legami d'origine con l'ambiente: che, in altre parole, c' nel mio lavoro poetico, un punto morto, gratuito, un sottinteso materiale, di cui non mi riesce di far senza. Ma  poi davvero un residuo oggettivo o sangue indispensabile?
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11 ottobre. Che tutte le mie immagini non siano altro che uno sfaccettamento ingegnoso dell'immagine fondamentale: quale il mio paese tale io? Il poeta sarebbe un'immagine impersonata, inscindibile dal termine di paragone paesistico e sociale del Piemonte.
L'essenza della sua parola importerebbe che lui e il suo paese visti in funzione reciproca sono belli. Tutto qui? Questo il fatal di Quarto?
O non piuttosto scorrono semplicemente tra me e il Piemonte relazioni, alcune coscienti e altre inconsce, che io oggettivo e drammatizzo come posso in immagini: in immagini-racconto? E cominciano queste relazioni dalla materiale simpatia del sangue col clima e il vento, e finiscono nella faticosa corrente spirituale che agita me e gli altri piemontesi? Ed io esprimo le cose spirituali con racconti di cose materiali e viceversa? E questo lavorio di sostituzione, di allusione, di immagine, vale in quanto segno della allusiva e all-pervading essenza nostra?
Contro il sospetto che il mio sia un Piedmontese Revival, sta la buona volont di credere a un possibile allargamento dei valori piemontesi. La giustificazione? Questa: non  letteratura dialettale la mia - tanto lottai d'istinto e di ragione contro il dialettismo -; non vuole essere bozzettistica - e pagai d'esperienza -; cerca di nutrirsi di tutto il miglior succo nazionale e tradizionale; tenta di tenere gli occhi aperti su tutto il mondo ed  stata particolarmente sensibile ai tentativi e ai risultati nordamericani, dove mi parve di scoprire un tempo un analogo travaglio di formazione. O forse il fatto che ora non m'interessa pi per nulla la cultura americana, significa che ho esaurito questo punto di vista piemontese? Credo di s; almeno, il punto di vista come l'ho tenuto finora.
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15 ottobre. Eppure ci vuole un nuovo punto di partenza. Essendosi la mente abituata a un certo meccanismo di creazione,  necessario uno sforzo altrettanto meccanico per uscirne e sostituire ai monotoni frutti spirituali, che si riproducono, un nuovo frutto che sappia di ignoto, di innesto inaudito. Non che occorra sostituire al lavoro mentale un impulso dall'esterno, ma trasformare corporalmente la materia e i mezzi per trovarsi di fronte a problemi nuovi; avuto il punto di partenza, s'intende che lo spirito riprender tutto il suo gioco. Senza questo scatto materiale, non posso uscire dalla pigra e anch'essa quindi materiale riduzione abitudinaria di ogni situazione in schema e sensibilit d'immagine-racconto. Occorre un intervento dall'esterno per mutar direzione all'istinto diventato cosa esterna e quindi prepararlo a nuove scoperte. Se veramente questi quattro anni di poesia li ho vissuti, tanto meglio: ci non potr che giovarmi con una maggiore incontestabilit e un miglior senso dell'espressione.
Le prime volte, mi parr di essere ritornato ai miei tempi arcaici e mi parr anche di non aver nulla da dire. Ma non debbo dimenticare com'ero smarrito prima dei Mari del Sud e come il mio mondo lo presi a conoscere via via che lo creavo. Non prima. Non per che manchi un peggioramento di difficolt, oggi. In Lavorare stanca entrava tutta la mia esperienza fin dal giorno in cui apersi gli occhi, ed era tanta la gioia di scavare al sole il mio primo oro, che non sentivo monotonia. Tutto allora in me era da scoprire. Ora, che ho saccheggiato la vena, mi sono troppo esausto e ben definito per avere ancora la forza di gettarmi su uno scavo con grandi speranze. Il paese  tutto sondato e misurato, e la mia originalit so in che consiste. Inoltre, negli innumerevoli tentativi prepoetici lasciai appunto cadere, sgualcendoli, i modi del racconto in prosa e del romanzo. Conosco troppo gli ostacoli di questa strada, cui ho tolto anche la gioia tonificante del primo contatto. Eppure bisogna percorrerla.
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16 ottobre. Espresso ormai, secondo l'intenzione, il parallelo soddisfatto tra me e Piemonte, quale sar la nuova atmosfera della mia poesia? Il nuovo valore, astratto ed empirico insieme, che potr unificare i vari pezzi isolati? Fare un libro di una raccolta?
Quest'atmosfera e valore dev'essere tale da giustificarmi nella storia. Ora, a che cosa di storico credo io attualmente? Forse alle rivoluzioni? Ma, tralasciando che non si  cavato mai buona poesia dall'idea di una rivoluzione in atto, io non mi entusiasmo per loro se non a fior di pelle. Naturalmente non si tratterebbe di descrivere i tumulti, l'oratoria, il sangue e i trionfi, ma di vivere nell'atmosfera morale della rivoluzione, e di qui contemplare e giudicare la vita. Provo io questo rinnovamento morale? No, ed ho anzi sinora rivelato una tendenza a celebrare nella vita piuttosto le facolt statiche goditrici che non quelle attive rinnovatrici. L'incapacit quindi a fare il gran passo rinnovatore, dopo il quale potrei s'intende giudicare e godere la vita, nella nuova atmosfera quanto pi contemplativamente mi piacesse. Non posso che sperare di incontrarmi in altri valori storici che non siano le rivoluzioni violente e, di questi, secondo le mie facolt, fare immagini.
Che  molto ragionevole. A sentire, non esistono ora che gli impulsi alle rivoluzioni violente. Ma tutto nella storia  rivoluzione; anche un rinnovamento, una scoperta impercettibili e pacifici. Via quindi anche il preconcetto oratorio del rinnovamento morale che ha bisogno (magari da parte di altri, gli attivi) dell'azione violenta. Via questo bisogno infantile di compagnia e di fracasso. Io devo contentarmi della minima scoperta contenuta in ogni singola poesia, e mostrare il mio rinnovamento morale nell'umilt con cui mi sottopongo a questo destino, che  la mia natura. Che  molto ragionevole. Se non  per pigrizia o vigliaccheria.
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17 ottobre. Avendo ripreso stamattina e finito la poesia della lepre, di cui, appunto per via della lepre, disperavo, mi sento una tal quale baldanza a perseverare nello sforzo inglorioso. Mi pare davvero di avere acquistato un istinto tecnico tale che, senza pensarci deliberatamente, ormai le mie fantasie mi escon fuori immaginate secondo quella fantastica legge che nominavo il 10 ottobre. E questo ho gran paura voglia dire che  ora di cambiar musica, o almeno, strumento. Se no, arrivo al punto che prima ancor di comporre la poesia, ne abbozzo il saggio critico. E diventa un affare burlesco come il Letto di Procuste.
Ed ecco trovata la formula per l'avvenire: se un tempo mi dannavo l'anima a creare un misto dei miei lirismi (apprezzati per foga passionale) e del mio stile epistolare (apprezzabile per controllo logico e immaginoso) e il risultato furono i Mari del Sud con tutta la coda; ora debbo trovare il segreto di fondere la fantastica e sentenziosa vena del Lavorare stanca con quella, pazzerellona e realisticamente intonata a un pubblico, della pornoteca.(3) Ed  indubitato che ci vorr la prosa.
Perch una cosa sola (tra le molte) mi pare insopportabile all'artista; non sentirsi pi all'inizio.
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19 ottobre. Rileggendo il 16 ottobre, penso che appunto perch espressi gi il parallelo tra me e il Piemonte, nella mia poesia futura questo elemento non dovr pi mancare. Poich immagino che nessuna mia ricerca possa perdersi e il progresso consista in un sempre pi comprensivo macinare esperienze, gettando le nuove sulle vecchie.
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21 ottobre. "... sicut nunc foemina quaeque
cum peperit, dulci repletur lacte..."
27 ottobre. "in gremium matris terrae praecipitavit".
28 ottobre. Comincia la poesia quando uno sciocco dice del mare "Sembra olio". Non  affatto una pi esatta descrizione della bonaccia, ma il piacere di avere scoperto la somiglianza, il solletico di un misterioso rapporto, il bisogno di gridare ai quattro venti che si  notato.
 per altrettanto sciocco fermarsi qui. Cominciata cos la poesia, bisogna finirla e comporre un ricco racconto di rapporti che equivalga abilmente a un giudizio di valore.
Questa sarebbe la poesia tipica, l'idea. Ma solitamente le opere sono fatte di sentimento - la esatta descrizione della bonaccia - che a tratti spumeggia in scoperte di rapporti. Pu darsi che la poesia tipica sia irreale e - come noi viviamo anche di microbi - quel che si  fatto sinora consti di puri pezzi mimetici (sentimento) di pensieri (logica) e di rapporti alla bell'e meglio (poesia). Una combinazione pi assoluta sarebbe forse irrespirabile e sciocca.(4)
1 novembre.  interessante l'idea che il sentimento in arte sia il puro pezzo mimetico, l'esatta descrizione della bonaccia. Una descrizione cio, fatta con termini proprii, senza scoperte di rapporti immaginosi e senza intrusioni logiche.
Ma se  concepibile una descrizione che non conti immagini (che forse la natura stessa del linguaggio nega), pu darsi una descrizione al di qua del pensiero logico? Non  gi espressione di giudizio osservare che l'albero  verde? O se pare ridicolo trovare un pensiero in simile banalit, dove finisce la banalit e comincia il vero giudizio logico?
Rimando a miglior filosofo il secondo capoverso. Mi pare comunque esatto che sentimento sia il descrivere propriamente. Adoperare le commozioni per scoprirvi rapporti  infatti gi elaborare razionalmente queste esperienze.
E com' che la natura del linguaggio nega la possibilit di non usare immagini? Che verde scenda da vis, e alluda alla forza della vegetazione,  un bel rapporto e indiscutibile; ma anche indiscutibile  la semplicit attuale di questa parola e il suo richiamarsi immediato a un'unica idea. Che arrivare significasse una volta approdare, e all'inizio fosse fare un'immagine nautica dire che l'inverno arrivava, non toglie l'assoluta obiettivit della stessa osservazione fatta adesso.
Era quindi stupida la mia parentesi. E mangiamo le noci.
9 novembre. La ricerca di un rinnovamento  legata alla smania costruttiva. Ho gi negato valore poetico d'insieme al canzoniere che pretenda a poema, eppure penso sempre come disporre le mie lirichette, onde moltiplicarne e integrarne il significato. Torna a parermi di non far altro che presentare degli stati d'animo. Torna a mancarmi dinanzi il giudizio di valore, la revisione del mondo.
Certo  che la collocazione calcolata delle poesie nel canzoniere-poema non risponde altro che a una compiacenza decorativa e riflessa. Cio, date le poesie dei Fleurs du Mal, che esse siano disposte cos o cos, pu essere leggiadro e chiarificatore, critico magari, ma niente pi. Date le poesie come gi composte, ma il fatto che Baudelaire le abbia composte cos ad una ad una convincenti e avvincenti nel loro insieme come un racconto, non potrebbe derivare dalla concezione morale, giudicante, esauriente del loro tutto?(5) Forse che una pagina di Divina Commedia perde il suo valore intrinseco di nota di un tutto, se divelta dal poema o spostata?
Ma, rimettendo a miglior tempo l'analisi dell'unit della Commedia,  possibile dare un valore d'appartenenza-a-un-insieme a una poesia concepita a s, secondo il frullo di un'ispirazione? Che poi Baudelaire non concepisse a s una poesia, ma la pensasse in addentellato con le altre, non mi pare verosimile.
C' altro. Dato che una poesia non  chiara all'autore nel suo significato pi profondo se non quand' tutta compiuta, com' possibile a questo costruire il libro se non riflettendo sulle poesie gi fatte? Il canzoniere-poema  dunque sempre un afterthought.
Resta per sempre l'obiezione che  pure stato possibile concepire come un tutto - lasciamo stare la Commedia - ma certo i drammi shakespeariani. Bisogna dirlo: l'unit di queste opere proviene proprio dalla realistica persistenza del personaggio, dal naturalistico svolgersi del fatto, che avendo luogo in una non frivola coscienza perde la sua materialit e acquista significato spirituale, diviene stato d'animo.
10 novembre. Perch chiedo sempre alle mie poesie il contenuto esauriente, morale, giudicante? Io che non mi capacito che l'uomo giudichi l'uomo? La mia pretesa non  altro che un volgare voler dire la mia. Che dista molto dal distribuire la giustizia. Rendo io giustizia nella mia vita? M'importa qualcosa della giustizia nelle cose umane? E allora perch la pretendo pronunziata in quelle poetiche?
Se figura c' nelle mie poesie,  la figura dello scappato di casa che ritorna con gioia al paesello, dopo averne passate d'ogni colore e tutte pittoresche, pochissima voglia di lavorare, molto godendo di semplicissime cose, sempre largo e bonario e reciso nei suoi giudizi, incapace di soffrire a fondo, contento di seguir la natura e godere una donna, ma anche contento di sentirsi solo e disimpegnato, pronto ogni mattino a ricominciare: i Mari del Sud insomma.
12 novembre. Ci che precede pu essere una generalizzazione. Bisognerebbe fare l'inventario delle poesie del libro, quali non entrano nel quadro tracciato.  evidente che non sar divario di vicende a differenziare i gruppi, tanto pi che il mio protagonista "ne passa d'ogni colore", ma divario nel sentire, per esempio: capacit di soffrire a fondo, insofferenza della solitudine, scontento della natura, cautela e malignit. L'unico di questi proposti atteggiamenti che trovo eccezionalmente gi realizzato  l'impazienza della solitudine nel rispetto sessuale (Maternit e Paternit).
Ma presento che la via nuova non sar n nel senso corso gi in lungo e in largo n nei vari "non" escogitati per opposizione; ma nello sfruttamento di qualche modo laterale che, conservando il personaggio gi realizzato, sposti insensibilmente gli interessi e l'esperienza. Questo  accaduto al tempo di Una stagione, quando, interessandomi della vita carnale sin allora spregiata, ho conquistato un nuovo mondo di forme (balzo dai Mari del Sud al Dio caprone).
 sterile insomma la ricerca di un nuovo personaggio, fecondo l'interesse umano dell'antico personaggio per nuove attivit.
16 novembre. Il problema estetico, mio e dei miei tempi, pi urgente  senz'altro quello dell'unit di un'opera di poesia. Se si debba accontentarsi dell'empirico legame accettato nel passato o spiegare questo legame come una trasfigurazione di materia in spirito poetico o cercare un nuovo principio ordinatore della sostanza poetica. Hanno sentito questo problema e hanno negato i tre punti suddetti i polverizzatori odierni della poesia, i poeti di precisione. Bisogna tornare alla poesia di situazione. Accettando tali e quali le situazioni del passato o dando una nuova spirituale maniera di situare i fatti?
La nuova maniera che io credevo di avere attuato - l'immagine-racconto - mi pare ora non valga pi di un qualunque mezzo retorico ellenistico. Una semplice trovata, cio, del genere della ripetizione o dell'in medias res, che ha un'occasionale grande efficacia, ma non basta a costituire una visuale sufficiente.
17 novembre. Standone lontano, comincio a inventare (frequentativo di invenire) una funzione condizionatrice dell'arte proprio nel Piemonte e centralmente in Torino. Citt della fantasticheria, per la sua aristocratica compiutezza composta di elementi nuovi e antichi; citt della regola, per l'assenza assoluta di stonature nel materiale e nello spirituale; citt della passione, per la sua benevola propiziet agli oz; citt dell'ironia, per il suo buon gusto nella vita; citt esemplare, per la sua pacatezza ricca di tumulto. Citt vergine in arte, come quella che ha gi visto altri fare l'amore e, di suo, non ha tollerato sinora che carezze, ma  pronta ormai se trova l'uomo, a fare il passo. Citt infine, dove sono nato spiritualmente, arrivando di fuori: mia amante e non madre n sorella. E molti altri sono con lei in questo rapporto. Non le pu mancare una civilt, ed io faccio parte di una schiera. Le condizioni ci sono tutte.
24 novembre. Mi pare di scoprirla la nuova vena. Si tratterebbe della contemplazione inquieta di cose, sia pure, piemontesi. M'accorgo che prima lavoravo di contemplazioni trasognate (Mari del Sud, Paesaggio a Tina, Ritratto d'autore) e che, non solo dopo il 15 maggio, ma gi in cose precedenti di quest'anno (Lavorare stanca, Ulisse, Avventure, Esterno) entravano un tremore, una tristezza, una sofferenza, prima ignoti o duramente coartati. Va da s che, dopo il maggio-agosto, questa  diventata la regola. Fonde insieme, questa nuova ricerca, toni pi trepidi, pi spirituali, e una rinnovata materialit passionale di sicura promessa. Che siano i miei whispers of heavenly death?
Ad ogni modo, per avere un'idea chiara del passaggio, confrontare il Paesaggio del fucile con la Luna d'agosto: ci che nel primo era spiritualizzazione di scena tutta descrittiva, nel secondo  veramente creazione di un mistero naturale intorno a un'angoscia umana.
5 dicembre. Deve avere qualche significato il fatto che, scoprendo la mia maniera, non mi sono per nulla aiutato con la facilit della materia sessuale. Mari del Sud, Antenati, Fumatori di carta, ignorano questa vena. E se entravo nell'argomento, era in modo sdegnoso e saputo (ricordare Donne Perdute, il Blues dei blues, Maestrine). Cominci la nuova preoccupazione con Canzone di Strada, e Tradimento, in forma di vivida descrizione di esperienze sensoriali. Finch scoppi come nuova materia proiettata nel mondo in Una stagione. Qui l'argomento era proprio l'importanza e la all-pervadingness del sesso, la riduzione di tutte le esperienze sensoriali a equivalenti del sesso ("il vento di marzo sui vestiti"). Un ritorno all'abbassamento malizioso delle sensazioni sessuali pu essere una via d'uscita dal pantano di abitudinaria facilit descrittiva attuale. Come andranno per d'accordo questa malizia sessuale con l'inquietudine contemplativa segnalata il 24 novembre? A prima vista parrebbe che malizia e inquietudine contrastassero.
6 dicembre. Bestemmiare, per quei tipi all'antica che non sono perfettamente convinti che Dio non esista, ma, pure infischiandosene, se lo tengono ogni tanto tra carne e pelle,  una bella attivit. Viene un accesso d'asma e l'uomo comincia a bestemmiare con rabbia e tenacia: con la precisa intenzione di offendere questo Dio eventuale. Pensa che dopotutto, se c', ogni bestemmia  un colpo di martello sui chiodi della croce e un dispiacere fatto a colui. Poi Dio si vendicher -  il suo sistema - far il diavolo a quattro, mander altre disgrazie, metter all'inferno, ma capovolga anche il mondo, nessuno gli toglier il dispiacere provato, la martellata sofferta. Nessuno!  una bella consolazione. E certo ci rivela che dopotutto questo Dio non ha pensato a tutto. Pensate:  il padrone assoluto, il tiranno, il tutto; l'uomo  una merda, un nulla, e pure l'uomo ha questa possibilit di farlo irritare e scontentarlo e mandargli a male un attimo della sua beata esistenza. Questo  davvero il "meilleur tmoignage que nous puissons donner de notre dignit." Come mai Baudelaire non ci ha fatto sopra una poesia?
7 dicembre. Va approfondita l'affermazione che il segreto di molta grande arte stia negli impedimenti che, sotto forma di regole, il gusto contemporaneo impone. Le regole d'arte, proponendo un ideale definito da raggiungere, dnno all'artista uno scopo che impedisce il lavoro a vuoto dell'ingegno. Bisogna per aggiungere che mai il valore delle opere sta per noi nelle regole osservate, ma - vista l'eterogeneit dei fini - in strutture cresciute sotto mano all'artista durante la sua ricerca di ci che la regola - il gusto - richiede. L'ingegno surriscaldato da un gioco razionale, qual  il tentativo di raggiungere certi risultati reputati di valore, supera l'astratto valore di convenzione di essi "gusti" e crea rapitamente nuove architetture. Senza saperlo; e ci  logico, se si pensa che il segreto di una struttura artistica sfugge al creatore finch, chiarendosela, egli non le tolga interesse. Cos risolvo il bisogno di "intelligenza" in arte: c' applicazione cosciente di essa, ma soltanto a quegli scopi contemporanei che, valendo per l'artista e per i tempi, vanno fusi poi nella eruzione di poesia nata dal surriscaldamento dell'ingegno. L'artista lavora di cervello a scopi che perderanno valore davanti ai posteri; ma, cos facendo, il suo "cervello" crea precriticamente nuove realt intellettuali. Esempio: la smania del "conceit" tra gli elisabettiani e il risultato shakespeariano dell'immagine-racconto. Il gusto dell'esempio concreto nel mondo scientifico classico e la risultante visione cosmica di Lucrezio.
15 dicembre. Quanto a me, la composizione di una poesia avviene in un modo che - se non me lo mostrasse l'esperienza - mai avrei creduto. Muovendomi intorno a un'informe situazione suggestiva, mugolo a me stesso un pensiero, incarnato in un ritmo aperto, sempre lo stesso. Le diverse parole e i diversi legamenti colorano la nuova concentrazione musicale individuandola. E il pi  fatto. Non resta ora che ritornare su questi due, tre, quattro versi, quasi sempre gi a questo stadio definitivi e iniziali e tormentarli, interrogarli, adattare loro svariati sviluppi, finch cpito su quello giusto. La poesia  tutta da estrarre dal nucleo che ho detto. E ogni verso che si aggiunge lo determina sempre meglio ed esclude un numero sempre maggiore di errori fantastici. Sinch le possibilit intrinseche del punto di partenza sono tutte individuate e svolte secondo le mie forze; via via si sono andati formando sotto la penna nuovi nuclei ritmici, identificabili nelle varie singolari "immagini" del racconto; e giungo, svogliatamente perch l'interesse sta ormai finendo, all'ultimo verso conclusivo, quasi sempre disteso e riposato e riconnesso all'inizio e ricapitolante allusivamente i vari nuclei. Che sia la cristallizzazione di Stendhal? Ho davanti un complesso ritmico - pieno di colori, di passaggi, di scatti e di distensioni - dove i vari momenti di scoperta, di passo avanti - i nuclei, insomma - si scambiano, s'illuminano, perennemente attivati dal sangue ritmico che scorre dappertutto. Ci fumo sopra e tento pensare ad altro, ma sorrido stimolato dal segreto.
16 dicembre. Sia caso, non sia, spiegando il mio modo ho lasciato da parte l'immagine-racconto. Parlo di una situazione suggestiva: di nuclei, di sangue, di complessi ritmici. E dico che ogni nucleo  un'immagine nel racconto.
Di qui si vede chiaro che l'immagine-racconto non  altro che un tentativo di interpretazione tecnica della mia poesia; probabilmente un traslato esso stesso; comunque, non certo un programma attuale. Che le varie immagini, che "si scambiano e s'illuminano", siano il progressus di ciascuna poesia  uno stato di fatto, e lascia intentata la questione se la poesia sia racconto di immagini o non piuttosto gioco di immagini asservite a un nucleo primitivo d'importanza etica e ritmica. Non ci sarebbe piuttosto da svolgere una ricerca sulla sentenziosit (etica e ritmo) di queste poesie?  un fatto che pi sovente una mia pagina balza di immagine in immagine, si ubriaca di mugolo ritmico, gioca, per concludere poi (non importa se al fondo materiale) in una sentenza, in un proverbio che getta luce sul tutto. Se i gangli della composizione fossero i sayings e non i miti; per esempio, se nell'ultimo Paesaggio il punto non fosse sui cavalli o sullo scappato di casa, ma sul verso conclusivo?
Aggiungo che una delle mie poesie pi meramente immaginate - Grappa a settembre - finisce appunto con la massima che unifica tutte le immagini: "cos le donne non saranno le sole a godere il mattino."
Che sinora mi sia sottilmente sbagliato?
18 dicembre. Ma allora, se il punto delle mie poesie sta nella sentenza, variamente espressa o dissimulata, molte cose che teoricamente ricercavo, le avevo gi ottenute. Il che, tra l'altro, dev'essere inequivocabilmente vero, se  vero che ho gi composto qualche poesia che tocca il definitivo. Per esempio, ecco ottenuto il giudizio morale sulle cose di questo mondo, ecco la seriet di ragioni, ecco la rivincita sulla sensualit mera. Ecco l'universalit del mondo interiore espresso, che io temevo fosse un puro gioco letterario. Ecco tutto, insomma. Oggi  veramente la giornata bianca.
20 dicembre. La vita senza fumo  come il fumo senza l'arrosto.
O poliziotti o delinquenti.
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29 dicembre. Dei due, poetare e studiare, trovo maggiore e pi costante conforto nel secondo. Non dimentico per che mi piace studiare in vista sempre del poetare. Ma in fondo il poetare  una ferita sempre aperta, donde si sfoga la buona salute del corpo.
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1936.
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16 febbraio
16 febbraio. Il caso mi ha fatto cominciare e finire Lavorare stanca con poesie su Torino - pi precisamente, su Torino come luogo da cui si torna, e su Torino luogo dove si torner. Si direbbe il libro l'allargamento e la conquista di S. Stefano Belbo su Torino. Tra le molte spiegazioni del "poema" questa  una. Il paese diventa la citt, la natura diventa la vita umana, il ragazzo diventa uomo. Come vedo, "da S. Stefano a Torino"  un mito di tutti i significati escogitabili per questo libro.
Altrettanto curioso  che le poesie composte dopo l'ultimo Paesaggio, tutte, parlano d'altro che non Torino. Il caso sembra volermi insegnare a trasformare la mia disgrazia in un deciso rivolgimento di poesia.
Sorpassare Torino e giochi connessi, significher costruire un altro mondo, di cui le basi saranno, come sempre, un periodo ben determinato di dolore e di silenzio. Perch, qualunque cosa scriva in questi mesi di ozio febbrile, sar sempre soltanto una "curiosit" per il futuro, cio silenzio. Cadono in questi mesi molti valori del passato e si distruggono abitudini interiori, che - straordinaria fortuna - nulla per ora sostituisce. Debbo imparare a prendere questa rovina futile, questa faticosa inutilit come un benedetto dono - quale ne hanno soltanto i poeti - come un tendone davanti alla rappresentazione che dovr poi ricominciare. Mi spiego. Ritorno a uno stato larvale d'infanzia, meglio d'immaturit, con tutte le rozzezze e le disperazioni del periodo. Ritorno l'uomo che non ha ancora scritto Lavorare stanca. Passare ore a rosicchiarmi le unghie, a disperare degli uomini, a disprezzare luce e natura, a temere per paure infantili e pure atroci,  un ritorno ai miei vent'anni. Quale mondo giaccia di l di questo mare non so, ma ogni mare ha l'altra riva, e arriver. Mi disgusto ora della vita per poterla assaporare un'altra volta.
Quel che  certo, le poesie scritte ora - Parole, Altri tempi, Poetica, Mito, Semplicit, Un ricordo, Paternit, L'istinto, Tolleranza, U steddazzu - vanno spiritualmente con il Dio caprone, Balletto, Pensieri di Dina, Gelosia, Creazione, Dopo, Agona e le dimenticate: sar questo un libretto di Epaves, non l'opera del futuro.
Il futuro verr da un lungo dolore e un lungo silenzio. Presuppone uno stato di tale ignoranza e smarrimento che sia umilt, la scoperta insomma di nuovi valori, un nuovo mondo. L'unico vantaggio che avr sui miei primi vent'anni sar la mano fatta, l'inconscio istinto. Lo svantaggio, la messe precedente e l'esaurimento del fondo.
Per - che lo sappia - la nuova opera comincer soltanto alla fine del dolore. Per ora non posso che almanaccare estetica, il problema dell'unit, e studiare domande per finire il dolore.
17 febbraio.  bene rifarsi a Omero. Qual' l'unit dei suoi poemi? Ogni libro ha una sua unit sentimentale, di posizione, per cui armonicamente, e fisicamente anche, lo si legge come un insieme. Libro VIII Odissea: il conforto della poesia, della danza, della gara; il canto, il mito aureo, scherzoso; la rivincita della nobilt di vita, in un'oasi di godimento e di lacrime ideali. Libro X Odissea: l'avventura, il susseguirsi di ostacoli, il pianto umano e l'indurirsi. Libro III Iliade: la bella donna e la guerra per la donna, e l'amore snervante. E via. Pensava a queste definizioni Omero o chi per esso? Non credo, ma  rivelatore che il libro dove vive tutta la Grecia sia fatto in questo modo o, che  lo stesso, sia possibile interpretarlo cos.
Ma stiamo attenti. Il grande fascino dei due poemi  l'unit materiale dei loro personaggi, che a volta a volta si accende in queste conflagrazioni di poesia. Abbiamo cio, fin dal primo esempio di grande poesia intenzionale, questo doppio gioco: naturale svolgersi di casi (che potrebbero anche essere il doppio o la met, senza danno) e successive ed organiche illuminazioni poetiche. Il racconto cio, e la poesia. L'unione dei due elementi non  pi che abilit.
Ora si apre il problema se, in poesie separate, non sia possibile rifare il miracolo; non per altra ragione che tendendo sempre la mente all'unit in tutte le sue manifestazioni. Comporre secondo l'estro, ma con sotterranea abilit far concorrere i var pezzi a un poema.
Il modo pi semplice parrebbe quello di conservare uno stesso elemento protagonista nelle successive poesie. E questo non va, perch allora sarebbe meglio fare senz'altro il poema raccontato, cosa dimostrata assurda.
Resta, di rintracciare in un gruppo di poesie le sottili, e quasi sempre segrete, corrispondenze di argomento (materiale unit) e di illuminazione (unit spirituale).
Rintracciare vuol dire mettercele componendo; e i modi sono: abituarsi a considerare la natura (mondo di argomenti) un tutto ben determinato, cedere giudiziosamente agli echi e richiami da poesie precedenti, cercare insomma gli argomenti a testa fredda calcolandone il posto e abbandonarsi intuitivamente a testa calda all'ondata ritmica del passato. Dirsi, componendo una poesia: scopro un altro lembo del mondo che gi in parte conosco, aiutarsi a questa scoperta con richiami al gi noto, sorvegliare insomma quanto  buono e giusto il proprio passato. Non pretendere mai di fare il salto nell'ignoto, di rinascere di colpo un mattino. Utilizzare le cicche della sera prima e convincersi che il tempo - il prima e il poi -  soltanto una fissazione. Ma soprattutto non fare mai il serpente, non rigettare mai la pelle: poich, che cosa ha l'uomo di proprio, di vissuto, se non ci ch' appunto gi vissuto? Ma tenersi in equilibrio, perch che cosa ha l'uomo da vivere, se non appunto ci che ancora non vive?
Altro punto interessante in Omero sono gli appellativi e i versi ritornanti: tutto ci insomma che costituisce in ciascun caso un nervo lirico di indiscutibile valore, e ogni volta viene trascritto, uguale o press'a poco, senza darsi pena di rivedere la primitiva intuizione. (Anche qui, non vale la verit che si tratti di lingua poetica, di gergo consacrato, di frasi diventate nell'uso un vocabolo solo, di cristallizzazioni ieratiche d'un sentimento. Sar, anzi ; ma a me fanno un altro effetto ed ho ogni diritto di ragionarci come fossero una scelta deliberata di Omero. Non conta l'intenzione sua, conta quel che ci vedo io, lettore).
Credo, perci, si tratti di un modo tecnico molto importante, da cui ottenere parte dell'unit dei singoli libri. Non so se ogni lettore abbia notato come ciascun libro ha la caratteristica di un certo gruppo di appellativi e di versi ritornanti a lui riservati. Parrebbe che la materialit di certi gesti, di certe figure, di certi ritorni si colori, in questo modo, di poesia - sia pure mnemonica e cristallizzata - per nascondere la obbligata povert inventiva. Che insomma il primo Greco abbia senz'altro sentita l'opposizione tra racconto e poesia, e si sforzi cos - per il nostro gusto, ingenuamente - di colmarla. Va da s che mutando libro muta pure - ma non sempre, si capisce - il tono dei ritorni, data la singolare colorazione o se vogliamo, fissazione di ciascun libro.
Concludendo, un modo per ottenere l'unit,  la ricorrenza di certe formule liriche che ricreino il vocabolario, trasformando un appellativo o frase in semplice parola. Di tutti i modi di inventare la lingua (l'opera del poeta) questo  il pi convincente e, a pensarci, il solo reale. E spiega come in tutta quella parte dell'opera, dove ricorrano le formule uguali, circoli un'aria di unit:  lo stess'uomo - inventore - che parla.
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23 febbraio. Pi ci penso e pi mi appare notevole il fare omerico del libro-unit. A uno stadio, che tutto dovrebbe far supporre incline all'uniformit, si rivela invece il gusto dell'arazzo circoscritto e variegato, lo studio dell'unit differenziata. , in realt, uno scrittore di novelle variamente condizionate (l'amore, la passione eroica, l'avventura, la guerra, l'idillio, il ritorno, il mondo gaudente, il gusto sociale, la vendetta, l'ira, ecc.). In questo  come i consorti Dante e Shakespeare: potenti, favolosi costruttori che si deliziano del particolare, sentito fino allo svolazzo, che respirano tutta la vita a regolari e perfetti respiri quotidiani. Soprattutto, essi non sono gli uomini del grido improvviso e monotono, che erompe dall'esperienza e la sottintende e la unifica in una sensazione; ma veggenti benparlanti, tutti cose, tranquilli e impassibili suscitatori della variet, i sornioni dell'esperienza, che la sfaccettano in figure come a gioco, finendo a sostituirla, astutissimi. Mancano soprattutto d'ingenuit.
Cos intesi, i creatori appaiono bene condizionati a quel lavoro di grandiosa e sottilissima abilit, astuzia, che si richiede a soddisfare il gioco di ponte tra racconto e poesia. Sono mirabili nel compromesso, l'arte tutta sociale e prudenziale dell'esperienza. Invece di derivare una grandezza dalla violenza del sentire, essi la derivano dall'arte del saper vivere. Questa base biografica  l'unica cosa che abbiano in comune i lirici e i creatori. Ma mentre per i lirici tutto si estingue in questa violenza, per essi, per i maestri, il saper vivere  un'arte che semplicemente giova a tornire il materiale umano, liberato a s, ripulito, ultimato: posto a disposizione di tutti. Cos essi scompaiono nell'opera, mentre i lirici vi si sfigurano.
28 febbraio. C' un parallelo tra questo mio anno e la considerazione della poesia. Come la sofferenza atroce non l'ho avuta nei grandi momenti (15 maggio, 15 luglio, 4 agosto, 3 febbraio), ma in certi lassi furtivi dei periodi intermedi; l'unit del poema non consiste nelle scene-madri, ma nella sottile corrispondenza di tutti gli attimi creativi. Vale a dire, l'unit non deve tanto alla costruzione grandiosa, all'ossatura identificabile della trama quanto all'abilit scherzosa dei piccoli contatti, delle riprese minute e quasi illusorie, alla trama dei ritorni insistenti sotto ogni diversit.
Che cosa soffro di lei? Il giorno che alzava il braccio sul corso asfaltato, il giorno che non venivano ad aprire e poi  comparsa con i capelli scossi, il giorno che parlava piano con lui sull'argine, le mille volte che mi ha fatto fretta.
Ma questa non  pi estetica, sono lamenti. Volevo elencare i bei minuti ricordi, e non ricordo che spasimi.
Via, servono lo stesso. La mia storia di lei non  dunque fatta di grandi scene, ma di sottilissimi momenti interiori. Cos un poema deve essere.  atroce questa sofferenza.
15 marzo. Finito confino.
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1936.
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10 aprile.(6) Quando un uomo  nel mio stato non gli resta che fare l'esame di coscienza.
Non ho motivo di rifiutare la mia idea fissa che quanto accade a un uomo  condizionato da tutto il suo passato; insomma,  meritato. Evidentemente, le ho fatte grosse per trovarmi a questo punto.
Anzitutto, leggerezza morale. Mi sono mai posto davvero il problema di che debbo fare secondo coscienza? Ho sempre seguto impulsi sentimentali, edonistici. Su questo non c' dubbio. Persino il mio misoginismo (1930-1934) era un principio voluttuario: non volevo seccature e mi compiacevo della posa. Quanto questa posa fosse invertebrata si  visto poi. E anche nella questione del lavoro, sono mai stato altro che un edonista? Mi compiacevo del lavoro febbrile a scatti, sotto l'estro dell'ambizione, ma avevo paura, paura di legarmi. Non ho mai lavorato davvero e infatti non so nessun mestiere. E si vede chiara anche un'altra magagna. Non sono stato mai il semplice incosciente, che gode le sue soddisfazioni e se ne infischia. Sono troppo vile per questo. Mi sono sempre carezzato con l'illusione di sentire la vita morale, passando attimi deliziosi -  la parola giusta - a farmi dei casi di coscienza, senza risoluzione di risolverli nell'azione. Se poi non voglio dissotterrare la compiacenza che un tempo provavo nell'avvilimento morale a scopo estetico, sperandone una carriera da genio. E questo tempo non l'ho poi ancora superato.
Alla prova. Ora che ho raggiunta la piena abiezione morale, a che cosa penso? Penso come sarebbe bello se quest'abiezione fosse anche materiale, avessi per esempio le scarpe rotte.
Soltanto cos si spiega la mia vita attuale da suicida. E so che per sempre sono condannato a pensare al suicidio davanti a ogni imbarazzo o dolore.  questo che mi atterrisce: il mio principio  il suicidio, mai consumato, che non consumer mai, ma che mi carezza la sensibilit.
Il terribile  che tutto quanto mi resta ora non basta a raddrizzarmi perch nell'identico stato - a parte i tradimenti - c'ero gi stato in passato e gi allora non avevo trovato nessuna salvezza morale. Nemmeno questa volta mi indurir,  chiaro.
Eppure - o che l'infatuazione mi inganna, ma non credo - avevo trovato la via della salvezza. E con tutta la debolezza ch'era in me, quella persona mi sapeva legare a una disciplina, a un sacrificio, col semplice dono di s. E non credo che questa fosse la virt di Pierino, perch il dono di lei mi alzava all'intuizione di nuovi doveri, me li rendeva corpo dinanzi. Perch abbandonato a me, ne ho fatta l'esperienza, sono certo di non riuscirci. Fatto una carne e un destino con lei, ci sarei riuscito, ne sono altrettanto certo. Anche per la mia stessa vilt: sarebbe stato un imperativo al mio fianco.
Invece, che cosa ha fatto! Forse lei non lo sa, o se lo sa non gliene importa. Ed  giusto perch lei  lei ed ha il suo passato che le traccia l'avvenire.
Ma ha fatto questo. Che io ho avuto un'avventura, durante la quale sono stato giudicato e dichiarato indegno di continuare. Davanti a questo tracollo non  assolutamente pi nulla il rimpianto dell'amante che pure  cos atroce, o la rovina della posizione, che pure  grave.
Si confonde, il senso di questo tracollo, con la martellata che nel 1934 aveva cessato di picchiarmi: via l'estetica, via le pose, via il genio, via tutte le balle, ho mai fatto qualcosa io nella vita che non fosse da fesso?
Da fesso nel senso pi banale e irrimediabile, da uomo che non sa vivere, che non  cresciuto moralmente, che  vano, che si sorregge col puntello del suicidio, ma non lo commette.
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20 aprile. Vediamo se anche di qua si pu cavare una lezione di tecnica.
La solita - banale, ma non ancora penetrata.  sommamente voluttuoso abbandonarsi alla sincerit, annullarsi in qualcosa di assoluto, ignorare ogni altra cosa; ma appunto -  voluttuoso - cio, bisogna smettere. Se una cosa dovrebbe ormai essermi chiara,  questa: ogni fregata da me presa,  originata dal mio abbandono voluttuoso all'assoluto, all'ignoto, all'inconsistente. Non ho ancora compreso quale sia il tragico dell'esistenza, non me ne sono ancora convinto. Eppure  tanto chiaro: bisogna vincere l'abbandono voluttuoso, smettere di considerare gli stati d'animo quali scopo a se stessi.
Per un poeta  difficile. O anche molto facile. Un poeta si compiace di sprofondarsi in uno stato d'animo e se lo gode - ecco la fuga dal tragico. Ma un poeta dovrebbe non dimenticare mai che uno stato d'animo per lui non  ancor nulla, che quanto conta per lui  la poesia futura. Questo sforzo di freddezza utilitaria  il suo tragico.
Che occorra vivere tragicamente e non voluttuosamente,  provato da quanto ho patito sinora. Anzi, da quanto ho inutilmente patito. Mi ha aperto gli occhi la rilettura delle poesie del '27. Ritrovare in quella sbrodolata e napoletana ingenuit, gli stessi pensieri e le stesse parole di questo mese scorso mi ha atterrato. Nove anni sono passati ed io rispondo ancora tanto infantilmente alla vita? E quella virilit che pareva cosa mia duramente conquistata negli anni del lavoro, era tanto inconsistente?
Meno che ad ogni altra cosa, la colpa di tale insufficienza va alla poesia. La poesia, se mai, mi ha insegnato a dominarmi, a raccogliermi, a veder chiaro; la poesia mi ha reso, nel pi pratico dei sensi. La colpa va alla sognera, cosa molto diversa, e nemica della buona arte. Va al mio bisogno di evitare le responsabilit, di sentire senza pagare.
Non  soltanto una similitudine il parallelo tra una vita di abbandono voluttuoso e il fare poesie isolate, piccole, una ogni tanto, senza responsabilit di insieme. Ci abitua a vivere a scatti, senza sviluppo e senza princip.
La lezione  questa: costruire in arte e costruire nella vita, bandire il voluttuoso dall'arte come dalla vita, essere tragicamente. (Ci non vieta, si capisce, di fare il porco ogni tanto, o il sonettuzzo e la novella; anzi, bisogna farlo. Solamente, ricordarsi che, per comporre una novella o una serata, non occorre scomodare cielo e terra).
Ci spiegato e sottoscritto,  umano lasciarmi sfogare e meditare che torto pi grosso nessuno me lo aveva fatto mai. Non per la questione dell'amore - ne abbiamo le palle piene, dell'amore ma per quell'altra ragione che proprio questa volta andavo cercando di pagare, di rispondere, di legarmi e limitarmi, di tragicizzare il voluttuoso insomma.  bene che mi sia accaduto il contrario: si prover cos se la mia virilit pu riprendersi.  bene,  bene, ma pure  stata una grossa villana. E a pensarci sopra, a escludere volenterosamente ogni voluttuosa sognera e passione, chi pu dire se la mia tortura non nasca proprio da questo, - che mi  stata fatta una cosa ingiusta, - una cattiva azione? E non si trova anche qui una lezione di tecnica, una poetica?
22 aprile. La verit  che nulla del mondo mi  ancora passato attraverso lo spirito, proiettandosi in radiografia nella sua struttura di realt costitutiva e metacorporea. Non sono ancora giunto al grigio e sempiterno scheletro che c' sotto.
Ho veduto dei colori, annusato degli odori e carezzato gesti, contentandomi di una gioia elettrice e riordinatrice. Ho scherzato come con amici e goduto da solo.
Ho ignorato la parola pensata. Le mie parole furono soltanto sensazioni. I miei ritratti furono quadri, non drammi. Mi sono fissato su figure e le ho tanto rimuginate e contemplate, da riprodurne una trasfigurazione soddisfatta. Ho semplificato il mondo a una banale galleria di gesti di forza o di piacere. C' lo spettacolo della vita in quelle pagine, non la vita.  tutto da ricominciare.
24 aprile. Bisogna aver sentito la smania dell'autodistruzione. Non parlo del suicidio: gente come noi innamorata della vita, dell'imprevisto, del piacere di "raccontarla", non pu arrivare al suicidio se non per imprudenza. E poi, il suicidio appare ormai come uno di quegli eroismi mitici, di quelle favolose affermazioni di una dignit dell'uomo davanti al destino, che interessano statuariamente, ma ci lasciano a noi.
L'autodistruttore  un tipo insieme pi disperato e utilitario. L'autodistruttore si sforza di scoprire entro di s ogni magagna, ogni vilt, e di favorire queste disposizioni all'annullamento, ricercandole, inebriandosene, godendole. L'autodistruttore  in definitiva pi sicuro di s di ogni vincitore del passato, egli sa che il filo dell'attaccamento all'indomani, al possibile, al prodigioso futuro  un cavo pi robusto - trattandosi dell'ultimo strattone che non so quale fede o integrit.
L'autodistruttore  soprattutto un commediante e un padrone di s. Egli non lascia nessuna opportunit di sentirsi e di provarsi.  un ottimista. Spera ogni cosa dalla vita, e si va accordando a rendere sotto le mani del caso futuro i suoni pi acuti o significativi.
L'autodistruttore non pu sopportare la solitudine.
Ma vive in un pericolo continuo; che lo sorprenda una smania di costruzione, di sistemazione, un imperativo morale. Allora soffre senza remissione, e potrebbe anche uccidersi.
Bisogna osservare bene questo: ai nostri tempi il suicidio  un modo di sparire, viene commesso timidamente, silenziosamente, schiacciatamente. Non  pi un agire,  un patire.
Chi sa se torner ancora al mondo il suicidio ottimistico?
Esprimere in forma d'arte, a scopo catartico, una tragedia interiore, pu farlo soltanto l'artista che attraverso la tragedia vissuta gi andava sottilmente tendendo i suoi fili costruttivi, gi svolgeva incubazione creatrice insomma. Non esiste la tempesta sofferta pazzamente e poi la liberazione attraverso l'opera, pena il suicidio. Tant' vero che gli artisti che veramente si sono uccisi per i loro tragici casi, sono solitamente leggeri cantori, dilettanti di sensazioni, che nulla accennarono mai nei loro canzonieri del profondo cancro che li rodeva. Da cui s'impara che l'unico modo di sfuggire all'abisso  di guardarlo e misurarlo e sondarlo e discendervi.
 di una desolatezza tonificante - come un mattino invernale - patire un'ingiustizia. Ci rimette in vigore, secondo i nostri pi gelosi desider, il fascino della vita; rid il senso del nostro valore di fronte alle cose; adula. Mentre, soffrire per un puro caso, per una disgrazia,  avvilente. Ho provato, e vorrei che l'ingiustizia, l'ingratitudine fossero state ancora maggiori. Questo si chiama vivere e, a ventotto anni, non essere precoci.
Per l'umilt.  cos raro per soffrire una bella totalitaria ingiustizia. Sono cos tortuosi i nostri atti. In genere, si trova sempre che un po' di colpa ce l'abbiamo anche noi e addio mattino invernale.
Non solo un po' di colpa, ma tutta la colpa, non c' scampo. Sempre.
Che la coltellata venga tirata per scherzo, per ozio, da una persona fatua, non allevia le fitte, ma le rende pi atroci, disponendo a meditare sulla casualit della cosa e sulla propria responsabilit nel non aver preveduto la caduta.
Immagino che sarebbe un conforto sapere che la persona feritrice si macera di rimorsi, annette importanza alla cosa? Non pu nascere da altro questo conforto che dal bisogno di non essere solo, di serrare legami tra il proprio io ed altri. Inoltre, se quella persona soffrisse il rimorso di aver straziato non me in particolare, ma soltanto un uomo in quanto creatura, desidererei questi suoi rimorsi? Bisogna quindi che proprio io, e non l'uomo che  in me, venga riconosciuto, rimpianto e amato.
E non si apre il campo a un'altra durevole tortura, ricordando che la persona feritrice non  fatua, oziosa e leggera? Ricordando che essa  solitamente seria, comprensiva, tesa, e che soltanto nel mio caso ha scherzato?
Non solo quella persona non soffre il rimorso di avere straziato me in particolare, ma si sente divertita proprio nel mio caso particolare. Non ci sarebbe che un modo di trovare umana la situazione, ed io mi sento nella situazione opposta. Sempre pi bello.
25 aprile. Quest'oggi, niente.
26 aprile. C' poi anche il tipo che, pi cade a terra e dovrebbe pensare soltanto a rialzarsi, pi lui pensa a volare e se n'esalta.  anzitutto il gusto dei contrasti e l'abitudine di contemplarsi. Nessuno che non abbia il vizio di guardare a s come a un altro - un importantissimo altro - pu durante il dolore o la preoccupazione esaltarsi invece nel piacere e nella libert.
Un uomo che ha vissuto dodici anni con un ideale - tanto pi se inconfessato -, quando viene il risveglio, si trova inevitabilmente compromesso col suo carattere e non sfugge pi all'abitudine di quell'ideale. Ora, tra le molte cose mostruose, bruttissima  l'abitudine di un ideale. E da tutto ci si corregge, non da questo. Potr provare a mutare la direzione all'ideale, non altro.
Fortuna che di tutte le abitudini spirituali - passioni, deformazioni, compiacenza, serenit, ecc. - l'unica che sopravvive ai giorni  la calma. Torner.
Bisogna andare adagio a comunicare le scoperte psicologiche di perversit potenti a chi ignorava di essere tale; perch la prima vittima ne sar lo scopritore veritiero. La vecchia storia del toro di Perillo.
Chi rivela a una donna l'essere potenziale di lei, ne sar il primo cornuto.
 matematico. Appunto, matematico.
[......](7)
Quale mezzo migliore per una donna che vuol fottere un uomo, se non portarlo in un ambiente non suo, vestirlo in un modo ridicolo, esporlo a cose di cui  inesperto, e - quanto a lei - avere nel frattempo altro da fare, magari quelle cose stesse che l'uomo non sa fare? Non solo lo si fotte davanti al mondo, ma - importante per una donna, che  l'animale pi ragionevole che esista - ci si convince che va fottuto, si conserva la buona coscienza. Perch con l'abilit e l'esperienza si giunge a questa cosa incredibile: predisporre le cose e i fatti - le catene di causalit - in modo che, quanto si desidera, avvenga senza offendere i propri princip di comportamento etico.
[......](8)
27 aprile. Racconta:
"Mi ha detto un giorno, come mi avrebbe trattato. Era a quel tempo ansioso in cui nulla era accaduto ma doveva avvenire. La facevo parlare del suo passato, nella smania di conoscere quanto pi potevo di lei, e avere posto alla mia sognera.
Raccontava di un giovanotto semplice che l'aveva attaccata in treno. Descriveva colui come determinato e comune. Con poca fatica l'aveva infatuato. A parole e a gesti. (Pure con me ha fatto un viaggio). Poi aveva concluso, dandogli un falso nome.
E il giovanotto le aveva scritto una domanda di matrimonio".
28 aprile. "Che al signore piacciano le cose chiare, mi sa bene per il suo buon gusto. Ma rifletta il signore che le cose chiare sono subito digerite e poi torna l'appetito. Molto meglio rodere nel difficile, arrabattarsi a trovare il pezzetto, far durare di pi la speranza insomma".
Perch prendersela tanto? Siamo ritornati al '29. Composto poesie oziose, sofferto per l'incapacit di lavorare, solo e contrito in mezzo alla vita, vagabondo arrabbiato dello spettacolo pubblico. Che cosa manca? I sette anni trascorsi?
Ma via: ha mai contato la giovinezza nel mio mestiere? E se i sette anni non mancassero, fossero tutti finiti bene, cio: composto poesie durature, trovato da lavorare con soddisfazione, accoppiato e riconoscente nella vita, accasato lieto dello spettacolo pubblico; se tutto fosse andato cos, avrei qualcosa di pi? Sarebbe valsa la pena? Sarei seduto a questo tavolo con pi gioia?
E, se rispondessi che sarei lieto di essere legato, di avere dei doveri, non direi una cosa inutile, dato che di doveri uno ne ha sempre, purch voglia?
E allora, allora proprio soltanto lei rimpiango? Lei che mi ha fottuto? Ma, se tutto il resto  inalterato, che cosa rappresenta pi lei se non una banale delusione sentimentale?
Allegro giovanotto, non  nemmeno lecito sprofondarsi in un grande tracollo; non esiste il tracollo; siamo come prima, abbiamo bruciato sette anni, ci sono accadute delle amabilit; ricominciamo, ma senza urlare, e teniamo presente che non c' ragione perch fra altri sette anni non rifacciamo lo stesso discorso. E poi ancora, e poi ancora. Ma chi ci ha detto che la vita fosse da godere? Ragazzo, abbiamo ancora le illusioni giovanili.
Ma, se  vero che a tutti cpiti cos, come mai i vecchi non han tutti facce stravolte, indemoniate, macellate, spaccate, e sono invece cos tranquilli?
L'unica cosa chiara  perch i morti si putrefacciano. Con tutto quel veleno nel corpo.
1 maggio. Che la poesia nasca dalla privazione, lo appoggia anche il fatto che la poesia greca sugli eroi si compie quando gli epigoni sono cacciati dalle patrie contenenti le tombe degli eroi (cfr. Psiche, I, p. 43).
5 maggio. Il peccato non  un'azione piuttosto che un'altra, ma tutta un'esistenza mal congegnata. C' chi pecca e chi no. Le stesse cose (odiare, fottere, oziare, maltrattare, umiliarsi, insuperbirsi) in uno sono peccati, in altri no.
Aver peccato vuol dire restar convinto che quell'azione  in un modo misterioso creatrice d'infelicit propria per l'avvenire, che essa ha offeso qualche legge misteriosa d'armonia e non  che un anello in una catena di disarmonie precedenti e future. Vivere  come fare una lunga addizione, in cui basta aver sbagliato il totale dei due primi addendi per non uscirne pi. Vuol dire ingranarsi in una catena dentata; ecc.
9 maggio. Anche il conforto di umiliarsi cade nelle solite volutt o  un principio valido?
Ci si umilia cio, come per sfruttare un contraccolpo dell'esperienza facendone pretesto a un autospettacolo gratuito (senza impegni morali) o per scavare un filone di condotta etica, per ricercare insomma un piano coscienzioso di doveri?
Che ci sia una compiacenza nell'umiliazione propria,  un fatto. Distinguere se si gode voluttuosamente o tragicamente pare impossibile.
In fondo, siccome non ho trovato altro rimprovero alla volutt che di rovinare chi la esercita (di farlo "inutilmente soffrire"), basterebbe chiarire se l'autoumiliazione faccia inutilmente soffrire o meno. E nel mio caso, come uscire dalla solita direttiva di controllare la legittimit del mio stato con la sua fecondit o sterilit creatrice? Perch certo questa direttiva  falsa, o almeno insufficiente - dato che non tutti fanno il mestiere dei creatori. Utile o inutile sofferenza si determineranno in rapporto a tutta un'esistenza. E che l'interessato sia poi anche un creatore, non riguarda per nulla la coscienza. Si tratta qui di esigenze che scavano alle fondamenta, di l dal mestiere, dalla classe e dalla nazione. Ma leva questo, leva quello, che cosa resta a far da servo ai doveri? Bisogna quindi non escludere il mio stato di creatore per scendere in cantina a cercare la pietra angolare, ma considerare semplicemente che, oltre a creatore, sono anche un uomo e un disoccupato e un apolitico e un ragazzo e altre cose che mi sfuggono.  un bel lavoro esaminare l'effetto dell'autoumiliazione su tutti questi stati e trovare il massimo comune divisore. E non solo nel presente, ma in tutto il mio passato. Poich, ricordare, il peccato non  un'azione piuttosto che un'altra, ma tutta un'esistenza mal congegnata.
 dunque un peccato la mia autoumiliazione?
Un'idea. Come ho saputo ragionare di estetica soltanto quando ho avuto innanzi un branco di poesie mie, dove ho sviscerato il problema (e veduto come tutto fosse da ricominciare), ecco che dovr mettermi innanzi un numero di azioni etiche mie e qui meditarle e decidere quali potr riprendere e quali no, quali sono i motivi costanti se ci sono (senza dubbio), e tutto il resto. La difficolt  isolare queste azioni, per maneggiarle, come maneggio ogni singola poesia. E dopotutto non  una novit. Gi sovente ho fatto questo lavoretto.
16 maggio. Che alla produzione di un'opera occorra il pubblico,  indubitabile. Ci sono per molte opere che sono nate senza quell'apparente cerchia ansiosa e turbolenta e disordinata, che fa sorgere la grande arte.
Ma il pubblico non mancava. Semplicemente, l'autore se l'era immaginato, l'aveva creato (che vuol dire: definito, scelto e amato). In genere gli antichi, fino al romanticismo, ebbero la cerchia materialmente intesa; i moderni sono distinti dall'assenza di questa e rivelano anzitutto la loro grandezza (come gli antichi la rivelarono nella istintiva comprensione del vero pubblico, al di l dei pedanti) nella scelta e creazione che sanno farsi dei loro lettori.
Osservo pure che  falso credere possibile una progressiva creazione di un proprio pubblico da parte di uno scrittore. Cos si crea il pubblico materiale, se mai, quello dell'editore. Ma il pubblico vero dev'essere tutto supposto fin dalla prima opera.
6 settembre. Ho dunque scoperto un tipo d'uomo che prende tragicamente sul serio i doveri morali. Pensa subito che un principio morale va affermato anche dinanzi alla prigione, alla morte, alla ruota ecc.; e, atterrito da tanta obbligazione, non osa risolversi a definire e servire il suo principio morale. Costui vive infatti voluttuosamente (cfr. 20 aprile) e non ha princip. In fondo  nobilt di sentire.
13 settembre. Tra i segni che mi avvertono esser finita la giovinezza, massimo  l'accorgermi che la letteratura non mi interessa pi veramente. Voglio dire che non apro pi libri con quella viva e ansiosa speranza di cose spirituali che, malgrado tutto, un tempo sentivo. Leggo e vorrei leggere sempre pi, ma non ricevo ormai come un tempo le varie esperienze con entusiasmo, non le fondo pi in un sereno tumulto prepoetico. La stessa cosa mi accade passeggiando per Torino; non sento pi la citt come un pungolo sentimentale e simbolico alla creazione. Gi fatto, mi viene da rispondere ogni volta.
Tenuto il giusto conto delle ammaccature varie e rovelli e stanchezze e maggesi, rimane chiaro che non sento pi la vita come una scoperta e tanto meno quindi la poesia - ma piuttosto come un freddo materiale di speculazioni e analisi e doveri. Qui batte ora la mia vita: la politica, la pratica, tutte cose che si giovano dei libri, ma i libri non amano come invece fa la speranza di creazione.
Ora, anche da giovane mi sistemavo eticamente: trovata la posizione dell'impassibile cercatore, la vivevo e sfruttavo in creazione. Ora che di sfruttarla in creazione ho smesso sul serio, m'accorgo che nemmeno mi basta a vivere.
 un dilemma grave: ho sinora perso del tempo puntando sulla poesia oppure lo stato attuale  premessa di una pi profonda e vitale creazione?
14 settembre. D'accordo con Berg.(9) che tanto il razzismo quanto la bont naturale dell'uomo sono miti politici da giudicarsi alle loro realizzazioni, ma  disonesto scusare la riconosciuta debolezza filosofica del razzismo col fatto che ora si  riconosciuta debole filosoficamente anche la bont naturale. Perch un mito per essere storicamente legittimo va creduto al suo tempo, e deve essere l'ultima parola della critica del suo tempo. Tale era la bont naturale nel '700, tale non  il razzismo nel '900.
Lo stesso accade per le strutture della poesia dei vari tempi. Che le favole del passato per noi siano miti  pacifico, ma per fare grande poesia il poeta ha dovuto credere alle sue favole, crederle cio l'ultima parola della critica dei suoi tempi.
15 settembre. Se tento un bilancio della mia opera poetica, non ci trovo poi tutti quei vantaggi. Lascio stare la gloria o il disonore - mi esamino come se non avessi pubblicato - e trovo che il mondo ha ora perso per me tutto il suo aspetto incantato, poich molte cose che mi piacevano e contentavano si sono ora spente nella pagina scritta che le incener. Rivelando a me stesso, colla realizzazione, la natura tutta fantastica di quei miei trasporti e scatti e amori e attaccamenti, li ho ora, per lo stesso fatto della realizzazione compiuta, resi vuoti e inutili. Chiarisco: non mi tormenta amor di novit per ambizione; mi sta chiaro innanzi che quelle scoperte non avevano che significato prepoetico e perci - una volta poetificate - hanno assolto il loro compito. Questa era la ragione per cui sostenevo che il genio poetico dev'essere fecondissimo e durare tutta la vita. Il suo spirito non deve mai cessare di produrre scoperte, da usare in poesia, perch, se si arresta, rivela con ci che quelle poche fatte non provenivano da temperamento nato a scoprire, ma erano velleit sentimentali d'azione scambiate per scoperte prepoetiche.
Io non so ancora se sono un poeta o un sentimentale, ma certo che questi mesi atroci sono la prova decisiva. Se, come spero, anche i pi grandi scopritori hanno passato di simili mesi, allora non  a buon mercato la gioia di comporre. Si vendica, e bene, la vita, se qualcuno le ruba il mestiere. Non  niente la preoccupazione del comporre - il famoso tormento - dinanzi a quella dell'aver composto e poi che cosa fare.
Il libro Lvy-Bruhl Mythologie Primitive lascia supporre che pensando la mentalit primitiva la realt come scambio continuo di qualit e di essenze, come flusso perenne in cui l'uomo pu diventare banano o arco o lupo e viceversa (ma non l'arco diventare lupo, per esempio), la poesia (immagini) nasce come semplice descrizione di questa realt (il dio non somiglia al pescecane, ma  pescecane) e come interesse antropocentrico.
Insomma, le immagini (ci m'interessa!) non sarebbero gioco espressivo, ma positiva descrizione. Alle origini, s'intende. Quanto all'antropocentrismo, non ne dubitavo.
2 ottobre. Finalmente qualcosa di positivo. Quell'orrore del baccano pubblico, quello schifo dei gesti meschini altrui, quel rimorso delle esitazioni e indegnit formali mie, sono la prova di una mia sufficienza, di un mio senso del contegno, che hanno del dignitoso. Persino la mia ricerca di poesia oggettiva voleva dir questo.
Oggi per sono desolato di aver sempre sinora trascurato le forme, le maniere, di non essermi fatto uno stile di comportamento, ma di aver sempre agito a casaccio fidandomi del mio gusto sdegnoso e commettendo cos infinite stonature romantiche. Perch le donne in genere hanno migliori maniere che gli uomini? Perch debbono attendere tutto dal loro effetto formale, mentre gli uomini agiscono o pensano. Bisogna diventar pi donna.
13 ottobre. Balzac ha scoperto la grande citt come covata di mistero e il senso che ha sempre sveglio  la curiosit.  la sua Musa. Non  mai n comico n tragico,  curioso. S'inoltra in un intrico di cose sempre con l'aria di chi fiuta e promette un mistero e va smontando tutta la macchina a pezzo a pezzo con un gusto acre e vivace e trionfale. Guardare come si accosta ai nuovi personaggi: li squadra da tutte le parti come rarit, li descrive, scolpisce, definisce, commenta, ne fa trasparire tutta la singolarit e assicura meraviglie. Le sue sentenze, osservazioni, tirate, motti non sono verit psicologiche, ma sospetti e trucchi da giudice istruttore, pugni sul mistero che perdio si deve chiarire. Per questo, quando la ricerca, la caccia al mistero si placa e - all'inizio del libro o nel corso (mai alla fine, perch ormai col mistero tutto  svelato) - Balzac disserta del suo complesso misterioso con un entusiasmo sociologico, psicologico e lirico, egli  ammirevole. Vedere l'inizio di Ferragus o l'inizio della seconda parte di Splendeurs et misre des courtisanes.  sublime.  Baudelaire che si annuncia.
28 dicembre. Si potrebbe vedere il reale dal disotto recluso, dove non resti che il meditabondo sprofondarsi e allargarsi nell'acqua. La compagnia non sarebbe che l'irriducibile resto della societ, paragonabile alla casacca e all'abitudine dei sensi - vedere un muro, sentire una voce, respirare il cielo. Il sostrato della vita di chiunque fatto presente, e penetrato con fermezza, stante che chiunque pu capitare in quel posto e qualcuno c' sempre, anche se sia un altro; e la vita non consiste che in adornare variamente questo eterno reale. Lo sforzo sarebbe di raggiungere subito l'adattamento senza sbavatura residua.
Si scopre cos che nella vita quasi tutto  passatempo, onde il proposito che formerebbe il prigioniero di vivere, se uscir, come l'eremita, succhiando il suo passatempo, cavandone tutto il midollo. Che si propongono tutti i prigionieri. E la vita passata risulterebbe spensierata e febbrile, per le disordinate pretese che l'hanno viziata. Qui il pensiero ridotto a superfluit, rivela quanto nella vita sia strambo vivere per mezzo suo lottando e progettando. Non mai dimenticare che, sotto tutto, l'uomo  nudo. C' un caso in cui ci si spoglia nudi e ci si mostra: ed  per fare la cosa meno ragionevole e pi vergognosa della vita.
I punti sono: che il reale  reclusione dove appunto si vegeta e sempre si vegeter; e che tutto il resto, il pensiero, l'azione,  passatempo, tanto dentro che fuori. Conta quindi, possedere bene questo reale, passando tutto il resto. Anche perch, se non ci fosse la compagnia, come fu un tempo, non si sfrutterebbe nemmeno il passatempo pensiero-parola, ma si starebbe come un tronco, vivendo. Qui  (ripeto) il dramma: dir male del pensiero-parola, e perci della vita-passatempo, rimpiangendo in silenzio tutto il resto ed esaltando dalla rabbia il reale, sempre possibile in chiunque come segregazione intera.
 1937
8 gennaio. Gli sbagli sono sempre iniziali.
13 gennaio. I vecchi e i giovani(10)  un romanzo sbagliato perch, farcito di antefatti e spiegazioni sociali e politiche che dovrebbero farne un poema morale di idee in organismo e sviluppo drammatico, si frantuma invece in figure che hanno per legge interiore la solitudine e concludono ognuna - con la logica della solitudine - alla pazzia, all'inebetimento, al suicidio o alla morte senza eroismo. Tutte sono deformate in un ticchio, in un abito interiore, che tende a esprimersi o in monologo o in macchiettata.
Manca al racconto un ritmo di alternanze di prosa stesa e di dialogo; e non c' la forma della solitudine se non per ciascun personaggio in separata sede; manca l'epopea del mondo di solitari. Anche, ogni personaggio separato,  dall'esterno costruito di antefatti, di analisi, di uscite, che non hanno un ritmo; si sente che l'autore butta gi con calcolo logico molta roba a giustificare i momenti in cui il solitario culmina e s'esprime, talvolta molto efficacemente.
La prova dell'essenziale composizione a freddo  lo stile, lucido, vitreo, anche se ogni tanto si colora di passionali scatti. Sono calcolati, ragionati, anche questi.
17 gennaio. Quanto pi un uomo s'impaccia in una passione, tanto pi casi di per s indifferenti gli risultano a dolore; deludendo appunto per la loro indifferenza la sua avidit protesa. Un ambizioso soffrir per la mancata protesta di riconoscimento da parte di un celebre; il quale inferir a un evangelico ricercandone la conversazione scrupoli di tentazione; che a loro volta faranno dispetto a un individualista, assalendolo suo malgrado. L'invidia, ambizione rovesciata, sta alla base di ogni angustia sofferta. Non si pu tollerare che una cosa avvenga indifferentemente, per caso, fuori della nostra impronta.
Qualunque genere di fervore porta con s la tendenza a sentire una prestabilita legge nella vita, che punisce chi abusi o trascuri il fervore stesso. Uno stato di passione - fosse anche l'ebbrezza dell'assoluta autodeterminazione - talmente organa e anima l'universo, che ogni rovescio appare poi portato da una rottura del vitale equilibrio di quella diffusa passione, che cos si difende come un corpo vivente. E secondo il temperamento parr di aver abusato o d'esser stato inferiore: comunque ci si sentir organicamente puniti dalla legge della passione stessa e dell'universo.
Che  quanto dire che ogni fervore porta con s un superstizioso convincimento di aver da fare i conti con la stessa logica delle cose. Persino il fervore del miscredente nella trascendenza di una legge.
28 gennaio. Qualunque sventura, o ci si  sbagliati e non  una sventura, o nasce da una nostra insufficienza colpevole. E siccome sbagliarci  colpa nostra, cos di qualunque sventura non dobbiamo incolpare altri che noi. E adesso conslati.
18 giugno.
1 Marmaglia - Prete - Discorsi (Pomeriggio)
2 In fuga - Strada - Fischio (Crepuscolo)
3 Inchiesta - Prete in preghiera 
4 Donna e lui (Notte alta) 
5 (Mattino) Vestizione - Ritorno.(11)
4 luglio. [......](12)
3 agosto. Una donna che non sia una stupida, presto o tardi, incontra un rottame umano e si prova a salvarlo. Qualche volta ci riesce. Ma una donna che non sia una stupida, presto o tardi trova un uomo sano e lo riduce a rottame. Ci riesce sempre.
27 settembre. La ragione perch le donne sono sempre state "amare come la morte", sentine di vizi, perfide, Dalile, ecc.  in fondo soltanto questa: l'uomo eiacula sempre - se non  eunuco - con qualunque donna, mentre loro giungono raramente al piacere liberatore e non con tutti e sovente non con l'adorato - proprio perch adorato - e se ci giungono una volta non sognano pi altro. Per la smania - legittima - di quel piacere sono pronte a commettere qualunque iniquit. Sono costrette a commetterla.  il tragico fondamentale della vita, e quell'uomo che eiacula troppo rapidamente, sarebbe meglio non fosse mai nato.  un difetto per cui vale la pena di uccidersi.
(29 - reso Stendhal)
30 settembre. Le uniche donne che vale la pena di sposare, sono quelle che non ci si pu fidare a sposare.
Ma questa  la pi atroce: l'arte della vita consiste nel nascondere alle persone pi care la propria gioia di esser con loro, altrimenti si prdono.
12 ottobre. [......](13)
31 ottobre. Si cessa di essere giovani quando si capisce che dire un dolore lascia il tempo che trova.
6 novembre. Il maggiore torto del suicida  non d'uccidersi, ma di pensarci e non farlo. Niente  pi abbietto dello stato di disintegrazione morale cui porta l'idea - l'abitudine dell'idea - del suicidio. Responsabilit, coscienza, forza, tutto galleggia alla deriva su quel mare morto, e affonda e riaffiora futilmente, a ludibrio d'ogni stimolo.
Il vero rat non  quello che non riesce nelle grandi cose - chi mai c' riuscito? - ma nelle piccole. Non arrivare a farsi una casa, non conservare un amico, non contentare una donna: non guadagnarsi la vita come chiunque. Questo  il rat pi triste.
9 novembre. La ripetizione nelle nuove poesie non ha una ragione musicale ma costruttiva. Osservare come le frasi-chiave in esse sono sempre al presente, e le altre vi convergono anche se al passato. Voglio dire che mi succede in queste poesie di afferrare una realt attuale, non narrativa ma evocativa, dove accade qualcosa a un'immagine, accade ora, in quanto l'immagine viene ora elaborata dal pensiero e veduta agire e affondare le sue radici nella realt.
La parola o frase ripetuta non  altro che il nerbo di questa immagine, costruito da cima a fondo come un'impalcatura, il perno per cui la fantasia gira su se stessa e si sostiene appunto come un giroscopio che esiste solo nel presente, in azione, e poi cade e diventa un ferro qualunque.
13 novembre. Ai piccoli grandi uomini giunge sempre un momento in cui gli fanno pagare la grandezza dicendogli: "Sei grande, ma appunto per questo non mi arrischio ad affidarti la mia vita."
Un uomo non rimpiange per amore chi l'abbia tradito, ma per avvilimento di non avere meritato la fiducia.
16 novembre. Non  gi chiaro tutto il suo destino in un bimbo di tre anni che, mentre lo vestono, pensa inquieto come far a vestirsi da grande, lui che non sa?
Per possedere qualcosa o qualcuno, occorre non abbandonarglisi, non perderci dietro la testa, restargli insomma superiore. Ma  legge della vita che si gode solamente ci in cui ci si abbandona. Erano in gamba gli inventori dell'amore di Dio: altro che insieme si possieda e si goda, non esiste.
17 novembre. Ogni donna desidera avidamente un amico, con cui confidarsi e riempire il vuoto delle ore in cui il terzo  lontano; esige che questo amico non le disturbi il suo amore; s'irrita se le chiede qualcosa che interferisca col suo amore: ma che l'amico si raccolga in s e castighi i propr sguardi e le proprie parole all'unico scopo di non pi soffrire di quel desiderio e subito la donna - ogni donna - rimette fuori sguardi, unghie e parole per saperlo e vederlo soffrire. E lo fa senz'accorgersene.
E soprattutto ricordarsi che far poesie  come far l'amore: non si sapr mai se la propria gioia  condivisa.
 incredibile che la donna adorata venga a dire che i suoi giorni sono vuoti e tormentosi ma che di noi non vuole saperne.
Il compenso di aver tanto sofferto  che poi si muore come cani.
I grandi poeti sono rari come i grandi amanti. Non bastano le velleit, le furie e i sogni; ci vuole il meglio: i coglioni duri. Che si chiama altres l'occhio olimpico.
20 novembre. Tutto quanto potevo concedere alla "poesia pura" risulta dalla unificazione estatica d'ogni poesia nell'attimo contemplativo. L'oratoria manca, mancando il pensiero tramato. Tutto si risolver in un'illuminazione accesa dai vari pensieri e dalle sensazioni intrecciate. L'immagine-racconto era questo. Soltanto, era un racconto fatto di un solo verbo (Uccise - Fum - Bevve - Godette - ecc.). Il problema  come uscire dalla semplice proposizione e scrivere dei periodi.
Sar come per il romanzo attuale? Ai fatti concatenati sostituire il paesaggio interiore? Tornare alla idea di dare il pensiero in movimento?
Il pi ordinario e banale modo di raccontare il pensare  di impiantare una figura che va costruendosi col proprio passato e avvenire. Il vecchietto di Semplicit. Il dio-uomo di Mito. La puttana della Puttana contadina.(14) Il metodo di queste poesie  un compromesso tra la posizione del personaggio e la logica fantastica della materia che li costruisce. Non racconto soltanto la loro essenza e non racconto soltanto il mio fantasticare.  sempre ambiguo se essi pensino o io li pensi. M'interessano insieme le loro esperienze e la mia logica fantastica. Ma siamo chiari: la mia logica  un mezzo, un modo d'essere delle loro esperienze. La "scoperta di rapporti che  essa stessa argomento del mio raccontare" parrebbe quindi una chimera.
Siamo chiari: at the back of my head io non tollero che l'argomento sia la scoperta dei rapporti. Nemmeno nell'estasi il mezzo non  il fine. In pratica nessuno pu raccontare il suo stile: lo stile  per definizione cosa che si adopera a un fine.
Dove lo stile diventi esso un fine, diverr qualcosa di oggettivo, una situazione, che non si vede perch debba avere maggior dignit di un qualunque altro mondo narrativo.
Del cugino dei Mari del Sud dicevo che faceva una cosa e un'altra, mentre della puttana contadina dico che le ritorna nel mattino, suggerito dall'ambiente (odori, sole, membra, letto), il complesso dell'infanzia e a questo proposito si pensa il sentenzioso finale.
Anche dell'eremita del Primo Paesaggio dicevo che faceva una cosa e un'altra e la novit sui Mari era che questi fatti avevano rapporti fantastici oggettivi. Con l'io di Gente Spaesata soltanto comincio a dire che si pensa un complesso fantastico, e questo pensare  materia del racconto.
Nasce quindi dall'io personaggio l'immagine-racconto (cfr. anzi l'io fanciullo dei Mari che nel suo poco  gi persona di cui si dice meno quello che fa che non ci che pensa). Questo  il punto: l'io nascosto del Dio caprone, l'io di Mania di solitudine, l'io di Pensieri di Dina lo confermano: l'io che racconta il suo pensare ha creato il metodo delle successive poesie in terza persona dove l'argomento non  pi ci che il personaggio fa, ma ci che pensa. La poesia d'ora in poi dice del personaggio il complesso fantastico a lui interiore. E che il secco pensare sia diventato dall'eremita in poi lussureggiare di sensazioni non ha importanza specifica.
Sbagliavo nel Mestiere del poeta affermando che con l'eremita ho fatto argomento del racconto l'immagine: con l'eremita ho la prima volta goduto di sensazioni e loro rapporti, per l'argomento erano ancora i fatti.
Cos, intravisto il momento evolutivo,  chiaro perch mi paresse di dover parlare di un compromesso. Se l'immagine-racconto  nata empiricamente dalla situazione di un io che racconta i suoi fatti sotto forma di pensieri (= immagini), le poesie oggettive, in terza persona, sono una ordinaria trasposizione in terza persona della secolare tecnica introspettiva. Per accorta o trasecolante che sia l'evocazione dei vari complessi fantastici (le immagini-racconto) ecco che si chiarisce come il soggetto non sia il processo logico-fantastico di una mente, ma sempre ancora ci che quella mente pensa e sente. Non lo stile, ma il contenuto. Che  conclusione tanto ordinaria, da sembrare stupida.
Siamo chiarissimi: per ottenere un vero racconto del pensare dovrei evocare il complesso interiore di un tale che medita sopra i propr modi di pensare. E non mi pare un grande soggetto.
La verit del motto "Rinunciate alla terra e la terra vi sar data per soprammercato" consiste in ci: che, avendo rinunciato a tutto, giganteggiano le piccole cose che ancora ci restano.  un modo, insomma, di estrarre il sugo dalle minime cose solitamente trascurate.
E poi c' questo: per gli altri il valore delle cose che essi stessi ci negano,  segnato in gran parte dalla nostra avidit di possederle. Che noi guardiamo da un'altra parte, e subito i proprietari delle cose se le vedranno invilire tra le mani, e ce le tireranno dietro.
Questo per la sapienza mondana. Ma siccome la sentenza vuole avere un riferimento mistico, ne consegue molto male per il misticismo. Che anche Dio faccia il valore delle sue creazioni secondo che noi le desideriamo o meno? Un Dio col complesso d'inferiorit: chi l'avrebbe mai detto?
21 novembre. Se  vero che ci si abitua al dolore, come mai con l'andar degli anni si soffre sempre di pi?
No, non sono pazzi questa gente che si diverte, che gode, che viaggia, che fotte, che combatte - non sono pazzi, tanto  vero che vorremmo farlo anche noi.
Se in tutte le cose il martellamento trionfa, perch non anche in questa?
Pensare che quel corpo ha pure un pensiero, un risveglio, un riposo, un languore, una quotidiana durata, e s'io fossi quell'uomo, avrei davvero tutto questo, nella stanza vicina o sotto gli occhi. La giornata finirebbe in lei: questo, questo ho perduto. E non c' forza umana che possa ridarmelo. E tutto questo  stato buttato senza amore. E non  un delitto, non  un peccato, non  nemmeno una scorrettezza:  una cosetta che si fa; che non rimorde, come schiacciare un moscerino.
Allegri, c' una legge morale.
23 novembre. L'unica gioia al mondo  cominciare.  bello vivere perch vivere  cominciare, sempre, ad ogni istante. Quando manca questo senso - prigione, malattia, abitudine, stupidit -, si vorrebbe morire.
 per questo che quando una situazione dolorosa si riproduca identica - appaia identica - nulla ne vince l'orrore.
Il principio suddetto non  poi da viveur. Perch c' pi abitudine nell'esperienza ad ogni costo (cfr. il brutto "viaggiare ad ogni costo"), che nella normale rotaia accettata doverosamente e vissuta con trasporto e intelligenza. Sono convinto che c' pi abitudine nelle avventure che in un buon matrimonio. Perch il proprio dell'avventura  di serbare una riserva mentale di difesa; per cui non esistono buone avventure.  buona quell'avventura cui ci si abbandona: il matrimonio insomma, magari di quelli fatti in cielo.
Chi non sente il perenne ricominciare che vivifica un'esistenza normale e coniugata,  in fondo uno sciocco che, quantunque dica, non sente nemmeno un vero ricominciare in ogni avventura. La lezione  sempre una sola: buttarsi a capofitto e sapere portare la pena.  meglio soffrire per avere osato far sul serio che to shrink (o to shirk?) Come nel caso dei figli: lo vuole del resto la natura, e dare indietro  vile. Alla fine - e si  visto - si paga pi cara.
25 novembre. La legge morale serve a non fare del male a noi, non a risparmiarlo agli altri. La carit soltanto pu dirci quanto male facciamo agendo secondo il nostro dovere. Ci si vede non solo nei casi d'amore, ma in tutta la vita. Ma questo sarebbe un immenso ideale: chiedere sempre, instancabilmente, a ciascuno che cosa l'offende, lo priva, lo tortura, e compensare, abbracciare, riaccendere. Ma a ciascuno vuol dire a tutti, e vuol dire sempre, e non si pu. Non si pu specialmente perch uno almeno non avrebbe questo compenso e questo abbraccio, e quest'uno siamo noi. Perch una cosa  certa: veder godere, anche per opera nostra, non basta alla nostra pace. Esempio: le donne insoddisfatte.
Pare un miscuglio di sacro e di profano, ma non . La vita comincia nel corpo.
Scrivo: ***, abbi piet. E poi?
Non dovrai mai pi prendere sul serio le cose che non dipendono da te solo. Come l'amore, l'amicizia e la gloria.
E quelle che dipendono da te solo, importa poi molto se le pigli o no sul serio? Chi ne sapr nulla? Perch, se si  soli, non c' chi: anche l'io se ne scompare. Sempre pi bello.
26 novembre. Perch dimentichiamo i morti? Perch non ci servono pi.
Un triste o un malato lo dimentichiamo - respingiamo - in ragione della sua inservibilit psichica o fisica.
Nessuno mai si abbandoner in te, se non ci vedr il suo tornaconto.
E tu? Credo di essermi abbandonato una volta disinteressatamente. Quindi non debbo piangere se ho perduto l'oggetto di quell'abbandono. Non sarei pi stato disinteressato, in questo caso.
Eppure, a vedere quanto si soffre, il sacrificio  contro natura. O superiore alle mie forze. Non posso non piangere. E piangere  cedere al mondo,  riconoscere che si cercava il tornaconto.
C' qualcuno che rinuncia pur potendo avere? Questa carit non  altro che l'ideale dell'impotenza.
E allora, basta con la virtuosa indignazione. Se avessi avuto denti e astuzia avrei raccolto io la preda.
Ma questo non toglie che la croce del deluso, del fallito, del vinto - di me - sia atroce a portare. Dopotutto il pi famoso crocefisso era un dio: n deluso n fallito n vinto. Eppure con tutta la sua potenza, ha gridato "Eli". Ma poi si  ripreso, e ha trionfato, e lo sapeva prima. A questo patto, chi non vorrebbe la crocefissione?
Tanti sono morti disperati. E questi hanno sofferto pi di Cristo.
Ma la grande, la tremenda verit  questa: soffrire non serve a niente.
Tutti gli uomini hanno un cancro che li rode, un escremento giornaliero, un male a scadenza: la loro insoddisfazione; il punto di scontro tra il loro essere reale, scheletrico, e l'infinita complessit della vita. E tutti prima o poi se ne accorgono. Di ciascuno bisogner indagare, immaginare il lento accorgersi o il fulmineo intuire Quasi tutti - pare - rintracciano nell'infanzia i segni dell'orrore adulto. Indagare questo vivaio di retrospettive scoperte, di sbigottimenti, questo loro angoscioso ritrovarsi prefigurati in gesti e parole irreparabili dell'infanzia. I Fioretti del Diavolo. Contemplare senza posa quest'orrore: ci ch' stato, sar.
28 novembre. In amore conta soltanto aver la donna in letto e in casa: tutto il resto sono balle, luride balle.
La forma pi banale d'amore trova pasto in ci che si ignora dell'oggetto. Ma che cosa supera un amore che sia fatto di ci che si conosce dell'oggetto?
La verit  che io arrivo sempre tre o quattro anni dopo i miei coetanei: di qui l'attaccamento disperato e insieme infastidito alle mie verit.
Prova della vanitas vanitatum: ci si interessa tanto a se stessi, eppure che siamo noi e non altri  solo casuale. Potevo nascere donna e fare la serva, e allora, quali problemi?
Non  illusoria anche l'importanza che ci si attribuisce quando l'interesse contempli noi e la serva e tutto il genere umano? Persona di vasti interessi.
Non  tragico il fatto che ogni persona di fede sia un poco ridicola? Se ci fosse una sola fede questo non accadrebbe. La grande, la tremenda ironia della vita  che in qualunque momento possiamo essere sciocchi. Tutti temono ci: si preferisce essere carogne che imbecilli. Vecchia canzone. La ragione  che ogni imbecille  anche carogna e non viceversa.  concepibile una saggia carogna. Esiste invece un imbecille buono? Nell'attimo forse, ma l'annata, la vita dell'imbecille conta sempre delle carognate, perch l'insipienza porta in situazioni da cui non s'esce che violando le regole del gioco sociale.
Conosco uno sciocco che ha rifiutato d'imparare in giovinezza le regole del gioco, perduto dietro chimere, e ora le chimere sfumano e il gioco lo stritola.
Problema: la donna  il premio del forte o l'appoggio del debole, secondo ch'essi vogliono?
Irona della vita: la donna si d come premio al debole e come appoggio al forte. E nessuno ha mai il fatto suo.
29 novembre. Non dovr sorprendermi, in qualche mattina di nebbia e di sole, il pensiero che quanto ho avuto  stato un dono, un grande dono? Che dal nulla dei miei padri, da quell'ostile nulla, sono pure sgorgato e cresciuto io solo, con tutte le mie vilt e le mie glorie e, a fatica e durezza, scampando a ogni sorta di rischi, sono giunto a quest'oggi, robusto e concreto, incontrando lei sola, altro miracolo del nulla e del caso? E che quanto ho goduto e sofferto con lei, non  stato che un dono, un gran dono?
30 novembre. Ogni critico  propriamente una donna nell'et critica, astioso e refoul.
Un uomo ha fatto un delitto. Leviamo la paura che arrivi subito qualcuno, l'ansiet della faccia da mostrare al mondo, il terrore del mondo armato contro di lui. Leviamo la preoccupazione di salvarsi, di andarsene come nulla fosse stato; mettiamo che ci sia la certezza di scampare. Non rimane per un abisso di orrore: la certezza che la vittima - adorata o aborrita - non esiste pi, non sar pi nulla n per il nostro odio n per il nostro amore? L'angoscia di una nuova vita da rifarsi, perch con la vittima siamo morti anche noi, l'improvviso venir meno di tutta la nostra sostanza, che - se il delitto era veramente passionale - faceva un tutto con l'esistenza della vittima?
Eppure non riesco a pensare una volta alla morte senza tremare a quest'idea: verr la morte necessariamente, per cause ordinarie, preparata da tutta una vita, infallibile tant' vero che sar avvenuta. Sar un fatto naturale come il cadere di una pioggia. E a questo non mi rassegno: perch non si cerca la morte volontaria, che sia affermazione di libera scelta, che esprima qualcosa? Invece di lasciarsi morire? Perch?
Per questo. Si rimanda sempre la decisione sapendo - sperando - che un altro giorno, un'altra ora di vita potrebbero essere affermazione, espressione di un'ulteriore volont che, scegliendo la morte, escluderemmo. Perch insomma - parlo di me - si pensa che ci sar sempre tempo. E verr il giorno della morte naturale. E avremo perso la grande occasione di fare per una ragione l'atto pi importante di tutta la vita.
Pensiero d'amore: ti voglio tanto bene che desidero esser nato tuo fratello, o averti messo al mondo io stesso.
1 dicembre. La mia felicit sarebbe perfetta, se non fosse la fuggente angoscia di frugarne il segreto per ritrovarla domani e sempre. Ma forse confondo: la mia felicit sta in quest'angoscia. E ancora una volta mi ritorna la speranza che forse domani baster il ricordo.
2 dicembre. Oggi hai parlato troppo.
4 dicembre. Hanno senso umoristico quelli che hanno senso pratico. Chi trascura la vita rapito in una sua ingenua contemplazione (e tutte le contemplazioni sono ingenue), non vede le cose staccate da s, dotate di libero e complesso e contrastante movimento, ci che forma l'essenza della loro comicit. Il proprio della contemplazione  invece di fermarsi al sentimento diffuso e vivace che sorge in noi al contatto con le cose. Qua  la scusa dei contemplativi: essi vivono a contatto delle cose, e necessariamente non sentono la loro singolarit e propriet, ma solo appunto le sentono. I pratici - paradosso - vivono staccati dalle cose, non le sentono, ma le comprendono nel loro meccanismo. E ride di una cosa solo chi ne sia staccato. Qui  implicita una tragedia: ci si impratichisce di una cosa, staccandosene e cio perdendovi interesse. Di qua, la corsa affannosa.
Naturalmente, di solito nessuno  contemplativo o pratico in modo totale, ma siccome tutto non si pu vivere, resta anche ai pi navigati sentimento di qualcosa.
Hai affidato la tua vita a un capello: non dibatterti, altrimenti lo strappi.
[......](15)
L'ingenuit ha una sua scaltrezza ch' fatta proprio della sua insouciance. "Sei tanto stupido, che nessuno ti resiste". Sotto una variet di curiosi accorgimenti, una all-pervading sciocchezza  la miglior politica.
5 dicembre. L'errore dei sentimentali  non di credere che esistano "teneri affetti", ma di accampare un diritto su questi affetti in nome della propria tenera natura. Mentre soltanto le nature dure e risolute sanno e possono crearsi una cerchia di teneri affetti. E va da s - tragedia - che esse li godono meno. Chi ha denti, ecc.
Sia chiaro, una volta per tutte, che essere innamorato  un fatto personale che non riguarda l'oggetto amato - nemmeno se questo riami. Ci si scambia, anche in questo caso, dei gesti e delle parole simboliche in cui ciascuno legge quanto ha dentro di s e per analogia suppone viga nell'altro. Ma non c' ragione, non c' bisogno, che i due contenuti combacino. Ci vuole un'arte tutta propria per sapere accettare e interpretare favorevolmente quei simboli e disporvi la propria vita in modo soddisfacente. Nulla pu fare l'uno all'altro se non offrire di questi simboli, illudendosi che la corrispondenza sia reale. Ma occorre una riserva at the back of one's head di pratica scaltrezza: occorre aver deciso di servirsi di questa offerta (fatta per bisogno individuale dell'oggetto amato) per appagare le proprie necessit. Chi sar stato scaltro nell'impostazione della corrispondenza, non soffrir vicende, far accadere ogni cosa secondo il suo vantaggio, creer un mondo di cristallo in cui si godr l'oggetto. Ma non dimenticher mai che la sfera di cristallo  un vuoto dove l'aria non penetra, e si guarder dal romperla nell'ingenuo tentativo di aerarla. Abbandoni, trasporti, figli, devozioni, fiducie: sono simboli individuali, dai quali l'aria - la mistica penetrazione dell'altro -  sempre esclusa. Vi  insomma tra questi simboli e la realt lo stesso rapporto che tra le parole e le cose. Bisogna essere cos scaltri da prestar loro un significato senza scambiarli con la sostanza vera. Che  la solitudine di ciascuno, fredda e immobile.
7 dicembre. Se fosse vero che l'uomo possiede il libero arbitrio, se ne parlerebbe tanto? Chi sa che non si tratti di un postulato: si pu, volendo, essere liberi e si pu essere effetti. Ma la scelta iniziale?
Chi non ha provato la muraglia di una impossibilit fisica in cose che interessino tutta la vita (impotenza, dispepsia, dispnea, ergastolo, ecc.) non sa che cosa sia soffrire. Difatti, per questi casi si  escogitata la rinuncia: il disperato tentativo di farsi un merito con ci che pure  inevitabile. Si pu immaginare cosa pi vile?
Notevole  lo stato di chi non sente la tentazione di ci che non fa; non lo stato di chi  tentato e rinuncia. In termini realistici, il primo  la pace, il secondo  lo strazio. Checch ne dicano gli eroici. Soffrire  una sciocchezza.
Prima di essere astuti con gli altri, occorre essere astuti con se stessi. C' un'arte di far accadere le cose in modo che sia in coscienza virtuoso il peccato che commettiamo. Imparare da qualunque donna.
L'arte di farsi amare consiste in tergiversazioni, fastid, sdegni, avare concessioni che epidermicamente riescono dolcissime, e legano il malcapitato a doppio filo; ma in fondo al suo cuore e al suo istinto fan nascere e covano un rabbioso rancore, che si esprime in disistima e desiderio tenace di vendetta. Far degli schiavi  cattiva politica, e si  visto, e si vedr ancora.
La consueta tragedia: sa farsi amare soltanto chi sa farsi odiare, dalla stessa persona.
Cos finisce la giovinezza: quando si vede che l'ingenuo abbandono nessuno lo vuole. E ci sono due modi di questa fine: accorgersi che non lo vogliono gli altri e accorgersi che non possiamo accettarlo noi. I deboli invecchiano nel primo modo, i forti nel secondo. Noi siamo stati dei primi. Allegro.
Un uomo vero, nel nostro tempo, non pu accettare con cautele l'ananche della guerra. O  pacifista assoluto o guerriero spietato. L'aria  cruda: o santi o carnefici. Siamo proprio capitati bene.
Perch  sconsigliabile di perdere la testa? Perch allora si  sinceri.
11 dicembre. Che la castit sia un richiamo sessuale - anche solo supposto - non  vero, perch allora le donne dovrebbero essere assai ghiotte di fraticelli e pretini di primo pelo, quali si suppone prendano sul serio la regola. Invece sono ghiotte dei porci anzianotti - gli uomini navigati - stempiati e maliziosi.
E anche tu, hai mai sognato monache?
13 dicembre. Prova a far del bene a qualcuno. Dopo un poco vedrai come odierai quella faccia compunta e raggiante.
15 dicembre. Che la vita sia una lotta per la vita si vede bene nei rapporti sessuali di uomini e donne, dove, malgrado tutti gli sforzi castigatori dell'ideale cavalleresco, malgrado le esigenze sociali di conformismo e stabile rassegnazione, malgrado ogni cosa,  sacrosanto che si rifiuti l'altro se non d il piacere richiesto e liberatore.
E si comprende l'innata solitudine rapace d'ognuno, osservando come il pensiero che un altro compia l'atto con una donna - anche qualunque - riesce ad incubo, a disagiata coscienza di un'indegna oscenit, a velleit di far cessare e, se fosse possibile, distruggere. Si pu veramente tollerare che un altro - chiunque - faccia con un'altra - chiunque - l'act of shame? Noooo. Eppure  questa l'attivit centrale della vita, senza dubbio. Ecco la falsit di ogni nostro altruismo. Per santi che siamo, sapere che un altro chiavi, ci disgusta e ci offende.
16 dicembre. Maledetto chi "aux choses de l'amour mler l'honntet"? Lo stesso vale per le cose dell'arte. La ragione  che arte e vita sessuale nascono sullo stesso ceppo.
Come, per, grande artista  chi costruisca amoralmente un solido mondo morale; grande amante  chi porti una straordinaria intensit morale in ogni singolo suo universo erotico. L'artista  sempre sincero con se stesso, pena il fallimento dell'opera. Il grande amante, idem (cfr. 25 febbraio-primi di marzo '34): pena non sentire il suo amore.
17 dicembre. Primo amore: "quando saremo grandi, questi discorsi li potremo fare con le donne".
18 dicembre. C' una cosa pi triste che fallire i propr ideali: esserci riusciti.
22 dicembre. Ciascuna tua novella  un complesso di figure mosse dalla stessa passione variamente atteggiata nei singoli nomi. Notte di festa, il festeggiare il Santo; Terra d'esilio, tutti confinati; Primo amore, tutti mossi dalla scoperta sessuale. Parlo delle lunghe. Le brevi ti riescono le meno realistiche.
La tua vera musa prosastica  il dialogo, perch in esso puoi far dire le assurdo-ingenuo-mitiche uscite che interpretano furbescamente la realt. Il che non potresti fare in poesia.
23 dicembre. Il bambino che passava la giornata e la sera tra uomini e donne, sapendo vagamente, non credendo che quella fosse la realt, soffrendo insomma che ci fosse il sesso; non annunciava l'uomo che passa tra uomini e donne, sapendo, credendo che questa  la sola realt, soffrendo atrocemente della sua mutilazione? Questo senso che il cuore si stacchi e sprofondi, questa vertigine che mi squarcia e annienta il petto, nemmeno alla delusione d'aprile l'avevo provata.
M'era riservato (come il topo, ragazzo!) di lasciarsi formare quella cicatrice e poi (un soffio e una carezza, un sospiro), l'hanno riaperta e straziata, e aggiunto il nuovo male.
N delusione n gelosia m'avevano mai dato questa vertigine del sangue. Ci voleva l'impotenza, la convinzione che nessuna donna gode con me, che non godr mai (siamo quello che siamo) ed ecco quest'angoscia. Se non altro, posso soffrire senza vergognarmi: le mie pene non sono pi d'amore. Ma questo  veramente il dolore che accoppa ogni energia: se non si  uomo, [.....],(16) se si deve passare tra donne senza poter pretendere, come si pu farsi forza e reggere? C' un suicidio meglio giustificato?
A un cos tremendo pensiero,  giusto corrisponda quell'inaudito senso di schiacciamento, di vanificamento al petto, ai muscoli, e al cuore, - sinora solo un attimo; ma il giorno che durer di pi? che riempir un'ora o una giornata?
[.....](17)
25 dicembre. O con amore o con odio, ma sempre con violenza.
Andare al confino  niente; tornare di l  atroce.
L'uomo di massa non dovrebbe essere il piazzaiolo, ma il disciplinato. Noi non siamo n l'uno n l'altro.
C' qualcosa di pi triste che invecchiare, ed  rimanere bambini.
Se il chiavare non fosse la cosa pi importante della vita, la Genesi non comincerebbe di l.
Naturalmente tutti ti dicono "che importa? Non c' solo questo. La vita  varia. L'uomo vale per altro" ma nessuno - nemmeno gli uomini - ti dnno un'occhiata se non hai quella potenza che irradia. E le donne ti dicono " che importa? ecc." ma sposano un altro. E sposarsi vuol dire costruire una vita. E tu non te la costruirai mai. Questo vuol dire, esser stato bambino troppo tempo: questo.
Se ti  andata male con lei che era tutto il tuo sogno, con chi ti potr mai andare bene?
Ricordi come i tuoi sogni di case operaie e limpide, i tuoi corsi alberati su un prato, la tua citt fredda sotto le montagne, le insegne al neon rosso di fronte alla piazza delle montagne, le domeniche erranti verso questa piazza, sui selciati, e poi il tuo lacerante sogno di compagnie piemontese-internazionali, di ragazze che vivono sole e lavorano, di plebea eleganza e serenit, e poi tutte le tue poesie del primo anno: si sono annichilati per sempre col 9 aprile? Non c' tutta la tua giovinezza nel cinema e nella piazza Statuto? morta, morta assolutamente?
Ricordi come a Brancaleone hai pensato alla piazza Statuto?
Proprio a te doveva accadere di concentrare tutta la vita su un punto, e poi scoprire che tutto puoi fare tranne vivere quel punto.
Dopotutto oggi  il 25. E lei  in montagna. C' stato un 25 che non  andata. Veramente?
Che cosa importa di vivere con gli altri, quando di tutte le cose veramente importanti per ciascuno ciascun altro s'infischia?
Per piacere agli uomini bisogna professare ci che ciascuno di questi uomini nella sua vita segreta respinge e odia.
[.....](18)
Sinceramente. Vorrei piuttosto morir io, che ricevere questa notizia di lei. Qui davvero vorrei credere in Dio per pregarlo. Che non muoia. Che non le accada nulla. Che tutto ci sia un sogno. Che perduri un domani. Che piuttosto scompaia io.
Insegna pi una sola creatura che cento.
30 dicembre. Perch piegarci? Quest'anno 1937 abbiamo risanato la rovina del '36, abbiamo trasformato un collasso atroce ('35-'36) in crisi di passaggio alla maturit. Ritrovato assurdamente un amore che ha del domani; ritoccato il fondo del nostro cuore vivo; risfiorato la poesia-sfogo e vinto, e creato la Vecchia ubriaca; raggiunto un solido complesso meditativo e giudicante con questo giornale; accumulato una messe di novelle varie e solide e feconde - qualcuna definitiva -; ritrovato il ritmo della creazione.
Tradotto quattro libri con un guadagno di 6.200 lire. Date molte lezioni e trovato un ritmo d'allievi. Speranze di altrettanto per il 1938.
Non  questo il momento perch una guerra ci mandi tutto all'aria? Sarebbe un bel tratto di ironia cosmica. Varrebbe la pena.
Che non venga questa beffa e rispondo di me. E rispondo di lei. E rispondo di tutto.
[....](19)
E in quest'anno  venuta al pettine la mia lunga e segreta vergogna. In quest'altro 1934 c' anche il 13 agosto. Eppure vivo. Non  un miracolo?
31 dicembre. Vi  un solo vizio, il desiderio, che si chiama, negli Ivan, ambizione; e nei Mitja, concupiscenza. La Genesi nella sua oscurit pone all'origine un'ambizione che pu interpretarsi concupiscenza. Il tragico della vita  che bene e male sono la medesima materia d'azione - desiderio - solamente colorata in modi opposti. Ma come colori veduti di notte che si distinguono o per partito preso o per istinto, mai per chiara conoscenza. Il fascino e il tremore del vizio  la trepidezza che d di notte un colore che noi crediamo cos e invece  diverso.
Noi maneggiamo masse di colore incerto, sovente credendo sia un rosso e invece  un bl, e trepidando sempre non appena vogliamo discernere. La tragedia del bene intenzionato  la tragedia dell'omino che dovr avere ammassato all'alba tanto bl, e nel buio brancica e teme sempre di scegliere i rossi, e poi magari sono i gialli. La coscienza non  pi che un fiuto, un colore conosciuto al tatto.
Questo c' di vero nell'"arte per l'arte": ci si mette al tavolino e si gusta il puro arbitrio, un arbitrio cui la necessit di leggi interne  un sale, perch fa nascere da noi soli un ordine e una scelta immuni da ogni brutale esternit, e sorgenti e palpitanti dalla nostra stessa coscienza. Via via che quest'ordine si compone diventa necessario, ma il nostro godimento appunto si va componendo via via e oggettivando. Finita l'opera ecco il distacco e in fondo lo scontento: quest'ordine e questa scelta si sono esternati, noi non possiamo pi dire la nostra, dobbiamo accettarli come una realt naturale. Siamo padre, non pi amante: studiamo l'opera nostra con una cauta curiosit e ansiet un poco ostili:  il figlio che si stacca.
Per inferiore che sia l'opera al sogno, chi non la contempla stupefatto e passivo? e non vi trova cose ignote?
Tutta la serenit e l'altruismo e la virt e il sacrificio cadono alla presenza di due - uomo e donna - che tu sai che hanno chiavato o chiaveranno. Quel loro sfacciato mistero  intollerabile. E se uno dei due  tutto il tuo sogno? Che cosa diventi allora?
Amare un'altra persona  come dire: d'or innanzi quest'altra persona penser alla mia felicit pi che alla sua. C' qualcosa di pi imprudente?
Chi non  geloso anche delle mutandine della sua bella, non  innamorato.
C' qualcosa di pi profondo che il gesto infantile dell'amante che succhia i capezzoli dell'amata?
Due cose t'interessano: la tecnica dell'amore e la tecnica dell'arte. A tutte e due sei giunto con ingenuit e rozzezza non prive di sapore. In tutte e due hai cominciato con eresie: venere solitaria e urlo passionalmente ritmato. In tutte e due hai creato qualche capolavoro. Ma verr il giorno che scoprirai il tuo 13 agosto anche dell'arte.
(Cfr. 20 novembre, II.) - L'origine autobiografica del pensiero raccontato nelle tue poesie, va parallela con l'origine autobiografica del romanzo oggettivo, quale l'hai scoperta in Cellini e Defoe. Lo staccare la realt in racconto in terza persona  un raffinamento di tecnica, ma comincia sempre (?!) col presentare una realt attraverso un io (autobiografia). Anche nelle tue novelle questo va accadendo.
E ci non riduce poesia e romanzo alla radice del dramma? Che il personaggio che si parla sia uno o molti, non  lo stesso?
Una banalmente intricata derivazione da questa constatazione  la tecnica moderna dei var personaggi di romanzo che tutti si autobiografanno (As I lay dying - Faulkner).
Finora hai fatto parlare in prima persona il protagonista senza preoccuparti di caratterizzarlo persino nel suo modo d'espressione (l'Idolo, l'Intruso, Primo amore) - ora dovrai badare anche alla sua singolarit: crearlo come personaggio, non lasciarlo un neutro te stesso (e sar Volgarit ovvero Suicid).(20)
Timidezza                                    Suicid
Cassiera
rimorso passional-nobile    ovvero
Strade Timide
Racconto ed effetto                    Volgarit
(Epigrafe di tutto:)
Pour obtenir la moindre rose,
pour extorquer quelques pis,
des pleurs sals de son front gris
sans cesse il faut qu'il les arrose.
L'un est l'Art, et l'autre l'Amour...
La Ranon.
...
.
...
1938.
...
.
...
3 gennaio. La vera, profonda, ragione della nostra incompatibilit  che lei accoglie tutte le cose con una franca avidit, cattolicamente, disponendole tutte in una gerarchia di valori che serba le grandi linee tradizionali. Accoglie tutto, con il corpo e con la anima, secondo che si deve. Vedi la sua franca gioia della montagna, la dispersione stessa delle sue giornate sentita semplicemente come tale, la capacit di dedicarsi a ci che nell'istante ha scelto di fare.
Tu hai sfasato il tuo accordo di corpo e d'anima, vivi in antinomie: voluttuoso-tragico, vile-eroico, sensuale-ideale, ecc. senza costruirle cattolicamente, senza possederti, ma osservando stupito gli eccessi di oscillazione. Tu la bevi con gli occhi mentre lei mangia la brioche. Eppure anch'essa ti vuole tutto il bene che la sua natura le consente. Ma per te  insieme la vita e la morte. Dei due, chi potr essere vittima  per sempre lei.
[.....](21) E sarebbe sempre pi quadrata di te che appunti tutto in una direzione sola. Perch tu vivi di pensieri, lei di realt. E la realt non  mai squilibrio, non  mai peccato. Nessuno ci crederebbe, ma quell'"essenzialmente..."  un complimento. Tanto  vero che, dove mi affaccio io, compaio in stato d'inferiorit ("...e lo scrivo tremando..."). E il male nasce sempre da chi  sfasato, non da chi  reale. Io non potr mai, malgrado tutto, essere una sua vittima. Lei s, in mille modi. Triste conforto.
4 gennaio. [......](22)
Tu se ti proponi un sacrificio lo vuoi cos intenso ed esclusivo che in definitiva non interessa pi nessuno. Ricordati sempre che alla prima comunione non deglutivi la saliva per non rompere il digiuno.
[......](23)
5 gennaio. Non si cambia la propria natura. Hai scoperto ch'eri ingenuo, che ostentavi i tuoi sentimenti perch fossero anche pi assoluti (incapacit di mentire), e credendo di aver mutato registro, ora ostenti le tue tragiche convinzioni sulla necessit della menzogna.
Questo  definitivo: tutto potrai avere dalla vita, meno che una donna ti chiami il suo uomo. E finora tutta la tua vita era fondata su questa speranza.
[.....](24)
L'arte di vivere  l'arte di saper credere alle menzogne. Il tremendo  che, non sapendo quid sit veritas, sappiamo per che cos' la menzogna.
[......](25)
8 gennaio. Non  affatto ridicolo o assurdo chi, pensando d'uccidersi, si secchi e spaventi di cadere sotto un'automobile o di buscarsi un malanno. A parte la questione del maggiore o minor dolore, resta sempre che volere uccidersi  desiderare che la propria morte abbia un significato, sia una suprema scelta, un atto inconfondibile.  perci naturale che il suicida non tolleri il pensiero di cadere per caso sotto un veicolo o crepare di polmonite o qualcosa d'altrettanto insensato (meaningless). E dunque, occhio ai crocicch e ai colpi d'aria.
15 gennaio. [......](26)
La pena di chi si lascia andare ad atti contro natura,  che quando vorr essere naturale non gli riuscir pi. La storia di Jekyll e Hyde.
Tutti i caratteri che vanno famosi per olimpicit (Shakespeare, Goethe - Sturani(27), non hanno mai acquistato questa calma vincendo il tumulto, quasi premio di un eroico sforzo. Semplicemente erano gi olimpici fin dal primo giorno, e non hanno mai dovuto fare sforzi, e se parevano sconvolti dal tumulto di una passione, avevano fin da allora un giudizioso modo di patirla che li lasciava immuni. Questo per consolarti nei tuoi sforzi di non scoppiare. Tu non sei nato olimpico e mai lo sarai: i tuoi sforzi sono inutili. Perch chi ha ceduto una sola volta al tumulto pu sempre cedere un'altra. Problema d'ingegneria: ogni ponte ha una portata di l dalla quale non regge.  questione di tempra. La volont  soltanto la tensione della propria tempra congenita. Non si pu accrescerla di un'oncia.
La tua salvezza - bel fioretto da offrirti a trent'anni - sta soltanto nella vigliaccheria, nel ritirarsi nel guscio, nel non correre il rischio. Ma se il rischio ti cerca? E quanto durer il guscio?
Sappi quest'altra cosa: per tremende che siano state sinora le prove, sei fatto in modo che domani saranno anche pi gravi. A te succede che cresce soltanto, con gli anni, la capacit di scatenarti, non quella di resistere. Perch il tuo guscio - oggi lo vedi chiaro -  sempre andato assottigliandosi, persino materialmente. Sei malato e disoccupato.
Come migliaia d'altri, del resto. "Neppur l'orgoglio di sentirmi solo": eri un bel pesce, e il peggio  che lo sei ancora. Sei mai stato altro che quel bambino?
Perch la gente abbia piet di noi occorre che ci presentiamo bene (keep smiling), che non siamo troppo sporchi, che rappresentiamo un vantaggio per chi si occupa di noi. Ma quello che veramente chiederebbe la piet e il sacrificio - l'umiliato, l'ossesso, l'impotente, il tarlato; sudicio e malparlante; disperato e assetato - chi vorrebbe dedicargli la vita? Intendo la vita assolutamente, come sarebbe di una donna che se lo sposasse, senza riserve. Molti per carit lo sfamerebbero, lo ragionerebbero, gli laverebbero il pus, ma chi gli aggiogherebbe la sua vita?
C' mai stato un santo che ha salvato una sola persona? Tutti ne hanno salvato molte, hanno svolto una missione, hanno cercato gli infelici, ma qualcuno si  mai fermato a un infelice, chiudendosi in questa tomba? E persino chi ha sacrificato la vita, offrendo il suo sangue per un altro, avrebbe saputo trascorrere tutti i suoi giorni aggiogato a quest'altro, a questo solo?
16 gennaio. Vorrei esser sempre - come sono stamattina - sicuro che essendo la volont dell'adulto condizionata dalle centomila decisioni prese via via dal bambino in stato d'irresponsabilit,  ridicolo parlare di libero arbitrio anche nell'adulto. Ci si trova a poco a poco caratterizzati (a 16, a 18, a 20, a 22 ecc.) senza sapere nemmeno come ci si  arrivati, ed  indubitabile che secondo il vario carattere, si agir in un modo o nell'altro: dove va il libero e cosciente arbitrio?
 concepibile che si ammazzi una persona per contare nella sua vita? E allora  concepibile che ci si ammazzi per contare nella propria.
La difficolt di commettere suicidio sta in questo:  un atto d'ambizione che si pu commettere solo quando si sia superata ogni ambizione.
Le "illusioni" del Leopardi sono ridiscese sulla terra.
17 gennaio. Succede questo: con un enorme dispendio di sincerit sofferta, il sentimentale raggiunge i risultati di un qualunque libertino. Si pu ridere, ma l'amore  fatto cos. Nulla nella vita vale la pena d'esser pagato di l dal suo valore. Ma la sentimentalit consiste appunto nello stravolgere i valori.
Le puttane battono a soldi. Ma quale donna si d altro che a ragion veduta?
(notte, insonnia).
[......](28)
Molti che fanno morti edificanti, se li guarissero in extremis tornerebbero a imperversare.
Yet we all kill the thing we love
by all let this be heard
some do it with a bitter look
some with a flattering word...
[......](29)
Amare senza riserve mentali  un lusso che si paga si paga si paga.
19 gennaio. Non c' assolutamente nessuno che faccia un sacrificio senza sperarne un compenso.  tutto questione di mercato.
Se l'unica educazione la pu dare il dolore, domando perch sia filosoficamente proibito d'infierire contro il prossimo, educandolo nel miglior modo?
Se in questa giungla d'interessi ch' la terra dite che una cosa per bene c', e sarebbero gli entusiasmi per l'ideale - domando, quali ideali? - Perch siete poi i primi a rompere la testa e trattare da delinquente chi non ha il vostro ideale. Ammettiamo dunque che ci si pu sbagliare nella determinazione dell'ideale: una volta ammessa la possibilit d'errore, che cos'altro diventa la propria ricerca se non un problema d'astuzia? E allora - chi nasce astuto, chi no - dov' pi la responsabilit?
Perch il veramente innamorato chiede la continuit, la vitalit (lifelongness) dei rapporti? Perch la vita  dolore e l'amore goduto  un anestetico, e chi vorrebbe svegliarsi a met operazione?
Le crudelt che si commettono contro il codice, sono una povera banale cosa, rispetto alle inaudite, acutissime, strazianti crudelt che si esercitano per il solo fatto di esser vivo e tirare avanti alla peggio.
La solitudine  sofferenza - l'accoppiamento  sofferenza - l'ammassamento  sofferenza - la morte  la fine di tutto.
[......](30)
L'astuzia dell'uomo virtuoso!  possibile la virt senza l'astuzia? Chiamo astuzia la capacit di cogliere i valori. E, senza calcolo, nessuno  buono. Perch il "puro folle" non  che un folle, anzi uno scemo.
Ma sono inconsciamente convinto che senza disinteresse si  solo - egoisti. Vedi le donne che, puoi strozzarle, ma non scorderanno mai l'interesse. E quelle sarebbero virtuose?
[......](31)
21 gennaio. Una donna tiene a saper svegliare il desiderio dell'uomo, ma inorridisce se si conosca questa sua capacit.
Il fatto che la poesia decadente francese e quindi europea si sia formata e confortata sull'esperienza secolare di song inglese e specialmente su Poe, non starebbe a provare che gran parte del suo gusto per gli effetti fonici e delle sue ricerche sul valore essenziale, magico delle parole, nasce dalla frequentazione di una poesia straniera sempre soltanto semicompresa e quindi gustata essenzialmente come suono e come suggestione magica di sillabe misteriose?
22 gennaio.  concepibile un individuo che facendosi piccino, scomparendo, scolorando, attraversi con una compagna gli anni migliori della sua vita, intatto da sventura. Non  concepibile un trionfatore, un fragoroso, un erotico, che sfugga all'ironia della vita.
Chi avrebbe mai pensato che dopo aver mirato in tutti i modi all'isolamento sessuale, all'"autarchia", avrei scoperto sulla mia pelle, che desideravo di sposarmi essenzialmente come prova di fiducia da parte della donna? E per serenit sessuale?
Se nascerai un'altra volta dovrai andare adagio anche nell'attaccarti a tua madre. Non hai che da perderci.
(Sua)
"Per capire che esser gelosi carnalmente  una sciocchezza bisogna essere stati libertini..."
24 gennaio. Il sentimentale (=deformatore di valori) detto anche sognatore, comincia credendo che la sua inettitudine alle cose pratiche sia uno spregevole scotto da pagarsi all'Armonia Prestabilita in compenso delle ineffabili consolazioni e trionfi che trover nei suoi sogni.
Poi scopre che anche il mondo dei sogni richiede una pratica, una astuzia, tale quale l'altro Ma succede sempre che se ne accorge quando non  pi in tempo per vincere l'inveterata ingenuit. E questo  lo scotto vero che gli tocca di pagare.
In fondo io non cerco altro nella vita che le prove per darle della vacca dalla testa ai piedi. A chi? alla vita?
Impara da Lei: tutte le volte che le leggi qualche pensiero indiscutibile e offensivo, lei sorride tollerante e non accetta la discussione. Cos fanno i furbi. Specialmente con se stessi.
Si dovrebbe stupirsi se fosse diverso: si accumula, si accumula rabbie, umiliazioni, ferocie, angosce, pianti, frenesie e alla fine ci si trova un cancro, una nefrite. un diabete, una sclerosi che ci annienta. E voil.
Il brutto delle disgrazie  che avvezzano a interpretare come disgrazie anche le cose indifferenti. (Sar corretto il 1 novembre '38).
Hanno ragione gli idioti, i pazzi, i testardi, i violenti tutti - meno le persone ragionevoli. Che cosa altro si fa nella storia, se non inventare spiegazioni ragionevoli per le proprie pazzie? Che  come evocare dei nuovi pazzi che metteranno tutto a soqquadro. Bisogna esser pazzi, non sognatori. Essere al di qua dell'assestamento, non al di l.
Un pazzo pu ancora rinsavire, ma al sognatore non resta che staccarsi da terra.
Il pazzo ha dei nemici. Il sognatore non ha che se stesso.
Il Cristianesimo non pu morire perch contiene la possibilit di tutte le discipline
Quest' l'estratto di tutti gli amori:
si comincia contemplando,
esaltati
si finisce analizzando,
curiosi
Che cosa me ne importa di una persona che non sia disposta a sacrificarmi tutta la sua vita? Che questa sia l'inconfessata pretesa di ciascuno, si vede da ci che ciascuno si sposa (o vorrebbe sposarsi). Forse che sposarsi  chiedere altro? Va da s va da s che anche noi siamo pronti al reciproco. S ma with a difference: se quell'altra persona cambia idea, naturalmente la cambieremo anche noi, mentre non  affatto naturale che se noi cambiamo idea (un cornetto fatto la domenica), anche l'altra abbia questo diritto. Dico bene?
25 gennaio. Vivo attualmente come i pi spregevoli personaggi che mai mi abbiano fatto indignare in giovent.
26 gennaio. [......](32)
Non si sfugge al proprio carattere: misogino eri e misogino resti. Chi lo crederebbe?
 chiaro no, che senza di lei non accetti pi la vita?  chiaro che non torner mai pi indietro e se anche, che ormai ci siamo troppo violati, per convivere ancora? E dunque?
Perch scrivere queste cose, che lei legger e magari la decideranno a intervenire e darti il giro? Che altra vita faresti in questo caso se non ottobre '37?
Ricorda che tutto  scritto: febbraio '34 - la prima volta che hai salita quella scala e ti sei fermato a pensare che forse cominciava la fine.
Le manette di Sapri. A ogni urto di ruota ripetevi il suo nome.
[......](33) Lo sai che domani magari prendono il treno insieme e non ne saprai mai pi nulla? mai pi; come se tu fossi morto?
Da bambino soffrivi questo, vedendo due grandi che sprezzanti e soddisfatti si guardavano. E non sapevi bene che cos'era che pensavano di fare e non avevi trent'anni. Ora sei come allora - soltanto sai l'orrore di quelle strette e hai trent'anni e non crescerai pi.
[......](34)
Oseresti tu causare tanto male? Ricorda come hai congedato E.
Ma tutto  ambivalente. L'hai congedata per virt o per vigliaccheria?
Consolante pensiero: non contano le azioni che facciamo, ma l'animo con cui le facciamo. Cio: soffrano pure gli altri, tanto non c' altro al mondo che sofferenza: il problema  solo come portare una coscienza pura. E ci sarebbe la morale.
Idiota e lurido Kant - se dio non c' tutto  permesso. Basta con la morale. Solo la carit  rispettabile. Cristo e Dostojevskij, tutto il resto sono balle.
La morale  il mondo dell'astuzia. Solo la carit fa per te. Ma carit  un eufemismo per dire annientamento.
26 gennaio. (insonnia).
[......](35)
Dicono delle donne timorate di dio, che son santarelline. Ma la libert di spirito, alle altre, serve semplicemente a rialzare i prezzi.
1 febbraio.  facile essere buoni quando non si  innamorati.
2 febbraio. Le donne pi esigenti in fatto di capitali nel pretendere sono quelle che "loro il denaro lo disprezzano". Perch, per disprezzare il denaro bisogna appunto averne, e molto.
Vuoi sapere a che cosa pensa una donna quando le chiedi di sposarla? Leggi Moll Flanders.
3 febbraio. Carissima. Malgrado questi mesi d'orrore, malgrado questa distruzione stupida e inconscia d'ogni energia che restava a un pover'uomo che ha soltanto saputo straziare; malgrado la dissipazione di ogni bene che ancora avremmo potuto in avvenire vivere insieme; malgrado tutto il male che mi ha fatto - la compiango nella sua tristezza e nella sua inutilit, voglio bene non soltanto a quel corpo, ma ai suoi occhi pesanti, a tutte le sue futili e affannose fatiche, a tutto il suo splendido passato di povera bella donna innamorata della vita. Povera bambina: sia questo il mio saluto e la mia preghiera.
5 febbraio. [......](36)
Perch quest'allegrezza sorda e profonda, fondamentale, che sorge nelle vene e nella gola di chi ha stabilito di uccidersi? Davanti alla morte non dura pi che la bruta coscienza che siamo ancor vivi.
9 febbraio. L'origine di tutte le violenze tra uomo e uomo, e for all that tra uomo e donna, sta in questo che rarissimamente ci si trova d'accordo sul valore di un fatto, di un pensiero, di uno stato d'animo: ci che per uno  tragedia per l'altro  gioco. E anche se inizialmente tutti e due sono disposti a sentire come seria una situazione, accade - essendovi sempre una lieve differenza d'intensit - che il pi serio  portato a esagerare la sua seriet e il meno a trasformare il tragico in gioco, per quell'amore di euritmia, di coerenza, di assolutezza, che  in tutti.
Potrebbe sfuggire a questo destino chi sapesse star da solo - esaurire tutte le sue esigenze nel giro chiuso della sua persona. Ma siamo cos fatti che anche i nostri moti pi interiori cercano appoggio in un consenso sociale. E anzi, quelli che vivono pi solitari sono portati, quando trovino una risposta nel prossimo, a buttarcisi con pi entusiasmo ed esclusivit, tendendo a creare una molteplice solitudine di anime. Per cui non si consiglier mai abbastanza, a chi sia convinto dell'essenziale solitudine di ciascuno, di disperdersi in innumerevoli, e perci poco impegnativi, legami sociali.
La solitudine vera, cio sofferta, porta con s il desiderio di uccidere.
15 febbraio. Quante volte abbiamo preso questa sicura e buona risoluzione di "stare su di noi" - di trattarla come se tutto cominciasse ora ma con l'inenarrabile vantaggio che conosciamo ogni suo scambietto? E quante volte siamo venuti meno? Vediamo perch. Abbiamo fumed in solitudine, e di qui fatto l'ammazzato in sua presenza. Devi essere calmo e pronto in sua presenza; occupato in solitudine. Fare lo scoglio, non pi l'onda. Ricreare la tua solidit del '33 in barca. Riempire le riserve interne di succo. Concedere, non chiedere. Aspettare. Conosci la strada di ogni impulso. Dominare tutti quelli che portano alle note situazioni avvilite. Se non sai far questo, non farai mai nulla.
[......](37)
16 febbraio. Sono soddisfatto di aver sempre atteso qualcosa da Pinelli. Con l'Ippogrifo dimostra di intendere molte cose moderne che pareva ignorare, e di essere sensibile al ritmo della citt. Questa tecnica ha possibilit infinite. Permette di raccontare con tutta la concisione della scena. Accompagna il cinema.
 bello vedere che sotto questa vitalit resta cattolico; anzi la fede  la sua spina dorsale.  inutile, in tutti i tempi, di moderne veramente, non c' che le persone di buon senso.
Abbiamo delle debolezze. Siamo convinti che il proprio bagaglio nessuno lo pu cambiare. Cerchiamo con l'astuzia di trasformare in valori le debolezze. Ma se nel bagaglio manca proprio l'astuzia?
Ti piacciono le cose assolute? Non puoi costruire un amore totalitario: costruisci una bont totalitaria. Ma non far coglionerie: escludi il sesso.
17 febbraio. I giudiz morali di Madame Bovary ignorano ogni principio, se non quello dell'artista che violenta e atteggia ogni gesto umano. Certi si ringalluzziscono del quadro che dell'amore d Madame Bovary intendendolo una sana critica dei ciarpami romantici fatta da una robusta coscienza, e non vedono che la robusta coscienza non  altro che il guardar netto, lo sciorinare con foga i tristi moventi umani. Come si pu vivere, secondo Madame Bovarv? In un solo modo: facendo l'artista tappato in casa.
Gurdati bene dal prendere sul serio le critiche di Flaubert alla realt: non sono fatte secondo altro principio che questo: tutto  fango, tranne l'artista coscienzioso.
19 febbraio. Quei filosofi che credono all'assoluto logico della verit, non hanno mai avuto a che discorrere a ferri corti con una donna.
20 febbraio. Dovendo perdere una persona carissima, chi non preferirebbe che costei muoia piuttosto che semplicemente se ne vada e riviva altrove? Si pu tollerare che quella, che era tutta la vita, cessi di essere tale per noi e cominci ad esserlo per altri o per s sola? Suppongo anche che il distacco sia tale che escluda ogni possibilit di ritorno e ripresa.
Non sei stato capace di porre un argine alla tua vita e vuoi incanalare e descriverne di quelle altrui?
Tu delle cose dello spirito (arte, moralit, dignit, conoscenza) hai rimasticato quel tanto che  bastato a lasciartene nella bocca il gusto, poi sei tornato al tuo pane e patate.
Dimentichi sempre che sei nato schiavo. Ti pare sempre di ricevere dei torti. Ma pu uno schiavo ricevere dei torti?
La bont che nasce dalla stanchezza di soffrire  un orrore peggio che la sofferenza.
[.....](38)
21 febbraio. Perch essere geloso? Lui non vede in lei quel che vedo io - probabilmente non vede nulla. Tanto varrebbe esser geloso di un cane o dell'acqua della piscina. Anzi, l'acqua  pi all-pervading di qualunque amante.
Perch quasi tutti hanno sofferto una delusione d'amore? Perch proprio l'amore in cui si sono buttati con slancio, li deve tradire - per la legge che si ottiene solo ci che si chiede con indifferenza.
23 febbraio. Per ottenere amore tragico ci vuole astuzia. Ma sono appunto gli incapaci di astuzia che hanno sete di amore tragico.
25 febbraio. Nella pausa di un tumulto passionale - oggi - l'ultimo? - rinasce voglia di poesia. Nella lenta atonia di un silenzioso collasso nasce voglia di prosa.
La chiusa violenta e stremata di una passione somiglia al tuo arrivo a Branca.(39) Ti sei guardato intorno stupito e ammaccato, e hai visto dell'aria, delle case, della spiaggia bassa - tutto a colori aspri e teneri, come il rosa su una parete scabra. E hai tirato un sospiro di sollievo.
Chiari, i primi giorni. Ma poi? Appena ti sei accorto ch'eri solo?
Bisogna confessare che hai pensato e scritto molte banalit nel diarietto di questi mesi.
Lo confesso ma c' qualcosa di pi banale che la morte?
Ragionamento d'innamorato: s'io fossi morto lei continuerebbe a vivere e ridere e correre la buona fortuna. Ma mi ha piantato, e continua a vivere e ridere, ecc. Dunque, io sono come morto.
1 marzo. Glamis hath murdered sleep.
5 marzo. Vendicarsi di un torto ricevuto  togliersi il conforto di gridare all'ingiustizia.
L'amore interessa la persona amata in ragione delle cose che porta con s. Per cui chi si preoccupa di amare sinceramente e integralmente quasi mai ha avuto tempo nella vita di accumulare le cose (personalit, ricchezze, forza, mezzi, qualit, ecc.) che farebbero accettare il suo amore. Dell'amore in s nessuno sa che farsene. E siamo giusti: che cos' l'amore in s, altro che la libidine di uno scimmione?
10 marzo. Un uomo che soffre lo si tratta come un ubriaco. "Su, andiamo, basta, via, ora basta, non cos, basta..."
23 marzo. Non manca mai a nessuno una buona ragione per uccidersi.
Ci che non si  saputo fare con la forza vergine dei venticinque anni, come  possibile farlo con le tare dei trenta?
Farsi amare per piet, quando l'amore nasce solo dall'ammirazione,  un'idea molto degna di piet.
Che non riusciremo mai a piantarci nel mondo (un lavoro, una normalit),  chiaro.
Che non conquisteremo mai una donna (n un uomo),  chiaro, tanto per la precedente debolezza quanto per quella che sai.
Che non c'innamoreremo mai di una di quelle idee per cui si accetta di morire,  chiaro - vedi l'esperienza fatta.
Che non avremo mai il coraggio di ammazzarci,  chiaro - vedi quante volte l'abbiamo pensato.
[......](40)
26 marzo. A che cosa ha servito questo lungo amore?
A scoprire tutte le mie tare, a provare la mia tempra e giudicarmi.
Vedo ora il perch del mio isolamento fino al '34. Sentivo inconsciamente che per me l'amore sarebbe stato questo massacro. Niente si  salvato. [......]. La coscienza si  spaccata: vedi lettera e tentazione omicida. Il carattere si  piegato: vedi confino. L'illusione dell'ingegno  svanita: vedi lo stupido libro e la mia natura di traduttore. La fermezza dell'uomo comune, persino,  venuta meno: a trent'anni non ho un mestiere.
Sono arrivato al punto di sperare la salvezza dall'esterno, e non c' oscuramento pi grande: penso ancora che con lei potrei vivere e lottare. Ma di quest'illusione fa giustizia lei stessa: mi ride in faccia e cos risparmia anche quest'ultima penosa esperienza.
"...Siamo pieni di viz, di ticchi e di orrori
noi gli uomini, i padri..."
Tutto giusto. Solo che non siamo stati nemmeno padri.
[......](41) Anche fisicamente, ora non sono pi lo stesso.
Eppure  accaduto a molti che un amore li ha distrutti e ammazzati. Sono forse pi bello perch non debba capitare a me? La lotta ora non  pi tra il sopravvivere o decidermi al salto.  tra decidermi al salto da solo come sono sempre vissuto, o portare con me una vittima - perch il mondo se ne ricordi.
Tutti i giorni, tutti i giorni, dal mattino alla sera, pensare cos. Nessuno ci crede:  naturale.  forse questa la mia vera qualit (non l'ingegno; non la bont, non niente): essere invasato d'un sentimento che non lascia cellula del corpo sana.
 davvero l'ultimo orgoglio: nessuno per nove mesi avrebbe retto a uno strazio simile. Anche lei che parla: un altro - chiunque - a quest'ora l'avrebbe gi uccisa.
[......](42)
La cosa segretamente e pi atrocemente temuta, accade sempre. Da bambino pensavo rabbrividendo alla situazione di un innamorato che vede il suo amore sposarne un altro. Mi esercitavo a questo pensiero. E voil.
27 marzo. Una domenica passata a vagolare col pensiero come una mosca legata, tutto intontito corpo ed anima, percorso da brividi di rabbia, o stretto dalla mano di ferro, o blandito da una vagula apprensione di futuro meno atroce.
Osservo che il dolore abbrutisce, intontisce, schiaccia. Ogni tentacolo con cui una volta sentivo, provavo e sfioravo il mondo  come troncato e incancrenito al moncone. Passo la giornata come chi ha urtato uno spigolo con la rotula interna del ginocchio: tutta la giornata come quell'istante intollerabile. Il dolore  nel petto, che mi sembra sfondato e ancora avido, pulsante di sangue che fugge e non ritorna, come da un'enorme ferita.
Naturalmente,  tutta una fissazione. Dio mio, ma  perch sono solo, e domani avr una rapida felicit, e poi di nuovo i brividi, la stretta, lo squarcio. Non ho pi fisicamente la forza di star solo. Una volta sola mi  riuscito, ma ora  una ricaduta e, come tutte le ricadute,  mortale.
Eppure a questo stato si aggiunge un'altra sofferenza, come chi, tagliato in due, senta ancora un mal di denti.  questa: che da Brancaleone ho scritto un 2 febbraio una lettera simile, quella della crosta. Quale  stata la mia vita da allora? Valeva la pena essere cos vile, per ottenere che cosa? Altri squarci, altra cancrena, altro sfottimento.
Sono diventato idiota. Mi chiedo e richiedo: che cosa le ho fatto di male? Abbi il coraggio, pavese, abbi il coraggio.
[......](43)
Pensa che hai un merito, se spacci te solo. Ti sar contato.
25 aprile. Perch - quando si  sbagliato - si dice "un'altra volta sapr come fare", quando si dovrebbe dire: "un'altra volta so gi come far"?
6 maggio. A tutto c' rimedio. Pensa che sia l'ultima sera che passi in prigione. Respiri, guardi la cella, ti intenerisci sui muri, sulle sbarre, sulla scarsa luce che entra dalla finestra, sui rumori che sussultano da ogni parte e ormai appartengono a un altro mondo.
Perch ti fa pena la cella? Perch  diventata cosa tua. Ma se ti dicono improvvisamente che c' un errore, che non uscirai domani, che resterai non sai ancora quanto, manterrai la calma?
Siamo sinceri. Se ti comparisse davanti Cesare Pavese e parlasse e cercasse di fare amicizia, sei sicuro che non ti sarebbe odioso? Ti fideresti di lui? Vorresti uscire con lui la sera a chiacchierare?
11 maggio. Esamina quante cose ti piacciono e ridestano solo perch "fanno bizzarro" e verggnati.
Tra le persone non pi tanto. Ma nella natura! Il giardino tigrato, le nuvolette della primavera, il salto da Torino alla pianura della Dora, l'odore di benzina tra le piante dei viali ecc. ecc.
In fondo tutto il delirante delle tue passeggiate  fatto di bizzarro, che si differenzia dal pittoresco dell'800 solo perch hai avuto la bont di preferirlo.
Va da s che vorremmo dargli un valore universale tanto solidamente costruito da riscattarlo. "There is no excellent beauty that hath not some strangeness..." Tutto il problema sta nella strangeness. Ma la frase continua "...in the proportion". Vale a dire: la costruzione della bellezza deve avere bizzarro, gli elementi vanno banali e - dico io - immediatamente riconoscibili. Perch, insomma, scoprire una strangeness di cose  facile e non significa nulla; bisogna scoprire una strangeness di rapporti - di costruzione - e allora si sar insegnato a vedere il bizzarro, si sar mostrato come il bizzarro nasce e vive tra la banalit e seriet universali.
Indiscutibile essendo che tutta l'arte mira alla "meraviglia": meglio, a "insegnare la meraviglia." Stupendosi del "come" e non del "che" ci si potr stupire poi, sempre che si voglia.
13 maggio. Siccome Dio poteva creare una libert che non consentisse il male (cfr. lo stato dei beati liberi e certi di non peccare), ne viene che il male l'ha voluto lui. Ma il male lo offende.  quindi un banale caso di masochismo.
E stare attenti che il poeta ragiona col come e non col perch. "Hai fregato X., fregherai me; come me, Y.; come lui, me ecc.".
Vendredi, treize, - indiscutibilmente, non siamo pi bambini.
16 maggio. Hai sfogliato Lavorare stanca e ti ha avvilito: composizione larga, assenza di ogni momento intenso che giustificherebbe la "poesia". Le famose immagini che sarebbero la struttura stessa fantastica del racconto non le hai vedute: valeva la pena spenderci dai 24 anni ai 30? Al tuo posto, io mi vergognerei.
24 maggio.  bello quando un giovane - diciotto, vent'anni - si ferma a contemplare il suo tumulto e cerca di cogliere la realt e stringe i pugni. Ma meno bello  farlo a trenta come se niente fosse successo. E non ti viene freddo a pensare che lo farai a quaranta, e poi ancora?
26 maggio. La ragione perch gli unici filoni ricchi di materia che hai trovato sono gli anni dai sei ai quindici; da cui ti giungono storie e poesie mature e saporite -  questa: in quegli anni vivevi nel mondo, vitellescamente e ottusamente ma nel mondo. Il tuo io interessava s tutti i tuoi contatti pratici col mondo, ma lasciava intatta tutta la corrente di simpatia tra te e le cose.
Dopo i quindici il tuo io  uscito dalla brutalit pratica, e ha cominciato a erigersi anche in un mondo ch'era stato sin allora della contemplazione pura. E ogni cosa si  fatta sterile e torbida e voluta.
Il problema di uscire dall'adolescenza trentenne in cui ti muovi,  questo: vedere i maneggi della virilit con lo stesso occhio pratico con cui il bambino vedeva i suoi, ma tuffarti con la stessa ingenuit nella corrente di simpatia per questo lurido mondo.
In fondo, l'unica ragione perch si pensa sempre al proprio io,  che col nostro io dobbiamo stare pi continuatamente che non con chiunque altro.
A proposito di quella storia dei filoni.  per da rilevare che delle molte esperienze della tua infanzia, tu hai scelto certe che hanno un'aria di famiglia, tra sognante e brutale, e le hai scelte proprio nella lunga elaborazione degli anni adolescenti. Come resta?
 un fatto che veramente tuo  ci solo che ti ritorna infinite volte alla fantasia, e non puoi non sognare. Problema: lo scegli perch hai dei gusti gi formati, o  esso che ti forma il gusto? La solita risposta - che nascono insieme - non mi sembra gran cosa.
30 maggio. Ennesimo distacco. Ci che dipende da s soli, basta volerlo decisamente, e si ottiene. Ci che dipende dal consentimento altrui  un do ut des, in cui non bisogna assolutamente mostrare volont disperata e sincera. Soltanto con l'indifferenza si ottiene, e si conserva. Vigono, nei problemi di convivenza, le stesse leggi che regolano il mercato. Essere tanto indifferenti da sapere contrattare. Sinceri con se stessi, falsi con gli altri.
L'unico modo per conservarti una donna - se ci tieni -  metterla in una situazione tale che il mondo, il rispetto umano, l'interesse, ecc. le impediscano di andarsene. Chi cerca di conservarsela per pura forza di dedizione e di sincerit  un ingenuo. Avere la legittimit dalla propria:  il modo con cui si stabilizzano le rivoluzioni e si tengono le donne. Liberarsi da ogni nobile gusto, e accettare di essere a righteous citizen, un grasso borghese. Guarda come si sono messi a posto principescamente le tue conoscenze. Chiavar bene e mangiare meglio; piace a tutti.
Ed  gente che si stupirebbe moltissimo se tu mettessi in dubbio che si sacrifica per gli ideali. La vita pratica  astuzia, nient'altro.
Tutto si riduce alla sacramentale astuzia della fidanzata che non deve dargliela al moroso, altrimenti lui la pianta.
31 maggio. Eppure, fin che sentirai dentro di te quest'astio, fin che sarai costretto a non fantasticare per non impazzire, fin che "accuserai la botta",  chiaro che non potrai pi lavorare. Almeno le cose bisogna amarle, per creare qualcosa. Per essere solo e creare qualcosa. Chi odia, non  mai solo:  in compagnia dell'essere che gli manca. Ma per amare le cose, bisogna amare anche le persone. Non si scappa. Infatti, la logica conclusione del tuo stato  il suicidio. O commetterlo una buona volta o perdonare al mondo - e a lei, che  tutto il mondo. Perdonale, e cos sarai solo - solo con lei. Anche questa  astuzia.
Che tutta la tua posizione sia falsa si vede dal terrore che hai della sua morte e del suo suicidio. Se veramente l'odiassi, dovrebbe sorriderti questo pensiero. Ma ti atterrisce, dunque non l'od. - Che sia perch ti vedi sfuggire la vittima? C' anche questo, ma non basta a spiegare la tua ansia. Che sia per semplice vigliaccheria di sapere la cosa fatta? C' anche questo - e dovresti vergognartene - ma non basta a spiegare quest'ansia. - Dunque perdonale, sii quell'uomo che hai sempre finto e abbi pace.
2 giugno. Nelle cose sessuali mi pare che l'uomo soddisfacendosi si tranquillizza e distacca, la donna si riaccende e illibidinisce.
Ragione questa del fatto naturale che la donna sfugge, e tenta perennemente di lasciar l'uomo con l'uzzolo, per legarlo a s. Mentre all'uomo non serve di rifiutarsi alla donna per legarla a s.
Inoltre la donna che fa il figlio, trova in questo la sua pace; l'uomo, se non trovasse la pace nel semplice coito, non la troverebbe mai.
3 giugno. In questo mestiere di poetare non  la calda ispirazione che crea l'idea felice, ma l'idea felice che crea il calore ispirato.
D'estate e in primavera, al caff, per i corsi, sotto i portici ecc. le donne eleganti che passano mi ricordano sempre le antiche babilonesi o le alessandrine. Probabilmente  tutto effetto dei belletti, delle unghie rosse, delle gambe scoperte, risaltate dal sole e dal sereno e dall'ozio, e quindi miste di barbarico e raffinato, secondo appunto che immagino quelle due civilt.
7 giugno. Pericoli di far troppo l'angelo: quando il mondo ti tratta come ha sempre legittimamente trattato gli angeli, con sadica e divertita villania, ecco che diventi il peggiore e pi abbietto demonio, quello che, incapace di far bene il male, impiega una giornata a uccidere un coniglio perch ogni tanto si ferma a rimproverarsi e poi ricomincia perch i guaiti del coniglio lo insospettiscono di essere preso in giro. Non c' nulla di pi deforme che un angelo decaduto.
Tra le altre profondit del cristianesimo metti questa: il vero male viene da chi era un tempo buono, non da uno spirito che, essendo sempre stato cattivo dall'eternit, non avrebbe nessun accanimento possibile e un bel giorno si seccherebbe delle sue carognate.
Una conferma di ci  la tradizione che fa di Nerone giovane un San Luigino ipocrita e smanceroso.
Peccato che tutto ci sia un'interpretazione romantica (il Corsaro, il Bandito per vendetta) e come tutte le scoperte che fai non valga nulla.
Le cose che ti sono accadute finora, avrebbero dovuto accaderti sui vent'anni. Questa  tutta la tua anormalit, non l'ingegno o che so io. In questa sperequazione tra possibilit vitale ed esperienza sta la causa del tuo apparente fiorire sui venticinque e della decadenza attuale. Innumerevoli cose ti mancavano allora, cui supplisti con la dedizione appassionata alla singolarit e alla poesia; troppo tardi le hai avute ora per saperle ancora giudicare nel loro concreto valore. Hai deformato tutto.
Naturalmente, per, se questa sperequazione  stata, non  nata dal caso, ma da una tua iniziale sordit e dispersione che stravolse sui vent'anni i valori e ti fece cercare cose insolite in modo insolitamente storto. Perch chi cerca trova e le esperienze muovono soprattutto dall'intimo e abbiamo le avventure che scegliamo di avere.
La sublimazione e l'angelicamento delle donne nello Stil Nuovo, non era poi un modo di levarsi d'attorno l'empiastro e badare, dopo reso l'omaggio, a cose pi serie e vitali?
La morte  il riposo, ma il pensiero della morte  il disturbatore di ogni riposo.
Sono in ritardo di almeno otto anni sui miei coetanei. Solitamente essi a ventidue sono gi convinti di ci che a trenta non mi convince ancora.
 ridicolo supporre che i propri rapporti vitali con una persona possano mai cambiare.
11 giugno. Osservo che non ho quasi verso di lei risentimento. Credo che sia buon segno di perseveranza.
[......](44)
Una cosa anche ostica  un conforto se la scegliamo noi, mentre se viene imposta da altri  tutta sofferenza.
 una vecchia sapienza, ma fa piacere averla riscoperta. Credi solo all'attaccamento che costa sacrificio: tutto l'altro , nel migliore dei casi, retorica.
Del resto Cristo - il nostro divino modello - non pretendeva di meno dagli uomini.
Da chi non  pronto - non dico a sacrificarti il suo sangue, che  cosa fulminea e facile - ma a legarsi con te per tutta la vita (rinnovare cio ad ogni giornata la dedizione) - non dovresti accettare neanche una sigaretta.
Cara mia, coi bambini non si scherza. Sono stato un bambino anch'io (primo mese).
12 giugno. Terzo pomeriggio della morte di lei.
Vissuto eroicamente e non voluttuosamente.
Che la poesia venga pi di rado, non vuol dire che sia finita, ma che sono meno contentabile in fatto di soggetti e di esecuzione.
Tutti gli "affetti pi sacri" non sono che una pigra abitudine.
13 giugno. [......](45)
Che cosa c' di pi puro stile alfieriano che questa lettera? Che tutto il mio contegno in questa storia? E tutti i rovelli, gli schianti, gli urli, ecc.? Nient'altro che la storia di Saul: non valeva la pena di nascere un secolo dopo.
Per me ha ancora da avvenire la rivoluzione francese, e quando avverr mi disguster.
16 giugno. C' il tipo d'uomo che non pu tollerare di lasciare una donna, una persona in genere con la quale sia entrato in rapporto geloso, senza sbatterle la porta in faccia.
Non credo che sia malvagit.  semplicemente bisogno di fare clamorosamente, totalitariamente quello che in altro modo parrebbe solo approssimativo e non certo.
 debolezza. Consiste in attaccarsi ai simboli esterni della separazione (parolacce, schiaffi, gesti, scandali) per mera sfiducia verso la propria intima risoluzione.
 paura di esser fatto fesso e vedersi rimettere nella situazione di prima - nel quale caso sarebbero desolatamente irriti, sprecati, tutti gli spasimi che la separazione ha pure causato.
Non  malvagit. Ma certo tutte le malvagit nascono di qui, se tutte nascono dall'ambizione frustrata.
Con la tua definizione del sacrificio che consisterebbe in vivere con una persona, non nel rinunziarvi, ottieni di mettere dalla parte del torto chi ti rifiuta. Ma perch poi si debbono fare sacrifici?
Non ti accorgi che - se pure rigetti una sana e normale struttura morale - ti resta il culto del gesto morale, privato di ogni appiglio storico o trascendente - cio mera retorica?
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17 giugno. L'effetto del dolore (disgrazie, sofferenze, quando siano mentali)  di creare un filo spinato nella mente e costringere i pensieri a evitare certe aree, per sfuggire alle angosce che vi regnano. In questo senso, soffrire limita l'efficienza spirituale.
Che, finito il dolore, la propria potenza si trovi accresciuta non  poi tanto gloriosamente vero, anzitutto perch un certo indolenzimento nell'area resta sempre, e una tendenza a evitare il malo passo, e poi perch, se durante la pena non si  acquistato nulla, non si vede come si possa acquistare dopo, nella normalit.
Il fatto  questo, che si  acquistata esperienza: la cosa cio pi astratta e vana. Quanto alla tempra, la si  solo indebolita. Nessun carattere ha dopo un dolore la tempra che aveva prima. Come nessun corpo dopo una ferita ha la salute di prima, se non un indurimento esacerbato: il famoso stato corneo.
Tutti questi grandi spiritualisti parlano in fondo di risultati materiali: nozioni su se stesso, sulla vita, massime che ci si d, ecc. L'efficienza, la tempra, la "portata del ponte", ognuno vede chiaramente che col dolore subisce soltanto una limitazione d'attivit, e quando ritorna ad avere campo libero non ha nemmeno il vantaggio di essersi rinvigorita con un riposo - dato che soffrire travaglia e lima anche se non lascia libero gioco.
20 giugno.  notevole come divenendo adulti non s'imparino nuovi modi di fare il bene - di essere buoni - ma soltanto di fare il male anzi di essere cattivi. Di questi s, non si finisce mai di impararne.
Perch? Forse perch il pi serio desiderio di bont non va oltre la ricordata innocenza infantile? Dico ricordata, perch in pratica si era carogne anche allora.
22 giugno. Il mondo si vive con l'astuzia. E va bene. Solamente gli astuti sanno fare il male, trionfando. Chi soffra di questo stato di cose e decida di fare una porcata per vendicarsi, per mettersi a posto, per trionfare, deve riflettere che poi gli toccher sempre di vivere con astuzia, saper trionfare, altrimenti l'astuta porcata commessa una volta tanto servir solo a tormentarlo, contrastando con tutto il suo persistente stato di non-astuto, di non-porco, d'inetto.
Il peccato  agire contro il proprio solito.  una rottura d'equilibrio.
Di qua nasce che quando uno ha peccato (cio gli rimorde, altrimenti non  peccato), tutta la propria vita pare messa in questione.
Consiglio ai peccatori: non mai fermarsi a met, ma impegnare tutto se stesso e cercare di darsi il nuovo indirizzo come un'abitudine, di trasfigurare in questo senso specialmente il proprio passato.
Pu parere il contrario, ma la cosa che pi fa orrore a chiunque,  di svegliarsi, un mattino, diverso dalla sera prima. Perdere cio il senso della propria impalcatura.
Qual  la differenza tra un delitto compiuto e uno fantasticato, gustato, amato ma non commesso? Questa: che il primo non potr pi non essere, e il secondo lascia l'illusione di non averci disturbato la nostra natura. Come coscienza dovrebbero invece darci lo stesso rimorso; ma non ce lo dnno perch nel secondo caso nulla ci vieta di tornare come prima.
Anche in questo il cristianesimo  in gamba: "chi guarda una donna con concupiscenza, ha gi commesso adulterio..."
Insomma: la buona coscienza non  altro che l'espressione del desiderio che tutti abbiamo: essere noi - starcene comodi.
Soffrono immensamente di pi i piccoli occasionali prevaricatori che non i grandi delinquenti, e semplicemente perch i secondi ci sono connaturati.
Rimordendoci una mala azione, non  del dolore inflitto agli altri che ci dispiace, ma del disturbo recato a noi stessi. (Cfr. Raskolnikoff).
L'arte di vivere - dato che per vivere bisogna straziare altri (vedi vita sessuale, vedi commercio, vedi ogni attivit) - consiste nell'abituarsi a fare ogni porcata senza guastare la nostra sistemazione interiore. Essere capace di qualunque porcata,  il miglior bagaglio che possa avere un uomo.
23 giugno. La bella formola "Non devo" che nella sua assolutezza pare il segno pi certo di una trascendenza dell'imperativo morale, non  poi piuttosto un'efficace ellissi che sottintende tutta la considerazione di un complesso calcolo?
7 luglio. Il colloquio del Po.
8 luglio. "Ha trovato uno scopo nei suoi figli." Perch trovino anch'essi uno scopo nei loro figli? Ma a chi serve questa fottitura generale?
Tanto poco un uomo s'interessa dell'altro, che persino il cristianesimo raccomanda di fare il bene per amore di Dio.
E gli riemp la bocca con un pugno.
Tanto stupido che per trovare uno scopo alla sua vita, ha dovuto fare un figlio.
9 luglio. In nessuna attivit  buon segno se all'inizio c' la smania di riuscire - emulazione, fierezza, ambizione, ecc. -. Si deve cominciare ad amare la tecnica di ciascuna attivit per se stessa, come si ama di vivere per vivere.
Solo questa  vera vocazione e pegno di seria riuscita. In seguito potranno venire tutte le passioni sociali immaginabili a rimontare il puro amore della tecnica -  debito che vengano anzi - ma cominciare da loro  indizio di scioperataggine. Bisogna insomma amare un'attivit, come se non ci fosse nessun altro al mondo, per se stessa. Per questo il momento significativo  quello degli iniz: perch allora  come se il mondo (passioni sociali) non esistesse ancora rispetto a quest'attivit.
Anche perch sono tutti capaci a innamorarsi di un lavoro che si sa quanto renda; difficile  innamorarsi gratuitamente.
13 luglio.  peccato ci che infligge rimorso.
Che le stesse cose, per uno siano peccato per altri no (5 maggio '36)  naturale: basta non averne rimorso. Come fare? Fare come dice 22 giugno '38. Levarsi intanto di testa che il rimorso sia una realt assoluta che infallibilmente piomba addosso. Lo provano solo coscienze particolarmente educate. Si pu quindi educarsi in modo da non sentirlo. Dicono che sentirne per molte e molte azioni dove l'ineducato non sente nulla, sia pegno di finezza e ricchezza interiore.  poi vero? Non  concepibile una ricchezza interiore che non porti ad esclusione di stati di coscienza, ma li accetti tutti quanti, anche quelli che solitamente dnno rimorso? Qui c' un sofisma, perch se qualunque genere di stato di coscienza  arricchimento, anche quello di rimorso  arricchimento, e si torna al punto di prima.
Ma parlando di arricchimento si parla di godimento. Diremo dunque che anche lo stato di rimorso  benvenuto, non in se stesso (ch, come ogni dolore - 17 giugno -  nella sua attualit impoverimento, anchilosamento, impietramento) ma come premessa del godimento recato dalla compunzione e conseguente scelta risoluta di nuove buone azioni che non diano pi rimorso.
Resta, per, che questa condizione ("solo quelle che non diano pi rimorso") pare legarci le mani e quindi impoverirci.
Per non dire che, se il rimorso e relativa compunzione e risoluzione a ben fare sono un processo positivo (arricchimento), non si vede perch non si dovrebbe peccare per percorrere poi questa scala di arricchimento.
Conclusione: infatti  legittimo peccare in modi inauditi, scopritivi, che ci portano a rimorsi, e quindi a compunte risoluzioni, a noi nuove (=arricchimento).
 peccato solo il rifare un'azione che gi si sa porta al rimorso e quindi a una risoluzione (arricchimento) che non ci arricchisce pi, avendoci gi arricchito una volta. Dico bene?
14 luglio. Per capire l'atteggiamento serio di una donna tra molti giovanotti, respingente e disinvolto e imbarazzato e compunto, pensa al tuo, davanti a cinque o sei puttane che tutte ti guardano e aspettano la scelta.
22 luglio. Stare in guardia da chi non  mai irritato. (Cfr. 7 dicembre '37, VI).
Scritta la prima riga di un racconto  gi tutto scelto e lo stile e il tono e la piega dei fatti.
Data la prima riga,  questione di pazienza: tutto il resto ne deve e ne pu venir fuori.
Pu anche darsi che avere in fondo al cuore un rimorso, la piaga di una villania commessa in passato, aumenti la coscienza che si ha di se stessi, ci renda interessanti a noi stessi, ci occupi molti minuti desolati che altrimenti si trascorrerebbe in vuoto galleggiare.
Qualunque rimorso, perch una mala azione  sempre stata un'affermazione di passione e quindi ci ha per un momento illusi di avere una certa energia.
Il rimorso di non essere stati capaci, invece, non d nessun conforto, a meno che si riesca a interpretarlo come un'affermazione di energia, di sacrificio, di disinteresse, ecc. Non  per sempre un facile trik, questo.
28 luglio. Il nerbo di ogni trama  questo: vedere come quel tale se la cava in quella tale situazione. Il che vuol dire che ogni trama  sempre un atto d'ottimismo in quanto  una ricerca di come si reagisce (va da s che anche la sconfitta di quel tale  quest'atto: se per l'autore  sconfitto, vuol dire che non se l' saputa cavare - implicito giudizio su come occorreva fare per cavarsela).  questo il messaggio di ogni trama: cos si deve, o non si deve, fare. Per questo, esistono opere immorali: le opere in cui non c' trama.
L'arte moderna che sembra sfuggire alla trama, semplicemente sostituisce a quella ingenua dei fatti di cronaca, una sottilissima miriade di avvenimenti interiori in cui ai personaggi si sostituisce un solo personaggio (average man) che chiunque di noi pu essere - anzi, , sotto le antiche grossolane schematizzazioni psicologiche.
Il vertice di quest'arte si raggiunge con un trucco: all'average man guardato come straordinario eroe (primo momento dell'arte moderna) si sostituisce lo straordinario eroe guardato nella sua normalit (averageness). E siccome si evitano le schematizzazioni del passato, si cerca lo straordinario eroe nel patologico (lo straordinario comune) e lo si segue con indifferente homeliness (Faulkner? O'Neill? Proust?)
2 agosto. [......](47)
7 agosto. Il vero bel seno  quello in cui consiste tutto il petto, acuminato in due, e ha quindi radici fino alle costole.
Gli altri sono belle cose aggiunte, ma il petto esiste sotto ad essi.
28 agosto. Il fascino sottile delle convalescenze consiste in questo: tornare alle proprie abitudini con l'illusione di scoprirle.
I propr difetti irriducibili bisogna trasformarli in virt. Assodato che mi piace recitare davanti a me stesso, posso riscattare questa sciocca dispersione imparando a investirmi di parti ignote e vederle cos svolgersi secondo la loro natura.  in fondo una premessa di poesia.
30 agosto. Ci che si trova di grande in Vico - oltre il noto -  quel carnale senso che la poesia nasce da tutta la vita storica; inseparabile da religione, politica, economia; "popolarescamente" vissuta da tutto un popolo prima di diventare mito stilizzato, forma mentale di tutta una cultura.
In particolare, il senso che ci vuole una particolare disposizione ("logica poetica") per farne.
Ed  ancora in fondo la teoria che meglio rivive e spiega le epoche creatrici di poesia, il mistero per cui tutte le forze vive di una nazione sgorgano a un dato momento in miti e visioni.
Le mie storie non sono che storie d'amore o storie di solitudine. Per me pare che non esista altro modo di uscire dalla solitudine che "attaccare" una ragazza. Possibile che non m'interessi d'altro? o  perch il rapporto erotico riesce pi facilmente mitologizzabile senza particolareggiare?
17 settembre. Non conta l'esperienza per un artista, conta l'esperienza interiore.
Argomento per loro. L'uomo si ritrae in solitudine per peccare.
C' un conforto a pensare che la debolezza pu essere una forza, come la cagionevolezza una difesa contro le gravi malattie?
Via via che passano gli anni, in faccia a ciascuno va sempre pi disegnandosi il teschio.
Quella che per Svevo  senilit, a me pare adolescenza.
Un cristiano direbbe che credendo di trovare il piacere, si scoprono invece le proprie tare. Che l'ufficio provvidenziale del piacere  di far dimenticare all'uomo le cautele e, sbattendolo cos contro le pareti della sua cella, insegnargli l'umilt. Solo cercando avidamente il piacere si capisce che cos' il dolore.
Le prove dell'esistenza di Dio non sono propriamente nell'armonia dell'universo, nell'equilibrio miracoloso del tutto, nei bei colori dei fiori ecc., ma nella disarmonia dell'uomo in mezzo alle cose: nella sua capacit di soffrire. Perch insomma non c' ragione che l'uomo soffra in questo mondo, se non esiste la responsabilit morale, cio la capacit - il dovere - di dare alla propria sofferenza un significato.
18 settembre. Nei rapporti con la gente basta un istante d'ingenuit per rovinarci giornate intiere di asservimento altrui.
Ingenuit non  carit.  scoprire all'offesa un proprio egoismo.
La carit invece non pu ricevere offesa.
19 settembre. Gli uomini che hanno una tempestosa vita interiore e non cercano sfogo o nei discorsi o nella scrittura, sono semplicemente uomini che non hanno una tempestosa vita interiore.
Date una compagnia al solitario e parler pi di chiunque.
21 settembre. Non dobbiamo lagnarci se una persona a noi carissima ci presenta a volte atteggiamenti odiosi che ci tirano i nervi o, comunque, ci fanno soffrire. Non dobbiamo lagnarci, ma tesorizzare avidamente queste nostre ire e amarezze: ci serviranno per lenire il dolore il giorno che quella persona ci verr in qualche modo a mancare.
Ci che precede, serve fino a un certo punto. Avere qualcosa da rimproverare a chi  scomparso, non lenisce il dolore della scomparsa, ma lo complica. Che una persona ci abbia fatto odiosamente soffrire, non allenta i legami che ci stringono a lei; tutt'al pi aggiunge alla privazione presente uno struggimento d'astio che non si potr sfogare mai pi, una tortura d'inferiorit impotente, un suggello di privazione perenne.
L'origine di tutti i peccati  il senso d'inferiorit - detto altres ambizione.
Il condensamento di una novella non consiste nel ficcare le notizie una dentro l'altra come le scatole giapponesi, ma nel tono che presenta lo sgorgo dei fatti come qualcosa che avviene pensatamente, a una ragionevole distanza, ed  pieno di sottintesi suggeriti appunto dalla distanza!(48)
La novella tipo Due amici, quella cio dove si sciorina con una certa implacabilit avvenimenti sensoriali e psicologici tutti allo stesso piano di coscienza,  un infelice compromesso con la drammaturgia che guarda avvenire fatti psicologici attraverso una tecnica "immediata" tutta speciale. Il proprio del raccontare  invece un ripensare avvenimenti pi e meno illuminati, non un lasciarli avvenire sotto una stessa inesistente luce diffusa.
22 settembre. Basta a volte, nella seconda riga, una pennellata naturalistica ("Faceva un tempo fresco, con un po' di nebbia") per provocare pagine e pagine di naturalismo implacabile, documentarie e non pi narrate, dove cio ogni avvenimento si colloca sul piano della detta pennellata, rifiutando di lasciarsi ripensare.
Queste precisazioni iniziali ("Faceva...") servono solo nel caso di una novella che avviene in un breve e temporalmente determinatissimo giro (Notte di festa), nelle novelle insomma che hanno un taglio e una evidenza scenica e potrebbero venire recitate. Sulla scena infatti tutto accade documentariamente, e il dcor e i gesti corrispondono alle descrizioni.
Il vero racconto (Primo amore e il Campo di grano) tratta il tempo come materia non come limite e lo domina scorciandolo o rallentandolo e non tollera didascalie che sono il tempo e la visione della vita reale; piuttosto, risolve in impulso (sintesi fondamentale o idea generatrice) di costruzione (distanza prospettica o ripensamento) l'ambiente temporale.
Ognuno, passata la trentina, identifica la giovinezza con la tara pi grave che gli pare di avere scoperto in s. (Cfr. 31 ottobre '37).
29 settembre. Dovr smettere di vantarmi incapace dei sentimenti comuni (piacere della festa, gioia della folla, affetti familiari, ecc.). Incapace sono invece dei sentimenti eccezionali (la solitudine e il dominio) e se non riesco bene in quelli comuni,  perch una ingenua pretesa a quegli altri mi ha corroso il sistema dei riflessi che avevo normalissimo.
In genere ci si accontenta di essere incapace di quelli comuni, e si crede che ci voglia dire "essere capace degli altri."
Si pu analogamente essere incapace di scrivere una sciocchezza e incapace di scrivere una cosa geniale. L'una incapacit non postula l'altra capacit, e viceversa.
Si odia ci che si teme, ci quindi che si pu essere, che si sente di essere un poco. Si odia se stessi. Le qualit pi interessanti e fertili di ciascuno, sono quelle che ciascuno pi odia in s e negli altri. Perch nell'"odio" c' tutto: amore, invidia, ignoranza, mistero e ansia di conoscere e possedere. L'odio fa soffrire. Vincere l'odio  fare un passo nella conoscenza e padronanza di s,  "giustificarsi" e quindi cessare di soffrire.(49)
Soffrire  sempre colpa nostra.
3 ottobre. Noi sappiamo molte cose che nella pratica della nostra vita non si realizzano nella stessa forma. L'uomo d'azione non  l'ignorante che si butta allo sbaraglio dimenticandosi, ma l'uomo che ritrova nella pratica le cose che sa. Cos il poeta non  l'inetto che indovina, ma la mente che incarna nella tecnica le cose che sa.
Da "29 settembre" consegue che odiare  necessario. Ogni contatto con una nuova realt comincia con l'odio. L'odio  un presupposto della conoscenza. I disagi pratici non sono odio se non in quanto escono dalla sfera dell'interesse e diventano riluttanza davanti a un ignoto, cosa che in grado maggiore o minore accade in ogni caso.
(Cfr. 21 settembre, IV). La difficolt del tempo nella narrazione consiste nel trasformare il tempo materiale, monotono e bruto, in un tempo immaginario tale che abbia, per, la stessa consistenza dell'altro.
La falsit eterna della poesia  che i suoi casi avvengono in un tempo diverso dal reale.
5 ottobre. L'offesa pi atroce che si pu fare a un uomo  negargli che soffra.
Come non si pensa al dolore degli altri, si pu non pensare al proprio.
8 ottobre. [......](50)
9 ottobre. L'arte di sviluppare i motivetti per risolverci a compiere le grandi azioni che ci sono necessarie. L'arte di non farci mai avvilire dalle reazioni altrui, ricordando che il valore di un sentimento  giudizio nostro poich saremo noi a sentircelo, non chi interviene. L'arte di mentire a noi stessi sapendo di mentire. L'arte di guardare in faccia la gente, compresi noi stessi, come fossero personaggi di una nostra novella. L'arte di ricordare sempre che, non contando noi nulla e non contando nulla nessuno degli altri, noi contiamo pi di ciascuno, semplicemente perch siamo noi. L'arte di considerare la donna come la pagnotta: problema d'astuzia. L'arte di toccare fulmineamente il fondo del dolore, per risalire con un colpo di tallone. L'arte di sostituire noi a ciascuno, e sapere quindi che ciascuno s'interessa soltanto di s. L'arte di attribuire qualunque nostro gesto a un altro, per chiarirci all'istante se  sensato.
L'arte di fare a meno dell'arte.
L'arte di essere solo.
10 ottobre. Naturalmente, ammetti che il pi odioso degli uomini mangi a quattro ganasce e se la goda. Questa ti pare anzi la sottolineatura della sua odiosit.
E ammetti dunque che il pi odioso degli uomini si goda la donna pi bella, viva con lei in buona armonia, abbia una casa fine e di buon gusto, sia padre felice, domini nel mondo, goda dell'onest ecc.
C' forse differenza tra il masticare di gusto e questi altri piaceri? Non solo, ma devi anche concedergli il piacere di sentirsi infelice ogni tanto, sommamente infelice, di sentirsi nobile per la sua sofferenza.
Che cosa puoi rifiutare al pi odioso degli uomini? Non puoi rifiutargli nulla.
Ridere smodatamente  un segno di debolezza allo stesso modo che piangere. Infatti, dopo ci si sente stracci.
In genere  segno di debolezza tutto ci che ci toglie coscienza. La massima debolezza  morire.
13 ottobre. Se una donna non tradisce,  perch non le conviene.
Ogni lusso bisogna pagarselo. Tutto  lusso; a cominciare dall'essere al mondo.
Sciocco addolorarsi per la perdita di una compagnia: quella persona potevamo non incontrarla mai, quindi possiamo farne a meno.
La religione consiste nel credere che tutto quello che ci accade  straordinariamente importante. Non potr mai sparire dal mondo, proprio per questa ragione.
Cfr. 10 ottobre '38, I - Soffrire (cfr. 17 giugno '38)  quindi una debolezza.
Non  vero che la morte ci giunga come un'esperienza in cui siamo tutti novellini (Montaigne). Tutti prima di nascere eravamo morti
15 ottobre. Certo che, soffrendo, si pu imparare molte cose. Il male  che avendo sofferto abbiamo perduta la forza di servircene. E semplicemente sapere  meno che nulla (cfr. 3 ottobre '38, I).
L'accettazione della sofferenza (Dostojevskij)  in sostanza un modo di non soffrire. Dunque... Chi si sacrifica non lo fa per lenire la sofferenza di un altro? Che torna come dire: soffra pure io, purch non soffrano gli altri tutto  bene. E se ciascuno s'occupasse di non soffrire lui, non sarebbe pi spiccia?
Ma, appunto, la trovata dostojevskiana  che si cessa di soffrire soltanto accettando. E pare che si possa accettare la sofferenza soltanto sacrificandosi.
In queste cose il torto  di fare il passo pi lungo della gamba. Si accetta di soffrire (rassegnazione) e poi ci si accorge che si  sofferto e basta. Che la sofferenza non ha servito a noi e gli altri se ne infischiano. E allora si digrigna i denti e si diventa misantropi. Voil.
La cosa pi atroce  sempre il "passare per fessi." Cio veder negata (vanificata) la propria sofferenza (cfr. 5 ottobre '38).
16 ottobre. Non si desidera di godere. Si desidera sperimentare la vanit di un piacere, per non esserne pi ossessionati.
18 ottobre. Descrivere la natura in poesia,  come quelli che descrivono una bella eroina o un forte eroe.
Riuscire a qualcosa, qualunque cosa,  ambizione, sordida ambizione.  logico quindi ricorrere ai pi sordidi mezzi.
19 ottobre. Quando si soffre, si crede che di l del cerchio esista la felicit; quando non si soffre si sa che questa non esiste, e si soffre allora di soffrire perch non si soffre nulla.
Il pessimismo cosmico  una dottrina di consolazione. Molto peggio sta chi credendo all'ambivalenza dell'ordine esistente, riconosce se stesso per inadatto, quindi per condannato a soffrire.
(Cfr. 22 giugno '38).
La coscienza esiste, ma non  come dicono il cristallino assoluto che ci sorveglia:  la protesta del nostro amor proprio che sa come in avvenire noi stessi giudicheremmo un nostro atto e vuole impedirci di metterci contro alla risultante di tutta la nostra esperienza. In ogni uomo la coscienza vieta o ammette cose diverse e con diverse intensit. Questi interventi sono sempre risultanti dell'esperienza.
Dare un giudizio morale su di un atto altrui,  rilevare il disagio in cui quest'atto metterebbe o non metterebbe noi se, fatti come siamo, l'avessimo compiuto.  illogico, ma come valutare il disagio in cui  caduto o meno l'autore, visto che un'esperienza  sempre incomunicabile? o, che torna lo stesso, comunicandosi muterebbe perch mescolata con quella che precedentemente era nostra?
Un tentativo interessante  la Spoon River Anthology, dove ciascun morto si giudica in base all'esperienza propria. Va da s - per il gi detto - che propriamente parlando la cosa  assurda:  l'autore che giudica ciascuno in base all'esperienza sua; ma  questo un assurdo che si rinnova per tutti i narratori, di cui naturalmente le dramatis personae sono un personaggio solo, l'autore. Interessa il fatto che Lee Masters giudica il mondo come un luogo dove ciascuno trae dalla sua esperienza la propria condanna o la propria giustificazione.
Inutile dire che nell'esperienza di ciascuno di noi concorre anche il conto in cui teniamo i giudizi altrui.
22 ottobre. Il personaggio e le sue cose vanno sempre presupposti come esseri reali. Non bisogna aver paura nelle prefantasie di vederli vivere e agire. Bisogna anzi lasciarli fare tutto ci che possono.
A un certo punto, riferire quanto hanno fatto.
(Questo vuol dire che lo stile non deve influire nella formazione della storia: ad essa preesiste un nucleo di realt e di persone che sono accaduti. Fermo questo, si potr affrontare il blocco e sbriciolarlo come meglio verr fatto. "Letteratura"  quando lo stile preesiste al nucleo fantastico.)
(vedi la confutazione di ci al 24 ottobre)
Chi sente il bisogno di essere disinteressato e ha orrore di mostrarsi keen after something, sar anche staccato nei suoi rapporti con parenti e amici, temer sempre di formare con loro un blocco organizzato d'interessi comuni; e nutrir per loro sensi di freddezza.
Il disinteresse materiale porta cio all'isolamento e all'egoismo.
Riprendo. Il poeta epico crede avvenuto quello che racconta. Gli inizi di una creazione che sa di essere fantastica sono anche gli inizi della "letteratura". In Grecia, la commedia nuova e il romanzo.
(Concretamente, va da s che c' "letteratura" anche in Omero). Qui cade a proposito il Leopardi e il fatto che i grandi libri non sono scritti per far poesia. Proporsi di rendere una realt significa volere usare a qualche altro scopo questa realt. Invece, fantasticare vuol dire appunto avere lo scopo di far poesia. E il vantaggio non  dei fantastici.
(vedi la confutazione di ci nel 24 ottobre)
23 ottobre. L'idea di Gertrude(51)  che ogni essere umano possiede una certa energia; spesa la quale si  serviti. Si vede qui la sua educazione cinica.  cattolica nel senso che sono cattolici i medici; i compilatori amorosi di tabelle. Come tutti loro, sa cogliere e apprezzare una fondamentale normalit matter-of-fact.
Ignora il dramma di chi ammette come lei la misurabilit di ciascuno ma non ci si vuole rassegnare. Ignora il dramma della volont infinita. , come tutti i medici, una maestra di saggezza.
Nelle sue pagine la vita  terribilmente chiara. Al senso delle cose immisurabili, al fantastico, sostituisce l'incantesimo del tranquillo fluire, dell'essere proprio una rosa una rosa una rosa.
"Dunque sono un infelice, e non  colpa mia n della vita"  la legge della tragica misurabilit, esaurita la quale si pu morire tranquillamente.
24 ottobre. Riprendo. Ma ora succede che proprio il raccontare un fatto e un personaggio,  fare l'oziosa creazione fantastica, perch a questo raccontare si riduce il concetto tradizionale di poesia.
Per scrivere mirando a qualche altro scopo, ora bisogna proprio lavorare di stile, cercare cio di creare un modo d'intendere la vita [il tempo nel suo fluire (cfr. 3 ottobre, III)] che sia una nuova conoscenza. In questo senso va accettata la mia antica mania di fare argomento della composizione l'immagine, di raccontare il pensiero, di uscire dal naturalismo.
Questo non  fantasticare; ma conoscere: conoscere che cosa siamo noi nella realt. Ecco soddisfatta l'esigenza di credere avvenuto quello che stiamo per raccontare: rimane dunque vero che solo ci che stimiamo realmente esistente (il nostro stile, il nostro tempo = l'oggetto della nostra conoscenza) vale la pena di essere scritto. Se miriamo a insegnare un nuovo modo di vedere e quindi una nuova realt,  evidente che il nostro stile va inteso come qualcosa di vero, di proiettabile al di qua della pagina scritta. Altrimenti, che seriet sarebbe quella nostra scoperta? (Resta confutata la parentesi del 22 ottobre, I).
Bisogna raccontare sapendo che i personaggi hanno un dato carattere, sapendo che le cose avvengono secondo determinate leggi; ma il point del nostro racconto non devono essere n quei caratteri n quelle leggi.
25 ottobre. La fantasia umana  immensamente pi povera della realt. Se pensiamo all'avvenire noi lo vediamo sempre svilupparsi secondo un monotono sistema. Non pensiamo che il passato  un multicolore caos di generazioni. Questo pu anche giovare a consolarci dei terrori per il "tecnico e totalitario imbarbarimento" del futuro. Nei cento anni avvenire potr accadere un seguito di almeno tre momenti, e lo spirito umano potr successivamente vivere in piazza, in carcere, e sui giornali.
Lo stesso si dica dell'avvenire personale.
26 ottobre. Se potessimo trattare con noi stessi come trattiamo con gli altri, di cui vediamo il volto chiuso e supponiamo una misteriosa e incontrollabile potenza. Invece, di noi stessi conosciamo tutte le tare, chiaramente distinguiamo le esitazioni e siamo ridotti a sperare in una inconscia forza che ci sorga nell'intimo e agisca con una sua sottigliezza.
27 ottobre.  possibile non pensare alla donna, come non si pensa alla morte.
28 ottobre. Di qualunque nostra sventura non dobbiamo incolpare altri che noi. (28 gennaio '37).
Soffrire non serve a niente (26 novembre '37).
Soffrire limita l'efficienza spirituale (17 giugno '38).
Soffrire  sempre colpa nostra (29 settembre '38).
Soffrire  una debolezza (13 ottobre '38).
Almeno un'obiezione c': se non avessi sofferto non avrei scritto queste belle sentenze.
29 ottobre. Altro  ricordarsi dei propri consigli di tecnica, che occorrono quando si  seduti al tavolino, dediti a meditare e vagliare la scelta; altro ricordarsi di quelli di vita che dovrebbero occorrere nell'orgasmo della gioia o del dolore quando si deve reagire a fuggevoli situazioni.
Che lamentarsi davanti al mondo sia inutile e dannoso,  positivo. Resta da vedere se non sia altrettanto inutile e dannoso lamentarsi davanti a se stessi. Evidentemente. Infatti non ci si lamenter davanti a s per muovere se stessi a piet, ch non significherebbe nulla, dato che la piet per definizione  il voluttuoso connubio di due spiriti. Per che cosa allora? Non per ottenere favori, ch l'unico favore che uno spirito pu fare a se stesso  concedersi indulgenza e ognuno vede quanto sia dannoso che la volont indulga alla propria lamentata debolezza.
Resta che si faccia per scavare verit nel proprio cuore ammollito dalla tenerezza. Ma l'esperienza insegna che le verit affiorano soltanto alla pacata e severa ricerca che arresta la coscienza in un inaspettato atteggiamento e lo vede, come un film che si fermi di colpo, stupefatta ma non commossa.
Dunque basta.
* Prima di essere astuti con gli altri, occorre essere astuti con se stessi (7 dicembre '37).
* L'arte di guardare in faccia la gente, compresi noi stessi... (9 ottobre '38).
* Se potessimo trattare con noi stessi come trattiamo con gli altri... (26 ottobre '38).
* Lamentarsi davanti al mondo... Altrettanto inutile e dannoso lamentarsi davanti a noi stessi... (29 ottobre '38).
Ci trovo:
Sforzo di equiparare l'io oggettivo agli altri per: liberarci dal falso vantaggio che la singolarit di essere noi d al nostro io; sgominare la maudlin self-pity e la cancerosa importanza che assume ogni nostro umore davanti all'occhio intimo; trattarci utilitariamente, come utilitariamente trattiamo gli altri.
Tutt'al pi commuoversi sugli altri, mai su se stesso.
To pity others perhaps, never to pity one's self.
(Commuoversi significa anche irritarsi).
mouve-toi, si tu veux, sur les autres, ne t'mouve jamais sur toi-mme.
Be touched by others, don't be touched by yourself. (Cfr. II).
30 ottobre. Si perdona agli altri quando ci conviene.
1 novembre. I caratteri che per un nonnulla si accasciano sono i pi adatti a subire grandi colpi. Vivono nell'atmosfera di tragedia pi agevolmente degli energici. Hanno presto esaurita la loro riserva di strazio e tirano avanti. (Cfr. 17 settembre, III).
Abituarsi a considerare ogni graffiatura una disgrazia, toglie vigore al colpo di una grande e vera sventura. (Cfr. 19 ottobre).
Succede una disgrazia:
"l'ottimista baldanzoso" soffre atrocemente,
"quello a cui tutto va male" soffre cos cos,
"il pessimista integrale" gode della conferma.
Per non soffrire occorre convincersi che tutto  sofferenza. Il Leopardi poteva avere vita felice.
Per non soffrire occorre soffrire. Cio: occorre accettare la sofferenza (cfr. 11 giugno - 15 ottobre '38).
Ma "accettare la sofferenza" significa conoscere un'alchimia per cui il fango diventa oro. Non si pu "accettarla" e basta. I pretesti saranno (I) che si diventa migliori, (II) che si conquista Dio, (III) che se ne trarr poesia (il pi magro), (IV) che si paga uno scotto che tutti pagano.
Ma quando si tratti della sofferenza suprema, la morte, il I e il III pretesto cadono: restano la conquista di Dio o il destino comune.
2 novembre. Non bastano le disgrazie a fare di un fesso una persona intelligente.
Sapienza di Dante nel punire avari e prodighi insieme: soltanto i prodighi sono avari veramente, e soffrono a spendere. L'avaro si sente prodigo e il prodigo avaro, e se ne tormenta. Chi si sente avaro, per il terrore di cos sordido contegno diventa prodigo. E viceversa.
3 novembre. Tutti sappiamo fare dei pensieri cattivi, molto raramente delle cattive azioni. Tutti sappiamo fare delle buone azioni, ma buoni pensieri pochi. (Cfr. 20 giugno '38).
 pi forte il rispetto umano che la coscienza. Chi non preferisce cedere alla pi abbietta tentazione dentro di s, consentire, piuttosto che compiere magari innocentemente un'azione abbietta quando, beninteso, sia impossibile scolparsi?
4 novembre. Siccome tutti gli stati passionali hanno un loro chimismo deterministico che trasporta per gioco di causa-effetto a situazioni esasperanti subite e contraddittorie e fintamente create da noi, bisogner opporre a ogni compiacenza passionale una dura volont di estirpamento - come un rullo compressore sull'erba - che ignori ogni deviazione e si compiaccia di s. Volutt per volutt  altrettanto ricca questa quanto la dispersione, e molto pi sana. Il piacere di spezzare ogni catena deterministica di gioie od esasperazioni, per s solo.
La sua stessa esclusivit e monotonia render questo piacere volontario e non deterministico. O almeno, le sue cause saranno volute una volta per tutte e non subite d'ora in ora.
Chi non ha avuto volont dura,  il pi deciso a conquistarsi questa potenza perch sa quanto essa valga ( = Alfieri).
Il tranello sta nel fatto che senza carit e attaccamento la vita si fa cadaverica, ma con la carit e l'attaccamento ci si espone alla dispersione passionale e conseguente esasperante chimismo deterministico.
Il rullo e il filo d'erba.
Nella poesia tu senti lo stesso bisogno L'interesse minuto e pettegolo al deterministico intrico passionale (Proust!) contrasta col violento e sicuro gesto che schiaccia e conclude d'imperio tutta una vita (Lee Masters).
Non ti piace abbandonarti al determinismo dell'analisi. Ma vuoi scegliere un rapido gesto che sia mito, cio volontario avvenimento imposto sulle deviazioni.
Fai bene a conoscere tutti gli intrichi esasperanti e semoventi della passione. Ma devi sceglierli, cio non consentirvi, come fanno tutti gli analisti nonostante le ironie contro il meccanismo generico della passione.
Cedere come hai ceduto nella vita alla passione, ma vedere limpidamente lo scopo - il mito delle nozze - e schiacciare di colpo quell'erba non appena questa conclusione si rivela impraticabile, involibile. Ne hai il temperamento: vedi le rivolte e il secco rifiuto dell'aprile del '36 e dell'agosto del '38.
Sostenere che i nostri successi ci sono impartiti dalla Provvidenza e non dall'astuzia,  un'astuzia di pi per aumentare ai nostri occhi l'importanza di questi successi.
Avere un libidinoso gusto dell'accasciamento, dell'abbandono, della snervante dolcezza, e una spietata volont di scatto serra-mascelle, esclusiva e tirannica,  una promessa di perenne e feconda vita interiore.
5 novembre. La prosa saggistica, descrittiva, moralizzante, sociale  al romanzo quello che la lirica all'epica.
Cinquecento e Seicento e Settecento ebbero il saggio, poi venne il romanzo. Che questa prosa ritorni con la decadenza conferma il parallelo: anche la lirica fa questo.
Il fatto che un tempo, se l'uomo ingannava, la donna ne aveva l'infamia,  una prova che nelle cose sessuali non si giudicava eticamente (di quell'etica che  creazione virile) ma difensivamente, importando ad ognuno nel commercio sessuale soltanto di preservarsi la donna per s e non di rispettare un'assurda giustizia. Diritto di guerra in cui il vinto ha l'infamia, e la giustizia consiste nell'asservimento (cfr. 15 dicembre '37) (31 dicembre '37, III) (19 gennaio '38, V) (1 febbraio '38) (5 febbraio '38, II) (20 febbraio '38).
L'astuzia della famiglia  che concilia l'egoismo col bisogno di versarsi all'esterno, di amare, cio di sacrificarsi.
Lo stile del novecento approfondisce il distacco dal Leopardo-Stendhaliano gi iniziato con l'impressionismo dei veristi. E ci fa tornando a rialzare il concetto di stile onde i suoi creatori si rispecchiano in Leopardi-Stendhal ultimi eroi dello stile costruito. Ma questo concetto non sta pi nell'universale modello umanistico: sta nel modello ideale sul quale ogni spirito ritma e distende la sua realt: un magico farsi del pensiero, della vita interiore, per cui non sussiste pacatezza preesistente, non esiste "lingua della ragione" n cio pensiero astratto.  uno stile che esprime ma non spiega. Nacque dalle ricerche dei narratori del secolo scorso, non (come il Leopardi-Stendhal) dalle pagine dei saggisti umanistici che si rifacevano allo stile logico della trattazione.
Le ricerche dei narratori veristi avevano annullato lo stile (insigni Dickens e Dostojevskij) introducendo al mondo delle sensazioni e delle sfumature (Balzac, Tolstoj, Maupassant, ecc.). Era necessario per suscitare il particolare di ogni vita interiore, ma non era stile. L'antiverismo cominci ad accentuare il timbro comune di tutte le impressioni di una unica coscienza (stili estetizzanti Pater-Wilde, carnalit d'Annunzio, sogneria psicologica Proust, preziosa volgarit Joyce, ecc.) e finalmente lasci il passo ai ritrovatori dello schema vivente e ritmico che par suscitare i suoi pensieri esprimendoli. Schema, a proposito, gi incontrato da qualche antiverista e - massime - da Verga.
Questo  il perch negli stili passati t'interessa tanto il gioco dell'immagine, il passaggio da essa alla realt, la loro compenetrazione. Presentisci in quei momenti lo stile novecentesco che  un perenne farsi di vita interiore e l traspare nei momenti in cui soggetto del racconto  il legame di realt e immagine, cio il farsi di una realt interiore espressiva. Dico meglio: nei momenti in cui, snodandosi l'immagine, interessa vedere come il suo decorso rifletta, corregga e ricrei il primo termine di paragone, come cio la realt narrativa venga stilizzandosi in fantasia.
6 novembre. Passavo la sera seduto davanti allo specchio per tenermi compagnia...
Naturalmente (e lo provi nell'Eremita) l'immagine non  necessario instaurarla sul come o equivalenti. L'immagine ti si compone anche ( anzi la sola che conti) quando alludi a un'esperienza diversa che giova a finire la figura o la situazione dandole sfondo. Esempio: il mare e la folgore. Ma siamo chiari: questi tratti, nei quali senza smettere di narrare prendi campo e ricordi-approfondisci l'esperienza totale, oltre che descrizione fanno simbolo. Bench quindi siano immagini, nel senso che ricorrono a una parvenza naturale per chiarire una realt interiore, sono nel tuo racconto quello che in un mito sono gli statici attributi di un dio o di un eroe (i corpi bianchi delle Oceanine, le mani omicide di Achille, il cinto di Afrodite), racconti dentro il racconto alludenti alla realt segreta del personaggio.
Quindi lascia il nome d'immagine ai tratti del capretto (Eremita) o della dinamo a valvole (Fedelt), oneste immagini all'antica.
8 novembre. Non si pu conoscere il proprio stile, e usarlo. Si usa sempre uno stile preesistente, ma in un modo istintivo che ne plasma un altro attuale. Lo stile presente si conosce solo quando  passato e definitivo e si torna a scorrerlo interpretandolo, cio chiarendosi come  fatto.
Ci che stiamo scrivendo  sempre cieco. Se ci viene bene (se cio dopo, ritornandoci, lo stimeremo riuscito) non possiamo per il momento saperlo. Semplicemente lo viviamo e va da s che le astuzie, gli accorgimenti che vi spendiamo, sono un altro stile composto in precedenza, estraneo alla sostanza di quello attuale.
Scrivere  consumare i cattivi stili adoperandoli. Ritornare sul gi scritto per correggere  pericoloso: si giustapporrebbero cose diverse.
Dunque non c' tecnica? C', ma il nuovo frutto che conta  sempre un passo avanti sulla tecnica che conoscevamo e la sua polpa  quella che ci nasce via via sotto la penna a nostra insaputa.
Che noi conosciamo uno stile, vuol dire che ci siamo resa nota una parte del nostro mistero. E che ci siamo vietato di scrivere d'or innanzi in questo stile. Verr il giorno in cui avremo portato alla luce tutto il nostro mistero e allora non sapremo pi scrivere, cio inventare lo stile.
10 novembre. La letteratura  una difesa contro le offese della vita. Le dice "Tu non mi fai fesso: so come ti comporti, ti seguo e ti prevedo, godo anzi a vederti fare, e ti rubo il segreto componendoti in scaltrite costruzioni che arrestano il tuo flusso". A parte questo gioco, l'altra difesa contro le cose  il silenzio raccolto per lo scatto. Ma bisogna imporselo, non lasciarselo imporre. Nemmeno dalla morte. Scegliere noi magari un male  l'unica difesa contro questo male. Questo significa l'accettazione della sofferenza. Non rassegnazione, ma scatto. Digerire il male di colpo. Hanno vantaggio quelli che per indole sanno soffrire in modo irruento e totalitario: cos si disarma la sofferenza, la si fa nostra creazione, elezione, rassegnazione. Giustificazione del suicidio. Qui non ha luogo la Carit. O non  forse la vera carit questo getto violento di s?
11 novembre. Le osservazioni raccolte il 5 novembre II sullo stato di guerra tra i consessuali, vanno illuminate allargandole a ogni caso di godimento materiale. Non solo vedere accoppiarsi, ma vedere mangiare con foga, vedere usare crudelt, ecc. ci fa fremere e odiare il fortunato che ci appare un indegno e una carogna. Forse l'indignazione che si prova vedendo o sentendo usare crudelt politiche, nasce da questo: potremmo tollerare che noi - o i nostri - usassimo la stessa crudelt, ma non che lo faccia chi nemmeno idealmente possiamo investire del nostro egoismo. In senso assoluto non possiamo recarci davanti agli occhi lo spettacolo di uno che goda (il piacere che si pu attribuire al prossimo  sempre soltanto fisico) senza riempirci di livore. E a volte ce la prendiamo con noi stessi quando, sdoppiandoci, ci cogliamo intenti a godere fisicamente. Odiamo allora la grossolanit di quel godimento cio la sua alterit, la qualit che lo accomuna ai piaceri degli altri. Perch la grossolana epidermide non  cosa nostra. L'odio  sempre una contrapposizione del nostro spirito al corpo altrui.(52)
(E insieme non  forse il sospetto che quel corpo abbia uno spirito e se la intendano in modi inauditi, superiori ai nostri o per lo meno sconosciuti? cfr. la fine di 29 settembre e il II 3 ottobre).
L'odio sar - quindi - il sospetto che un corpo altrui possegga per suo conto uno spirito e di noi faccia a meno. Quello che tutti vogliamo insomma dagli altri  il consenso asservito e amoroso alle nostre esigenze (anche a quella, fortissima, di umiliarci ai loro piedi), che solo, e in ragione della sua ininterrotta presenza, pu fare che ci compiacciamo dei godimenti dell'altro.
In questo senso odiare  veramente ignorare il prossimo, anzi sapere di ignorare il prossimo e non vederne che l'esterno. E siccome non si pu sapere di ignorare senza desiderare di conoscere, l'odio  sete d'amore.
La carit  tutta questione di nervi.
13 novembre. Nel racconto in prima persona si pu essere realistici senza tuttavia cadere nel verismo. A parit di realismo il racconto in prima persona riesce pi cantato di quello in terza.
Proust  ossessionato dal pensiero che ogni speranza realizzandosi sostituisce appunto se stessa col nuovo stato e cancella perci quello precedente (sogni di Swann che si sposer. Sogni di Je che sar ricevuto in casa Swann). Oltre l'incomunicabilit delle anime, anche quella degli stati d'animo tra loro. Di qui il senso che tutto  relativo e vano - a meno di ritrovare il temps perdu. Di qui il gusto per la fantasticheria e il sadico rilevare come negli scontri con la realt essa dilegui e occorra quindi cercare una legge che serva a eternare ogni sogno.
Non si desidera possedere una donna, si desidera possederla noi soli.
17 novembre. Una classe prende la mano a un insegnante per trapassi impercettibili, che l'insegnante tollera per signorilit sapendo che la sua presenza non i suoi richiami debbono ispirare il silenzio. Ma via via il brusio si fa generale e l'insegnante deve intervenire e richiamare qualcuno. La classe capisce che l'insegnante non  invulnerabile, che qualcuno ha parlato, che quel qualcuno ciascuno pu esserlo. Seguono altri richiami che abituano al richiamo. Siccome non tutti possono essere colpiti, si forma uno stato di brusio tollerato che scusa ciascun allievo in particolare. L'insegnante richiama ora con maggior violenza e quindi - tanto vale - i brusii si fanno pi maligni, intenzionali, dato che l'insegnante o per signorilit rilutta o non riesce a trovare sanzioni agghiaccianti. Il brusio diventa quindi uno stato endemico, di distrazione, di sfogo, di guerra, ora che si sanno i limiti delle reazioni dell'insegnante. La sua semplice presenza non basta pi a far tacere, ci vuole il richiamo e il richiamo ha scoperto la sua precariet.
21 novembre. Sentir parlare insieme persone della stessa attivit, mestiere professione, sesso, setta, ecc. disgusta di questa attivit, ecc. A meno che l'ascoltatore non sia di questa attivit, mestiere, ecc. La ragione  che la competenza trasforma la pi avventurosa delle occupazioni in abitudine e precisando le toglie ogni mistero e tutti quei falsi veli, nati appunto dal mistero, che stanno a lei come la leggenda sta alla storia. Fin qui giungerebbe il Leopardi. Di l dal Leopardi, noi diremo che l'incompetenza  molto pi infelice della competenza, perch condannata a scoprirsi vana un bel momento e aggiungere alla delusione delle fantasie la triste convinzione della propria sciocchezza e inettitudine. Mentre c' un robusto e stoico piacere a uscire da questa vanit e muoversi come tra i congegni di una macchina nello spietato mondo delle verit effettuali. Piacere del resto che, senza averlo giustificato, anche il Leopardi gustava nelle sue malvage analisi.
24 novembre. Quei coetanei conosciuti nella tua giovinezza che senti giudicare ora dalla giovane N., con la quale t'intendi, "vecchi ruderi".
"Ma perch si trovano ancora quei vecchi ruderi?" - come potrebbero sfuggire a questo giudizio? Evidentemente non facendo pi come facevano da giovani, cio non "trovandosi" pi, non continuando gli stessi discorsi, non rievocando con la loro presenza un impossibile fantasma svanito. Come pu una persona di trent'anni non sentirsi un rudere? Smettendo di vivere sulle speranze: cio smettendo di credere che il reciproco contatto amichevole possa cambiare qualcosa alla loro vita, e di ricercare nei discorsi un appiglio, un ampliamento della loro persona.
Si dice che la giovinezza  l'et della speranza, appunto perch in essa si spera confusamente qualcosa dagli altri come da se stessi - non si sa ancora che gli altri appunto sono altri. Si cessa di essere giovani quando si distingue tra s e gli altri, quando cio non si ha pi bisogno della loro compagnia. E s'invecchia in due modi: o non sperando pi nulla nemmeno da s (impietramento, rimbecillimento, ecc.), o sperando soltanto da s (operosit).
In maturit ci sono due modi di trattare gli altri: come se tutti si fosse giovani ma senza impegnarsi, sapendo di farlo, come se tutti si fosse vecchi, e lasciando intendere quindi che si sa dell'isolamento di ciascuno.
Perch sposarsi segna il trapasso dalla giovinezza alla maturit? Perch con quest'atto si sceglie tra le compagnie una che separa da tutte, che s'identifica con noi, che diventa l'arena circoscritta della nostra socialit onde non avere pi bisogno di cercare la compagnia fuori di noi.  il suggello dell'egoismo che occorre per vivere moderatamente, un egoismo cui serve di scusa il fatto che si crea dei doveri.
Dei due modi di essere maturi sopra accennati, il primo  tremendamente difficile perch appunto si muta facilmente nella sciocca illusione d'essere ancora giovane e nella speranza e ricerca di uno stracco contatto che non crede pi a se stesso. Cio, crea i ruderi scettici. Il secondo  pi istintivamente facile, ma torce i nervi e mette in situazioni spiacevoli e alla lunga cede a qualche postuma e indistruttibile speranza di contatto, di compagnia, in cui ci si butta, come per reazione, tanto pi ciecamente. Cio, crea i ruderi ingenui. Inutile dire che anche questi ruderi e anche i maturi che resistono nella loro maturit, sono egoismo.
La carit non si vede. Quella dei giovani non  ancora carit appunto perch diventer uno di questi egoismi, al massimo sui trent'anni.
(Tutto questo discorso  un'illustrazione della bella massima del 31 ottobre '37).
26 novembre. Mentre dura lo stupore di essere uscito di prigione in paese straniero, vedere andare un altro - gi caro - in prigione, e l'idea fissa di questo secondo carcere colorirsi dell'estraneit del paese che mostra, nella nuova solitudine, il volto segreto. Il Genovese altoparla nella sua volgare disinvoltura le strane cose del paese e rilutta e condanna non ricettivo ma esigente e quindi approvatore quando il paese gli cede.
Riprendo il 24 novembre. - La seriet genera l'ingenuit.
29 novembre. Il senso della cella invisibile genera provvisoriet anche a quell'ambiente umano che accoglie. Chi si fa casa di una cella?
30 novembre. I) Fare una novella ha due tempi. C' un'acqua che s'intorbida, ci sono dei gesti violenti, dei sussulti, della schiuma; poi c' una calma, una passivit, l'acqua che trema si fa immobile, dirada, si schiarisce, e tutto traspare impreveduto. Il fondo e il cielo eccoli immobili.
La novella  avvenuta pacatamente, in questo decantarsi d'ogni moto e impurit. Ricordare:  avvenuta pacatamente.
II) Cos nasce una novella: l'acqua scomposta si schiarisce tremando e si ferma. I) e II) sono i due tempi, il I) torbido e scomposto, il II) sereno.
3 dicembre. Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri gi da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona gi nostra - che gi viviamo - e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi.
Com' grande il pensiero che ogni sforzo  inutile! basta lasciare affiorare il nostro io, accompagnarlo, dargli mano, come se si trattasse di un altro; avere fiducia che noi siamo pi definitivi di quanto noi non sappiamo.
4 dicembre. Il Fioretto della Predica agli Uccelli pu insegnare a chiunque la costruzione simbolica. San Francesco  in dubbio se orare o predicare e lo fa chiedere a "sirocchia" Clara e a frate Silvestro che aveva veduto la croce d'oro, dalla bocca di San Francesco alle estremit del mondo. La risposta  che predichi. (E allora con impeto di spirito predica a Carmano comandando alle rondini di tacere, e tutta la gente vuole seguirlo e San Francesco li fa frati minori.) Poi predica a Bevagno alle "sirocchie" uccelli che, ascoltato e benedette, volano in segno di croce, significando la predicazione alle quattro estremit del mondo.
L'interesse simbolico annoda Chiara sirocchia e Silvestro crocifero alle sirocchie e crocifere uccelli (attraverso la predicazione di Carmano che sotto il segno delle rondini trasforma tutta una gente in frati minori). Che gli uccelli siano atteggiati a sirocchie (Clara) e a crociferi (Silvestro) questo  l'accorgimento che costruisce la storia e fa di una semplice graziosit (contegno degli uccelli alla predica) un'immagine profonda e ricca di vita interiore. Questo sar simbolo, ma certo  poesia. Clara e Silvestro (i compagni) dnno e prendono significato agli uccelli - e questa la chiamo un'immagine. (La divozione della gente di Carmano e il tacere delle rondini sono un accorto nodo che unisce i due termini della maggiore immagine).
Suggerire con un gesto ripetuto, con un appellativo, con un richiamo qualunque, che un personaggio o un oggetto o una situazione ha un legame fantastico con un altro del racconto  togliere materialit a ciascuno dei due soggetti e instaurare il racconto di questo legame, di quest'immagine, invece che quello dei casi materiali di entrambi.
"Quest'immagine" non dev'essere una somiglianza e punto. Quest'immagine deve colorare di s tutto il suo soggetto e mostrarlo veduto in una certa luce, in un certo significato, che  poi la verit da comunicare: il "sirocchie e la croce" trasformano compagni e uccelli in "creature di carit testimonianti Dio", cio comunicano un "messaggio di operosa carit".
Cos trattare i simboli danteschi, che non sono gi la Croce e l'Aquila, ecc. (o meglio questi sono i pi banali), ma, per esempio, la nota crepuscolare di tutti gli episodi del Purgatorio che d e prende significato alle visioni e loro risvegli e che esprime il messaggio di "mondo che sfuma gioiosamente".
6 dicembre. La vecchiaia - o maturit - scende anche sul mondo esterno. La rigida e trasparente notte invernale che staglia le case nel cielo che attende la neve, un tempo toccava il cuore e apriva un mondo d'ansia eroica.
Non  pi necessario, col tempo, muoversi nel mondo esterno vivendoci l'ansia: basta il suo rapido accenno, sapere che esiste ed esiste in noi, e attendere un mondo tutto fatto di vita interiore che ha preso ormai la novit e la fecondit della natura. La maturit  anche questo: non pi cercar fuori ma lasciare che parli, col suo ritmo che solo conta, la vita intima.  ormai povero e materiale il mondo esterno davanti alla inaspettata e profonda maturit dei ricordi. Persino il sangue e il corpo nostri si sono maturati e intrisi di spiritualit, di largo ritmo. La giovinezza  non possedere il proprio corpo n il mondo.
Rinasce come corollario l'antico pensiero che il genio  fecondit - ottanta tragedie, venti romanzi, trenta opere, ecc. - Perch il genio non  scoprire un motivo esterno e trattarlo bene, ma giungere finalmente a possedere la propria esperienza, il proprio corpo, i propri ricordi, il proprio ritmo - ed esprimere, esprimere questo ritmo, fuori dalla limitatezza degli argomenti, della materia, nella perenne fecondit di un pensiero che per definizione non ha fondo.
La giovinezza non ha genio e non  feconda.
8 dicembre. Chi denunci l'immoralit dell'amore mercenario, dovr lasciar stare ogni donna, perch, esclusi i rari attimi in cui ci si offre il corpo per amore, anche la donna che ci ha amati si lascia fare e fa soltanto per cortesia o per interesse, su per gi rassegnata come una meretrice.
Lo stesso, bench forse meno frequente, va detto dell'uomo.
Per uscire da questo dramma, non c' che condannare anche l'amore sincero in quanto diretto a godersi. Ma resta sempre che il chiavare - che richiede carezze, che richiede sorrisi, che richiede compiacenze - presto o tardi per uno dei due diventa un fastidio in quanto non si ha pi naturalmente voglia di carezzare, di sorridere, di compiacere quella data persona; e allora diventa una menzogna come il meretricio. Non si scappa. Anche se lo scopo  fare dei figli.
La chiusa del 6 dicembre conferma le affermazioni del 24 novembre sulla giovinezza. "Si cessa di essere giovani quando si distingue tra s e gli altri." "La giovinezza  non possedere il proprio corpo." Maturit  l'isolamento che basta a se stesso.
10 dicembre. L'ozio rende lente le ore e veloci gli anni. L'operosit rapide le ore e lenti gli anni. L'infanzia  la massima operosit perch occupata a scoprire il mondo e svariarselo.
Gli anni diventano lunghi nel ricordo se ripensandoci troviamo in essi molti fatti da distendervi la fantasia. Per questo l'infanzia appare lunghissima. Probabilmente ogni epoca della vita si moltiplica nelle successive riflessioni delle altre: la pi corta  la vecchiaia perch non sar pi ripensata.
Ogni cosa che ci  accaduta  una ricchezza inesauribile: ogni ritorno a lei l'accresce e l'allarga, la dota di rapporti e l'approfondisce.
L'infanzia non  soltanto l'infanzia vissuta, ma l'idea che ce ne facemmo nella giovinezza, nella maturit, ecc. Per questo appare l'epoca pi importante: perch  la pi arricchita dai ripensamenti successivi.
Gli anni sono un'unit del ricordo; le ore e i giorni, dell'esperienza.
20 dicembre. Al gusto della battuta significativa e bizzarra, sostituire il pensiero significativo e bizzarro non pi dialogato, ma approfondito a tessuto connettivo della storia.
La prima  realismo descrittivo, il secondo  costruzione.
Via i personaggi che dicono cose intelligenti: le cose intelligenti devi saperle tu e distenderle a costruzione della storia.
26 dicembre. Il carcere deve apparire come il limite di ogni carit, il congelamento della simpatia umana, per cui la storia , in fase ascendente, lo sciogliersi di queste pareti (la stranezza del mondo nuovo non dev'essere fine, ma mezzo a che meglio risalti lo stupore) e, in fase discendente, l'orrore del nuovo richiudersi di un altro, e qui di nuovo la stranezza accrescer la gravit della solitudine.
27 dicembre. Bench in realt l'infanzia sia fatta di lunghi periodi di opacit e di rari contatti col mondo (i primi), pare al ricordo molto lunga appunto perch quelle importantissime scoperte le sappiamo intercalate da lunghe pause.
L'arte di vivere  l'arte di atteggiarsi in modo che le cose e le persone non abbiamo bisogno d'invitarle, ma vengano a noi. Per ottenere questo non basta disprezzarle ma bisogna anche disprezzarle.
Come con le donne non basta essere stupidi ma bisogna anche essere stupidi.
 1939
1 gennaio. Finito un anno di molta riflessione, di liberazione dalla catena (met in, met out), di scarse creazioni, ma di grande tensione per liberarmi e comprendere. Si comincia ora.
Sistemato praticamente, il travaglio attivo dovrebbe essere uscito ormai dal caos. Seguir una vita di saggia separazione: tutta l'energia andr a creare.
Ricordare che la sicurezza del 30 dicembre '37 era illusoria e che abbiamo smaniato ancora sei mesi. Ricordare.
7 gennaio. Bench il giovane tenda a serbarsi sospettoso - per timidezza - egli  ingenuamente pieno di fiducia che la cordialit con gli altri aggiusterebbe ogni cosa - per questo anzi soffre: perch manca di questa cordialit. Il maturo, invece, accetta equanime (cfr. 27 dicembre '38) quella cordialit che gli tocca, e non si sogna di fondarvi la sua serenit.
19 gennaio. Qualunque sofferenza che non sia insieme conoscenza  inutile. Ricordarlo, visto che riesce tanto penosa. Invece di soffrire per la vastit di un crollo, soffrire per la sua inutilit. Non c' orrore che diminuisca soffrendolo bestialmente; bisogna invece guardarlo con pacatezza e renderne utile l'inutilit per mezzo di contemplazione.
Resta sempre la realt attuale della morte che, abolendo il soggetto, abolisce anche la contemplazione. Ma, allora,  anche pi inutile soffrirla. Contemplare fino all'ultimo momento senza batter ciglio  ancora il sistema pi pratico.
...Was't drink up eisel? eat a crocodile?...
23 gennaio. Pu ispirare l'azione, servire da credo, soltanto quel pensiero che sia divenuto macchinale, istintivo. Pericolo di analizzarsi troppo: le vene vive del proprio temperamento vengono cos troppo chiarite e rese macchinali dalla familiarit. Occorre invece l'arte di aprir libero gioco ai propri impulsi spirituali, lasciandoli agire meccanicamente sotto lo stimolo. C' il macchinale del catechismo - troppo noto e posticcio - e il macchinale dell'istinto. Bisogna favorire, esplorare, riconoscere, e appoggiare l'istinto, senza attutirlo nella riflessione. Ma riflettervi bisogna, per accompagnarlo nell'azione e sostituirlo nei momenti di sordit.
29 gennaio. La cosa pi banale, scoperta in noi diventa interessantissima. Nasce da ci, che non  pi un'astratta cosa banale, ma un inaudito miscuglio di realt e di nostra essenza.
2 febbraio. Se sono veri progressi interiori soltanto quelle consapevolezze che coincidono con cose che sapevamo gi (3 dicembre '38), allora non conta in noi che l'inconscio e qui  la nostra vera indole e tempra.
Ci che s'impara nella vita, ci che si pu insegnare,  la tecnica del passaggio alla consapevolezza - che diventa cos la semplice forma della nostra natura.
Le religioni e le dottrine pretendono tutte che si possa insegnare non solo il passaggio alla consapevolezza, ma il suo contenuto - e siccome ci non basterebbe, hanno tutte un argomento di grazia, d'intuizione, d'entusiasmo, che supplisca al calore sprigionato dall'incontro dell'inconscio con la realt.
5 febbraio. Credere alle cose vuol dire lasciar sussistere qualcosa dopo la propria morte, e avere, in vita, la soddisfazione di venire a contatto con ci che sussister ancora dopo di noi.
Ma ci soddisfa pensare che le cose esistevano prima di noi e che vivendo veniamo a contatto con ci ch'era prima? La stessa magra soddisfazione avremo dopo morti sapendo che qualcosa continua a essere.(53)
7 febbraio. Quelli che si dimostrano in giovent passionalissimi, solitamente hanno una maturit di scettici; gli scettici giovani, invecchiando incappano in qualche ingenuit sessuale. Byron  il tipo dei primi; Swann dei secondi. Non si pu conoscere uno solo dei due atteggiamenti: l'uno genera fatalmente l'altro.
24 novembre '38: i giovani non sanno che gli altri sono altri, maturo  chi distingue tra s e gli altri. Come si spiega allora che le civilt sul nascere credono all'oggettivit del mondo, e decadendo inventano l'idealismo?
Cos: l'oggettivit del mondo  ottenuta animando il mondo, credendo alla sua mistica oggettiva unit organizzata; l'idealismo, isolando l'io tra vuote parvenze formali (gli altri dell'uomo maturo).
9 febbraio. L'insufficienza dell'entusiasmo giovanile consiste nel rifiutarsi in sostanza a riconoscere i propri limiti. La distinzione tra s e altri, che avviene nell'et matura, tende a convincere il s che non c' passaggio agli altri. E infatti, passaggio diretto non c'. Si riconosce la dignit degli altri solo attraverso un essere superiore: Dio. Per questo, ci dice di fare il bene per amor di Dio. Tanto poco vale l'altro, considerato in se stesso. Dato che conoscere gli altri (e l'unica vera conoscenza avviene per identificazione amorosa)  un arricchimento, chi si rifiuta di amarli (=conoscerli) s'impoverisce. Di qua nasce la pienezza giovanile, ch nell'intemperanza di quell'et si prova il brivido della conoscenza universale. Ma siccome questa pienezza non  fondata, ecco le delusioni che l'esperienza della maturit imprime ed ecco il rtrecissement dei trent'anni, a cui sfugge solo chi riconosca i propri limiti senza contrapporsi agli altri. La nuda conoscenza utilitaria (cinismo) dei trent'anni  l'unilaterale rovescio del nudo amore confusionario (ingenuit) dei venti. Sono due povert, tanto che senza troppa fatica si scambiano, mentre ci vuole sudore di sangue per passare da una delle due alla carit vera, o come si dice "trovar Dio."
15 febbraio. Scoperto che, quando qualcuno takes us down e ci umilia e tratta come servitori, noi aderiamo a lui, non vorremmo lasciarlo, gli prendiamo le mani e dentro di noi lo benediciamo come affascinati.  un presentimento della fraternit umana e un innaturale riconoscimento del nostro bisogno di essere abbietti?
5 marzo. Per libertario che sia un giovane, cerca sempre di modellarsi su uno schema astratto, quale in sostanza deduce dall'esempio del mondo. E un uomo, per conservatore che sia, fa consistere il suo valore nella deviazione individuale dal modello. Ci nasce dal fatto che solamente a poco a poco si capisce che una linea di vita  creazione nostra in tutte le minute radici che l'esprimono dall'esperienza. Gli sconforti giovanili nascono dall'impossibilit di far coincidere la propria esperienza col modello grosso e schematico che si era tratto dal mondo. Qualunque professione, qualunque figura sociale, appare al giovane remota e irraggiungibile, fino che a poco a poco egli non ha creato la sua particolare figura e professione - inconfondibili, nella loro lenta e interiore sostanza, col mito grossolano che s'era proposto e che aveva temuto. Ma allora  un uomo (Cfr. 6 dicembre '38, 29 gennaio, 7 febbraio, 9 febbraio). Si conferma che essere giovani  non possedere se stessi.
12 marzo. Da notare che Proust, il frantumatore degli schemi dell'esperienza in miriadi di istanti sensoriali,  poi il pi arrabbiato teorico di queste sensazioni, e costruisce il suo libro non su richiami mnemonici dall'una all'altra, ma su piani concettuali e gnoseologici che le annullano a materiale d'indagine.
29 marzo. Dal 6 dicembre '38 consegue che  pi spiacevole morire vecchi che giovani.
3 aprile. Ciascuno ha la filosofia delle proprie attitudini.
26 aprile. La compagnia di una persona amata fa soffrire e vivere in stato violento. Bisogna scegliere la compagnia di chi ci sia indifferente, ma allora il nostro rapporto con lei  pieno di riserve mentali, e si desidera continuamente restar soli, e dentro di noi la si abolisce.
In tutti questi pensieri che riguardano i rapporti umani la sostanza  il contrasto di passione e indifferenza, che si svelano entrambe assurde ed esclusive. In tutti fa capolino la soluzione caritativa: vedere le persone umane attraverso un foco di riferimento  l'unico modo per avvicinarle.
Fin che Garofolo vuole rompere il suo isolamento o fortificarlo (primi nove capitoli), si ferisce solo le mani; quando pensa ad altro, e si rilassa, e coglie la primavera, e pensa al passato fantastico, e si umilia e considera uno dei molti (identificazione con Oreste carcerato e l'anarchico relegato), allora si fa sereno e leggero (due ultimi capitoli).
Memorie di due stagioni.(54)
29 aprile. Osservato che nell'autunno del '38 ho trovato uno stile e un filone di pensieri centripeti. Osservato pure che per la prima volta nella vita mi do dei consigli di contegno, cio ho teoricamente determinata la mia volont. E subito ho potuto scrivere un romanzo che  l'esperienza di questo atteggiamento.
Un buono spunto sarebbe di modificare il proprio passato.
3 maggio. La parte che in noi soffre  sempre la parte inferiore. Come del resto la parte che gode. Solamente la parte serena  superiore.
Soffrire, come godere,  cedere alla passione. Al 17 giugno '38 aggiungere che lo stesso avviene godendo. L'unica differenza  che il godimento somiglia alla serenit e perci inganna e fa perdere pi tempo, mentre soffrire costringe subito a indurirsi e tendersi.
In sostanza per trasformare il piacere in serenit bisogna che questo sia diventato noia. Alla serenit del resto si giunge sempre attraverso la noia. Anche il dolore per diventare creativo deve prima farsi noia.
Questa  la ragione per cui abbiamo bisogno del loisir fantastico per creare. In esso la noia si coagula in concezioni.
4 maggio. Fare qualcosa che non sia scopo a se stesso (come invece soffrire o godere) ma rivolto a un'opera, d la serenit perch interrompe la noia senza impegnarci nella catena subta di sensazioni e sentimenti, e permettendoci invece di vedere dall'alto (serenit) un organismo che accetta leggi da noi (la nostra opera).
Di tutto il lavoro umano, e quindi anche dell'arte, l'elogio pi grande  che ci consente di vivere in serenit, cio di sfuggire al determinismo e imporre noi una legge alla materia e contemplare questa disinteressatamente nella sua azione.
Quello che i greci dicevano della filosofia, che  contemplazione disinteressata e quindi l'attivit pi sublime, diciamolo di qualunque tecn che  vita disinteressata e cio creazione di catene causali.
Se per l'obiezione al piacere consiste nell'insoddisfazione stracca che resta dopo il godimento, non si vede come si salvi la produzione di opere, che dopo l'esecuzione lasciano insoddisfatti e stracchi come un piacere qualunque.
Resta l'opera, vero, ma basta? Resta il pensiero che l'opera - realt staccata - vive di vita sua e fa del bene tra gli uomini. Ecco allora che la felicit  inseparabile dalla dedizione di s agli altri. Resta, quindi, che si  felici soltanto uscendo da se stessi (altra critica a piacere e dolore), che si  felici soltanto per la tangente, andando in una direzione e trovando, senza cercarlo, un piacere laterale che non si possa considerare risolto nella soddisfazione del nostro scopo immediato. In sostanza, questa  un'astuzia per assicurarci - per l'indeterminatezza stessa del fine - una pi lunga durata del nostro piacere. Quando si pu dire "Non ho agito per me, ma per un principio superiore" avendo avuto cura di scegliere questo principio il pi duraturo e ampio possibile e magari eterno, si  sicuri che la nostra soddisfazione finir molto tardi o non finir mai.
(sera) Notare come quando vuoi screditare un principio dici che  un'astuzia. Questo considerare accettabile solo l'ingenuit, l'entusiasmo disinteressato,  romanticismo. Ma perch rifiutare un principio astuto, se pu dare pi felicit di un altro? Il male  che, se astuto, non d pi felicit, perch non si pu pi credere assoluto.
15 maggio. Ti hanno detto che non si lamentano, che chiederebbero poco o nulla, che soffrono senza speranza, ma che non sono piagnucoloni...
La politica  l'arte del possibile. Tutta la vita  politica.
La massima sventura  la solitudine, tant' vero che il supremo conforto - la religione - consiste nel trovare una compagnia che non falla, Dio. La preghiera  lo sfogo come con un amico. L'opera equivale alla preghiera, perch mette idealmente a contatto con chi ne usufruir. Tutto il problema della vita  dunque questo: come rompere la propria solitudine, come comunicare con altri. Cos si spiega la persistenza del matrimonio, della paternit, delle amicizie. Perch poi qui stia la felicit, mah! Perch si debba star meglio comunicando con un altro che non stando soli,  strano. Forse  solo un'illusione: si sta benissimo soli la maggior parte del tempo. Piace di tanto in tanto avere un otre in cui versarsi e poi bervi se stessi: dato che dagli altri chiediamo ci che abbiamo gi in noi. Mistero perch non ci basti scrutare e bere in noi e ci occorra riavere noi dagli altri. (Il sesso  un incidente: ci che ne riceviamo  momentaneo e casuale, noi miriamo a qualcosa di pi riposto e misterioso di cui il sesso  solo un segno, un simbolo).
16 maggio. Il matrimonio lo prendono pi sul serio gli scapoli che non i coniugati.
18 maggio. Chi non fa figli per non mantenerli, manterr quelli degli altri.
20 maggio.  naturale che la donna, costretta dalle circostanze a subire un intervento altrui sul proprio corpo, che l'asserve (senza contare la soggezione sociale), abbia sviluppata tutta una tecnica di fuga in se stessa, di elusione dell'uomo, di vanificamento della vittoria di lui. A parte l'altra arma dell'inganno e del gioco nei rapporti sociali.
L'uomo  schiavo, al massimo, del vizio, ma la donna - dopo il coito -  schiava delle probabili conseguenze; donde la sua tremenda praticit in queste cose.
12 giugno. Siccome una donna presto o tardi bisogna piantarla, tanto vale piantarla subito.
Ebbero molto pi senso del passato i popoli ai primordi della storia che non i successivi. Quando un popolo non ha pi un senso vitale del suo passato si spegne. La vitalit creatrice  fatta di una riserva di passato. Si diventa creatori - anche noi - quando si ha un passato. La giovinezza dei popoli  una ricca vecchiaia (genius is wisdom and youth).
La creazione nasce dalla innumerevole ripetizione di un atto, che a forza di routine diventa stucchevole. Poi viene un periodo di smarrimento, di tedio. Allora l'atto dimenticato per la sua banalit, risorge come miracolo, come rivelazione, ed ecco lo slancio creatore (cfr. 3 maggio - ultimo capoverso).
Un succedaneo del lontano-nel-tempo (passato)  il lontano-nello-spazio (esotico). Qui si chiarisce come molti slanci creativi nei popoli nascano dalla fusione di due diverse civilt. Ma questo caso  piuttosto uno stimolante che fa risaltare le ricchezze gi contenute nei rispettivi due passati, e le fonde dando alla combinazione il necessario volto miracoloso.
Tanto per il passato che per l'esotico, dico ricchezza intendendo una coscienza vitale non storica o geografica.
Nella vita fantastica non vi sono che due situazioni: il riaffiorare di un passato o l'urtarsi di due modi di vita.
Le muse, figlie della memoria o il Dioniso indiano.
La noia, quindi,  come le nausee delle donne incinte.
7 luglio. Un passato dev'essere tanto familiare da poterlo rivivere meccanicamente e tanto inaspettato da farci stupire ogni volta che vi ritorniamo: allora  adatto alla fantasia.
Un'esperienza che vi pareva trita - lasciate passare del tempo - la rivedrete con nuovi occhi e sar inaudita.
Passare del tempo in silenzio, ringiovanisce individui e popoli.
30 luglio. C' o non c' progresso nella storia?
Insolubile, perch mentre tu intendi per progresso l'ingresso nell'assolutezza dei valori morali, e tutto il resto la chiami tecnica (astuzia), altri s'accontentano appunto di quest'arricchimento tecnico delle condizioni del benessere e lo chiamano progresso.
Non si pu giungere all'assoluto per gradi. Quindi non si pu trovare l'assoluto in fondo a un'evoluzione storica.
Quindi il progresso (innegabile) non  verso l'assoluto, ma  quantitativo.
Lo stesso in un individuo. C' progresso tecnico, di astuzia, d'esperienza, ma la portata del ponte  quella dei sette anni. Tal era allora, in assoluto, tale  a trentacinque.
3 agosto. La morale sessuale  un palliativo della gelosia. Essa tende a evitare il confronto con la capacit virile di un altro. La gelosia  il timore di questo confronto.
La tolleranza delle idee nasce dalla illusione che la verit sia qualcosa di razionale, mentre appena si accetta il principio che qualunque idea si basa su una scelta iniziale, che la volont  il primo organo della conoscenza, si diventa intransigenti. Pensare questo o quello  allora incriminabile. Radice pratica dell'errore.
27 agosto. Al 30 luglio aggiungi che per progresso tecnico s'intende anche il perfezionarsi degli ideali morali che, in definitiva, sono un comfort. Il passaggio all'assoluto morale non pu invece avvenire nel tempo (I), dev'essere un annientamento e indiamento completo che avviene in una sfera metafisica. Qui, il progresso non arriva.
(I) Pu avvenire in ogni individuo, come momento della eternit di ciascuno, ma  fuori dal tempo che  nozione collettiva. E annientamento e indiamento collettivo non pu darsi, perch la collettivit  concetto empirico e potrebbe sempre nascere uno in quel momento che non accettasse d'indiarsi e annientarsi.
9 settembre. La guerra imbarbarisce perch, per combatterla, occorre indurirsi verso ogni rimpianto e attaccamento a valori delicati, occorre vivere come se questi valori non esistessero; e, una volta finita, si  persa ogni elasticit di tornare a questi valori.
17 settembre. Si fa l'elemosina, per levarsi d'innanzi il miserabile che la chiede; e se qualcuno ci procura un disagio con la mostra della sua grande miseria, e fa appello a qualche nostro evidente e innegabile sentimento di solidariet, noi odiamo questo qualcuno, con tutte le forze.
1 ottobre. Gli errori che saltano agli occhi in un'opera, o anche che semplicemente si vedono, sono, appunto perch tali, facilmente rimediabili, e non contano.
Conta l'errore fondamentale, la visuale sbagliata, che informa di s specialmente le parti corrette,(55) e di qui va individuato e stanato; il che torna come dire che esso  irrimediabile, a meno di distruggere l'opera. I ni visibili tutt'al pi servono da indicatori di quel che c' sotto.
9 ottobre. "Il y a une motion qui est insparable de la rencontre de tout homme que nous trouvons sur notre chemin." Lavelle, L'erreur de Narcisse, p. 31.
"J'ai tort sans doute si je me plains du traitement que les autres me font subir. Car il est toujours un effet et une image du traitement que je leur inflige. Mais si je m'attriste de n'tre pas assez aim, c'est que je n'prouve pas moi-mme assez d'amour." Lavelle, ibid., p. 34.
"Les relations que les autres hommes ont avec nous sont toujours une image des relations que nous avons avec nous-mmes." Lavelle, ibid., p. 165.
"...la seule chose qui compte, c'est d'tre et non point d'agir." Lavelle, ibid., p. 171.
14 ottobre. Il voler commettere una malvagit a ogni costo, violentando la propria natura,  tipico dell'adolescenza e del bisogno di provare a se stessi che si  universali, al di l di ogni norma.
Che cosa  pi bello che, commessa la malvagit, ritrovarsi en hros sulla strada di campagna, nel mattino, quando passano carri?
Lo stile di Berto(56) non va attribuito a un Berto, ma assimilato a una terza persona. Da naturalistico deve diventare modo di pensare rivelatore.  questo che non si poteva fare nelle poesie, e che dovrebbe riuscire in una prosa.
Si pensano pensieri quando, scossi da un urto della vita, si diventa, davanti a se stessi, personaggi proprio come avviene quando, creando un racconto, con le scene nascono pensieri e problemi. I pensieri che valgono, nascono perci quando ci si atteggia in posa, cio si falsifica se stessi, cio ci si guarda vivere secondo un atteggiamento scelto.
L'arte invocata il 9 ottobre '38 di guardare "noi stessi come fossimo personaggi di una nostra novella"  intesa quindi anche a metterci in grado di pensare pensieri e goderli.
15 ottobre. La differenza tra Sansfin e Homais  che Sansfin non  n approvato n disapprovato, ma radicato nella sostanza di tutti gli eroi stendhaliani: una volont pedante accanita e maliziosa, che opera; mentre Homais  un ritratto-macchietta staccato dall'autore e appunto per questo giudicato.
18 ottobre. Giudicare dei personaggi vuol dire farne delle macchiette.
I tempi della filantropia sono i tempi in cui si mettono dentro i mendicanti.
29 ottobre. Non  vero che al nostro tempo non si scrivano romanzi perch non si creda pi alla consistenza del mondo; non  vero, perch il romanzo '800-esco nacque durante il crollo di un mondo, ed anzi rappresentava un surrogato di quella consistenza che il mondo perdeva. Adesso il romanzo cerca una nuova legge in un mondo che si va rinnovando, e di muoversi nel nuovo mondo secondo la vecchia dimensione non si contenta.
Come un'idea diventa feconda quand' una combinazione di due trovate che fanno insieme saporito, cos va fatto un personaggio.
1 novembre. Usa risparmiare una persona quando si scopre che malgrado ogni cinismo, ogni hitlerismo, ogni schifosit, questa persona  capace di un senso umano di piet, di una dolcezza. Ma in particolare risparmiare se stessi in questo caso, compiacersi a fondo di un proprio buon pensiero. Bench ci sia raro (" pi facile una buona azione che un buon pensiero" 3 novembre '38), attenzione che comunemente si chiama "buon pensiero" uno scatto sentimentale di cui sono capaci tutti. Come dimostrano le trame dei film, anche tedeschi.
Esempio di 29 ottobre: 
* solitudine con visite magiche del giovane
* due giorni di festa. Come si passano, rtreci
* scoperta di sifilide nel giovane
* grande momento di azione politica concentrato nei due giorni, con disperazione magica del giovane
* giovane che ad ogni costo vuole fare la malvagit per
solitudine magica 
giorni di festa (Pausa) 
sifilide 
sostituire politica
Togliendo la politica (che viene da Nizan)
restano le visite magiche nella stanza in alto
nei due giorni di festa (incanto magico) 
col tormento della scoperta sifilide 
che fa commettere malvagit.
5 novembre. Perch ci  ostico uno scrittore nuovo? Perch non sappiamo ancora evocare intorno a lui tutto il quadro contemplativo di una societ in cui abbandonarci fiduciosi.
10 novembre. Sdegnare di commettere una malvagit scomposta  un modo di prender coscienza che non si  pi giovani (cfr. 14 ottobre).  il tema adatto a raccontare che la giovent  finita. Fine sarebbe non parlare mai di giovent nella storia, ma lasciarlo indovinare appunto dal rifiuto di scatenarsi. Se mai, titolo: Giovinezza finita. E, al fondo, il pensiero: Ecco, non far pi queste cose; far degli sbagli riflessivi, ora, sbagli di limitazione, non di universalit.
Anche perch la malvagit scomposta richiede una scioperataggine e una disposizione a soffrire che non ci sono pi a trent'anni.
18 novembre. Non ti piace Mrime proprio per quelle doti che ne fanno un "artista squisito". Senti che  un uomo che ignora ogni seriet d'ambiente, che ripugna a impegnarsi, che tagliuzza quadri multicolori in una posticcia societ d'accatto. Muta gli ambienti come i vestiti. Non sa vivere un dramma dell'uomo nel suo ambiente; anche dove  tragico,  tragico per sentito dire, per supposizione, ma gli mancano le radici nello sfondo (Carmen). Tutto l'opposto di Stendhal che vive la bella societ con l'impegno di un fanatico e di un santo demonio.
Cfr. col 28 luglio '38 - dove si scopre la legge di ogni trama meritoria: "vedere come quel tale se la cava in quel dato ambiente."
Ora, Mrime che non crede a nessun ambiente, non pu prendere sul serio e sodificare nessuna sua trama.
19 domenica-novembre. Compreso, leggendo Landolfi, che il tuo motivo del caprone era il motivo del nesso tra l'uomo e il naturale-ferino. Di qua il tuo gusto della preistoria: il tempo in cui s'intravede una promiscuit dell'uomo con la natura-belva. Di qui la tua ricerca dell'origine dell'immagine in quei tempi: la promiscuit di un primo termine (solitamente umano) con un secondo (solitamente naturale) che sarebbe qualcosa di pi di un semplice fantastico: una testimonianza di un nesso vivo. Tutto era gi afferrato (15 settembre '36, II) quando hai commentato Lvy-Bruhl notando come l'immagine, giusta la mentalit primitiva, non era gioco espressivo ma positiva descrizione. (Vedi anche: "A proposito di Lavorare stanca" novembre '34 - la prima intuizione dell'immagine motivo del racconto, escogitata per salvarti dal naturalismo). L'immagine-racconto voleva essere la storia di questo nesso, cio l'istituzione di un simbolo (Cfr. 6 novembre '38, II). Inoltre, l'immagine-racconto si  chiarita (24 ottobre '38, I) bisogno di credere avvenuto ci che raccontiamo, di considerare cio l'immagine come un vero, esistente anche al di qua della pagina scritta.
Qualcosa di psicologicamente affine l'hai pensato ancora (29 ottobre '39, II) quando hai detto che un'idea diventa feconda quand' combinazione di due trovate.
26 novembre. Dante sul Purgatorio non si volta mai a contemplare il panorama, per la ragione che non descrive realisticamente un viaggio, ma espone un simbolo dove si ricorre alla scena, al visibile, solo in quanto si veste di corpo un concetto. Non ha quindi obblighi di rispettare la logica naturalistica del reale.
Il motivo del dissidio tra l'arte e la vita - l'artista che si sente inutile e staccato dalla realt - fu alla fine del secolo una tappa dell'autobiografismo romantico, che dopo le ebbrezze ottocentesche di genio e follia si scoperse insufficiente.
28 novembre. Potrebbe darsi che i bambini siano pi abitudinari degli adulti e noi non lo si afferri bene per la ragione che essi vivono in guerra con gli adulti e sono costretti a celebrare le loro abitudini in segreto. Infatti, lo sforzo degli adulti  di rompere tutte le abitudini dei bambini, sospettando in esse un nodo di resistenza e di anarchismo. Ma nel campo dove i bambini godono di una relativa autonomia (i giochi)  evidente la loro abitudinariet - il loro gusto del rito e della formula, la loro superstizione dei luoghi, ecc. - che acquista anche l'inconsapevole valore di una rivendicazione d'indipendenza dagli adulti.
Siccome fare-le-cose-anche-noi-piccini-come-i-grandi  difficile, per la difficolt in s e per i sospetti dei grandi, il bambino tende a crearsi regole nelle cose sue, a ricadere nella stessa rotaia, a incoraggiarsi col gi fatto. Ricorda la tua cinquenne abitudine di piangere appena a tavola, cos senza motivo. Era un contegno comodo perch gi sperimentato ed era un tuo contegno.
4 dicembre. Scritto a Pinelli: "...riprendendo certe mie idee, l'opera  un simbolo dove tanto i personaggi che l'ambiente sono mezzo alla narrazione di una paraboletta, che  la radice ultima dell'ispirazione e dell'interesse: il "cammino dell'anima" della mia Divina Commedia."
"La lingua...  tutt'altra cosa da un impressionismo naturalistico. Non ho scritto rifacendo il verso a Berto - l'unico che parli - ma traducendo i suoi ruminamenti, i suoi stupori, i suoi scherni ecc., come li direbbe lui se parlasse italiano. Ho solo sgrammaticato quando sgrammaticare indicava una sprezzatura, un'involuzione, una monotonia nell'animo suo. Non ho voluto far vedere come parla Berto sforzandosi di parlare italiano (che sarebbe impressionismo dialettale) ma come parlerebbe se le sue parole gli diventassero - per Pentecoste - italiane. Come pensa, insomma."
10 dicembre. Il simbolo di cui si parla il 6 novembre '38 (II) e il 4 dicembre '38 (i Fioretti),  un legame fantastico che tende una trama sotto al discorso. Si tratta di caposaldi ricorrenti ("epiteti" come nell'esempio classico del 6 novembre) che additano in uno degli elementi materiali del racconto un persistente significato immaginoso (un racconto dentro il racconto) - una realt segreta, che affiora. Esempio, la "mammella" dei Paesi tuoi - vero epiteto, che esprime la realt sessuale di quella campagna.
Non pi simbolo allegorico, ma simbolo immaginoso - un mezzo di pi per esprimere la "fantasia" (il racconto). Di qui, il carattere dinamico di questi simboli; epiteti che ricompaiono nel racconto e ne sono persone e s'aggiungono alla piena materialit del discorso; non sostituzioni che spogliano la realt di ogni sangue e respiro, come il simbolo statico (la Prudenza, donna con tre occhi).
Parallelo di questo mezzo, non  tanto l'allegoria quanto l'immagine dantesca. Qui si riassumono molte analisi e molte letture. Il XXIII del Paradiso pu suggerirti. Tutti quei fenomeni di luce dicono la realt luminosa del luogo e anche la sua realt segreta di "foce di tutte le cose create" (fulmine, sole, uccelli, luna, canto, fiori, pietre preziose).
12 dicembre. Ogni artista cerca di smontare il meccanismo della sua tecnica per vedere come  fatta e per servirsene, se mai, a freddo. Tuttavia, un'opera d'arte riesce soltanto quando per l'artista essa ha qualcosa di misterioso. Naturale: la storia di un artista  il successivo superamento della tecnica usata nell'opera precedente, con una creazione che suppone una legge estetica pi complessa. L'autocritica  un mezzo di superare se stessi. L'artista che non analizza e non distrugge continuamente la sua tecnica  un poveretto. (Cfr. 8 novembre '38).
...(57)
Cos  in tutte le attivit.  la dialettica della vita storica. Ma tanto nell'arte che nella vita, da quando esiste il romanticismo esiste in questa dialettica un pericolo sempre vivo: quello di proporsi deliberatamente il campo del mistero per garantirsi la creazione vogliosa. Nell'arte, l'ermetismo; nella politica, il razzo-sanguismo. Mentre il mistero che stimola la creazione deve nascere da s, da un ostacolo incontrato indeliberatamente lungo il proprio sforzo di chiarificazione. Nulla di pi osceno dell'artista o del politico che gioca a freddo col suo irrazionale misterioso.
...
Smontare il mistero per servirsene a freddo nell'opera (senza l'angoscia creativa)  lo sforzo di tutta la storia dello spirito. Qui  la dignit dell'uomo ma anche la sua tentazione.
14 dicembre. Ci vuole la ricchezza d'esperienze del realismo e la profondit di sensi del simbolismo.
Tutta l'arte  un problema di equilibrio fra due opposti.
21 dicembre. L'amore  la pi a buon prezzo delle religioni.
25 dicembre. Un artista vero, nelle sue opere creative parla della arte il meno possibile. (Altrimenti non  un artista,  un virtuoso dell'arte.)
Chi ha solo come contenuto il travaglio dell'arte non  ancora uscito dalla preparazione dei ferri; non  ancora licenziato a parlare nel mondo da uomo fatto.
27 dicembre (mattina). Un'acropoli rossastra. Altro poggio con ammucchiati edifici e palazzi (la citt delle assicurazioni dell'agenda) e grandi quadri parietali, che si vedono dall'acropoli. Due. Uno allegorico, folla di donne e simboli e donna svolazzante (Venezia di Veronese) portata su cocchi circondata da donne. In primo piano, donna calma e grande che vuota perle in un recipiente. (Ma non si vede che maneggia perle. Si sa). Non si vede che maneggia perle, ma lo si sa. Proprio come in un romanzo, dove senza descriverlo (farlo vedere) l'autore dice "maneggia perle". Scoperto improvvisamente - dopo che l'avevo gi immaginata - che questa donna  l'Italia, perch le donzelle svolazzanti e i cocchi sono simbolo del mare che la circonda. Ecco una prova che sognando quella figura le davo implicitamente il significato che ignoravo quando pure l'avevo gi immaginata. Chi l'aveva fatta con questo significato?
(Certo il sogno  effetto della visita a Venezia - febbraio '39).
Mi pare anche di avere sognato in altri tempi vette di colli singolari viste dal basso o da mezzacosta, campestri e coperte di gelsi. Chi sa quando e come.
Due ipotesi. O  la prima volta che sogno questa piemontese citt di quadri (del Carpaccio, so sognando), e ho l'impressione di averla gi passeggiata e veduta in passato (in altri sogni) soltanto in omaggio alla temporalit del sogno, per cui ogni istante sognato nasce col suo paesaggio temporale retrospettivo. O  veramente un sogno che avevo gi fatto altre notti, come altri simili di citt in cima ai colli (non Venezia forse, allora, ma Siena e Genova) ridotte a proporzioni monferrine, e allora il mondo dei nostri sogni  una miniera dove il pozzo verticale ci porta in ascensore a differenti profondit e qui ci sono sogni fissi che noi rivediamo ogni volta. Anche qui, non  detto che il tempo sia quello nostro normale, anzi la costruzione (sedimenti, strati geologici) dei sogni sarebbe ancor pi prestigiosa: non uno solo che crea l'illusione di un passato implicito a s, ma tutta una rete temporale sottesa a tutte le notti (i sonni) prese insieme. Sarebbe veramente un mondo esistente in cui entriamo ogni volta che dormiamo (e i sogni ci attendono alle differenti profondit, non li creiamo).
31 dicembre. Gli stilnovisti creando la situazione degli amici e delle donne - "l'ambiente corale" - cui il poeta rivolge il discorso, hanno inventata la giustificazione della loro poesia che  celebrazione di questa comunanza e consiste dell'espressione cordiale dei propri "pensieri" rivolta alla cerchia.
Tutte le poesie nazionali cominciano con cerchie del genere. Ci si taglia nel corpo sociale una societ ristretta e condizionata, che  fatta di ascoltatori e collaboratori.
 1940
1 gennaio. Poco di fatto. Tre opere: Le due stagioni e i Paesi tuoi, e il Carrettiere.
I due racconti sono cosa del passato: valgono forse in quanto mi sono cavato la voglia e provato che so volere uno stile e sostenerlo, e basta. La poesiola  poca, ma forse promette avvenire. Chiudo sperando di tornarci ora, ringiovanito dalla molta analisi e dalla purgazione degli umori narrativi.
Di pensieri non mi sono pi espanso molto su queste pagine, ma in compenso ne ho colti diversi maturi e ricchi e, pi che tutto, mi sono allenato a viverci con agilit. Chiudo il '39 in uno stato di anelito ormai sicuro di s, e di tensione come quella del gatto che aspetta la preda. Ho intellettualmente l'agilit e la forza contenuta del gatto. Non ho pi smaniato. Sono vissuto per creare: questo  acquisito. In compenso ho molto temuto la morte e sentito l'orrore del corpo che pu tradirmi.
 stato il primo anno della mia vita dignitoso, perch ho applicato un programma.
Artisti come Dante (lo Stilnuovo), Stendhal(58) e Baudelaire sono dei creatori di situazioni stilistiche: sono gente che non cadono mai nella bella frase, perch concepiscono la frase come creatrice di situazioni. Non dnno mai nello sfogo, perch per loro riempire una pagina  creare una situazione mentale che si svolge in un piano chiuso, costruito, avente leggi interne, diverso da quello della vita. I loro contrari invece (Petrarca, Tolstj, Verlaine) sono sempre sull'orlo della confusione di arte e vita; e anche nell'arte se sbagliano, sbagliano per frasi belle o brutte, non per situazioni piollate, come quegli altri. Hanno tendenza a fare della loro arte un modo di vita pratico (Petrarca = umanista; Tolstj = santo; Verlaine = maledetto) e sono quasi sempre dei riusciti in quanto la loro attivit pratica li porta. (Sono anche i malcontenti dell'arte per ragioni esistenziali, cfr. II, 26 novembre '39). I loro contrari invece sono sempre dei falliti che non elegizzano sul loro fallimento mondano, come qualcuno degli sfogatori che cos si fa piacere al volgo, ma costruiscono un altro mondo dove l'esperienza ordinaria e cocente  vagliata dall'intelligenza e lasciata entrare nell'opera solo se risponde alla costruzione. Sono grandi costruttori di opere giudicanti, che non scrivono una pagina soltanto per sfogare una loro piena, ma di questa piena fanno meditazione e pretesto di costruzione mentale anteriore all'opera.
Sono grandi teorizzatori dell'arte - il problema che li travaglia sempre - mentre quegli altri scrivono come si respira, come si canta, come si vive, op l! I miei sono grandi solitari, sono asceti, non chiedono altro alla vita che la realizzazione del loro sogno formale (di arte, di morale, di politica), mentre quegli altri chiedono alla vita l'esperienza e questa esperienza riflettono in quei diari che sono le loro opere.
Flaubert  la caricatura involontaria dei miei artisti (cfr. il giudizio del 17 febbraio '38 - dove si vede che bench l'arte per lui sia il cerchio chiuso, autonomo, costruito dall'intelligenza, in essa 	non entra la completezza morale dell'uomo e s'inseguono solo fantasmi di belle frasi).
[......](59)
Potrebbe darsi che le situazioni stilistiche fossero le tue immagini-racconto, un presentare cio delle immagini che non sono la descrizione materiale della realt, ma "simboli fantastici cui accade qualcosa", le persone del racconto.
3 gennaio. C' un tipo abituato a pensare che niente gli sia dovuto, nemmeno in nome di un lavoro o di una fatica durata. Niente dagli altri sotto nessun pretesto, nemmeno dai beneficati, e quindi non d niente agli altri se non per suo piacere. Sono io. (Cfr. 20 febbraio '38, IV e 13 ottobre '38, II).
8 o 9 gennaio. La prova del tuo disinteresse per la politica  che credendo al liberismo (=la possibilit di ignorare la vita politica) vorresti applicarlo tirannicamente. Senti cio la vita politica soltanto in tempi di crisi totalitaria, e allora t'infiammi e contraddici al tuo stesso liberismo pur di realizzare presto le condizioni liberali in cui potrai vivere ignorando la politica.
11 gennaio. La poesia italiana dal '200 al '500 agita il mondo della nobilt: comincia col concetto della nobilt di cuore (stilnovo), ammira quella di costume e di tono (Boccaccio), ricrea fantasticamente quella cavalleresca (Boiardo), l'ironizza e teorizza (Ariosto e Castiglione). Morendo, la cede al witticism shakespeariano e al buon gusto neo-classico (grand sicle), e la vede ricomparire come nostalgia del passato e norma di vita in certi romantici (Stendhal, Baudelaire). Qui c' forse qualche addentellato col 1 gennaio, II. Come ideale di contegno il tratto cavalleresco corrisponderebbe alla situazione stilistica come ideale estetico.  sorprendente che questa stessa vena affiorasse gi il 2 ottobre '36, [dove i due tratti segnati](60) | | annunciano il 1 gennaio.
Le grandi fioriture sono precedute da una generazione d'intensi traduttori (neteroi, stilnovisti, elisabettiani, trio del dolore, romanzo russo, neo-realismo americano). Quando si dice l'esterofilia... Cfr. 6 luglio '39, II.
Pi la storia s'avvicina ai nostri tempi, e pi alle fusioni di due civilt attraverso la carne si sostituisce quella attraverso la carta. Alle invasioni le traduzioni.
21 gennaio. Prima la potenza serviva alle ideologie, ora le ideologie servono alla potenza.
Le cose gratuite sono quelle che costano di pi. Come? Costano lo sforzo per capire che sono gratuite.
22 gennaio. (Cfr. 27 dicembre '39). Le figurazioni di un sogno sono procreate e intrise da una dominante esperienza della veglia, che macerandosi in noi diventa un caleidoscopio, simbolico della "passione" ("dopo il sogno la passione impressa" Dante) e degli stimoli della veglia. Ecco spiegato come il mondo di un sogno nasce col suo paesaggio temporale retrospettivo - realt dell'esperienza che noi lasciamo a sfondo della figurazione simbolica che  il sogno.
Inoltre, si capisce perch il sogno si svolga come un racconto costruito - dove, cio, un particolare viene acquistando un'importanza ulteriore gi implicita nella sua prima comparsa. Noi non sappiamo quello che accadr, ma siamo noi stessi la "passione" del sogno e la massa di impressioni della veglia. Siamo insomma come chi - narratore - sappia (viva in s) il secondo termine simbolico di una sua fantasia, ma non il primo, la figurazione simbolica. Via via che passer davanti agli occhi, questa nascer piena degli sviluppi futuri, di spunti che la storia stessa interpreter, dando loro un senso. Sognare  come scrivere una storia simbolica gi nota come spirito e in formazione quanto alla lettera.
26 gennaio. Nulla pu consolare della morte. Il gran parlare che si fa di necessit, di valore, di pregio di questo passo lo lascia sempre pi nudo e terrificante, e non  che una prova della sua enormit come il sorriso sdegnoso del condannato.
1 febbraio. Proustiano: mancandoti il caff, non trovavi pi l'agio nervoso per immaginare. Ti stavi abituando (Il paradiso sui tetti e Paesaggio e trama della Tenda).(61) Ora che c' il caff, ti pare che contrasti all'ozio fantastico.
L'ira non  mai improvvisa. Nasce da un lungo rodo precedente che ha ulcerato lo spirito e vi ha accumulato la forza reattiva per l'esplosione. Ne consegue che un bello scatto d'ira  tutt'altro che il segno di un'indole franca e diretta.  invece rivelazione involontaria di una tendenza a nutrire dentro di s rancore - cio di temperamento chiuso e astioso e di complesso d'inferiorit.
Il consiglio di "stare in guardia da chi non  mai irritato" (22 luglio '38, I) perch solo chi perde la testa  sincero (7 dicembre '37, VI) viene quindi a dire che - tutti gli uomini accumulando inevitabilmente odio - conviene guardarsi specialmente da quelli che non si tradiscono con scatti d'ira. Quanto a te, non fai male ad essere insincero nel tuo rodo, ma a tradirti ingenuamente con lo scatto.
9 febbraio. In genere  per mestiere disposto a sacrificarsi chi non sa altrimenti dare un senso alla sua vita.
Il professionismo dell'entusiasmo  la pi nauseante delle insincerit.
18 febbraio. Scaduto il fervore di una monomania, manca un'idea centrale che dia significato agli sparsi momenti interiori. Insomma, pi l'animo  assorto in un umore dominante, pi il paesaggio interiore si arricchisce e svaria.
Bisogna cercare una cosa sola. per trovarne molte.
19 febbraio. Fra i personaggi delle tue poesie abbondano un po' troppo i mestieri singolari (i. e. pittoreschi).
21 febbraio.  facile conservare lo stile, l'aloofness (il distacco), la familiarit moqueuse (beffarda), l'aristocratica impassibilit, ecc., con le persone cui non si ha nulla da chiedere. Esse ci sono sommamente indifferenti, ci sono un gioco, un pretesto di posa, come animali (che non mordono).
 quanto si dice chiamando superiore il contegno sopradescritto. Ma appena si ha da chiedere qualcosa, non si  pi nemmeno uguali, ma inferiori, per la ragione che l'altro potrebbe negarcelo. Il perfetto stile (tuoi rapporti con **) nasce dalla totale indifferenza.
Ecco perch si ama sempre follemente chi ci tratta con indifferenza: essa  stile,  fascino di classe,  amabilit. Ci riprende infiniti pensieri del 37-38 sulla necessit di non abbandonarsi per possedere - specie 16 novembre, II, '37.
22 febbraio. L'interesse di questo giornale sarebbe il ripullulare imprevisto di pensieri, di stati concettuali, che di per s, meccanicamente, segna i grandi filoni della tua vita interna. Di volta in volta cerchi d'intendere che cosa pensi, e solo aprs coup vai a riscontrarne gli addentellati con giorni antichi.
 l'originalit di queste pagine: lasciare che la costruzione si faccia da s, e metterti innanzi oggettivamente i1 tuo spirito.
C' una fiducia metafisica in questo sperare che la successione psicologica dei tuoi pensieri si configuri a costruzione.
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 cos che si fanno i canzonieri, l'hai detto nelle Certe poesie non ancora scritte. Sarebbe quindi illusoria la differenza tra "poesie" e "pensieri"? Basta dire che i pensieri sono tentativi di chiarire a te un problema, uno stato, e le poesie tentativi di creare un'immagine universale?? Non vedo che basti.
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Il problema  come per le opere omnia di tutta una vita: ciascuna costruita s'intende, ma nel loro complesso fanno successione o costruzione?  un sofisma ricordare che i secoli letterari sono inesistenti nella storiografia concreta: un secolo  un ente empirico, astratto, ma una vita, un individuo  qualcosa di pi.
Certamente, qualcosa di pi in quanto intende esserlo e costruirsi; ma di per s, in successione meccanica di giorni, in quanto s'indaga aprs coup, ha dunque un'unit-costruzione implicita? quella che tu chiami unit metafisica.
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Inversamente. Un'opera singola, costruita, vien forse fatta in altro modo che saldando aprs coup - magari prima della stesura, beninteso - i diversi pezzi?
Verr un tempo che la nostra fede comune nella poesia far invidia.
Succede che io sono diventato uomo quando ho imparato a essere solo; altri quando hanno sentito il bisogno di accompagnarsi.
23 febbraio. La grandezza inumana di Shakespeare si vede pi che dall'opera, da questo ch'egli mor lasciandone inediti due terzi - tra cui Antonio e Cleopatra, Macbeth (?), molte commedie, ecc. Ci  tanto enorme che viene da sospettare che al principio del seicento non fosse ancora ben diffusa la mentalit "editrice" e si credesse di aver legata ai posteri un'opera quando la si era scritta, semplicemente. Ma allora, come spiegare i testi in stato di copione che Shakespeare sapeva di lasciare corrotti e corrompibili? N si pu dire che gli sia mancato il tempo e l'agio di attenderci.
C' qui una saggezza che confina con l'ironia cosmica. Un gesto sovrumano.
24 febbraio. La persona o l'istituto che incarichiamo di renderci felici ha diritto di lagnarsi se gli ricordiamo che per restiamo liberi e padroni di recalcitrare. Tutto ci che non bastiamo da soli a compiere, diminuisce la nostra libert. Il paziente nelle mani del dottore  come la societ nelle mani del salvatore - eroe o partito.
Come? c'incaricate di riorganizzare la societ - cio, voi stessi - e poi pretendete di restare liberi?
Appunto perch non esiste societ economica pura, ogni organizzazione scientifica dell'economia porta in s l'affermazione di una mistica - cio, un credo statale che investe anche la vita interiore, e come l'organizzatore deve eliminare ogni eterodossia economica, cos dovr eliminare tutte quelle interiori.
La societ tutta controllata economicamente e tutta libera spiritualmente,  una contraddizione.
(Cfr. 30 luglio e 27 agosto '39). Ideale morale  una nozione collettiva. L'individuo non ha ideale morale, perch nella sua assolutezza (eterno presente) non si adegua a una norma ma . (Bergson, Les deux sources ecc.).
Se la societ non pu realizzare l'assoluto, in quanto un suo individuo pu sempre recalcitrare, nemmeno l'individuo lo pu nel tempo, perch, raggiunto l'assoluto in un suo momento, un istante dopo pu decadere. Ci riprende il pr. del 22 febbraio '40, e insomma nega che una vita, clta nella successione meccanica dei suoi istanti, anche i pi coscienti, possa configurarsi a costruzione metafisica. Infatti, la successione meccanica dei pensieri cade nello schema - riconosciuto empirico - del tempo. Perch un'esperienza abbia un valore metafisico deve sfuggire al tempo. Nella vita pratica ci pare che accada soltanto nell'attimo isolato - evasione dal tempo -.
La "falsit della poesia" (3 ottobre '38, III) - sostituzione del tempo assoluto al tempo empirico - riesce pi affascinante del "regno dei cieli", perch questo si realizza solo in attimi e quella in costruzioni che, bench valgano come un solo attimo assoluto, si distendono per gradevolmente e abbracciano a volte lunghi lassi empirici.
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L'unit di un opera consister dunque nell'appartenenza di tutti i suoi momenti a uno stesso periodo assoluto o metafisico che si dica.(62)
Di qui la difficolt di determinarla fuori dello sviluppo deterministico dei suoi casi e fenomeni, per noi che siamo avvezzi a sperimentare la vita sempre secondo lo schema del tempo empirico e a conoscere - praticamente - quello assoluto solo come negazione del tempo empirico, negli atti morali. (Di qui, intanto, il carattere individuale dell'opera d'arte, come dell'atto morale: esperienze per loro natura non-collettive perch assolute).
 facile creare un'opera d'arte "istantanea" (il "frammento"), come  relativamente facile vivere un attimo di moralit, ma creare un'opera che superi l'attimo  difficile, come  difficile vivere pi a lungo di un palpito il regno dei cieli. L'arte di organizzare il regno dei cieli di l dall'attimo (santit)  allo stesso livello dell'arte di organizzare un'opera di poesia di l dal frammento, o congerie di frammenti che si dica.
Che la prima tu l'abbia definita quasi impossibile (tanto che consideri in sostanza la moralit come faccenda di attimi isolati) e speri invece nella seconda, nasce dal fatto che la tua vocazione  poetica e non etica. Contento?
26 febbraio. Come del tempo, cos dello spazio. Poesia e Pittura. Non deve esistere, in una poesia, tempo empirico cos come in un quadro non deve esistere spazio empirico.
Creare un'opera  dunque trasformare in assoluti il suo tempo e il suo spazio. Uno dei metodi pi accreditati fu sempre di ricorrere alla intensit sentimentale che, come  noto, trasforma il tempo e lo spazio empirici. (Un'ora riempita di forte passione  pi lunga di un'ora d'orologio. Notare che la noia  una forte passione, e quindi l'assenza di occupazione allunga il tempo in quanto lo riempie di tensione).
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Quello che tu chiami contemplazione (il tuo carattere poetico)  il passaggio dal piano empirico a quello poetico.
L'ipotesi che l'evoluzione proceda (De Vries) per mutazioni brusche del germe [che poi si conservano attraverso la selezione naturale (J. Rostand, Hrdit e Racisme)] va d'accordo con la tua esperienza che la vita interiore (creazione di concetti e immagini) non procede per sviluppo di pensiero in pensiero (d'individuo a individuo, in biologia) ma per brusche intuizioni (trasformazioni sempre germinali) che solo aprs coup si scoprono legate a intuizioni precedenti e si conservano (selezione interiore).
Il 29 ottobre '39, II e l'esempio del 1 novembre sono un altro parallelismo di vita interiore e biologia. Due concetti o due immagini dnno un frutto valoroso (una brusca mutazione) una volta ravvicinati, pi che un concetto o un'immagine macerata singolarmente. Incrocio di razze discoste che produce individui sovente felicissimi.
27 febbraio. L'analisi del 24 febbraio, dove negavi la possibilit di costruzione metafisica di una vita in quanto l'insieme dei suoi momenti significativi sarebbe successione empirica,  falsa. Non  escluso che la successione empirica dei momenti eterni (atti morali, atti poetici, atti concettuali) possa venire aprs coup interpretata o disposta a costruzione vitale.
Tanto pi che si ammette (22 febbraio, IV, e 26 febbraio, II) che qualunque opera di costruzione  sempre fatta d'istantanee illuminazioni - momenti metafisici - che vengono aprs coup saldate, cio chiarite unificabili.
Potrebbe darsi che nessun pensiero per quanto fugace, per quanto inconfessato, passasse senza traccia nel mondo. Ci  sicuramente vero per ogni singolo individuo. Tuttavia interesserebbe sapere se una traccia ne rimanga sulle cose non solo in quanto l'individuo, modificato da quel qualunque pensiero, vi agisce su diversamente, ma addirittura di per s - nel caso, ad esempio, che l'individuo morisse appena pensatolo. Che  un modo di credere all'anima del mondo, e ad altro ancora.
1 marzo. L'equilibrio di un racconto  nella coesistenza di due persone: una l'autore, che sa come finir, l'altra i personaggi, che non lo sanno. Se autore e protagonista si confondono (Je) e sanno come finir, occorre rialzare la statura di altri personaggi per ristabilire l'equilibrio. Perci il protagonista, se racconta lui, dev'essere pi che altro uno spettatore (Dostojevskij: "nel nostro distretto". Moby Dick: "chiamatemi Ismaele").
Se si racconta in prima persona,  evidente che il protagonista deve sapere fin dall'inizio come la sua avventura andr a finire. A meno di farlo parlare al presente.
La tua concezione dello stile come vita interiore che si fa. (Cfr. 24 ottobre '38 - 5 novembre '38), tende a trasportare il racconto al presente e in prima persona, donde negazione dell'equilibrio tra attore e personaggi, tra chi sa e chi ignora. Donde impossibilit di costruzione che  gioco di prospettive tra presente (chi sa) e passato(63) (chi ignora).
Il bello del teatro  che tutti i personaggi appaiono in prima persona e al presente ma non sanno come finir.
9 marzo. Il naturalismo ha insegnato ai narratori - e ormai tutti ce l'abbiamo nel sangue - che nulla che non sia azione deve entrare nel discorso. Allora si descriveva l'ambiente che era parte dell'azione e gli eventi, oggettivamente; ora tutto ci si descrive guardando con l'occhio del personaggio; ma  per tutti acquisito che non si deve pi digredire. Come nel naturalismo l'autore doveva scomparire davanti alla realt, cos ora esso deve scomparire davanti all'occhio del personaggio.
17 marzo. Se una vita libera assolutamente da ogni senso di peccato fosse realizzabile, sarebbe vuota da far spavento.
Si pu dire che questo senso ("la cosa non permessa")  nella vita ci che la difficolt della materia in arte. Che seccherebbe tutti, e primi gli artisti, se non fosse difficile.
Naturalmente il vivace della vita sono la lotta, gli espedienti, i compromessi, con questo senso. Meglio avercelo e violarlo, che non avercelo. (22 luglio '38, III, sul rimorso). Sapere che certe cose non possiamo o non dobbiamo farle, ci lusinga (cfr. il tuo Adamo e Eva, e il 17 settembre '38, VII).
25 marzo. Non  vero che chi, come te,  avvezzo al poco, al semplice, allo spicciativo, abbia a soffrire di meno quando si trovasse ridotto alle durezze e privazioni della guerra o di un altro evento simile. La ragione? Chi  avvezzo al raffinato, al complesso, allo scelto, scoprir di fronte alla realt dura il fascino del semplice e dello scarso; tu, invece, non potrai scendere pi oltre e non avrai pi nulla da scoprire.
L'equilibrio vivente di un'opera nasce dal contrasto fra la logica naturalistica dei fatti che si svolgono sotto la penna, e la nozione presupposta, e ricordata, di una logica interiore che domina come una mta.(64) La prima si dibatte nelle strettoie della seconda, e vi si carica di sensi simbolici, o stilistici che si dica. Quanto pi lontani i due modi d'essere, tanto pi vivace e appassionante la stesura dell'opera (14 dicembre '39).
28 marzo. Gli aggettivi geografici della poesia latina ("ante tibi Eoae Atlantides abscondantur") sono l'estremo modo - riflesso - di fare il mito, immergendo la realt fantastica nel passato e nella lontananza. Sono il solo esotismo di cui  capace la mente antica: la leggenda diventata definizione e limitata ad attributo - perch tutto era limite, allora. Qui si vede appunto come il simbolo (l'allusione?) diventi stile (cfr. pensiero precedente). Cfr. soprattutto il 10 dicembre '39, definitivo sul simbolo.
29 marzo. Devi riconoscere che le magnifiche promesse della scienza avvenire ti atterriscono e le vedresti volentieri abortire. Non per la ragione che la scienza crea micidiali armamenti (si trover sempre la difesa equivalente; e, comunque, non  l'uccisione di uomini che sia per dispiacerti: si viene al mondo per morire), ma perch la scienza potr fornire un giorno mezzi tali di controllo sulla vita interiore e sulla vita fisica dell'individuo (sincerity test, sterilizzazione, ecc.) o surrogati dell'individuo stesso (robots) o intervento nell'attivit interiore e fisica individuale (inoculazione di sperma artificiale, classificazione delle attitudini, controllo statistico dei gesti alla Taylor, ecc.), che la vita non varr pi la pena di essere vissuta. La conclusione tipica dei romanzi avveniristici , infatti, dopo una descrizione del meccanismo controllatissimo di quella vita, un climax di rottura di coglioni per cui le masse si scatenano uccidendosi e impazzendo, pur di uscire dall'incubo. Insomma, morire (sia di spada, sia di raggio mortale) non  nulla; vivere scientificamente appare spaventoso; Un conforto  il pensiero del 25 ottobre '38.
6 aprile. [.....](65)
Vecchi ritmi:
Pupe fiape
cme rape
rape d'u?a
d'una fmna patanu?a
[......](66)
7 aprile. C' quello che gli pare d'essere pi vecchio della sua et, e quello che si ritrova sempre pi giovane degli anni che compisce. Sono due tipi d'uomini; probabilmente hanno altre differenze.
Tu sei dei pi giovani dei loro anni. A trenta, non credevi di essere tanto vecchio.
16 aprile. Dev'essere importante che un giovanotto sempre intento a studiare, a voltar pagine, a cavarsi gli occhi, facesse la sua grande poesia sui momenti in cui usciva al balcone o sotto il cespuglio o sul rialto o in verde zolla. (Silvia, Infinito, Vita solitaria, Ricordanze). La poesia nasce non dall'our life's work, dalla normalit delle nostre occupazioni, ma dagli istanti in cui leviamo il capo e scopriamo con stupore la vita. (Anche la normalit diventa poesia quando si fa contemplazione, cio cessa di essere normalit e diventa prodigio).
Qui si capisce perch l'adolescenza  grande materia di poesia. Appare a noi - uomini - come istante in cui non avevamo ancora chinato il capo alle occupazioni.
19 aprile. Le generazioni non invecchiano. Ogni giovane di qualunque tempo e civilt ha le stesse possibilit di sempre.
L'Impero non  caduto per decadenza della razza (tant' vero che le generazioni contemporanee e successive a quelle che hanno visto cadere l'edificio politico, ne hanno costruito uno spirituale - la Chiesa Cattolica), ma per mutate condizioni economiche e sociali che hanno spostato le forze (anchilosi economica, decentramento provinciale, immissione di barbari, ecc.).
20 maggio. I Paradis artificiels descrivono il vero paradiso baudelariano, sono il suo programma; soltanto, escludono che sia lecito giungerci con un trucco, bens richiedono che tutto questo mondo interiore sia opera fiera e sudata dell'intelletto. Polemizzano insomma contro la concorrenza delle droghe, pur rievocandone le virt. (Specialmente il cap. IV L'Homme-Dieu, che  la sua autentica poetica).
21 maggio. Se  vero che l'individuo si accoppia di preferenza al suo contrario (la "legge della vita"), ci nasce dal fatto che esiste un orrore istintivo di esser legato a chi esprime i nostri stessi difetti, le nostre idiosincrasie, ecc. La ragione  evidentemente che difetti ed idiosincrasie, scoperti in chi ci  vicino, ci tolgono l'illusione - prima da noi nutrita - che fossero in noi singolarit scusabili perch originali.
28 maggio. Le immagini di Faulkner (Sanctuary) sono modi di dire dialettali e immaginosi - tipo "a l' fol cme na vaca 'n bici". Per esempio gli occhi del vecchio sordo "come voltati all'interno e mostranti il deretano dei globi" o Temple che pensa di diventare uomo e sente l'impressione di un tubo che rivolta come il dito di un guanto - flop! - Sono insomma l'immagine elisabettiana: "Fate is a spaniel we cannot beat it from us." Sono immagini narrative, non contemplative, che sostituiscono all'oggetto un'evidenza espressiva; le immagini che creano la lingua (ad-ripare, arrivare).
29 maggio. The Revenger's Tragedy di Tourneur avrebbe potuto essere la storia del vindice esacerbato che, mettendosi all'opera, scopre che ogni valore pi caro  corrotto o pronto a corrompersi; e tale accenna a diventare nella corruzione da lui praticata della madre Graziana (sc. I, a. II) e nel discorso della figlia Castiza (sc. IV, a. IV). Senonch la madre si ripente presto e la figlia faceva per finta. La storia si riduce cos a un gioco d'intrighi e di sangue tra gli ambiziosi e i lussuriosi della corte e i vendicatori; e Vindice non fa nei cinque atti nessuna scoperta morale, non raccoglie un'esperienza, ma meccanicamente procede alle sue vendette ed  poi altrettanto macchinalmente punito. Tant' vero che le sue ultime parole non sono il ieratico canto del cigno dei personaggi shakespeariani, o websteriani (White Devil: le ultime parlate di Flamineo e Vittoria) che hanno avuto un'esperienza, ma un ripicco nato da un'imprudenza che lo distrugge e che con astuzia poteva evitare: "We die after a nest of dukes" troppo poco.
Immagini di Tourneur tipo 28 maggio:
"...'Sfoot, just upon the stroke
jars in my brother; 'twill be villainous music";
e di un povero che
"...hope of preferment
will grind him to an edge..."
1 giugno. Perch la gente prende delle pose, e fa il dandy, o lo scettico, o lo stoico, o il sans-souci, ecc.? Perch sente che c' una superiorit nell'affrontare la vita secondo una forza, una disciplina che ci si d se non altro ai pensieri.
 infatti questo il segreto della felicit: assumere un atteggiamento, uno stile, uno stampo in cui devono cadere e modellarsi tutte le nostre impressioni ed espressioni.
Ogni vita vissuta secondo uno stampo coerente e comprensivo e vitale,  classica.
5 giugno. Il dolore fa vivere in una sfera incantata e trasognata, dove le cose quotidiane e banali prendono un rilievo pauroso e thrilling, non sempre sgradito. D coscienza di un distacco tra la realt e l'anima; ci fa levare in alto e ci lascia intravedere il reale, e il nostro corpo, come qualcosa di remoto e di strano insieme.  questa la sua efficacia educativa.
La realt della guerra suggerisce questo semplice pensiero: non  doloroso morire quando muoiono tanti tuoi amici. Dalla guerra nasce il senso di gruppo. Benvenuto.
9 giugno. Chi ha una passione dominante, in funzione di questa odia il genere umano, perch tutti gli appaiono, in rapporto alla sua passione, come rivali, o, comunque, resistenze.
12 giugno. La guerra rialza il tono della vita perch organizza la vita interiore di tutti intorno a uno schema d'azione semplicissimo - i due campi - e sottintendendo l'idea della morte sempre pronta fornisce alle azioni pi banali un suggello di gravit pi che umana.
13 giugno. Una dichiarazione di guerra  come una dichiarazione d'amore. Si diventa l'eguale del nemico e ci si innalza o abbassa con lui. Si rinfacciano al nemico le stesse enormit dispettose che - una volta innamorati - siamo prontissimi a compiere noi, e si rinfacciano sullo stesso motivo di lesa umanit.
Ripeti dell'amore ci che hai detto il 12 giugno della guerra.
14 giugno. La ragione perch in politica  permessa qualunque porcheria e il criterio  astuto-sciocco, non buono-cattivo, pare questa: il corpo politico non muore e non risponde quindi davanti a nessun dio. La sola ed esclusiva ragione della moralit individuale  che un giorno si morir e non si sa di poi.
16 giugno. (Allarmi aerei).
Gli stridori, i tonfi, gli scoppi, che fanno trasalire tutti in questi giorni, non solo prima della guerra non spaventavano, essendo innocui, ma non erano nemmeno percepiti. Ogni passione - qui, il terrore - crea una particolare sensibilit verso i propri stimoli e pretesti, e rivela tutta una provincia della vita oggettiva che prima passava inosservata. L'uomo pi oceanico  quello "trasmutabile per tutte guise". Finch si avranno passioni non si cesser di scoprire il mondo.
La natura astrattamente descrittiva di Giganti di Doeblin rivela che Berlin-Alexanderplatz anche l dove pareva farcito di esperienza umana e di meditazione era soltanto materiato di bruta e banale verit quotidiana, descritta non drammatizzata; che  difetto comune di molta narrativa attuale e della tua.
Doeblin, Dos Passos, tu: se volete sfuggire al verismo epidermico, cascate nell'astratta costruzione espressionistica. Vi manca soprattutto il senso del dramma.
Bisogna imparare non solo a essere molte persone diverse (Dos Passos ci riesce), ma anche a fare queste persone scegliendole e scegliendone i tratti (i ritratti di Dos Passos si possono spostare da un personaggio all'altro).
18 giugno. La creazione dei governi parlamentari  la foce dei contrasti tra re e nobili.
Si sente il bisogno del governo parlamentare quando le oligarchie decadono, non quando decadono le monarchie (o dittature). Da queste nascono le oligarchie.
21 giugno. Animare la natura descrivendola in atteggiamenti umani ("il campo si ricrea sotto l'acqua")  inizialmente dialettale, in quanto ricorre alla forma pi istintiva dell'immagine ("la pioggia mormora") e riduce in sostanza la descrizione delle cose a una presentazione di macchiette, a un'arguzia giudicante, di tipo impressionistico - quale  appunto la macchietta.
Diciamo allora che l'impressionismo  macchiettismo.
Il punto d'attacco del tuo mestiere alla vita  il bisogno di espressione del primo e il bisogno di contatto col prossimo della seconda.
Fin che ci sar qualcuno odiato, sconosciuto, ignorato, nella vita ci sar qualcosa da fare: avvicinare costui.
La tua poetica  forzatamente drammatica perch il suo messaggio  l'incontro di due persone - il mistero e il fascino e l'avventura di questi incontri - non la confessione della tua anima. Hai sinora preferito i contrasti d'ambiente (nord contro sud; citt contro campagna) perch questi vestono vistosamente quelli delle due persone.
23 giugno. Per esprimere la vita, non solo bisogna rinunciare a molte cose, ma avere il coraggio di tacere questa rinuncia.
L'estetismo dell'800 inglese - le belle immagini da Keats a Hardy, il tono sostenuto e oxoniano -  un riflesso di Elisabetta.
C' un rapporto tra la frase dostojevskiana, nuda e discorsiva, e le sue invenzioni tutte cerebrali e raziocinanti. La forza con cui sente la vita, si esprime non in vive immagini, ma in entit drammatiche e visionarie fatte di quotidianit. Cfr. con Platone: la dialettica, i miti (i dialoghi, le visioni di Dostojevskij).
Cfr. II oggi. Defoe  il pi grande romanziere inglese perch  il meno elisabettiano. Ha una voce unmarred. Gli altri - anche Dickens - risentono il '600 sia nel poetico sia nell'umoristico - sono immaginosi, parlano per immagini che non hanno pi la carnalit istintiva e linguistica (wit) degli elisabettiani ma fanno frase retorica e non nascono dal personaggio e quindi non sono drammatiche.
Pu essere drammatico anche un racconto con un solo protagonista apparente (Defoe). Ma in questo caso c' un uomo e un ambiente che si affrontano.
24 giugno. Tess dei d'Urberville non vive, perch nessun suo personaggio (tranne le macchiette) ha un linguaggio. Come parla Tess? e come Angel? C' il linguaggio dell'autore, questo s, che avvolge tutto, ma  appunto un descrittivismo astratto e ricco e talvolta sobrio, che serve tutt'al pi a stendere una scena fortissima (riincontro di Angel e Tess a Sandbourne, cap. LV) dove c' il pathos ma non le figure vive (melodramma).
Melodramma  quando i personaggi parlano per il pathos esterno della scena, non esistendo come persone ma provvisori e posticci allo scopo di prestare pretesto di commozione.
Le persone vanno rispettate anche nel raccontare altrimenti si d nel melodramma che  in arte quello che l'ambizione o edonismo nella vita.
C' s il diritto di adoperare i personaggi, ma non a un effetto bens a una costruzione - come nella vita, non a scopo di sentire, di sperimentare, ma di realizzare un significato.
27 giugno. A un popolo vecchio si chiede una grande coerenza, rispetto della legalit, ecc. A uno giovane si permettono molte cose. Giovent e vecchiaia nei popoli sono giovent e vecchiaia delle loro ideologie informatrici, e ne consegue che a una giovane ideologia si menano buone molte malefatte, per la semplice ragione che non si vede ancor bene fino a che punto le sue sono malefatte o invece interventi chirurgici. Ai vecchi non si chiede che la legalit.
28 giugno. Anche nella storia succede che quando una cosa farebbe piacere, non pu accadere; accadr quando ci sar indifferente. I vecchi imperi cadono quando sono diventati pacifici, civili e benefici; fin che una potenza  impertinente e illegale e violenta nessuno pu arrestarla.
3 luglio. Tutto questo parlare di rivoluzioni, questa smania di vedere accadere avvenimenti storici, questi atteggiamenti monumentali, sono la conseguenza della nostra saturazione di storicismo, per cui, avvezzi a trattare i secoli come i fogli di un libro, pretendiamo di udire in ogni raglio d'asino lo squillo dell'avvenire.
 avvenuto uno sdoppiamento anche dei popoli, oltre che degli individui.
Inoltre, vedendo tutto sotto specie storica, giudichiamo per idee, per astrazioni, che debbono o meno trionfare, e non sappiamo pi che cosa sia un uomo. Siamo tornati, cio, per via di larga dottrina, ai tempi in cui si odiava il nome nemico, la pi religiosa delle barbarie. Ma c' una differenza da quei tempi: non siamo affatto religiosi.
6 luglio. S'insegna soltanto ci che infallibilmente . (Le tecniche infatti sono). Del resto, per insegnare una cosa, bisogna credere nel suo valore assoluto - che esista anche senza noi; che sia oggettivamente.
7 luglio. Il pregio estetico, l'essenza morale, la luce della verit, non si possono insegnare - ognuno se li deve creare dentro di s. Sono assoluti, fuori cio del tempo e quindi della societ (cfr. 27 agosto '39 e II 24 febbraio '40) e perci incomunicabili. Le parole ne esprimono solo uno schema.
8 luglio. Le prime donne di Dostojevskij non si decidono mai chi prendere (Nastsja Filipovna tra il principe e Rogin; Katerina Nikoljevna tra Versilov e l'adolescente; Gregnka tra Dmtrij e Fjodor Karamazov). Chi  polo negativo a volte (Rogin),  positivo altre volte (Dmtrij).
Le donne non sono mai protagoniste, sono sempre vedute da altri.
L'Adolescente non  fiacco perch tratti di malati psichici pi del solito; ma bens perch  il pi panoramico dei grandi romanzi di Dostojevskij. Vi manca quella scena o quel grappolo di scene che assomma e assorbe in s tutto il febbrile raccontare, quella specie di giungla improvvisa nel deserto; e la storia si stende piuttosto protratta, diluita, in una cronaca; ci sono cio continui soprassalti di crisi, di scene zeppe e allucinanti, ma sono appunto riprese continue, mai decisive, come un motore che rugge e non ingrana mai.
9 luglio. Non  per riflessione e coscienza di me, che sono infelice, bens quando ne manco, non diceva Leopardi.
10 luglio. Questa guerra  forse la pi ricca di tradimenti che si sia mai avuta; il che indica clima rivoluzionario, clima cio dove lo stato di cose iniziale si trasforma via via, e il criterio di giudizio diviene diverso da quello dell'appartenenza a questo o quel gruppo.
13 luglio. Dal Tramonto del Medioevo. Dice Gerson, cancelliere dell'Universit di Parigi: la vita contemplativa  piena di pericoli. Molti ne sono diventati malinconici o pazzi.
E prima distingueva tra il bestemmiatore per gusto di fare cosa perversa, e quello che dice senza pensare alla gravit.
Giudica della vita religiosa secondo il rispetto dei dogmi, ma sente che non basta e introduce metri psicologici, caso per caso, valutando se l'intensit non sia patologica.
Condanna Giovanni di Varennes che, per smania della verginit, diceva che il prete indegno amministra sacramenti svuotati. Ci buttava in aria la compagine ecclesiastica.
(Fratelli della Vita Comune) Analizza la dulcedo, il fervore, dei devoti moderni dei Paesi Bassi (borghesi ritirati che mantenevano il tono rapito dell'alta commozione religiosa, in una tranquilla consuetudine di amicizia e di unzione) e trova che il fedele se ne accontenta e dimentica Dio. L'annientarsi in Dio di Ruysbroeck non gli va, perch allora si pretende di non peccare pi e si perde la responsabilit (Begardi, Frat. del Libero Spirito, Turlupini=dissoluti santi).
Storico. Questi mistici vivono immagini di fame, sete e lussuria. Passano dalla dulcedo alle diavolerie compiaciute e carnali=gusto delle streghe. Ed ecco la ragione per cui col XV cresce la stregheria:  decadenza della piet vera, si crede ai simboli in modo materialistico.
14 luglio. La tendenza medievale a vedere in ogni oggetto e individuo l'universale; non fra' Dolcino ma l'eretico, non Arrigo VII ma l'imperatore ecc. somiglia alla nostra di vedere gli individui sotto specie di classe o di nazione (cfr. 3 luglio, II). Con la differenza che allora era viva la dignit assoluta dell'anima individuale (problema della salvezza), ora non pi.
Bellissima la trovata di Huizinga (pp. 300-1) che il realismo medievale (tutto  cristallizzato in realt essenziali, anche pi fuggitivi fenomeni e pensieri)  in sostanza materialismo. (Cfr. thesaurus di buone opere dei Santi). (Il peccato  una corruzione del sangue. Cristo lava col sangue. Traslati che diventano realt).
21 luglio. In Dostojevskij non c' mai la storia di una realt naturale (uomo, famiglia, societ) ma bens frammenti di blocchi esagitati e dialettici, composti insieme come aneddoti durante una discussione (miti di Platone). L'unica storia pi naturale  Delitto e Castigo.
22 luglio. Sognare che si torna, di prigione o dal confino, nella propria casa, ricchissima principesca, a saloni e scalinate, e trovarci i conoscenti di famiglia a cui si viene presentato, e attendere con moltissima curiosit che entrino in scena padre e madre, per vedere come sono, che tipi ti sono stati scelti -  un altro caso di sogno fatto come un romanzo che si legge senza sapere come andr a finire, dove cio lettore e protagonista coincidono.
Il sogno  una costruzione dell'intelligenza, cui il costruttore assiste senza sapere come andr a finire.
23 luglio. Un'altra singolarit dei sogni  che - a meno di un immediato e fortissimo afferrarli e ripensarli, riviverli - non si ricordano. Un sogno  cosa meno nostra anche di un racconto composto da altri, perch mai ascoltando siamo tanto passivi quanto sognando. Eppure  indubbio che il sogno lo creiamo noi. Creare senza averne coscienza, ecco lo strano del sogno.
25 luglio. Un caso in cui l'ingiustizia tirannica passa liscia,  quando viene esercitata, sia pure sfacciatamente, contro un gruppo nettamente definito e non numerosissimo.
Gli scrittori che piacciono per la loro esistenza - per l'atteggiamento da loro preso nell'esistenza - (Stendhal, ecc.) in genere sono stilisti anche nella pagina.
Gli artisti sono i monaci dell'et borghese. In essi l'uomo comune vede attuarsi quella vita di contatto con l'eterno, quell'ascesi, che i villani del 200-400 vedevano nel monaco.
26 luglio. Ggnin.
27 luglio. Le cose di questo mondo (i gesti, esclusa beninteso la natura) sono simboli della realt interiore nostra o altrui. Ne viene che quanto pi si  sapienti tanto meno si  disposti a sacrificare l'ultima istanza (la vita carnale) per fare onore a un vano e arbitrario simbolo.
Ecco un caso dove l'apparente realismo del pensiero si rivela disfattista, e dove la trascendenza invece si fa tutta disciplina, dando al simbolo un significato tremendo. Il credente si fa uccidere pur di non compiere un gesto che  simbolo di male.
Per l'animo fervente tutto  simbolo. Vedi l'innamorato.
O non succede forse che nell'idealismo sono simbolo i gesti, nella trascendenza gli oggetti naturali? Sarebbe simbolo soltanto ci che  messo al mondo dallo spirito creatore.
Gli anacoreti si maltrattavano a quel modo, per farsi scusare presso la gente comune la beatitudine che avrebbero goduto in cielo.
28 luglio. Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi.
1 agosto. Tutti i libertini sono sentimentali. Anzitutto, nasce dalla lunga finzione verbale di esserlo; poi, dalla consuetudine delle donne, che avvezza appunto alle fini mollezze formali. Ma soprattutto nasce dal considerare i rapporti tra uomo e donna un campo non di doveri ma di emozioni.
Si corregge il sentimentalismo non diventando cinici ma diventando seri.
2 agosto. Nei sogni, chi sogna  sempre molto vile e tollera cose che nella vita non tollererebbe. Manca assolutamente di senso morale e sociale. Diventa nodo d'istinti.
5 agosto. Non bisogna mai dire per gioco che si  scoraggiati, perch pu accadere che ci pigliamo in parola.
Segno certo d'amore  desiderare di conoscere, di rivivere, l'infanzia dell'altro.
Commuove e intenerisce lo stato di una persona che si sente inferiore al nostro, proprio al nostro. Se invece lo stato invidiato e anelato  altrui, la persona non ci interessa e anzi ci urta.
7 agosto. Tono del Ggnin. Libert di giudizio sessuale e sociale; come da ambiente di viveuses e viveurs. Interiorit chiusa e schiva, di vergine. Frattura comune in tempi di transizione: le forme sono nuove e l'anima vecchia. Non, come si crede, viceversa.
Prima mutano le forme, poi le cose interiori. Potenza della parola, della forma, dello stile.
8 agosto. La vita non  ricerca di esperienze, ma di se stessi. Scoperto il proprio strato fondamentale ci si accorge che esso combacia col proprio destino e si trova la pace.
11 agosto. Una delle cose pi spiacevoli della vita  sbagliar tono - anche una semplice frase.  cos facile - anzi, troppo facile - dar un tono a un personaggio dell'arte e non stonarlo mai. Per questo, esistono molti tipi ideali nei romanzi, che lettori e lettrici amano.
Odiamo una persona quando questa sbaglia tono.
I matrimoni felici paiono pochi, perch i romanzieri non si ritrovano in un matrimonio felice.
Senza dubbio tu preferisci quelli che fanno una cosa perch la devono fare, a quelli che la fanno perch cos porta il loro istinto. Beninteso, il dovere non  soltanto quello corrente. Conferma della teoria dello stile, del tono (25 luglio, II, e prima, 1 giugno).
12 agosto. (Cfr. 16 dicembre '37). Amore e poesia sono misteriosamente legati, perch entrambi sono desiderio di esprimersi, di dire, di comunicare. Non importa con chi. Un desiderio orgiastico, che non ha surrogati. Il vino d un fittizio stato di questo tipo, e difatti l'ubbriaco parla, parla, parla.
14 agosto. Riesce a compiere una certa opera soltanto chi valga di pi di quest'opera.
16 agosto. L'idea che non esistano sbagli ma siano "portals of discovery" postula l'altra che  un dovere essere fortunati: cio l'intelligente non fa mai sbagli, vale a dire  fortunato. O li fa e gli servono. Idee suggerite dal Ggnin che dice che per le donne  un dovere esser belle.
17 agosto. Il modo del Ggnin di "parlare a vanvera" smettendo capricciosamente un argomento e riprendendolo poi a gusto,  diventato uno stile, e diventa suo amico chi lo accetta e adotta. Lei se ne compiace e se ne fa un vezzo. Potenza dello stile.
19 agosto. ...come tutti gli uomini sensuali, un pauroso... Sensuale vuol dire non chi ha il sangue ricco ma chi non sa dominarlo e ritiene unici piaceri quelli del senso.  mancanza d'inibizione.
Sensualit  sentimentalismo. Infatti le canzoni e le musiche pi sentimentali nascono nell'ambiente corrotto del caff mondano. (Cfr. 1 agosto).
21 agosto. Sedersi su una panchina in compagnia ma non al caff,  un tab di vergine.
Checch se ne dica  preferibile il fastidioso e formalistico stile della haute a quello trasandato e comodo della comune borghesia. Perch nei momenti di crisi la prima si sa comportare, la seconda diventa natura bruta.
31 agosto. Non c' idea pi sciocca che credere di conquistare una donna offrendole lo spettacolo del proprio ingegno. L'ingegno non corrisponde in questo alla bellezza, per la semplice ragione che non provoca eccitamento sensuale; la bellezza s.
Tutt'al pi si pu conquistarla in questo modo, quando l'ingegno appaia un mezzo di acquistare potenza, ricchezza, considerazione - valori di cui per riflesso la donna, lasciatasi conquistare, godrebbe anche lei. Ma l'ingegno, come stupenda macchina che si muove disinteressatamente, lascia indifferente qualunque donna. Verit che non dovresti dimenticare.
6 settembre. In fatto di amori, non si tollerano che i propri.
7 settembre. L'idea centrale di Proust, che le situazioni e le persone mutino continuamente e inafferrabilmente, tanto che ci che si desiderava, una volta realizzato si scopre insoddisfacente, somiglia all'idea di Croce, che situazioni e persone sono risultati pratici che non dnno un contento assoluto ma appena raggiunti si trasformano e negano dialetticamente il loro primo essere.
Differenza enorme: per Proust ci  incentivo a ritrarsi dalla vita, per Croce a buttarcisi.
9 settembre. Vedo la scena. Lei che sfugge sempre, volubile, alla compagnia; si alza da tavola, interrompe colloqui, va al telefono, ecc., e a chi le rimostra i suoi doveri, risponde: "Colpa tua che non sai interessarmi e farmi stare seduta." Una simile risposta presuppone inasprimento interiore di adolescenza, perch sottintende che le cose sarebbero potute andar diverso se il compagno fosse stato diverso. Equivoco che si prende da adolescenti ma non dopo, quando si  capito che qualunque cosa succeda  colpa nostra.
12 settembre. La vita pratica si svolge nel presente, la contemplativa nel passato. Azione e memoria.
21 settembre. Certe azioni banali o indifferenti che mi toglierebbero da un disagio effettivo - ricoprire il letto quando la mattina resto in casa; spendere molto per far festa a qualcuno che se lo aspetta; lavarmi con molto sapone, ecc.; mi dnno un orrore istintivo, e per commetterle - quando arrivo a pensarle - devo fare uno sforzo grande. Questa  la traccia di un allevamento inflitto con durezza su un'indole di per s sensibilissima e timida.  il resto dei terrori di tanta mia infanzia. E pensare che i miei non erano cattivi n eccessivi. Ma allora, i veramente maltrattati, come sono ridotti?
Per me  bizzarro e sempre uno stupore, l'accorgermi a un tratto che certe cose le posso fare tranquillamente, che nessuno me le vieta o grudges, che non  proibito godere un gesto invece di compierlo seccamente. Ecco spiegata la mia capacit poetica: da uno stato di indurimento sperimentare la volutt di fondersi, di ammollirsi - volutt che durer a lungo, finch non avr volatilizzato tutto lo scoglio della mia infanzia.
(Pensieri dovuti a una parola gentile del Ggnin.)
25 settembre. lettera
sera del 29 settembre. pf!!!!
30 settembre. La miglior difesa contro un amore  ripetersi, fino al bourrage, che questa passione  una sciocchezza, che non vale la candela, ecc. Ma la tendenza di un amore  proprio di illuderci che si tratti di un grande avvenimento, e la sua bellezza sta proprio nella continua coscienza che qualcosa di straordinario, di inaudito, ci va accadendo.
Dopotutto, il gesto del 25-29 settembre attua l'indole enunciata nel trionfante pensiero del 4 novembre '38(V). Ha l'unico difetto di non essere troppo trionfale.
Il mio contegno col Ggnin (purch sia finito...)  stato un sunto del '34-'38.
5 ottobre. No, che non  finito.
7 ottobre. Sarebbe vero che tu t'innamori soltanto di donne molto repandues (ballerina, ***, Ggnin) e che quindi ti compiaci in loro di ci che  all-desidered e soffri perch vorresti essere il solo a possedere tutto ci?
La vera genialit, in queste cose, non  conquistare una donna gi desiderata da tutti, ma scovarne una preziosa in un essere ignoto. (Cenerentola).
10 ottobre. C' un'arte di ricevere in faccia le sferzate del dolore, che bisogna imparare. Lasciare che ogni singolo assalto si esaurisca; un dolore fa sempre singoli assalti - lo fa per mordere pi risoluto e concentrato. E tu, mentre ha i denti piantati in un punto e inietta qui il suo acido, ricordati di mostrargli un altro punto e fartici mordere - solleverai il primo. Un vero dolore  fatto di molti pensieri; ora, di pensieri se ne pensa uno solo alla volta; sappiti barcamenare tra i molti, e riposerai successivamente i settori indolenziti.
12 ottobre. L'amore ha la virt di denudare non i due amanti l'uno di fronte all'altro, ma ciascuno dei due davanti a s.
14 ottobre. Rivedere la persona desideratissima da quindici giorni, unico pensiero di ogni istante, colpisce per un effetto di sfocamento: la persona reale  diversa, pi concreta e pi sfuggente, da quella che si sognava. (Cfr. Leopardi, Dialogo di Tasso e Genio fam.).
Le donne hanno una profonda fondamentale indifferenza per la poesia. Somigliano in questo agli uomini d'azione - le donne sono tutti uomini d'azione -. Sembra che se ne interessino - da giovani - per una sottile ragione: la poesia nasce da un'esaltazione dionisiaca, e l'esaltazione dionisiaca  il fondo di tutta la realt donnesca, succede quindi che nell'inesperienza e nella superficie le donne ne scambiano l'emozione per la vera emozione attiva, vitale, che le prender poi davanti alla vita.
I grandi amanti saranno sempre infelici, perch per loro l'amore  grande e quindi esigono dalla bien-aime la stessa intensit di pensieri ch'essi hanno per lei - altrimenti si sentono traditi.
A una donna ripugna un uomo che pensi a lei giorno e notte - per la ragione che lei non ci pensa.
Non  vero che con l'andare degli anni l'amore si faccia meno tremendo. Alle solite sofferenze (gelosia, brama, ecc.) si aggiunge il terrore del tempo che fugge irreparabile.
Nessuno rinuncia a ci che conosce. Si rinuncia solo a ci che si ignora. Ecco perch i giovani sono meno egoisti degli adulti e dei vecchi.
15 ottobre. Le cose si ottengono quando non si desiderano pi.
Per consolare il giovane cui succede una disgrazia, gli si dice: "Sii forte, prendila con fegato; sarai corazzato per l'avvenire. Una volta succede a tutti, ecc." Nessuno pensa a dirgli quello che invece  vero: questa stessa disgrazia ti succeder due, quattro, dieci volte - ti succeder sempre, perch, se sei cos fatto che le hai offerto il fianco ora, lo stesso dovr accaderti in avvenire.
Tipologia delle donne: quelle che sfruttano e quelle che si lasciano sfruttare. Tipologia degli uomini: quelli che amano il primo tipo e quelli che amano il secondo.
Le prime sono melliflue, urbane, signore.
Le seconde sono aspre, maleducate, incapaci di dominio di s. (Ci che rende villani e violenti  la sete di tenerezza).
Tutti e due i tipi confermano la impossibilit di comunione umana. Ci sono servi e padroni, non ci sono uguali.
La sola regola eroica: essere soli soli soli.
Quando passerai una giornata senza presupporre n implicare in nessun tuo gesto o pensiero la presenza di altri, potrai chiamarti eroico.
O altrimenti essere Cristo - cio annientarsi. Ma l'hai detto ieri - nessuno rinuncia a ci che conosce - e tu conosci troppe cose.
17 ottobre. Non si mentisce la propria natura.
Hai voluto fare una cosa forte, fuggire come lo stoico che si domina, e ti sei messo in situazione che n sei fuggito n godi pi la naturale compagnia di un tempo.
La lezione pi atroce di quest'altro calcio  che non eri per nulla cambiato, per nulla corretto, dai due anni di meditazione.
Ci per toglierti anche il conforto che tu possa ancora uscire da questo pozzo con la meditazione.
20 ottobre. La tua pena particolare - che  quella di tutti i poeti - sta in questo, che per vocazione tu non puoi avere che un pubblico, e invece cerchi anime gemelle.
Gli artisti interessano le donne non in quanto sono artisti, ma in quanto riescono nel mondo.
 naturale. Sposarsi  farsi una posizione, e quale uomo - il pi altruista - s'impiegherebbe, avendo possibilit di scelta, in un'azienda non solida? Cos le donne, e fanno bene.
Anche sacrificarsi (o rinunciare)  un problema di astuzia.
Parli sempre d'astuzia proprio tu che sei nato per tutt'altro.
Ci che distingue l'uomo dal bambino  il saper dominare una donna.
Ci che distingue la donna dalla bambina  il saper sfruttare un uomo. (Il secondo gruppo di donne - del 15 ottobre -  in sostanza il gruppo delle bambine - tant' vero che si tratta di anime incapaci di controllo di s.)
E poi: Bambini o Adulti si nasce, non si diventa.
E ora conslati.
21 ottobre. Siccome ci che un uomo cerca nei piaceri  un infinito, e nessuno rinuncerebbe mai alla speranza di conseguire questa infinit, ecco che succede che tutti i piaceri finiscono nel disgusto.  un ritrovato della Natura per staccarcene violentemente.
22 ottobre. (Cfr. 9 ottobre '39, IV Lavelle). Una persona conta per quello che , non per le azioni che fa. Le azioni non sono vita morale; il modo come trattiamo gli altri  solo bene - o maleficenza. Vita morale  l'essere eterno, immutabile, dell'io - le azioni non sono che increspature su questo mare, che rivela i suoi abissi reali soltanto nelle tempeste, e poi nemmeno.
23 ottobre. Non sono ambizioso: sono orgoglioso.
La vita attiva  virt femminile; quella contemplativa, maschile. (Cfr. 14 ottobre, II, e Analisi amorosa di F.). Un significato della mia presenza in questo secolo potrebbe essere la missione di sfatare il leopardiano-nietzchiano mito che la vita attiva sia superiore alla contemplativa. Dimostrare che la dignit del grand'uomo consiste nel non consentire al lavoro, alla socialit, al bourrage. Senza, si capisce, smettere di vivere dostojevskianamente. Tutte le passioni, vengano pure. Ma non dimenticare che si conta per ci che si  non per ci che si fa (22 ottobre).
24 ottobre. La strategia amorosa si sa adoperare soltanto quando non si  innamorati.
30 ottobre. Il dolore non  affatto un privilegio, un segno di nobilt, un ricordo di Dio. Il dolore  una cosa bestiale e feroce, banale e gratuita, naturale come l'aria.  impalpabile, sfugge a ogni presa e a ogni lotta; vive nel tempo,  la stessa cosa che il tempo; se ha dei sussulti e degli urli, li ha soltanto per lasciar meglio indifeso chi soffre, negli istanti che seguiranno, nei lunghi istanti in cui si riassapora lo strazio passato e si aspetta il successivo. Questi sussulti non sono il dolore propriamente detto, sono istanti di vitalit inventati dai nervi per far sentire la durata del dolore vero, la durata tediosa, esasperante, infinita del tempo-dolore. Chi soffre  sempre in stato d'attesa - attesa del sussulto e attesa del nuovo sussulto. Viene il momento che si preferisce la crisi dell'urlo alla sua attesa. Viene il momento che si grida senza necessit, pur di rompere la corrente del tempo, pur di sentire che accade qualcosa, che la durata eterna del dolore bestiale si  un istante interrotta - sia pure per intensificarsi.
Qualche volta viene il sospetto che la morte - l'inferno - consister ancora del fluire di un dolore senza sussulti, senza voce, senza istanti, tutto tempo e tutto eternit, incessante come il fluire del sangue in un corpo che non morir pi.
La forza dell'indifferenza! -  quella che ha permesso alle pietre di durare immutate per milioni d'anni.
31 ottobre. La prova che tutto in te  orgoglio, eccola. Ora che hai riacquistato il permesso di telefonarle e scriverle, non solo non lo fai, ma nemmeno senti il bisogno bruciante di farlo.
Che potrebbe anche essere la prova che in tutte le cose noi cerchiamo soltanto la possibilit futura. Se sappiamo che una cosa la potremo fare, saremo contenti e non la faremo forse nemmeno.
1 novembre. Fern, cerca nell'uomo povero le virt del ricco (squisitezza, sentire delicato, socievolezza, ecc.) e nel ricco le virt del povero (seriet, praticit semplice, bont laboriosa, ecc.).
2 novembre. Chi non si salva da s, nessuno lo pu salvare.(67)
Mi sono accorto sovente che ci che scoprir valere e importare di pi, comincia sempre col dispiacermi e ripugnarmi.
8 novembre. A sentire Freud (Essais de Psychanalyse) tutto il pensiero nasce dall'istinto della morte:  uno sforzo per legare i moti fuggitivi, dionisiaci, libidinosi della vita, in uno schema che contenti il narcisismo dell'io. L'io tende alla regressione verso la quiete, a bastare a se stesso, nella sua immobilit e assenza di desideri.
 una verit che si apprezza quando si soffre e si cerca di analizzare, capire, fissare la propria crisi e in definitiva ucciderla.
9 novembre. Tutto ci che fa il nostro corpo oltre all'esercizio dei sensi, rimane impercepito. Le pi vitali funzioni (circolazione, digestione, ecc.) non le sappiamo. Cos  del nostro spirito: ignoriamo tutti i suoi movimenti e mutamenti, le sue crisi ecc. che non siano la superficiale ideazione schematizzante.
Soltanto una malattia ci rivela le profondit funzionali del nostro corpo. Cos presentiamo quelle dello spirito, quando siamo squilibrati.
12 novembre. Si ha piet soltanto delle persone che di s non ne hanno.
24 novembre. Recinto a cancelli e griglie, multispartito (=piscina). F. apre a tre (=i tre siciliani del rifugio di stanotte) composti, minaccioso-sorridenti, taciturni. F. aprendo assume un volto duro. Io sono prigioniero di questi tre - ne ho la piena sensazione, e ogni tanto guardo F. che non dice nulla ed  dura. Penso al lungo inganno che mi ha teso per farmi cadere nelle mani di costoro (=conoscenze misteriose delle molte, ma anche forse un fratello). Il quale fratello oscuramente si ripromette di mettersi ai ferri corti con me su questioni di studio della sorella F. Hanno pugni pesanti e scherzano tra loro. Io sono sorvegliato a coda d'occhio. Il senso di pericolo che verr da loro  fortissimo e angoscioso.
Finch giro un cancello e galoppo furtivo, e grido a F. che la rivedr e le spiegher. Cio, che non credo al suo tradimento.
30 dicembre. Foscolo, Prose letterarie, Le Monnier.
vol. II, p. 65 "Chi dunque  capace di pi forti sensazioni, ha pi vigore d'idee".
Lezioni di Eloquenza:
p. 129 "nella storia letteraria tanti uomini che pur poteano lusingarsi di vera e utile gloria, e che nondimeno dopo i primi e nobili tentativi si rimasero da ogni lavoro ed anteposero di vivere ignoti, bench e forse nell'ozio e nell'oscurit non trovarono la contentezza e la pace a cui s modestamente aspiravano."
p. 19 nota "R. Cartesio pianta per assioma. Che la natura abbia dotati gli uomini di pari facolt di ragionare (Diss. de Methodo, num. 1): Gian Giacomo Rousseau incomincia il Contratto Sociale con questa sentenza: L'uomo nasce libero: errori ambedue funestissimi sempre alla filosofia delle lettere e del governo."
p. 152 "cos che voi cadreste appunto in quel disinganno che  l'unico scoglio che l'uomo deve accuratamente schivare."
Sul testo del "Decamerone":
vol. III, p. 20: "Non per  meno vero che i dialetti diversi hanno perpetuamente cospirato a comporre una lingua letteraria e nazionale in Italia, non mai parlata da veruno, intesa sempre da tutti, e scritta pi o meno bene secondo l'ingegno, e l'arte, e il cuore pi che altro degli scrittori."
p. 38 (dialetti per lingua letteraria). "Le antiche commedie toscane, e le veneziane del Goldoni, sono le migliori: ma nel regno di Napoli, e a Roma, ed in Lombardia, riescirebbero freddissime al popolo."
p. 41 (Boccaccio): "tutti scrivevano in modo diverso dal suo, chi affermer ch'ei scrivesse per l'appunto come parlava, e che la lingua scritta da lui fosse il dialetto del popolo Fiorentino, n pi n meno?"
p. 42: "Se non che l'arte, necessaria in tutte le lingue, riesce difficilissima agli Italiani; perch non hanno Corte n citt capitale, n parlamenti dove la lingua possa arricchirsi secondando... il corso e mutazioni delle idee."
p. 43 "per l'essenza sua letteraria, la lingua Italiana fu l'unica tra le lingue recenti la quale abbia preservato quasi tutte le sue parole armoniose, evidenti e graziose, e tutti i suoi modi eleganti, per cinque secoli e pi."
p. 58: "Altrove, spero, ho appurato che la lingua Omerica non fu congegnata a mosaico di dialetti diversi, com' generale opinione: ma s, che fu studiata da poeti e da storici a infondere qualit letteraria a dialetti delle loro citt, s che scrivendoli riescissero pi agevoli a tutta la Grecia (History of the Aeolic Digamma)."
p. 76: (la Crusca): "rimane pur sempre vocabolario di dialetto e non di lingua."
Sul testo del Poema di Dante:
p. 117: "scrittori Greci e Romani... non perch insegnino teorie di libert naturale e di diritti imprescrittibili, quando anzi per essi tutto diritto ed obbligo erano decretati dal fato e dalla vittoria."
p. 120: "n le opinioni prevalgono mai se non quando regnano in compagnia della forza dei governi per cui solo possono prosperare."
p. 321: "Le lingue, dove  nazione, sono patrimonio pubblico amministrato dagli eloquenti; e dove non , si rimangono patrimonio di letterati; e gli autori di libri scrivono solo per autori di libri."
p. 382: "E mi credo, e in ci mi sento sicuro del vero, che moltissimi tratti, e pi veramente i dottrinali e allegorici del Paradiso, siano stati i primi pensati e composti pi tempo innanzi che il Poeta s'insignorisse della lingua e dell'arte. Perch di rado nella prima Cantica, e pi di rado nella seconda, gli  forza di contentarsi di latinismi crudissimi, di ambiguit di sintassi, e di modi ruvidi che alle volte guastano l'ultima."
p. 453: "da quali di esse idee pi naturalmente prorompano fantasmi poetici."
p. 458: "D. li serbava; e con essi i significati meno rari nel verbo medesimo di durabilit di tempo, e di costanza e vigore crescente di azione. Indi pu intendersi, altrimenti parrebbe enigma, ci ch'ei diceva al suo Interprete: "che molte e spesse volte faceva li vocaboli dire nelle sue Rime altro che quello che erano appo gli altri dicitori usati di esprimere" (l'Anonimo) "Indi il conflitto d'idee concomitanti prorompe simultaneo e potente dalle sue locuzioni.""
p. 479: "La lingua nondimeno per que' suoi fondatori fu scritta, n mai parlata; e quindi i libri non avendo compiaciuto alle successive pronunzie, gli organi della voce hanno da stare obbedientissimi all'occhio."
Sulla Lingua italiana (scritto in Inghilterra in italiano):
vol. IV, p. 180 (Lingua d'Omero): "nelle parole procede costantemente semplice, e naturalmente grammaticale. Le sue frasi non sono mai troppo pregne di metafore, e non mai applicate a idee metafisiche, n a pensieri o sentimenti che non siano, per cos dire, tangibili. Cosicch, se vi si togliesse il metro dei versi, e la Iliade e l'Odissea si riducessero in prosa, parrebbero storie romanzesche e meravigliose come mille altre che a' d nostri si scrivono in lingue e stile mille volte peggiori..."
"La lingua poetica di Dante... non ha potuto, n potr mai servire di modello a composizioni in prosa".
p. 197: "Finalmente Tucidide adopera i vocaboli quasi materia passiva, e li costringe a raddensare passioni, immagini e riflessioni pi molte che forse non possono talor contenere; ond'ei pare quasi tiranno della sua lingua. Or il Boccaccio la vezzeggia da innamorato..."
p. 210 (Petrarca): "ma la sua lingua  pi dell'autore che della nazione."
p. 211: "il Villani, il pi idiomatico tra gli scrittori fiorentini."
Cfr. per le sue tendenze e capacit analitiche di romanziere il Saggio d'un Gazzettino del Bel Mondo (Al Lettore, dove  espressa la rassegnazione del quarantenne) e i Frammenti, specialmente il 10 "...Io, col cuore irrigidito dalla esperienza..."; la prefazione alla grande traduzione (Didimo Chierico a' lettori salute) dove descrive Sterne "...e gli occhi suoi scintillanti di desiderio, par che si chinino vergognosi"; la Notizia intorno a Didimo Chierico tutta; la Lettera Apologetica; le tirate degli Atti dell'Accademia de' Pitagorici (essay umoristico e dolente tipo il Bel Mondo); la traduzione del Viaggio sentimentale; la traduzione Degli effetti della fame e della disperazione sull'uomo, tolta da un Voyage en Pensylvanie de Crevecur; e infine il tentativo giovanile del Jacopo Ortis. Non divenne romanziere anche perch si trov in Sterne e si accontent di tradurre, ma il suo tipo di humour era appunto quello - come dimostrano il Bel Mondo e gli Atti e i Frammenti vari.
 1941
14 gennaio. Per sentire che cosa sia stile, basta leggere una prosa qualunque del Foscolo e poi una di quelle sue tradotte dall'inglese, sia pure dall'Ugoni. Meglio: prima leggere la tradotta, poi una qualunque originale - per esempio la Lezione Inaugurale.
Se quest'anno non hai fatto l'esame di coscienza,  perch ne avevi bisogno pi che mai - eri in stato di trapasso e ti mancava la chiarezza intima.
30 gennaio. Quel senso dolce e indulgente d'amore per l'umanit che si prova in un giorno freddo, durante un intervallo trascorso in un caff - quando si osserva il volto emaciato e triste di uno, la bocca piegata di un altro, la voce dolente e buona di un terzo, ecc. - e ci si abbandona ad un voluttuoso e malinconico abbraccio sentimentale a tanto quotidiano soffrire, non  vero amore del prossimo, ma compiaciuta e distesa introversione. In quei momenti non si muoverebbe un dito per nessuno: si , in sostanza, beati alla nostra tranquilla futilit davanti alla vita.
Se anche la lettura silenziosa che facciamo di una poesia per conoscerla,  interpretazione, non si vede pi come si pu costruire un giudizio storico su di una poesia - dato che conoscerla vuol dire creare dentro di noi un'altra opera. Giudicheremo quest'altra? E l'universalit del giudizio storico? La sua verit? (Leggendo Pugliatti, L'interpretazione musicale).
2 febbraio. L'amico P.  composto di un bonario e caparbio senso del suo merito, che si rivela anche nel fondamentale distacco dalle faccende del prossimo, un massiccio riserbo come di contadino che non tolleri l'intrusione di altri nel suo mondo attivo.  un uomo che non dubita mai intorno al suo atteggiamento, e ignora quindi la nervosa adattabilit di rapporti che altri ha col mondo. Se non fosse "artista", se non avesse cio coltivato in s una disposizione a osservare disinteressatamente contegni e aspetti del prossimo, sarebbe un perfetto campagnolo. Ma anche su questo disinteresse si potrebbe discutere:  disinteressata una facolt che lui fa servire senza scarti alla composizione attiva del suo mondo, e che non si permette deviazioni inutili, per esempio letture che non convergano a quella cultura che lui immagina "teatrale"? Gli  mai accaduto di vivere un'esperienza, una realt, che non entrando nel suo iniziale schema giovanile (per tracciare il quale ha, beninteso, sperimentato una volta tanto), lo facesse traballare? Uomo cattolico e, certo, convinto del dovere dell'umilt, egli  tuttavia cos fatto che i valori della vita li stringe a s, senza orgasmo e senza sorpresa, come dovuti. Questo  il suo schema. Quando gli dico che ignora la psicologia, intendo non che ignora i meccanismi umani su cui costruisce i suoi drammi, ma che, oltre questo campo del "possibile" psicologico vissuto nell'arte, egli non ha mai vissuto nella realt un dubbio psicologico, una malattia dello spirito - di quelle malattie che, sole, fanno sperimentare e intravedere gli abissi della coscienza. Si direbbe che a queste esperienze in corpore sui egli si ricusi - per la gi detta ragione forse che non vede la praticit delle malattie. E certo, se anche domani si lasciasse andare a una crisi psicologica e brancolasse, lui lo farebbe per esplorare materiale di tragedia, non per esigenza vitale. Poich le esigenze vitali sono gi soddisfatte da quel suo schema caparbio e cattolicamente campagnolo e - per quanto vale la parola - egoistico.
Nasce di qua il tono melodrammatico delle sue pagine migliori. La sua, proprio perch  pura drammaticit e forse per questo,  sempre stata - finora - letteratura. N vedo come possa uscirne.
Forse P. non ha mai avuto adolescenza - quella che fa meditare il suicidio. E lo scotto di questa mancanza  una perenne particolare adolescenza dello spirito - quella che sotto tutte le virilit (contegno, famiglia, senso delle responsabilit, successo) lo fa essere non un creatore ma un letterato di nuova specie. Che, dopo un simile chiarimento, io tuttavia lo ami, quasi come potrei amare una donna,  comprensibile: P.  l'antitesi di me e delle mie esperienze.
P. ha qualcosa di femminile nel suo saggio e pacato egoismo - cio di adolescente, quella tale adolescenza che  semplicit ma anche grazia rilassante e calmante.
3 febbraio. Che cosa c' insomma nella mia fissazione che tutto consista nel segreto e amoroso "in s" che ogni creatura offre a chi sa penetrarla? Niente, perch mai questa amorosa comunione io l'ho potuta realizzare.
In fondo, il segreto della vita  di fare come se ci che ci manca pi dolorosamente noi l'avessimo. Il precetto cristiano  tutto qui. Convincersi che tutto  creato per il bene, che c' la fraternit umana - e se ci non  vero, che importa? Il conforto di questa visione consiste nel crederci, non nell'essere lei reale. Perch se io ci credo, se tu, se lui, se loro ci credono, ecco che sar avverata.
10 febbraio. Marcel Raymond: De Baudelaire au Surralisme:
Dopo i tre Fari: "Mais le rel, l'absolu, si l'on veut, on ne songe pas  le rencontrer ici au terme d'un enchanement de concepts ou d'une dialectique, c'est dans le concret psychique qu'on pense le decouvrir. Une sensibilit nouvelle, infiniment dlicate... une mtapsychologie... voil la facult propre au pote moderne..." (p. 48).
"...les derniers venus des potes posent volontiers en principe que les donnes de leur moi ne leur appartiennent pas en propre, et qu'un esprit universel se manifeste par elles." (p. 261)
Apollinaire: "Le nouveau est tout dans la surprise" dice Apollinaire (p. 273).
Dada: "il n'y a que l'inconscient qui ne ment pas." (p. 316)
Dada: "il s'agit toujours de savoir si les accidents linguistiques qui se produisent chaque fois que l'on brise les associations traditionnelles, sans souci de reproduire un modle ou d'exprimer un sentiment, ne sont que des jeux, sans consquence, ou s'ils peuvent en certaines circonstances, et presque  notre insu, correspondre  quoi que ce soit ayant une existence authentique." (p. 324)
Surrealismo: "Chaque texte surraliste prsuppose un retour au chaos, au sein duquel s'bauche vague surnature; des combinaisons chimiques "stupfiantes" entre les mots les plus disparates, des nouvelles possibilits de synthse, se rvlent brusquement dans un clair." (p. 332)
"...laisser se former involontairement, inconsciemment, des vidences d'une autre nature, des vidences purement psychiques, si la chose est possible, qui s'imposent en nous  un certain sens intrieur et potique, lequel se confond peut-tre avec le sentiment de notre vie profonde." (p. 333)
Critica al surrealismo: "les textes surralistes... on est conduit  les regarder comme des produits de la culture, et de la culture la plus avance - tout autre chose que le rsultat du libre exercice d'une facult d'invention verbale plus ou moins gnreusement dpartie  tous les hommes." (p. 335)
Dfinition surraliste: "pntrer dans un monde o la libert serait infinie" (p. 337) "c'est peut-tre l'enfance qui approche le plus de la vraie vie." (p. 338)
Breton: "Tout porte  croire qu'il existe un certain point de l'esprit d'o la vie et la mort, le rel et l'imaginaire, le pass et le futur, le communicable et l'incommunicable, le haut et le bas cessent d'tre aperus contradictoirement. Or c'est en vain qu'on chercherait  l'activit surraliste un autre mobile que l'espoir de dterminer  point." (p. 340)
Critica al surrealismo: "notre rve vaut ce que valent nos veilles." (p. 365)
Dopo Rimbaud, i suoi allievi "subordonnent l'activit potique  des fins que la dpassent." (p. 391)
Umiliano l'arte davanti alla natura (non pi = ragione, non pi = sentimento, non pi = immaginazione) che  pensiero onirico, spontaneo ecc. La poesia non pu risiedere in forma alcuna perch  fenomeno psichico (p. 392).
"le pome tend  divenir autre chose qu'une expression plus ou moins fidle que l'on apprcierait par rapport  un modle interieur imagin par induction, aux circostances particulires d'une vie.  la limite, il serait un object existant pour lui mme, sans communication avec son crateur... un object autonome, arolithe tomb d'une plante inconnue..." (p.400)
Commuovere non con un'esposizione, ma con un fatto naturale: la poesia  un tramonto, una spiaggia, ecc.
18 gennaio '41, finita la Spiaggia.
14 febbraio. In sogno Fern. mi racconta che ha assistito dietro dietro ai musicisti e goduto "quel divino trio."
Poco dopo entriamo - lei non la vedo pi - e vedo il musicista mio compagno mettersi dietro dietro ai due suonatori del cembalo rasente la parete e fingere di dirigere con le mani l'orchestra (i suonatori si voltano di soppiatto a guardare).
Evidentemente il musicista  pi adatto che Fern. a far questo - pi fantasticamente adatto - ed  avvenuto un processo di aggiustamento narrativo durante il sogno. Non ho cio qui due fatti successivi che si svolgono il secondo dal primo, ma il concrescere di un solo fatto, di uno stato, che lampeggia dapprima in forma embrionale e poi si direbbe che trova una pi ricca e appropriata espressione (e muta protagonista e senso, oltre ad arricchirsi magicamente di particolari coerenti, che al primo lampeggiare mi erano ignotissimi).
Forse  qui la spiegazione del fatto (27 dicembre '39) che nel corso di un sogno certi particolari ci appaiono narrativamente anticipatori di altri che li compiranno. Sarebbe semplicemente un primo abbozzo embrionale che poi si concreta in qualcos'altro. Insomma non si racconterebbe a se stessi, ma si fantasticherebbe un quadro, una situazione statici, espressivi di uno stato psicofisico, la "passione" dominante. L'apparente svolgersi di azione in sogno, nascerebbe dalla successione degli inconsci tentativi volti a definire sempre meglio la visione (prima Fern., poi il musicista, che fanno la stessa cosa). Nell'ambito di ogni singola visione c' poi naturalmente una certa progressione naturalistica di accadimenti (sequenza di acc.).
Come chi vi mostrasse un quadro; poi subito dopo lo stesso quadro con personaggi mutati e ritoccati. Se ci fosse fatto con velocit e come si deve - ecco il racconto cinematografico, ma un racconto dove ogni sequenza  un tentativo rinnovato di dire la stessa cosa.
Notato sognando che in sogno non esistono antefatti, tutto  azione; nulla  riassunto - modello d'arte evocativa.
2 marzo. Lvy-Bruhl, L'exprience mystique ecc.
Cap. I - Il primitivo si fa prendere dalla passione del gioco d'azzardo e perde anche tutto, per ragioni mistiche; perch, una volta lanciato, non gli importa del valore perduto ma vuole dimostrare a se stesso che non  abbandonato dalle potenze soprannaturali, e ci che possiede non  pi che un mezzo per chiarirsi e riafferrare questa protezione... Cfr. con la tua tendenza, quando ti  andata male nella vita, di essere anche pi disgraziato, di toccare il fondo, quasi a trovare nell'assoluta condanna della sorte una conferma di valore assoluto - la conferma che la disgrazia non ti  avvenuta per caso ma perch in alio loco ce l'hanno con te il che potrebbe voler dire che in alio loco conti.
4 aprile. Niente  pi essenziale cominciando un'opera d'arte che garantirsi la ricchezza del punto di vista. Il modo pi immediato e banale di farlo,  attingere a un'esperienza un po' insolita e sufficientemente lontana (cfr. 6-7 luglio '39) e lavorare sulla complessit realistica di associazioni che questa presenta. Ma c' un modo tecnico di comporre un punto di vista che consiste nel disporre var piani spirituali, var tempi, var angoli, varie realt - e derivarne proiezioni incrociate, gioco d'allusioni, ricchezza di sottintesi, cui tende tutta la tua preparazione e il tuo gusto. Un buon esempio potrebbe essere la scoperta di stamattina che la storia di Corradino si pu s raccontare in terza persona ma circondando i fatti di un'atmosfera in prima plurale che non solo d un ambiente e uno sfondo al troppo gratuito Corradino, ma inoltre - massimo pregio - permette di ironizzarlo.
In tutte le cose l'errore  credere che si possa fare un'azione, assumere un contegno una volta e poi pi. (Sbaglio di quelli che dicono: "siamo laboriosi, avari se necessario, fino a trent'anni, poi ce la godremo." A trent'anni avranno la piega dell'avarizia, dell'operosit, e non se la godranno pi. Di quelli che dicono: "Con un solo delitto sar felice tutta la vita." Faranno il delitto e vivranno sempre pronti a farne un altro per nascondere il primo). Ci che si fa, si far ancora e anzi si  gi fatto in un passato lontano. (Cfr. 26 novembre 1937, II e 5 gennaio 1938). L'angoscia della vita  questa rotaia che le nostre decisioni ci mettono sotto le ruote. (La verit  che gi prima di deciderci seguivamo la direzione).
Una decisione, un atto, sono infallibili presagi di ci che faremo un'altra volta, non per qualche mistica ragione astrologica, ma perch escono da un automatismo che si riprodurr.
12 aprile. Uno dei meno osservati gusti umani  quello di prepararsi degli eventi a scadenza, di organizzarsi un gruppo di accadimenti che abbiano una costruzione, una logica, un principio e una fine. La fine  avvistata quasi sempre come un'acme sentimentale, una lieta o lusingante crisi di consapevolezza di s. Ci si stende dalla costruzione di una botta e risposta a quella di una vita. E che cos' ci se non la premessa del narrare? L'arte narrativa appaga appunto questo gusto profondo. Il piacere del narrare e dell'ascoltare  vedere disporsi dei fatti secondo questo grafico. A met di un racconto si risale alle premesse e si gode di ritrovare delle ragioni, delle chiavi, delle mosse causali. Che altro si fa ripensando al proprio passato e compiacendosi di riconoscerci i segni del presente o del successivo? Questa costruzione d in sostanza un significato al tempo. E il narrare  insomma soltanto un mitologizzarlo, uno sfuggirgli.
14 aprile. Nessuna donna fa un matrimonio d'interesse: tutte hanno l'accortezza, prima di sposare un milionario, d'innamorarsene.
27 aprile. Les Confessions di Rousseau.
(L. IV, 1731-1732, p. 135, ed. Flammarion):
"D'ailleurs des couturires, des filles de chambre, des petites marchandes, ne me tentaient gure: il me fallait des demoiselles... Ce n'est pourtant pas du tout la vanit de l'tat et du rang qui m'attire: c'est un teint mieux conserv, de plus belles mains, une parure plus gracieuse, un air de dlicatesse et de propret sur toute la personne, plus de got dans la manire de se mettre et de s'exprimer, une robe plus fine et mieux faite, une chaussure plus mignonne, des rubans, de la dentelle, des cheveux mieux ajusts..."
"Et pourquoi m'arrter aux choses permanentes, tandis que toutes les folies qui passaient dans mon inconstante tte, les gots fugitifs d'un seul jour, un voyage, un concert, un souper, une promenade  faire, un roman  lire, une comdie  voir, tout ce qui tait le moins du monde prmdit dans mes plaisirs ou dans mes affaires, devenait pour moi tout autant des passions violentes, qui dans leurs imptuosit ridicule me donnaient le plus vrai tourment?..." (L. V, 1732-1736, p. 223.)
"...cette possession mutuelle (con la de Warens), et peut-tre unique parmi les humains, qui n'tait point, comme je l'ai dit, celle de l'amour, mais une possession plus essentielle, qui, sans tenir aux sens, au sexe,  l'ge,  la figure, tenait  tout ce par quoi l'on est soi et qu'on ne peut perdre qu'en cessant d'tre..." (id. p. 225) [e nota che la W. gli si era gi data].
2 maggio. Ci sono i verticali, che sperimentano successivamente, che s'impallinano di persone e di cose lasciando l'una per l'altra, che recalcitrano e soffrono se un'antica loro infatuazione torna a tentarli mentre sono dediti a una nuova. Sono i romantici, gli adolescenti eterni. Ci sono invece gli orizzontali, che accostano la loro esperienza a una vasta gamma di valori ma contemporaneamente, e sanno entusiasmarsi per persone e cose senza rinnegare le gi conosciute, che dal foco di una calma, di una certezza interiore traggono l'energia per dominare e contemperare le infatuazioni pi varie. Questi sono i classici, gli uomini.
10 maggio. La banalit delle ideologie totalitarie corrisponde alla banalit della predicazione umanitaria che le ha provocate. Tolstj, Ruskin, Gandhi, hanno creato...
22 maggio. Bguin, L'me romantique et le rve.
(Idea che si ritrover in Schubert, Carus, Schopenhauer e Jung).
Il gusto di K. P. Moritz per i ricordi d'infanzia  un modo di ritrovare testimonianze di uno stato anteriore alla vita che nell'infanzia  ancora fresco e lascia tracce. Rappresenta cio la fuga non soltanto dal reale contemporaneo, ma dal reale in blocco. Aspirazione tipica del protoromanticismo. Cos desiderano trasformarsi in oggetti naturali (Shelley-Leopardi). Cos si intravede nella natura (la nuvola, il tuono, l'onda, di Shelley e Leopardi) l'appiglio per partecipare di una vita che non  pi la condizione umana. Cos si cercano i sogni non soltanto come fuga dalla realt diurna, ma come appiglio a una prenatale esperienza. Cos si anela a immedesimarsi nel Tutto che appare come realt prenatale.
(p. 72) "Contre les hommes, mais aussi contre ses propres faiblesses et ses doutes, l'oubli peut tre trouv dans le jeu. Puisque la vie, lorsqu'on l'affronte avec toute la gravit de son interrogation et de ses espoirs est terrible, il faut jouer d'elle. Se donner un rle aux jeux d'autrui n'est pas encore assez: jouons si bien que nous soyons nous-mmes notre dupe. Montrons  la vie que nous sommes capables de la dmasquer, de nous faire d'elle un jouet, de nous prouver ainsi la souvrainet de notre esprit. Les romantiques appellerons ironie cette virtuosit, qu'ils apparenteront de la posie..."
Ci sono dei vestiti femminili cos belli, che si vorrebbe lacerarli.
24 maggio.  curioso come il Romanticismo, che passa per la scoperta e la protesta dell'individuo, dell'originalit, del genio, sia tutto pervaso di una ansia d'unit, di totalit cosmica; e abbia inventato i miti della caduta dalla primitiva Unit e ricercato i mezzi (poesia, amore, progresso storico, contemplazione della natura, magia, ecc.) per ricomporla. Prova di questa tendenza  la creazione di tanti concetti collettivi (la nazione, il popolo, il cristianesimo, il germanesimo, il gotico, la latinit, ecc.).
27 maggio. Pensando che l'artista  il vaso, il ricettacolo, di un'ispirazione che opera per forza propria, a insaputa di lui, i Romantici scoprono l'incosciente, un fascio cio di forze positive che mettono l'uomo a contatto con la realt cosmica. Verr una seconda generazione romantica che pretender di dominare quest'incosciente, di provocarlo, di conoscerlo, di portarne cio alla coscienza il funzionamento (Poe-Baudelaire, ecc.). L'arte, che prima era ingenua scoperta di simboli di comportamento, diventa calcolata creazione di simboli estetici (simbolismo francese).
Il termine sogno acquista il suo secondo significato di fantasticheria poetica col romanticismo che scopre l'autonomia dell'immaginazione e l'autosufficienza dell'incosciente, il quale si raggiunge appunto nei sogni notturni.
Una beffarda legge della vita  la seguente: non chi d ma chi esige,  amato. Cio,  amato chi non ama, perch chi ama d. E si capisce: dare  un piacere pi indimenticabile che ricevere; quello a cui abbiamo dato, ci diventa necessario, cio lo amiamo. Il dare  una passione, quasi un vizio. La persona a cui diamo, ci diventa necessaria.
11 giugno. Bguin, II, 152.
Davanti a un bel colore il sogno che  in noi tende a fondersi in un sogno pi squisito e misterioso, non per cercare una spiegazione ma una comprensione "per trasformarsi esso stesso e sbocciarvi, per divenire esso stesso un'esistenza nel cuore di un'esistenza amica".
(Tieck, Le conversazioni di Phantasus incorniciatore delle Mrchen).
Come poeta Tieck adopera ritmi liberi, secondo il mood, e se accetta caras rimas  per esprimere coi suoni complessi. Nasce una simbologia della rima e delle forme strofiche. Tieck vorrebbe un dialogo di suoni di varie specie (Sternbald) e inventa (Fantasie) l'audition colore e in genere lo scambio dei sensi.
(Wolzel, Il Romanticismo tedesco).
Che la musica sia un mezzo di conoscenza cui non giunge la parola,  idea di Wackenroder.
Torna sovente sull'ironia. Schubert nota che il sogno  ironico (esprime gioia con parvenze tristi, e viceversa). Il poeta  uno scandalo perenne davanti alla matter of factness. Jean-Paul (e Schiegel) dicono che l'ironia  la ragione chiara in mezzo al sogno e alla poesia anarchiche. Tieck dice che presiedere al rutilare dell'incosciente, giudicarlo e condurlo in libero gioco,  l'ironia. (Cfr. 22 maggio, II.) Hoffmann, che l'ironia  il miscuglio dei luoghi comuni della vita con le rivelazioni dell'esistenza superiore.
13 giugno. Se si deve giudicare dall'analogia con la giornata, la vecchiaia  l'et pi fastidiosa perch non si sa pi che fare di s, come alla sera quando l'opera quotidiana  finita.
25 giugno. Da Bguin, su Aurlia di G. de Nerval:
"Ainsi s'explique l'apparente incohrence chronologique du rcit d'Aurlia: au mpris de leur enchanement fortuit, les moments de toute une vie s'ordonnent par rapport  leur signification commune. Une sorte de mmoire intemporelle, analogue  celle du rve, donne pour point initial  toute une dstine son instant de crise, et l'enfance mme de G. de Nerval, que vient transformer cette perspective diffrente, semble postrieure aux vnements de l'ge mr, dont elle reoit maintenant sa coloration nouvelle."
notte 26 giugno. Sogno di romanzo implicito
(atmosfera centrale da grande scena. Preparata da tutto il resto. Col mistero della raccolta, che si rivela via via. Racconto implicito).
Sognato che con il tenente ero in un'osteria. Ero arrivato e mi ero incontrato con lui per lavoro: col tenente, vidi un sergente, che, mi dissero, vi cerca per conto del colonnello. Cercato di sfuggirgli. C'era ogni sorta di gente che andava e veniva. Io avrei proseguito per Torino subito. Era Serralunga? Al momento di andare con lui alle porte, passo in camerone sotterraneo dove i soldati del gruppo erano tutti seduti a tavolini tipo refettorio. Capito che c'era qualcosa di strano. Vaga paura. Uno mi dice che sapevano che noi ci volevamo bene non come ufficiali e volevamo bene a loro, e chiedevano di essere fatti tutti ufficiali. Io temevo moltissimo che qualcuno dei presenti potesse dirlo al colonnello e dissi con energia se non si vergognavano a rompere cos la consegna. Dissi diverse frasi parallele con violenza che "tutti sapevano come la pensavamo io e il tenente" e che se lui diventava colonnello ero d'accordo. Loro tacevano come delusi e minacciosi. (Continuavo a dare gomitate al tenente, gridandogli a bassa voce di lasciarmi fare e stare zitto). Si form la situazione che io parlavo e il tenente, indietro, mi lasciava dire. Ero come il suo rappresentante. I soldati dissero qualche cosa di isolato con asprezza. Io gridavo che la smettessero, e con vergogna intravedevo in fondo ai tavoli facce note che fraternizzavano con loro. Quasi strizzai l'occhio ad un soldato vicino, e quello cap e lo strizz a me, ma io finsi di niente. Si form un'atmosfera di attesa e di ansia bonaria.
"Avete fraternizzato coi miei amici?" dissi a due (facce d'intellettuali nel fondo della stanza) in mezzo a cui mi trovai. Dovevo uscire e partire. Non so come, avevamo lasciato (io e il tenente che adesso beveva vino) le mutande appese alla cancellata della sua villa. Egli mi raccomand di passare a prenderle. Uscimmo tra incroci di autobus. Poi pioveva a dirotto. Ero solo. Corro a cercare le mutande (era buio e non si vedeva). Al cancello, ecco che sapevo che la villa era Serralunga, coi miei. Salgo sul gradino del cancello e grido: "Sono Cesare!" e c'era Maria e anche i vicini (due ragazze vedo che sono carine). Penso che avrei dormito e M. grid "Sono rimaste quattro mele."
5 luglio. Delle donne degli altri non so che farmene.
11 settembre. Letto il libercolo di Cohen di e su Chrtien de Troyes e pensato una volta di pi che il narrare non  fatto di realismo psicologico n naturalistico, ma di un disegno autonomo di eventi, creati secondo uno stile che  la realt di chi racconta, unico personaggio insostituibile. Cfr. il comando di Erec a Enide di non parlare, e le tre infrazioni di Enide. Oppure i capricci di Guinivre che impone a Lancelot di combattere ora per burla ora sul serio. O ancora il corruccio di Landine perch Yvain  stato lontano da lei pi di un anno, da cui consegue tutto il calvario di Yvain. O l'ignoranza di Perceval che si debba chiedere al Re Pescatore che cosa significhi la processione del Graal.
Intendo per stile questo svolgere una catena di dati che dispongono intorno a s la realt psicologica e naturale e la sostengono e sono puro partito preso - scatti dell'intelligenza e non altro. Qualcosa come l'antefatto arbitrario del sogno, che scatena tutta la proiezione degli eventi, colorandoli secondo una "passione", che  partito preso e irrealt.
[Vedi la teoria del legame-simbolo (4 dicembre '38) e quella della situazione stilistica (1 gennaio '40, II). La religione (i Fioretti), la fiaba (Chrtien de Troyes), l'arte moderna (Stendhal, Baudelaire, Kafka) si fondono a darmi questa lezione - che una volta chiamavo confusamente immagine-racconto].
2 ottobre. Perch il realismo naturalistico-psicologico non ti basta? Perch  troppo severo.
Non si tratta di scoprire una nuova realt psicologica, ma di moltiplicare i punti di vista che riveleranno nella normale realt una grande ricchezza.  un problema di costruzione (si risale al 16 novembre 1935!!)
9 ottobre. Amo gli scrittori che trattano sempre lo stesso motivo, dice Pintor. A parte ci che in questo  semplice gusto della coerenza e della definibilit dello scrittore - scalino alla critica - P. non spiega se intende naturalisticamente il contenuto o l'atteggiamento stilistico. D'accordo che variare il primo  indizio di povert interiore, ma il secondo deve per forza essere una sempre nuova ricerca - dalla semplice sfumatura al salto di genere - altrimenti mancher alla pagina il senso della scoperta, che  il vero e solo piacere di chi scrive.
Inverno '41-'42. Al mondo non si  mai del tutto soli. Alla peggio si ha la compagnia di un ragazzo, di un adolescente, e via via di un uomo fatto - quello che siamo stati noi.
Non  che nel nostro tempo il rappresentante della cultura sia meno ascoltato che in passato il teologo, l'artista, lo scienziato, il filosofo ecc.  che adesso si  coscienti di una massa la quale vive di mera propaganda. Anche in passato le masse vivevano di propaganda deteriore, ma allora, essendo meno diffusa la cultura elementare, questa massa non mimava i veri colti e quindi non faceva sorgere il problema se fosse o meno in concorrenza con loro.
Gli ambienti non saranno descritti, ma vissuti attraverso i sensi del personaggio - e quindi il suo pensiero e il suo parlare.
Quello che ti disgusta come impressionismo, diventa cos - bedingt dal personaggio - vita in atto. Ecco la norma che gi cercavi in fondo al "Mestiere di Poeta". Che altro  il racconto del raccontare di Anderson, il monologo interiore di Joyce ecc., se non questa imposizione della realt-personaggio all'oggettivit?
Quando una donna si sposa appartiene a un altro; e quando appartiene a un altro non c' pi nulla da dirle.
 1942
28 gennaio. Le cose si scoprono attraverso i ricordi che se ne hanno. Ricordare una cosa significa vederla - ora soltanto - per la prima volta.
Devi creare un nesso tra il fatto che nei momenti pi veri tu sei inevitabilmente ci che fosti in passato (26 novembre '37, II) e il fatto che soltanto le cose ricordate sono vere (oggi, I).
10 febbraio. Davanti al mare della Pineta, basso e notturno, passando in treno, hai visto i focherelli lontani e pensato che per quanto questa scena, questa realt, ti riempia di velleit "di dire", t'inquieti come un ricordo d'infanzia, essa non  per per te n un ricordo n una costante fantastica, e ti suggestiona per frivole ragioni letterarie o analogiche ma non contiene, come una vigna o una tua collina, gli stampi della tua conoscenza del mondo. Se ne deduce che moltissimi mondi naturali (mare, landa, bosco, montagna, ecc.) non ti appartengono perch non li hai vissuti a suo tempo, e dovendoli poetare non sapresti muoverti in essi con quella segreta ricchezza di sottintesi, di sensi e di appigli, che d dignit poetica a un mondo. Lo stesso devi dire per la sfera dei rapporti umani, per gli esseri umani: soltanto quelle situazioni e quei tipi che a poco a poco ti sono emersi e si sono stagliati sul fondo della tua conoscenza iniziale hanno avuto il tempo (sinora) d'incidersi nel tuo spirito e gettare quelle innumerevoli e segrete radichette di riferimenti che dnno il sangue e la vita alle creazioni. Insomma, tu non puoi volendo interessarti poeticamente a un dato paese o a una data sfera e farli vivere, se non riducendoli agli stampi (insufficienti) della tua infanzia-giovent. Non puoi quindi sfuggire (almeno per ora) a un mondo gi implicito nella tua natura percettiva, cos come nella vita pratica non puoi sfuggire alla determinazione della tua natura volitiva, determinazione avvenuta in gran parte durante il tuo primo adattamento al mondo. Resta da vedere se, nei due campi l'attivo e il creativo, devi limitarti a scavare e comprendere sempre pi a fondo la realt che ti  gi data, o se sia proficuo affrontare continuamente cose figure situazioni decisioni a te estranee, amorfe, e dall'urto e dallo sforzo trarre un continuo potenziamento e incremento delle tue capacit. La questione  tutta se, avvenuta la prima conoscenza, si viva spiritualmente di rendita o non si possa accrescere ogni giorno il capitale. Pare evidente che, per quanto faticoso e terribile, le due vie possono congiungersi e un'esperienza infantile elaborata nella maturit sar un diverso e novello punto di partenza.
12 febbraio. L'arte moderna  - in quanto vale - un ritorno all'infanzia. Suo motivo perenne  la scoperta delle cose, scoperta che pu avvenire, nella sua forma pi pura, soltanto nel ricordo dell'infanzia. Ci  effetto della all-pervading consapevolezza dell'artista moderno (storicismo, nozione dell'arte come attivit a s sufficiente, individualismo) che lo fa vivere dai sedici anni in su in stato di tensione(68) - in uno stato cio non pi propizio all'assorbimento, non pi ingenuo. E in arte si esprime bene soltanto ci che fu assorbito ingenuamente. Non resta, agli artisti, che rivolgersi e ispirarsi all'epoca in cui non erano ancora artisti, e questa  l'infanzia.
21 febbraio. I miei racconti sono - in quanto riescono - storie di un contemplatore che osserva accadere cose pi grandi di lui.
23 febbraio. Segue il 27 aprile 1941 - Lettura di Rousseau:
"...Il faut,  travers tant de prjugs et de passions factices, savoir bien analyser le cur humain pour y dmler les vrais sentiments de la nature. Il faut une dlicatesse de tact, qui ne s'acquiert que dans l'ducation du grand monde, pour sentir, si j'ose ainsi dire, les finesses de cur dont cet ouvrage est rempli. Je mets sans crainte sa quatrime partie  ct de la Princesse de Clves, et je dis que si ces deux morceaux n'eussent t lus qu'en province, on n'aurait jamais senti tout leur prix..." (vol. II, p. 221).
"...tout sentiment pnible me cote  imaginer" (e perci non mette rivalit, litigi, gelosia nella Nouvelle Hlose) (vol. II, p. 93).
"On s'imaginait que je pouvais crire par mtier comme tous les autres gens de lettres, au lieu que je ne sus jamais crire que par passion" (vol. II. p. 185).
26 febbraio. Cfr. 4 aprile '41. La grande arte moderna  sempre ironica, come l'antica era religiosa. Come il senso del sacro radicava le immagini oltre il mondo della realt, dando loro sfondi e antefatti pregnanti di significato, l'ironia scopre sotto e dentro le immagini un vasto campo di gioco intellettuale, una vibrante atmosfera di abitudini fantastiche e raziocinanti che fa delle cose rappresentate altrettanti simboli di una pi significativa realt. Per ironizzare non  necessario scherzare (come per consacrare non era necessario liturgizzare), basta costruire le immagini secondo una norma che le superi o le domini.
Ci si vede nell'attacco iniziale delle tue cose riuscite: entri in argomento con un discorso pi ampio della favola che seguir, avvisti questa favola con noncuranza, quasi che il tuo interesse abbracci pi largo che non sia la portata dei fatti. Conservare questo piglio e disporre tutto il racconto, fin la prima parola e le virgole, in modo che nulla vi sia di superfluo rispetto al gioco materiale dei fatti,  la tua mira. Non si tratta di digredire, ma di proiettare una nitida realt su di un enorme schermo fantastico.
24 marzo. Alain: Systme des beaux-arts (1926).
Arte
"l'artiste... rgle ses images d'aprs ce qu'il fait, j'entends d'aprs l'object qui nat sous ses doigts..." (p. 30)
"il faut qu'une uvre d'art soit faite, termine et solide... Ce qui n'est pas pris dans la masse ne peut pas orner." (p. 33)
"le modle... est d'abord l'object et ensuite l'uvre." (p. 35)
"toutes les fois que l'ide prcde et rgle l'excution, c'est industrie." (p. 36)
"l'ide lui ( l'artiste) vient ensuite, comme au spectateur, et il est spectateur aussi de son uvre en train de natre." (p. 37)
Tragedia
"les mouvements de nature tiennent tous un peu de la folie, surtout pour le spectateur." (p. 138)
"(dans la tragdie) il faut que l'on sente toujours la marche des heures, et la ncessit extrieure qui presse les passions et les mrit plus vite qu'elles ne voudraient." (p. 139) "On pourrait dire que les passions sont la matire, et le temps la forme, de toute tragdie." (p. 139)
"l'on peut tout oser au thtre, mais non pas faire paratre avant ce qui est aprs." (p. 143)
"le droulement du drame en dialogue, et la marche du temps toujours sensible, affirme assez que tout l'univers accompagne." (p. 146)
"le danger du naturel et de la vraisemblance, dans le thtre comique, c'est que l'on s'y enferme et qu'on n'en sait plus sortir." (p. 161)
Architettura
"Car ces sculptures de cathdrales ne veulent pas tre regardes, sinon en passant. Elles sont comme effaces par le grand mouvement des lignes: l'esprit est invit  chercher un autre sens  ces choses. Ainsi dj, par une loi suprieure, se trouve carte l'imitation et la ressemblance..." (p. 196)
"l'ornement... la marque de l'invention et de la victoire de chaque moment, ou, si l'on veut, le signe de ces mouvements d'ides qui accompagnent la recherche et qui fleurissent de nos plus svres penses." (p. 200)
"le propre du style est de ne rsulter jamais d'une rgle." (p. 200)
Scultura
"la pure pense est rare et d'un court moment; non point courte, car elle vaut sans dure; mais assaillie toujours, comme un promontoire." (p. 236)
"l'object de la sculpture est de reprsenter plutt le vritable immobile et, enfin, au lieu de donner au marbre l'apparence du mouvement humain, de ramener au contraire la forme humaine  l'immobilit du marbre." (p. 215)
Disegno
"la ligne du dessin n'est point l'imitation des lignes de l'object, mais plutt la trace d'un geste qui saisit et exprime la forme." (p. 276)
Prosa
"un bon crivain ne compte jamais sur un mot." (p. 305)
"le lien de pense est le seul soutient de la prose... Le moyen propre de la prose est donc ce que l'on appelle assez bien l'analyse." (p. 306)
"la posie est soumise  la loi du temps... aussi doit-elle tre entendue plutt que lue... La vrai prose doit tre lue par les yeux." (p. 307)
"les preuves ne sont point des raisons." (p. 313)
"le rcit tout uni s'oppose  l'analyse par une marche dcide sous la loi du temps." (p. 315)
"c'est le rapport de la rverie  l'action qui dfinit le roman, l'action ici donnant de la consistance au rve, au lieu de l'abolir (come nella realt)." (p. 321)
"le thme de tout roman c'est le conflit d'un personnage romanesque avec des choses et des hommes qu'il dcouvre en perspective  mesure qu'il avance..." (p. 326)
"la rgle souveraine de la prose, qui est d'agir par le jugement et non par les mots." (p. 331)
4 maggio. Nell'inquietudine e nello sforzo di scrivere, ci che sostiene  la certezza che nella pagina resta qualcosa di non detto.
25 maggio. Non  che il bambino viva nella fantasia (come dice Cantoni - I primitivi p. 256), ma il bambino che  in noi sopravvive e sussulta soltanto in radi momenti-ricordo, che ci fan credere - e non  vero - che fossero a loro tempo fantastici.
27 maggio. Caro Vittorini,
ti sono debitore di questa lettera perch penso ti faccia piacere sentire che siamo tutti solidali con te [......](69) e tutto il pregio e il senso dell'Americana dipende dalle tue note.
In dieci anni dacch sfoglio quella letteratura non ne avevo ancora trovata una sintesi cos giusta e illuminante. Voglio dirti questo, perch  certo che quando le tue note correranno il mondo in Piccola storia della cultura poetica americana, salter su chi rilever che esse sono estrose s ma fantastiche. Ora, va gridato che appunto perch fanno racconto, romanzo se vuoi, invenzione, per questo sono illuminanti. Lascio stare la giustezza dei singoli giudizi, risultato di altrettante intime monografie informatissime, e voglio parlare del gioco tematico della tua esposizione, del dramma di corruzione purezza ferocia e innocenza che hai istaurato in quella storia. Non  un caso n un arbitrio che tu la cominci con gli astratti furori, giacch la sua conclusione , non detta, la Conversazione in Sicilia. In questo senso  una gran cosa: che tu vi hai portato la tensione e gli strilli di scoperta della tua propria storia poetica, e siccome questa tua storia non  stata una caccia alle nuvole ma un attrito con la letteratura mondiale (quella letteratura mondiale che  implicita, in universalit, in quella americana - ho capito bene?), risulta che tutto il secolo e mezzo americano si  ridotto all'evidenza essenziale di un mito da noi tutti vissuto e che tu ci racconti.
C' naturalmente qualche minuzia su cui dissento (La Lettera Scarlatta pi forte dei Karamazov; la Nuova Leggenda che troppo fa pendant alla prima; qualche generalit su Whitman e Anderson ecc.) ma non contano. Resta il fatto che in cinquanta pagine hai scritto un gran libro. Non devi insuperbirti, ma per te esso ha il senso e il valore che doveva avere per Dante il De Vulgari. Una storia letteraria vista da un poeta come storia della propria poetica.
4 giugno. La composizione unitaria che cerco potrebbe essere il procedimento platonico del "discorso dentro il discorso". Nel Fedro, nel Convito ecc. succede che ogni parlata, ogni situazione, ogni gesto quasi, ha un suo senso realistico che combina col resto e fa struttura, ma anche un posto e un valore in una costruzione di senso spirituale che la trascende. Ogni situazione  l per pi di un motivo; per fare quadro realistico, per sviluppare un ragionamento, per simboleggiare una posizione mentale, per allineare blocchi di realt spirituali che fanno quadro a loro volta. Il modo tecnico come questa soprastruttura si salda alla realt, l'atmosfera di miracolo significativo insomma,  la continua allusione alla mania ???? e all'ignoranza socratica, l'appello sornione ai miti che sono, nell'universo mentale di Platone, ci che per te potrebbero essere i ricordi, le radici di passato che dnno succhio e vita alle astratte sensazioni del presente rappresentato (per i ricordi cfr. 28 gennaio e 10 febbraio '42). Intendendo come mania platonica anche l'insistenza dialettica delle analisi definitorie che sono la voce di quella ignoranza.
1 luglio.                                            (a Santo Stefano)
a luna vecchia:

a luna nuova:

seminando i fiori


vengono

belli e
|
patiti e
con gamba grossa
|
sottili e slanciati

abbattendo le


piante saranno

sane
|
intarlate

meno il pino che


sar

intarlato
|
sano

facendo il bucato


con la cenere sul


lenzuolo


verr

bene e pulito
|
sporco - la cenere

|
filtrer

potando viti e


germogli sar

dannoso

fruttoso
10 luglio. "...l'ordre, la composition de quelque nature qu'ils soient, sont un calcul de proportions, de correspondances. La fantaisie, au contraire, se libre de tout calcul, de toute loi, mme discrte ou cache, ou feint de s'en librer. C'est pour cela que la composition n'a aucune importance dans les romans de Giraudoux..." (p. 154 - D. Mornet, Introduction  l'tude des crivains franais d'aujourd'hui).
Veramente io dicevo il contrario (prefazione a David Copperfield: "la fantasia, che  costruzione pura"). Questo Mornet distingue e classifica, da pedante francese. La fantasia non  l'opposto dell'intelligenza. La fantasia  l'intelligenza applicata a stabilire rapporti di analogia, di implicanza significativa, di simbolismo. Dicevo che essa sola costruisce, perch essa sola sfugge alla tirannia del reale-tranche de vie, dell'evento naturalistico, e sostituisce alla legge del reale (che  assenza di costruzione, tanto  vero che esso non ha fine n principio) la favola, il racconto, il mito, costruzione dell'intelligenza. Il Mornet chiama fantasia la fantasticheria, che - tranne nei casi patologici -  del resto anch'essa sempre un'istintiva ricerca di costruzione intellettuale.
2 agosto. La noia indicibile che ti dnno nei diari le pagine di viaggio. Gli ambienti nuovi, esotici, che hanno sorpreso l'autore. Nasce senza dubbio dalla mancanza di radici che queste impressioni avevano, dal loro esser sorte come dal nulla, dal mondo esterno, e non essere cariche di un passato. All'autore piacquero come stupore, ma lo stupore vero  fatto di memoria, non di novit.
7 agosto. Fin da principio sono avvezzo a pensare la mia poesia come trompe-l'il, come blocco psicologico, tant' vero che il mio stile pi ricco  la voce sintetica del protagonista, e la mia formula  "come se la cava un tale in una data situazione". Questo non solo nelle prose ma pure nei versi. Tutt'altro Vittorini, che, ignorando dantescamente il protagonista, pu farne simbolo senza sforzo.
14 agosto. Pensato sul trenino che i campi che vedevo fuggire, le cortine d'alberi, le case, i cantucci, i ricordi di altri tempi, tutto avrebbe servito a far ricordo, a far passato. Per quanto l'ora fosse banale, e in fondo annoiasse, ritrovarla un giorno non sarebbe pi stato banale.
17 agosto. Succede che un discorso overheard sofferma e interessa e tocca a fondo pi delle parole rivolte a noi.
20 agosto. Si dice che scrivere creando  tendere oltre ogni schema; ricerca, auscultazione della verit profonda che  in noi. Ma sovente la verit pi profonda che abbiamo  lo schema che ci siamo creato con la lenta accanita fatica e l'abbandono.
22 agosto. (a Pavone) Le cose le ho viste per la prima volta un tempo - un tempo che  irrevocabilmente passato. Se il vederle per la prima volta bastava a contentare (stupore, estasi fantastica), ora richiedono un altro significato. Quale?
25 agosto. (a Pavone) Quando racconti storielle o fatti, t'intrichi sempre e non sai scegliere: vorresti dire tutto: sfiducia nell'arte, speranza che accumulando ogni particolare ti riesca detto anche quello buono, che far il point.
Ci che pi ti  nemico,  credere all'epoca felice preistorica, all'Eden, all'et dell'oro, e credere che l'essenziale fosse gi tutto detto fin dai primi pensatori. Le due cose ne fanno una sola.
30 agosto. (a Gressoney) Amore  desiderio di conoscenza.
31 agosto. (a Gressoney) Da bambino s'impara a conoscere il mondo non - come parrebbe - con immediato e originario contatto alle cose, ma attraverso i segni delle cose: parole, vignette, racconti. Se si risale un qualunque momento di commozione estatica davanti a qualcosa del mondo, si trova che ci commuoviamo perch ci siamo gi commossi; e ci siamo gi commossi, perch un giorno qualcosa ci apparve trasfigurato, staccato dal resto, per una parola, una favola, una fantasia che vi si riferiva. Naturalmente a quel tempo la fantasia ci giunse come realt, come conoscenza oggettiva e non come invenzione. (Giacch che l'infanzia sia poetica  soltanto una fantasia dell'et matura. Cfr. 25 maggio).
4 settembre. (a Gressoney) Si desidera fare un'opera che stupisca per primi noi stessi. (Cfr. 4 maggio).
6 settembre. Viene un giorno che per chi ci ha perseguitato proviamo soltanto indifferenza, stanchezza della sua stupidit. Allora perdoniamo.
10 settembre. Soltanto seguendo l'istinto, il modo d'essere iniziale, spontaneo, si pu sentirsi giustificati e in pace con se stessi e la propria misura. Ma chi ha nell'istinto il dividersi in due, l'attaccar lite con se stesso?
12 settembre. Un uomo solo, in una baracca, che mangia il grasso e la salsa da una pignatta. Certi giorni ci raschia con un vecchio coltello, certi altri con le unghie; tanto tempo fa la pignatta era piena e buona, adesso  brusca e per sentirne il gusto l'uomo si mangia le unghie rotte. E continuer domani e dopo.
Somiglia a me, che mi cerco il lavoro nel cuore.
17 settembre. Il capitolo Responsabilit e persona in Cesare Luporini (Situazione e libert nell'esistenza), sistema i tuoi pensieri sull'attimo estatico e sull'unit continuata (Simbolo e Naturalit) [27 agosto '39, 22 febbraio, 24 febbraio II, 27 febbraio '40]. La novit di quest'oggi  che l'attimo estatico corrisponda al simbolo, che sarebbe quindi la pura libert.
Viviamo nel mondo delle cose, dei fatti, dei gesti, che  il mondo del tempo. Il nostro sforzo incessante e inconsapevole  un tendere fuori del tempo, all'attimo estatico che realizza la nostra libert. Accade che le cose i fatti i gesti - il passare del tempo - ci promettono di questi attimi, li rivestono, li incarnano. Essi divengono simboli della nostra libert. Ognuno di noi ha una ricchezza di cose fatti e gesti che sono i simboli della sua felicit - essi non valgono per s, per la loro naturalit, ma c'invitano ci chiamano, sono simboli. Il tempo arricchisce meravigliosamente questo mondo di segni, in quanto crea un gioco di prospettive che moltiplica il significato supertemporale di questi simboli.
Che  quanto dire che non esistono simboli negativi, pessimistici, o semplicemente banali: il simbolo  sempre attimo estatico, affermazione, centro.
Qui sei diventato felice! (e lo hai capito il 6 novembre '43).
(26 novembre '49).
26 settembre. La situazione tragica greca : ci che deve essere sia. Di qui il meraviglioso dei numi che fanno accadere ci che vogliono; di qui le norme magiche, i tab o i destini, che devono essere osservati; di qui la catarsi finale che  l'accettazione del dover essere.
(Non accade lo stesso anche nei quinti atti di Shakespeare? E in O'Neill dove il dover essere  dato dalle leggi naturalistiche della vita?) Il poetico dei Greci  che questo destino, questi tab, queste norme, appaiono arbitrari, inventati, magici. Forse simbolici.
Non esiste un "veder le cose la prima volta". Quella che ricordiamo, che notiamo,  sempre una seconda volta (28 gennaio dice la stessa cosa e 22 agosto risulta illusorio, 31 agosto  risolutivo).
27 settembre. Tendenzialmente. Nella tragedia greca le persone non si parlano mai, parlano a confidenti, al coro, a estranei.  rappresentazione in quanto ognuno espone il suo caso al pubblico. La persona non scende mai a dialoghi con altre, ma  come , statuaria, immutabile.
Le uccisioni avvengono fuori scena, e se ne sentono gli urli, le esortazioni, le parole. Giunge il messaggero e racconta i fatti. L'avvenimento si risolve in parola, in esposizione. Non dialogo: la tragedia non  dialogo ma esposizione a un pubblico ideale, il coro. Con esso si attua il vero dialogo.
[Di qui la povert della tragedia classicista (francese, Alfieri) che conservando lo stile, l'assenza di fatti e l'esposizione della greca, manca del coro cio del secondo personaggio che tiene testa a quello unico che  la somma delle altre persone].
18 ottobre. In Eschilo il protagonista  immobile, statuario, di fronte al coro, e si muovono intorno a lui gli episodi (Supplici, Prometeo Persiani, Sette a Tebe). Questa  probabilmente la situazione madre. Ricompare in Sofocle (Edipo a Colono) e in Euripide (Troiane, Ecuba).
L'ubris  il conoscere un oracolo e non tenerne conto. Ma  fato (oracolo) anche l'ubris. Ci che deve essere sia. Il coro constata questo. (Ecco perch  il perenne interlocutore degli agonisti).
31 ottobre. Tutte queste burle, questi tricks, queste witty inventions, che nel tragico sono agguati, vendette, imprese, sono la forma entro cui si agita la verit psicologica delle persone ma la superano, la incorniciano e sorreggono, in stilizzazione tra sociale e mitologica. Il wit insomma non  psicologia,  stile.
5 novembre. Confessioni di Kierkegaard che descrivono il letterato, l'intellettuale puro: "i miei interessi non sono subordinati tutti a un singolo, ma tutti coordinati" e "ci che mi manc fu di condurre una perfetta vita umana, e non soltanto quella della conoscenza." Pensieri di ieri sera parlando di G. con la Romano, ritrovati stamattina in Przywara (Das Geheimnis Kierkegaards, pp. 11 e 12) per la solita coincidenza.
Prima del Romanticismo non esisteva l'intellettuale, perch non esisteva contrapposizione fra vita e conoscenza. (Questo nesso l'hai gi notato una volta). Accorgersi che la vita  pi importante che il pensiero, significa essere un letterato, un intellettuale; significa che il proprio pensiero non si  fatto vita.
 1943
3 febbraio. (a Roma) Il problema non  la durezza della sorte, poich tutto quello che si desidera con bastante forza, si ottiene. Il problema  piuttosto che ci che si ottiene disgusta. E allora non deve mai accadere di prendersela con la sorte, ma con il proprio desiderio.
9-10 febbraio. Lon Chestov. Kierkegaard et la philosophie existent (Vox clamantis in deserto). Les amis de Lon Chestov. 1936.
p. 37: "Le commencement de la philosophie n'est pas l'tonnement, comme l'enseignaient Platon et Aristote, mais le dsespoir."
p. 42: (Socrate) "Le "meilleur" vient avant tout, le "meilleur" doit rgner sur le monde. Mais dans ce cas, avant d'aimer la raison il faut se renseigner: assure-t-elle effectivement le meilleur  l'homme?"
p. 102: "Le chevalier de la foi seul est heureux: il rgne sur le fini, tandis que le chevalier de la rsignation n'est ici qu'un passant, qu'un tranger." (Kierkegaard)
p. 140: "le mysticisme vit en paix avec la raison et la connaissance humaine, et la rcompense qu'il promet aux hommes ne suppose pas bien mieux, elle exclut une intervention surnaturelle! Tout se passe naturellement, on obtient tout par ses propres forces."
p. 148: "ce n'est pas qu'Adam ignort la diffrence entre le bien et le mal, c'est que cette diffrence n'existait pas."
p. 201: "Dieu, de mme que les aptres, ne possde pas la puissance, il ne possde que l'autorit: Il ne peut que menacer, exiger ou tout au plus attendrir."
p. 207: (Dostojevskij) "J'affirme que la conscience de notre impuissance  aider ou  apporter le moindre soulagement  l'humanit souffrante, tout en tant profondment convaincus de cette souffrance, peut transformer dans notre cur l'amour de l'humanit en la haine de l'humanit."
p. 217: "Jsus enseignait donc aux hommes  s'lever au-dessus du fini, exactement comme l'enseignaient les anciens, comme l'enseignent les sages modernes."
p. 222: "Kierkegaard renia la foi pour acqurir la connaissance; il rpta le geste qu'avait dj accompli notre anctre, et il en rsulta ce  quoi on s'attendait le moins - l'impuissance."
p. 228-29:
la vita di Cristo  un amore sfortunato, se la Necessit regna. Pu piangere e basta.
p. 230: "la tche du christianisme est de raliser ''l'thique" sur terre."
in che differisce allora dalla saggezza greca? Nella "superbia diabolica." (di Epitteto, a detta di Pascal)
p. 240: "Et il (Kierkegaard) fut oblig de voir dans la gurison de l'impotent non pas une victoire miraculeuse sur l'impuissance - l'impuissance est invincible - mais uniquement l'amour et la misricorde de l'aptre."
p. 288: K. si permise di credere che "le Crateur du ciel et de la terre tait aussi abattu, aussi misrable que lui, Kierkegaard. Et c'est en cet instant que naquit la philosophie existentielle..."
p. 307: "la conscience raisonnable ne peut supporter ce que lui disent la folie et la mort."
p. 323: "Car s'il faut choisir entre le bien et le mal, cela signifie que la libert est dj perdue: le mal a pntr dans le monde et a pris place  ct du valde bonum divin." La libert infinitamente pi grande, qualitativamente differente, che l'uomo possiede "consiste non pas  choisir entre le bien et le mal, mais  dbarasser le monde du mal. L'homme ne peut avoir aucune relation avec le mal: tant que le mal existe, il n'y a pas de libert, et tout ce que les hommes ont appl jusqu'ici libert, n'est qu'illusion et duperie. La libert ne choisit pas entre le bien et le mal: elle dtruit le mal."
p. 325: "l'ignorance n'est pas quelque chose de ngatif, une absence, un manque, tout comme la libert n'est pas un dfaut et une ngation, mais une affirmation d'une valeur immense. L'innocence ne veut pas de la connaissance, elle est au-dessus de celle-ci (je rappelle de nouveau le "survoler la connaissance" de Plotin), tout comme est au-dessus de la connaissance la volont de Celui qui cra l'homme  son image."
p. 328-29: "Et en effet, si la libert est la libert de choisir entre le bien et le mal, alors cette libert devrait tre galement inhrente au Crateur en tant qu'Etre libre par excellence. Par consquent, il serait parfaitement admissible de supposer que le Crateur ayant le choix entre le bien et le mal, et pu choisir le mal. Cette question fut un vritable crux interpretum pour la pense philosophique mdivale. On ne pouvait renoncer  l'ide que la libert ft la libert de choisir entre le bien et le mal: le moyen ge, captiv par la spculation grecque, ne parvenait pas  sparer le point de vue religieux du point de vue thique (et n'osait pas les sparer). On ne pouvait admettre, d'autre part, que Dieu "et le droit" de prfrer le mal au bien."
(Duns Scoto) "Dieu est l'arbitraire: aucun principe, aucune loi ne dominent Dieu. Ce qu'Il accepte est le bien. Ce qu'Il repousse est le mal." "Ce qu'Il aime est le bien, ce qu'Il n'aime pas est le mal." (Eutifrone)
p. 332: "En face de Dieu toute ncessit dvoile son essence relle et se rvle comme tant un Nant priv de tout contenu."
p. 342: "car en dernier ressort la vrit se trouve oblige de recourir  la torture,  la violence. Dieu... ne contraint personne."
p. 343: "Il fallait que Kierkegaard parvnt  cette monstrueuse ide que l'amour de Dieu est soumis  son immuabilit, que Dieu est li et ne peut bouger, qu' Dieu, tout comme  nous, une "charde avait t mise dans la chair", autrement dit, que les tortures dont la vrit crase les hommes existent pour Dieu aussi, il fallait tout cela pour qu'il ost opposer la philosophie existentielle  la philosophie spculative, pourqu'il et le courage de se demander comment la verit avait russi  dominer Dieu et pour distinguer dans cette monstrueuse invention de la raison ce dont elle tmoigne en ralit - la chute de l'homme et le pch originel."
p. 345: " Toute la thodice, c'est--dire la "justification de Dieu", est base sur ce fait qu'il n'est pas donn  Dieu de surmonter les vrits qu'Il n'a pas crs. Ainsi la thodice ne justifie pas tant Dieu que le mal."
p. 356: "Et le salut ne consiste ni dans la connaissance que tout ce qui arrive est invitable, ni dans la vertu qui ayant reconnu l'invitable s'y soumet "de plein gr"; le salut est dans la foi en Dieu  qui tout est possible, qui cra tout par sa propre volont et en regard de qui tout ce qui est incr n'est qu'un Nant misrable et vide. C'est l la signification de l'Absurde..."
p. 359: "Dieu, cela signifie que tout est possible. Dieu, cela signifie que ce savoir n'existe pas, auquel aspire si avidement notre raison et vers lequel elle nous entrane irrsistiblement. Dieu, cela signifie que le mal n'existe pas non plus: seuls existent le fiat originel et le valde bonum paradisiaque, devant lesquels fondent et se transforment en fantmes toutes nos vrits bases sur le principe de contradiction, sur celui de la raison suffisante et sur bien d'autres "lois" encore."
p. 362: (S. Pier Damiani. Tertulliano) "Dieu dtermine tout aussi arbitrairement, sans se soucier des lois de la pense et de l'tre, ce qu'est la verit."
p. 372: "la "contrainte" tmoigne non pour, mais contre la vrit d'un jugement, toutes les "ncessits" doivent et peuvent se rsoudre dans la libert."
p. 376: "c'est par la volont divine que l'homme succomba  la tentation et perdit sa libert. Et cette mme volont divine - devant laquelle s'effondra l'immuabilit ptrifie, quand elle essaya de lui resister - rendra  l'homme la libert, la lui a dj rendue: c'est l le sens de la rvlation biblique..."
p. 379: "La terre promise se trouve l o est parvenu celui qui a la foi, elle est devenue promise parce qu'il y est parvenu: certum est quia impossibile."
19 febbraio. Il teatro archetipo ha da essere non azione ma recitazione. Intendo, una recitazione neutra, uguale, senza "verit". I greci infatti facevano accadere tutto fuori scena, e i fatti diventavano parola sulle labbra del nunzio. Tutto ci che accade in scena non  teatro ma istrionismo. Vedi l'assenza di messa in scena nei grandi tempi (greci e Shakespeare). Per questo non ti piace la recitazione realistica, per questo le didascalie (descrizione dell'azione di scena) ti sono parse sempre assurde. Ti piace la messa in scena:  pittura spettacolo, non teatro.  il passaggio al cinematografo, che racconta non dialettizza.
2 aprile. (a Roma) Le parole che diranno saranno stilizzate. Il movimento sar come un ballo. Il racconto non deve procedere per sviluppo naturalistico di casi ma per brusche mutazioni, di costruzione platonica Bisognerebbe avere gi tutto pronto come blocchi di granito tagliati, da disporre a volont, non come un'altura da salire e descrivere a mo' di cronaca.
Qualunque male succeda, meritiamo di meglio? Sempre contento, a esserci.
Linguaggio dall'alto.
Gli episodi non entrano var come in un diario per casualit naturalistica, ma, ferma restando la colata interiore incessante e breath-taking, sono mutazioni significanti una molteplice realt super-temporale.
25 aprile. Il provincialismo in arte ha significato soltanto come riserva etica.
La "parola favola fantasia" del 31 agosto '42 congiunta al reale fa ricordo: ecco il simbolo!
29 aprile. Quando si cpita in un luogo nuovo - nuova regione, altra natura, altri usi, altre case e facce - molte viste mi colpiscono che, se avessi vissuto sempre nella regione, sarebbero ora ricordi d'infanzia. Perci ho l'impressione, aggirandomi, di scostare e violare sogni altrui.
2 maggio. De profundis di un'abiezione si grida due gridi: Ce la vedremo, o mondo! Oppure: Lo sai che ti amo?
13 maggio. Scrivere male, cio adoprare frasi e parole false. Balbo e Petitjean non scrivono male, ma rotto.
3 giugno. Formazione rustica, cio non contadina, proletaria, ma ragazze col parasole. Piacciono i ruderi di Roma perch gerbidi, perch papaveri e siepi secche sui colli ne fanno cosa dell'infanzia - e anche la storia (Roma antica) e la preistoria (Vico, il sangue sparso sulla siepe o sul solco) s'adattano a questa rusticit, ne fanno un mondo intero e coerente dalla nascita alla morte.
La tua classicit: le Georgiche, D'Annunzio, la collina del Pino. Qui si  innestata l'America come linguaggio rustico-universale (Anderson, An Ohio Pagan), e la barriera (il Campo di grano) che  riscontro di citt e campagna. Il tuo sogno alla stazione di Alba (i giovani albesi che creano le forme moderne)  la fusione del classicismo con la citt-in-campagna. Recentemente hai aggiunto la scoperta dell'infanzia (campagna = forma mentale), valorizzando gli studi di etnografia (il Dio caprone, la teoria dell'immagine-racconto).
Il tuo  un classicismo rustico che facilmente diventa etnografia preistorica.
15 giugno. Riprendendo il 31 agosto '42. L'infanzia non conta naturalisticamente, ma come occasione al battesimo delle cose, battesimo che ci insegna a commuoverci davanti a ci che abbiamo battezzato. A qualunque et possiamo battezzare. Ma occorre essere tanto ingenui da credere che questa trasfigurazione sia la conoscenza oggettiva. Per questo di solito soltanto l'infante ci riesce. Qui sta la spontaneit non della poesia (che  una storiella) ma dello stato prepoetico, quello che fornisce il materiale (che  necessaria). La spontaneit dell'ispirazione, che  tutt'altro dal poetare (cfr. 10 febbraio '42).
30 giugno. (3 giugno, II). Alle radici componenti della tua classicit aggiungi la mania astronomica delle stelle, ch'era mania di bei nomi. Essa si leg subito meravigliosamente alle prime letture classiche (Georgiche): Ante tibi Eoae Atlantides abscondantur... e anche a D'Annunzio (Maja).
Il voluttuoso di cui parlavi il 20 aprile 1936 ti si  spostato dal campo della sincerit passionale a quello della indagine professionale sui ricordi. Smetterla e agire.
2 luglio. Oltre il sogno del 22 giugno,(70) stanotte sognato tipico. Dopo una recita fatta da me solo in enorme teatro, applauditissimo, preparandomi al secondo tempo, entra la cameriera solita ai camerini teatrali con pianta fiorita in vaso. Chi sar? Cartello. Calligrafia nota. Letterina agrodolce.
Tipico particolare di sogno tutto scoperta come lettura di romanzo. Lo stupore era genuino. Se non sapevo chi mi mandava i fiori, e a leggerlo mi stupivo e un po' spaventavo, come potevo essere lo stesso che immaginava la trama del sogno?
Eppure, la forma dei fiori in vaso e il tono e la calligrafia della lettera sono cose di questi giorni. La cameriera  un vecchio ricordo cinematografico. Non potrebbe darsi che, di secondo in secondo, un ricordo si giustapponesse a un ricordo e, in questo caso, io ricevessi i fiori perch infinite volte ho letto e visto che in camerino si ricevono i fiori? Ma resta sempre inspiegato che in quel momento ero a mille miglia da Fern. eppure il biglietto era di lei, che, badarci, era in teatro e io lo sapevo solo allora.
4 luglio. (al 30 giugno). Non solo bei nomi. Le stelle erano soprattutto complessi mitico-rustici che preparavano il gusto per il preistorico.
Notare che pi che dei poemi (Iliade, Commedia, Leopardi, ecc.) ti compiacevi di geologia e astronomia, cio il materiale indifferenziato da cui doveva nascere il gusto mitico-rustico, saziato poi dagli sparsi accenni dei poemi (esperos o callistos en uran istasi astr). Alla letteratura, al gusto della parola-mezzo sei giunto pi tardi, attraverso tediosa ricerca culturale (letture obbligate) e poi scoppio baudelairiano.
10 luglio. (Cfr. 15 giugno e 4 luglio). Insomma, il tuo stupore dei 16-19 anni era che la realt (la cavedagna di Reaglie sotto le stelle, i boschi di forti frassini a far lance ecc.) fosse la stessa che Omero e D'Annunzio sottacevano. Prima c'era stata la commozione ispirata dai segni delle cose (poesie, favole, miti); di qui hai riconosciuto la bellezza e l'interesse del mondo delle cose.
Bench fuori ancora della letteratura, ti sei interessato di astronomia ecc. perch commosso da segni (Flammarion, film su Dante, ecc.) che ti hanno tratto a battezzare questa realt e quindi interessartene.
Torino e
armistizio - 
poi
Serralunga
11 settembre. Carattere, non diciamo della poesia, ma della fiaba (mito)  la consacrazione dei luoghi unici, legati a un fatto a una gesta a un evento. A un luogo, tra tutti, si d un significato assoluto, isolandolo nel mondo. Poi vi sorgono nomi, santuari, aggettivi geografici.
I luoghi dell'infanzia ritornano nella memoria a ciascuno consacrati nello stesso modo; in essi accaddero cose che li han fatti unici e li trascelgono sul resto dei mondo con questo suggello mitico (non ancora poetico).
Quest'unicit del luogo  parte, del resto, di quella generale unit del gesto e del fatto, assoluti e quindi simbolici, che costituisce il mito. (Fare una cosa una volta tanto, che perci si  riempita di significati e sempre se ne va riempiendo, in grazia appunto alla sua fissit non pi realistica). Nella realt nessun gesto e nessun luogo vale pi di un altro. Nel mito (simbolo)  invece tutta una gerarchia. Ecco perch attualmente molti sfuggono al naturalismo e fanno mito, ricorrendo all'infanzia.
15 settembre. Di ogni scrittore si pu dir mitica quell'immagine centrale, formalmente inconfondibile, cui la sua fantasia tende sempre a tornare e che pi lo scalda. Per esempio, in Dostojevskij, l'affollamento compiaciuto in cui ci si avvilisce, in Stendhal l'isolamento del carcere, e cos via. Mitica  quest'immagine in quanto lo scrittore vi torna come a qualcosa di unico, che simboleggia tutta la sua esperienza.
Ero in treno, disperato e attento.(71)
17 settembre. Una piana in mezzo a colline, fatta di prati e alberi a quinte successive e attraversate da larghe radure, nella mattina di settembre quando un po' di foschia la spicca da terra, t'interessa per l'evidente carattere di luogo sacro che dovette assumere in passato. Nelle radure feste, fiori, sacrifici, sull'orlo del mistero che accenna e minaccia di tra le ombre silvestri. L, sul confine tra cielo e tronco, poteva sbucare il dio. Il luogo mitico non  quello individualmente unico, tipo santuario o simili (correggere l'11 settembre), ma bens quello di nome comune, universale, il prato, la selva, la grotta, la spiaggia, la radura, che nella sua indeterminatezza evoca tutti i prati, le selve, ecc. e tutti li anima del suo brivido simbolico.
Qui di nuovo si vede come il ritorno all'infanzia valga a saziare la sete di mito. Il prato, la selva, la spiaggia dell'infanzia non sono oggetti reali tra i tanti, ma bens il prato, la spiaggia come ci si rivelarono in assoluto e diedero forma alla nostra immaginazione trascendentale. Che poi queste forme trascendentali si siano ancora arricchite dei sedimenti successivi del ricordo, vale come ricchezza poetica ed  altra cosa dal loro significato originario di mito. Insomma, le "cose che han fatto unici i luoghi dell'infanzia" (2 capoverso 11 settembre) sono una cosa sola: il formarsi delle immagini trascendentali.
Basta questo a sostituire il brivido religioso?
30 settembre. Per fantasia Milton  ancora un elisabettiano; fonde, nelle immagini, il mondo delle fiabe, del ricordo e della natura con la realt che tratta e in modo da sollevare il tutto in un'altra sfera; lo fa anzi con un senso (musicale: vedi l'importanza che ha in lui la musica in l'Allegro, Penseroso e Comus ecc.) del passaggio insensibile e sfumato che annuncia il romanticismo - ma ha perduto ogni senso dell'idiom, del dialetto, della lingua lusty e parlata, per cui "forgets himself to marble" invece di sapere di carne, sudore e vita.
1 ottobre. I preshakespeariani (Peele, Greene) ignorano ancora l'immagine tipo 28 maggio '40 ma, costruendo il dramma su scene di wit buffonesco e tirate solenni e immaginose, ne preparano gli elementi.
Quando Lily, Marlowe, Shakespeare ecc. fonderanno il wit buffonesco con le tirate solenni (cfr. 28 maggio '40), interpenetrandoli, ecco che nascer l'immagine narrativa, scoppiettante. Si conferma che il wit  stile non psicologia (31 ottobre '42), ci che vuol dire: le persone parlano witty non per esprimere il loro carattere differenziale (questo si rivela nei gesti e nei pensieri) ma perch cos  il mondo. Il wit  canto non analisi.  un gioco fantastico che impregna le parole di tutti, va quindi giudicato come immagine, non come verit.
4 ottobre. Si ammirano soltanto quei paesaggi che abbiamo gi ammirato. Di anello in anello si risale a un quadro, a un'esclamazione, a un segno, con cui altri ce li ha trascelti e proposti (10 febbraio, 31 agosto '42). Naturalmente viene un momento in cui, scaltriti da lunga consuetudine, trascegliamo noi dei paesaggi come se avessero l'appoggio di un segno altrui. Non per questo la legge  violata.
Ammirare, cio godere come forma, significa appunto vedere come segno. Ecco perch l'inizio di un'ammirazione  sempre rivolto a un segno, che non pu evidentemente ancora esser di nostra creazione.
Ecco perch i nostri paesaggi sono limitati (10 febbraio '42).  difficile aggiungerne a quelli che segni fortuiti ci rivelarono nell'infanzia, quando si formarono i nostri stampi immaginativi.
Non capisci questo rovello che tanti sentono, di uscire dalla mentalit borghese. Trattandosi di poesia, ti senti gi proletarizzato quanto basta: figure e gesti ti si avvistano con tratti elementari al di qua della cultura.
5 ottobre. Il secolo scorso condusse a termine il tradimento del dialetto scoprendolo e assegnandogli un posto accanto alla lingua letteraria. Cos il dialetto fin di perdere quella sua all-pervadingness sottesa a tutti gli sforzi letterari in lingua, che gi nei secoli del rigore accademico ('600 e '700) s'era andata disseccando. La grande poesia era cresciuta su un terreno di lingua e dialetto indifferenziati, il volgare. (Per questo, essa scoppia sempre alle origini, quando non si sa di fare letteratura - cfr. Leopardi, Zibaldone -, quando cio si adopera un dialetto). Il nerbo dialettale vige quando si ricerca s la "retorica dignit", ma questa non si contrappone al parlar materno. Si potrebbe addirittura arrischiare che Italia e Inghilterra hanno avuto grandi poeti perch vi si tent poesia prima ancora di definire la lingua, e la Francia no perch, per molte circostanze, gli ambiziosi poeti si provarono dopo che si seppe che cos'era lingua ('600). Ecco un motivo della forza degli americani ora e dei russi nell'800. I primi hanno la fortuna di una lingua rifermentata e rifiorita in una nuova societ, un dialetto; i secondi ignorarono, per loro ragioni di coscienza, che cosa fosse lingua letteraria e tirarono pi popolarmente.
Come in tutte le cose della poesia,  anche qui questione d'un certo equilibrio. Non certo che le grandi epoche scrivano in dialetto. Esse adoperano un volgare rialzandolo con ogni sorta di accorgimenti retorici, di formule poetiche: in esse il passaggio dal dialetto alla lingua avviene direttamente in nome della poesia, che utilizza e rialza tutta la vivacit del dialetto. Mentre, quando esiste una lingua letteraria, non si sente pi il bisogno di questo rialzo, in quanto pare che questa lingua abbia gi dignit, e buona notte.
Ma, insomma, se ormai  fatta,  fatta. Ormai il dialetto  distinto dalla lingua, e non si pu tornare indietro se non mascherandosi da strapaesani. Il problema  inventare (frequentativo da invenire) una nuova vivacit (leopardianamente naturalezza).
7 ottobre. L'Enrico VI  uno dei pi raccontati e ricchi lavori di Shakespeare. La sua stessa triplicit gli toglie teatro e d narrazione.  multicolore: le guerre in Francia, con avventure estere (la duchessa d'Auvergne, la Pucelle); gli intrighi e fazioni in casa, con tumulti (Cade); le guerre feroci con tradimenti e alti e bassi e fughe (foresta in Scozia). Ecco le tre parti. Possibile che sia il suo primo dramma? Ha gi tutta la lingua tragica di Shakespeare, coi giudiziosi passaggi dalle volate retoriche alle saporose uscite popolari. Qui il wit si configura specialmente come immagine illuminatrice della narrazione. Abbonda di vivissime descrizioni di gesti e di casi, dove regna questo wit. Da notare che Shakespeare sapeva gi benissimo usare il wit come botta e risposta, come ricamo fantasioso di dialogo. Qui al dialogo si sostituisce il wit descrittivo e narrativo. Le commedie contemporanee sono gi teatro, mentre questa cronica  tutta racconto. Le tre parti hanno ciascuna un eroe: Talbot, York, Warwick, il soldato eroico e semplice, il pretendente capace e perseverante, il soldato eroico e politico. Ma quel che conta  il formicolio, la molteplicit, la ricchezza di figure; non la verit psicologica dei singoli ma il mondo vitale ch'essi costituiscono insieme agli ambienti e alle immagini (di mare, di mestieri, di natura, di fauna).
8 ottobre. Love's labours lost  la pi bella commedia giovanile. Possibile che sia la prima? Vi regna la frenesia del linguaggio, battuta, controbattuta, wit, immagine, tirata, ripresa. Non si vede nemmeno come i personaggi abbiano il tempo di ridere. Toglie il fiato. Come impostazione,  una vera e propria gara di wit.
(Cfr 1 marzo 1940.) Nel sogno sei autore e non sai come finir.
9 ottobre. Le altre commedie giovanili (Verona e Errors) sono piene di tirate solenni. Shakespeare non  ancora giunto attraverso la prosa al suo nuovo linguaggio comico-tragico, l'immagine dialogata, come nelle tragedie (Enrico VI - Riccardi - Andronico) non esce ancora dall'immagine raccontata. Ci vorranno sforzi successivi di verso immaginoso (Midsummer, Merchant of Venice), di prosa dialettale (Much ado, As you like it, Twelfth Night), di finezze psicologiche narrative (Juliet - King John - Enrico IV e V - Timon of Athens) per giungere al linguaggio comico-tragico della maturit, sostanzialmente uguale in commedia e tragedia teatrale (immagine dialogata, non pi narrata).
Tipica immagine dialogata:
Perdita ...to make your garlands of; and my sweet friend
to strew him o'er and o'er!
Florizel                            What, like a corse?
Perdita  No, like a bank for love to lie and play on;
not like a corse; or if, not to be buried,
but quick and in mine arms...
Winter' tale (atto IV, sc. IV).
Va da s che, fin dall'inizio, Shakespeare ha occasionali tratti di stile raggiunto, immagine dialogata. Ma non ha ancora fuso questo stile con le situazioni; esso trionfa in occasionali trovate sceniche quasi sempre buffonesche o liriche, ma la concezione di tutto il lavoro non  ancora ironica - cio a dire, consapevole di una doppia o tripla realt che si rifletter in stile di due o tre toni fusi insieme - l'immaginoso (tirate liriche), il dialettale (schermaglie comiche), il tragico (sguardi in profondit umana) -. Fusi insieme, qui  l'importante, in una riga, in una sola parola: l'immagine dialogata. L'ironia, com' giusto, viene scoperta prima nelle commedie - Midsummer-As you like it - ma con Giulio Cesare investe anche la tragedia. Infatti con Giulio Cesare lo stile  affermato e sicuro.
10 ottobre. Se la True tragedy of Richard duke of York  di Marlowe, Peele e Greene con poco Shakespeare, com' probabile, si capisce dove Shakespeare ha imparato il suo primo stile tragico dell'Enrico VI (9 ottobre). Lavorando con loro ha ereditato la costruzione e il tono scenico. Di suo, nel III Enrico VI, metter la maggiore scorrevolezza e plausibilit dei passaggi e la pienezza immaginativa. (I brani che aggiunge sono tutti per colmare i passaggi, arricchire e vivificare immagini congelate, far vivere ambienti laterali - i cacciatori della foresta -.) Gli manca ancora l'ironia, e questa la inventer lui, derivandola dalla sua commedia.
Marlowe arriva all'interlocutore dialettale (Ithamore nel Jew, i vari buffoni del Faustus), ma non allo scambio di wit tra loro. Infatti non svilupper questo interlocutore in ironia.
Evidentemente, tranne in Tamerlano e Edoardo II, Marlowe ha fretta. Perch Ithamore e la cortigiana e il ruffiano del IV atto del Jew comporrebbero una vigorosa scena maledetta, che anticipa Ben Jonson e ha accenni assai pi pagani. Ecco la differenza da Shakespeare: egli avrebbe intrecciato la scena di battute witty, tutte improbabili e tutte costruite (cfr. persino Enrico IV in Falstaff, dove pure c' studio dal vero, la taverna del cinghiale). Dialetto e lirica non si fondono mai, in nessun preshakespeariano Tranne Lily. Che per non ha l'ironia.
Tranne accenni mitologici secchi e scolastici, Marlowe non conosce l'immagine.  per l'espressione diretta e appassionata (i versi esclamativi su Gaveston), e occasionalmente descrive con vivace realt. I suoi pagani brmiti alla potenza, alla ricchezza e al sesso, sono espressi direttamente.  un'energia tesa, non un poeta. L'Edoardo II non  tanto un chronicle play quanto il delicato dramma di un brain-aired King, wanton e frolicky, e nella sventura triste. I Lords non hanno nessuna grandezza epica; le battaglie non ci sono. Strana cosa.
12 ottobre. Forza creatrice del sogno. Una radio e una donna, o una donna nuda che faceva da radio, o tira via; il giovane G. la chiam Radiopliga. Riso e goduto subito l'espressione. Sentito la forza del g e non c, dello sdrucciolo, dell'immagine del pelo. La parola parsa subito magnifica per conio. Il mistero  donde venisse questa convinzione che via via che il sogno si alleggeriva sfumava, tanto che facevo sempre pi fatica a ritrovare la parola e ci riuscivo soltanto pensando a pellex-pellicis.
Non  strana quest'analisi filologica fatta dormendo;  strana la convinzione di una gran forza espressiva in questa parola mai sentita. Che nel mondo dei sogni sia implicito un lessico d'invenzione tipo Finnegan?
Gli uccelli che fuggono infilando a volo i corridoi tra il verde - li conoscono benissimo.
Che raccontando non si devano descrivere i bei paesaggi risulta dal 4 ottobre dove  detto che i paesaggi goduti sono visti come segno. Il personaggio solito (che non  un costruttore di segni) non potr quindi goderli, finch almeno racconterai filtrando l'ambiente attraverso il personaggio, che  l'unico modo non pacchiano di raccontare. Sempre per che non si tratti di segni della sua infanzia, del suo mito, di quella vita interiore insomma che anche lui pu e deve sentire (17 settembre '42, II).
Ma anche qui bisogna presentare senza descrivere: es. la bella del personaggio che, pur essendo un suo mito, non va descritta come bella ma presentata.
14 ottobre. Tito Andronico ha, delle dubbie, scene senza immagini. Ma ne ha di ricchissime, il II atto col contrasto di natura fresca e gioiosa e covo del delitto (questo paesaggio  molto shakespeariano), e il terzo (dolore e maledizioni). Di truce humour (non ancora ironia) la II del IV, nascita del principino moro. Il resto (I atto e V) sono scoloritissimi e di stile tutto povero. Aaron  vilain che anticipa Iago e gli altri, ma somiglia anche al Barabas di Marlowe. Problema inestricabile. Lo stile, dov' raggiunto,  simile al meglio dell'Enrico VI e anzi, come senso della scena globale, lo supera (II atto).
16 ottobre. Letto Every man in his humour. Notato che i commediografi elisabettiani traggono il comico soprattutto dagli eventi (scherzi, tiri, lazzi, ecc.) Shakespeare soprattutto dalle parole (wit, battute, freddure, ecc.).
19 ottobre. Every man out of his humour. Jonson ha imparato la lezione della prosa witty shakespeariana e l'adopera a tutto spiano nella nuova direzione della creazione realistica del personaggio. Ma i vulcani di wit dei suoi non sono puro gioco immaginativo come in Shakespeare, sono utilitari, servono a definire e esporre il personaggio.
22 ottobre. Il Riccardo II (che  l'Edoardo II di Shakespeare: il re deposto e sua passione) mostra tutti i caratteri della tragedia giovanile di Shakespeare: versi declamati, aggettivi sonanti e riempitivi. Qui il wit appare in frequenti giochi di parole (seri). Deve ancora filtrare attraverso la prosa comica per raggiungere il vero linguaggio (ironico). Vale molto di pi l'Edoardo di Marlowe che non cerca immagini n wit n freddure - ma corre via "parlato" e passionale.
30 ottobre. La poesia consiste nel dare alla pagina quel semplicissimo fremito che d la realt. Si crede di riuscirci seguendo la realt. Fallimento della Cascina.
(Cfr. 4 ottobre, II). Ma basta ridurre a tratti elementari al di qua della cultura, per uscire dal borghese? Fuga in basso. Non ci sar una fuga in alto?
2 novembre. "...la prima favola... la pi grande di quante mai se ne finsero appresso... s popolare, perturbante ed insegnativa..." (Scienza Nuova Seconda, l. II, sez. I, cap. 1).
Definizione della tua would-be poesia popolare - perturbante - insegnativa.
La poiesis italiana ama le grandi strutture fatte di piccoli capitoletti, di parti brevi e sugosissime - i frutti dell'albero. (Dante, i brevi canti; Boccaccio, le novelle; Machiavelli, i capitoletti delle opere maggiori; Vico, gli aforismi della Scienza Nuova; Leopardi, i pensieri dello Zibaldone, ecc. Per non parlare del sonetto). Per questo  poco narrativa (dove si richiede lunga distensione sgorgante: romanzo russo, romanzo francese) e molto cerebrale e argomentante.  la negazione del naturalismo, che comincer infatti con l'informe distesa della narrativa inglese (Defoe).
5 novembre. (Su Vico - 30 agosto '38). Vico  il solo scrittore italiano che senta la vita rustica, fuori d'Arcadia. Le durezze, le ingenuit della sua frase dnno risalto a questo senso della realt campagnuola, villereccia. Il fatto stesso che ne tocca sempre di passaggio, in polemica, utilitariamente,  riprova di questa schiettezza.
"...conforme anch'oggi i nostri contadini, per dire che l'ammalato vive, dicono ch'ancor mangia..."
L. II, S. VII, C. II.
"...siccome tuttod osserviamo i contadini, caparbi, i quali ad ogni motivo di ragion detta loro vi si rimettono; ma, perch sono deboli di riflessione, la ragione che gli aveva rimossi, tosto dalle loro menti sgombrando, si richiamano al lor proposito"
L. II, S. VII, C. V.
"...il fuoco... che dovettero gli eroi fare con le pietre focaie ed attaccarlo agli spinai secchi per sopra i monti degli accesi soli dell'est..."
L. II, S. VIII, C. I.
"...del frumento (ch' l'unica o almeno la maggior cosa per la quale i contadini travagliano tutto l'anno)..."
L. II, S. X, C. I.
"...come nasce, piovendo l'est, una ranocchia..."
L. II, S. X, C. II.
"...battevano i loro figliuoli fino all'anima, talch cadevano sovente morti, convulsi dal dolore, sotto le bacchette dei padri..."
L. II, S. V, C. VIII.
"...la qual mercede, sia o di fatighe o di robe, si costuma tuttavia nei commerzi de' contadini..."
L. II, S. V, C. II.
"...propriet eterna, per la quale ora diciamo i servidori esser nimici pagati de' loro padroni..."
L. II, S. V, C. I.
"...e tante caricate alfin di rastelli, che sono stromenti certamente di villa..."
L. II, S. IV, C. II.
"...siccome ne' contadi delle nostre pi remote provincie si ha... gli ammalati cibarsi di pan di grano, e si dice "l'inferno si ciba di pan di grano" per significare lui essere nell'ultimo di sua vita"
L. II, S. IV, C. I.
"...le fontane perenni, che per lo pi mettono capo ne' monti, presso alle quali gli uccelli di rapina fanno i lor nidi (onde presso a tali fontane i cacciatori tendono loro le reti)"
L. II, S. IV, C. I.
"...i contadini del Lazio dicevano "sitire agros"..."
L. II, S. II, C. II.
E continuamente gli "eroi contadini", i "terrazzani", i "giornalieri ", ecc.
6 novembre. Il ripercorrere che fa ciascuno le proprie rotaie scopri oggi che per un certo tempo ti ha angosciato (4 aprile '41, II), e poi (12 aprile '41) ti  apparso premio gioioso dello sforzo vitale e infatti da allora non te ne sei pi lagnato, ma ('42, '43) hai indagato con gusto come nell'infanzia si scavino queste rotaie. Prima ancora di rileggere Thomas Mann Giacobbe (dicembre '42). Hai concluso (settembre '43) con la scoperta del mito-unicit, che fonde cos tutti i tuoi antichi rovelli psicologici e i tuoi pi vivi interessi mitico-creativi.
 assodato che il bisogno di costruzione nasce per te su questa legge del ritorno. Bravo.
 insieme assodato che il senso della tua vita non pu essere che la costruzione.
Come mai, senza saperlo, hai diretto tutto a un centro? Logica interna, provvidenza, istinto vitale?
Tutto  ripetizione, ripercorso, ritorno. Infatti anche la prima  una "seconda volta". (26 settembre '42, II.)
10 novembre. Per le donne non esiste storia. Murasaki, Saffo, Madame Lafayette sono tra loro contemporanee. Eppure per loro esiste la moda. Hanno il trick di venir fuori al momento in cui la moda richiede loro di essere appunto tali, oppure l'alto ingegno le porta inevitabilmente a immaginare la stessa favola?
11 novembre. Raccontare le cose incredibili come fossero reali - sistema antico; raccontare le reali come fossero incredibili - moderno.
12 novembre. Piacere di camminare sulle creste. L sono gli alberelli, le accidentalit, i tratti perenni del suo orizzonte. Camminandovi giunge ai confini di questo orizzonte, vi si staglia e vede di l.  in luoghi unici.
14 novembre. La natura, in Murasaki,  insomma simbolica.
Un ramo fiorito, un germoglio, un paesaggio stilizzato riassumono sempre una situazione, ne contengono il profumo. Sono del resto monotoni come tutti i simboli: il significato  sempre lo stesso.
17 novembre. La tua idea dell'ambivalenza (avarizia-prodigalit, pigrizia-attivit, amore-odio, ecc.) rischia di diventare una legge di tutta la vita: la stessa energia che fa un effetto si corregge nell'effetto opposto.
18 novembre. (Sullo stile di Shakespeare, cfr. 9 ottobre '43, II). Il fool, pieno di wit dialettale, deve diventare il protagonista matto o esasperato (Amleto - Cleopatra - Lear - Macbeth) e allora il linguaggio witty diverr tragico senza perdere il suo succo. Cio ironico.
19 novembre. Shakespeare scopre il paesaggio e l'arte di intrecciarlo al dialogo (II atto di Tito Andronico; la luna sugli alberi della II sc. II atto e il melograno all'alba della I, del III di Juliet and Romeo).  un semplice accenno, che drammatizza anche la natura.
In Juliet scopre molte cose: la parlata fantastica (la sua poetica), con Queen Mab; il wit giudice dell'azione, con Mercutio; la chiusa sconsolata, a giudizi tragici sul mondo - V atto - i due piani, passionale e beffardo, con Romeo e Mercutio; la macchietta comica e verissima, predickensiana, con la nutrice.
 1944
14 gennaio. Noi tendiamo al dialogo, alla conversazione. Amiamo evitare le lunghe note informative (la narrazione), anzi anche queste le trasformiamo in discorso facendole in prima persona e colorite secondo il personaggio che le pronuncia. Cerchiamo insomma, nella narrativa, il teatro, ma non la scenica. Che venga dall'uso del cinema, che ci ha insegnato a distinguere tra visivit e parola, che prima il teatro fondeva?
Ora accade che il cinema racconta visivamente, e il romanzo rappresenta verbalmente; e noi non vogliamo pi saperne di teatro, e quello del passato preferiamo leggerlo.
29 gennaio. Ci si umilia nel chiedere una grazia e si scopre l'intima dolcezza del regno di Dio. Quasi si dimentica ci che si chiedeva: si vorrebbe soltanto goder sempre quello sgorgo di divinit.  questa senza dubbio la mia strada per giungere alla fede, il mio modo di esser fedele. Una rinuncia a tutto, una sommersione in un mare di amore, un mancamento al barlume di questa possibilit. Forse  tutto qui: in questo tremito del "se fosse vero!" Se davvero fosse vero...
1 febbraio. Lo sgorgo di divinit lo si sente quando il dolore ci ha fatto inginocchiare, Al punto che la prima avvisaglia del dolore ci d un moto di gioia, di gratitudine, di aspettazione... Si arriva ad augurarsi il dolore.
La ricca e simbolica realt dietro cui ne sta un'altra, vera e sublime,  altro dal Cristianesimo? Accettarlo vuol dire alla lettera entrare nel mondo del soprannaturale.
Essa per non va confusa col peculio di simboli che ognuno di noi si fa nella vita: in questi non c' soprannaturale, bens sforzo psicologico, volontario ecc., di trasformare attimi d'esperienza in attimi d'assoluto.  protestantesimo senza Dio.
2 febbraio. Un certo tipo di vita quotidiana (ore fisse, luoghi chiusi, stesse persone, forme e luoghi di piet) induceva pensieri soprannaturali. Esci da questo schema e i pensieri s'involano. Siamo tutta abitudine.
3 febbraio. Il luogo della tua persona  certo il viale torinese signorile e modesto, primaverile e estivo, calmo, discreto e vasto, dove s' fatta la tua poesia. La materia veniva da molte parti, ma qui trovava forma.
Questo viale, e il caffeuccio sul viale, fu la tua camera, la finestra sulle cose. Quando ti torna l'istinto di poetare cerchi di questi luoghi. Per narrare, no.  soltanto perch narrare  meno contemplativo? Le memorie di due stagioni le hai scritte al caff, e in fondo anche i Paesi e la Tenda. Dunque...
Il fatto  che hai perduto il gusto di vedere, di sentire, di accogliere, e ora ti mangi il cuore.
6 febbraio. Cipresso e casa sul taglio della collina, scuri contro il cielo rosso, luogo di passione della tua terra. L'etnologia dissemina di sangue versato irrazionalmente e miticamente questi luoghi familiari. Ecco perch.
7 febbraio. Il sangue  sempre versato irrazionalmente. Ogni cosa  un miracolo, ma nel caso del sangue lo si sente pi acutamente, perch di l c' il mistero.
Piangere  irrazionale. Soffrire  irrazionale. (Cfr. "soffrire non serve a nulla" del '38).
Il tuo problema  dunque valorizzare l'irrazionale. Il tuo problema poetico  valorizzarlo senza smitizzarlo.
Quando si sanguina o si piange, lo stupore  che proprio noi si faccia questo che solleva all'universale, al tutti, al mito.
8 febbraio. Perch l'irrazionale solleva al tutti, all'universale? Idea romantica. Ma  forse da dare ai cani per questo? Senza dubbio l'irrazionale  l'enorme rservoir dello spirito, come i miti lo sono delle nazioni. Le tue creazioni le trai dall'informe, dall'irrazionale, e il problema  come portarle alla consapevolezza. Tanto vero che pare banale.
Lo stupore  la molla di ogni scoperta. Infatti, esso  commozione davanti all'irrazionale.
La tua modernit sta tutta nel senso dell'irrazionale.
12 febbraio. ????????? e Sacramentum significavano anche "simbolo". Ecco la via alla concezione del simbolo magicamente o carismaticamente efficace.
Ecco la radice comune di poesia e religione. Dato che simbolo  anche l'immagine.
Il rito fu in origine la cosa stessa, causa efficiente dell'effetto; pi tardi, simbolo di esso (battesimo pagano e battesimo di Giovanni) (L. Allevi, Ellenismo e Cristianesimo, "Vita e Pensiero", 1934, p. 117).
13 febbraio. La ricchezza della vita  fatta di ricordi, dimenticati.
15 febbraio. L'ammirazione, prima di essere estetica,  religiosa. Dallo shintoismo (e dal politeismo greco) deriv l'amore per la natura dei Giapponesi (e dei Greci).
24 febbraio. C' gente per cui la politica non  universalit ma soltanto legittima difesa.
28 febbraio. Sono pi le cose di cui non scriviamo che quelle di cui scriviamo. Come la massa degli uomini si muove nel circolo delle sue preoccupazioni e vive sanamente i pi diversi problemi, cos tu, sia pure malato di letteratura, non tratti altro per scritto che questioni letterarie e per tutto il resto ti muovi fra le tue preoccupazioni vivendole sanamente e coscienziosamente. Ecco come si pu smetterla con la stupida polemica contro i letterati e sostenere che anch'essi sono uomini. Per lo meno quanto gli analfabeti o quelli che non scrivono.
3 marzo. L'ho saputo il 1 marzo.(72) Esistono gli altri per noi? Vorrei che non fosse vero, per non star male. Vivo come in una nebbia, pensandoci sempre ma vagamente. Finisce che si prende l'abitudine a questo stato, in cui si rimanda sempre il dolore vero a domani, e cos si dimentica e non si  sofferto.
8 marzo. L'attesa reclusa davanti a colline.
Torna gi la seconda volta.
17 marzo. Nella Maid's Tragedy manca semplicemente l'immagine nel modo pi desolante. Pare impossibile che di qui (1609) cominciasse un nuovo stile. Il senso del wit si  perduto. Il calore fastoso e fantasioso dell'immagine shakespeariana e websteriana  disceso a uno smorto linguaggio letterario, dove la commozione  colpo di scena o bel sentimento. Scompare anche la psicologia. Resta - specie nei primi atti - un senso di sesso duro e ossessivo (comico e tragico) che sa di moderno, di contemporaneo. Evadne  viva fin che rappresenta duramente il sesso ambizioso; poi, redenta, scade. Ma la lingua  morta. Ben Jonson almeno sapeva parlare in dialetto.
22 marzo. Philaster (1608)  tutt'altro. Nel comico e nel tragico il linguaggio  ricco, mosso, pregnante, shakespeariano. Ne viene una bella coloritura di personaggi, un tono di scena. Direi che il pregio  di Beaumont. Manca, di Shakespeare, la costruzione ironica e significativa. Il dramma  gi sentimentale e melodrammatico (bench Cymbeline e Winter's tale gli somiglino). E questo  Fletcher.
24 marzo. Con Bonduca si capisce tutto.  Fletcher solo.
Manca la fantasia ricca e unitaria. Nel comico ci sono le battute non le immagini di wit. Nel tragico si declama non si fantastica. I personaggi sono a ticchio (Caratach, Petillius, Penius), non hanno una vita profonda di fantasia. Qui si capisce come l'apparente vernice uguale delle immagini continue dia ai personaggi shakespeariani una umanit ricca e indifferenziata su cui appunto si possono stagliare i tratti singoli. Come nella vita, che tutti si somigliano. La caratterizzazione in Fletcher  invece astratta.
30 marzo. R. Guardini, Lo spirito della liturgia.
p. 185. "Se si esamina, per, pi da vicino e pi a lungo la questione, si avverte facilmente che la formula "primato del Logos sull'Ethos" potrebbe anche non essere la decisiva e suprema. Forse si deve piuttosto dire: nell'ambito complessivo della vita il primato definitivo deve averlo non l'agire, bens l'essere. In fondo esso non riguarda l'agire, bens il divenire: non ci che si fa, bens ci che  e si svolge costituisce il valore supremo. Non nel tempo ma nell'eternit, nell'eterno presente stanno le radici e si trova il compimento di ogni cosa. Ed il valore definitivo non sta nella concezione morale, ma nella concezione metafisica, non nel giudizio di valore, ma in quello di essenza, non nello sforzo, ma nell'adorazione." p. 187 "...primato della verit, ma nell'amore..." Nella liturgia trionfer questa posizione: placida, calma, contemplativa, indifferente, non parenetica, non educatrice, gioco.
31 marzo. Peter Wust, Incertezza e rischio.
p. 196. "In verit il primordiale incosciente istinto oggettivo di felicit della natura umana mira in prima linea a quella realizzazione dell'essere in cui raggiunge la sua perfezione personale, la sua salute eterna nel senso del compimento della sua natura. La tendenza all'eudemonia che si agita nell'intima profondit dell'uomo,  dunque in primo luogo la sostanziale perfezione della sua forma, e soltanto in seconda linea il momento soggettivo della felicit, del riposo e dell'armonia definitiva dell'anima, connesso con questo momento oggettivo dell'eudemonia."
4 aprile. "Il est maintes aurores qui n'ont pas encore brill: donne-nous de les voir,  Varuna!" (Rig-Veda, II, -28, trad. Darmesteter su trad. M. Mller - Da Origine et dveloppement de la Religion tudis  la lumire des religions de l'Inde).
12 aprile. Come pu Dio pretendere le lunghe umiliazioni in preghiera, le interminabili ripetizioni del culto? Non ami tu d'istinto un rapido pensiero di riconoscenza, un'occhiata che ti lega il beneficato, e non aborri le lagnose espressioni di grazie? Tu non sei Dio, per...
La vera poesia georgica italiana - e insieme il solo naturalismo che si rispetti e s'accordi al nostro umore - sono le prose di coltivazione, Pier dei Crescenzi, Davanzati, Soderini, ecc. La descrizione  tutta schietta e, ci che la risuscita, utilitaria. Qui un epiteto  davvero, sovente, un intero poema. Ci che non succede dei versi dello stesso tempo.
16 aprile. I poeti classici non han bisogno di descrizioni naturali, perch di e luoghi sacri portano nel discorso molteplici visioni di natura. (Leggendo l'Ippolito).
Nel rovello che ci d un rumore, un odore, una sensazione sgradita - rovello improvviso e bestiale, acutissimo -  mista un'ansia gioiosa che la sensazione si ripeta, che l'autore vi torni, quasi per aver noi campo e motivo di odiarlo di pi, di scattare.
18 aprile. Prove certe:
a) I farisei non mettono in dubbio la resurrezione di Cristo. (Baravalle).
b) La promessa di Dio ad Eva e quella ad Abramo non parlano del popolo eletto ma di tutto il genere umano.
Cos pure quella di Giacobbe a Giuda (Bossuet).
Cos pure Zaccaria e Aggeo, e Malachia.
20 aprile. Nell'Elena di Euripide il coro o riassume i fatti o ricorda cose note. Si conferma il carattere tragico-greco di giudizio davanti al coro-pubblico, non di avvenimento.
Il motivo tragico  quasi sempre una cosa nascosta che pena a venir fuori (Ippolito-Ione), onde un vero e proprio dibattito. Questa cosa nascosta  solitamente una nequizia divina, che chiarendosi produce la morte-purificazione o il lieto fine. Questa nequizia  il ci che dev'essere, sia da te scoperto nel '42.
24 aprile. I popoli che hanno avuto una ricca mitologia sono i popoli che hanno poi accanitamente filosofato: indiani, greci, germani.
29 aprile. Prove certe:
Samaritani e Giudei hanno lo stesso Pentateuco. Ne consegue che esso  anteriore alla separazione cio a Geroboamo e Roboamo e a fortiori a Esdra (Bossuet).
15 maggio. Mai riflettuto sul fatto che gli iniziatori del romanzo italiano - i cercatori disperati di una prosa narrante - sono anzitutto dei lirici - Alfieri, Leopardi, Foscolo? La Vita, i Frammenti di Diario e il Viaggio Sentimentale sono il sedimento di una fantasia tutta data alle illuminazioni d'eloquenza lirica. E il primo romanzo riuscito - I Promessi Sposi -  la maturit di un grande lirico. Ci deve aver lasciato tracce nel nostro ideale narrativo.
Pensa invece al '700 inglese o francese e al '600 spagnolo: l la prosa di romanzo nasce ignorando ogni accensione fantastica.
Cos l'800 russo.
22 maggio. La tua convinzione che quale uno era bambino tale sar adulto e mai muter la "portata del ponte", ha perso ogni tetraggine e si  spostata nella ricerca delle radici fantastiche dell'istante-eternit.
27 maggio. L'idea, da te data come bizzarria, di modificare il proprio passato (primav. '39?) si chiarisce in linea con tutti i tuoi pensieri attuali: la riscoperta dell'infanzia, fatta of course modificandone - cio scoprendo - il significato.
Chi sa quante cose mi sono accadute: quesito ottimo per impostare la tua summa. Vuoi dire: chi sa in quanti modi diversi vedr ancora il mio passato, e cio vi scoprir avvenimenti insospettati.
Arduo trasformare se stesso in io dantesco, simbolico, quando i propri problemi sono radicati a un'esperienza cos individuale come la citt-campagna e tutte le trasfigurazioni giungono soltanto a simboli psicologicamente individuali. (La vigna, il cielo dietro, l'orizzonte marino, gli alberi da frutto, le canne, i fienili ecc. salgono tutt'al pi a un assoluto di utilit laboriosa. Prova il tuo smarrimento il fatto che cerchi lo sfogo nella potenza magica di queste figurazioni o nella ricchezza - carciofina - di loro strati sovrapposti. Se nessun altro ha di queste figurazioni, tu sei servito.)
8 giugno. - E chi ha fatto questo  un cristiano. - Se non fosse un cristiano, avrebbe fatto di peggio.
13 giugno. La memoria  l'assenza di fantasia (Rousseau, Emile, l. II) "dans ce que l'on voit tous les jours, ce n'est plus l'imagination qui agit, c'est la mmoire" - "l'habitude tue l'imagination" - ma la memoria delle cose lontane presenta oggetti rinnovati, disabituati, dal tempo e dalla dimenticanza frammessa, per cui  stimolo di fantasia, tanto pi che le cose ricordate sono nuove ma misteriosamente nostre.
14 giugno. Nel 1824 le lettere di Leopardi si fanno asciutte, tutte cose, mancano le effusioni meditabonde e persino i lamenti. Scriveva le Operette morali. Nel '25-'26 si lagna poco della vita, sta quasi bene di salute e se la gode. Viveva a Milano e Bologna e lavorava da senatore.
17 giugno. Le nazioni che giungono a grande potenza egemonica sono in genere inconsapevoli di star creando un impero. Dedite a spiccioli cmpiti contingenti, si trovano, tirate di conquista in conquista, ad aver attuato un grande disegno storico. Quelle che partono in tromba a divenire la grande nation, si rompono le gambe alla prima occasione - come  terreno che accada - e siccome hanno col loro programma allarmato tutte le altre, si provvede a tagliar loro i garetti subito.
Insomma, anche qui: si ottiene quel che non si cerca. Sempre.
26 giugno. Pierre Corneille, De la tragdie, et des moyens de la traiter selon la vraisemblance ou le ncessaire. Dice di Aristotele: "...les thtres de son temps o ce n'tait pas la mode de sauver les bons par la perte des mchants,  moins que de les souiller eux-mmes de quelques crimes..." A proposito delle quattro azioni tragiche che "se passent entre proches": a) si conosce la vittima e la si uccide; b) non la si conosce, e la si sa dopo perdutala; c) non la si conosce, e la si sa in tempo per astenersi; d) la si conosce, ma non si riesce a ucciderla. Secondo Aristotele l'ultimo caso  il peggiore. Corneille distingue: se si cambia idea per volubilit s, ma, se per grande vicenda,  il caso migliore di tutta la tragedia. Poich suppone il "combat des passions contre la nature, ou du devoir contre l'amour". Chimne fa di tutto per perdere il Cid. O questo contrasto, o la punizione dei cattivi: ecco la tragedia moderna. Psicologia cristiana.
Per gli antichi hai gi scritto una volta che conta l'eroe isolato che fa un discorso-monologo, che  davanti al coro. Questi contrasti non esistono. I malvagi, non essendo visti in contrasto, non sono malvagi ma sono, semplicemente, come i buoni.
P. S. Notare che Aristotele condanna a) e d) e approva b) e c). Condanna cio i casi di possibile lotta interiore e approva quelli di colpo di scena, dove non c' vita morale.
2 luglio. Corneille, Eptre della Suite du Menteur.
"...moi, qui tiens, avec Aristote et Horace, que notre art n'a pour but que le divertissement" "...pourvu qu'ils aient trouv le moyen de plaire, ils sont quittes envers leurs arts; et s'ils pchent, ce n'est pas contre lui, c'est contre les bonnes murs et contre leur auditoire..."
"La rcompense des bonnes actions et la punition des mauvaises... cette rgle imaginaire est entirement contre la pratique des anciens; et sans aller chercher des exemples parmi les Grecs, Snque... Plaute et Terence..."
7 luglio. Erodoto  per Jnger quel che Omero  per Vico.
9 luglio. Il successo enorme di Rousseau si spiega col fatto che egli ha approfondito, interpretandolo, un mondo culturale gi noto e accetto da pi secoli, l'Arcadia. Sono queste le innovazioni che fanno furore: lusingano e turbano col nuovo e permettono di continuare a vagheggiare il notissimo e caro.
11 luglio. Hath not our mother Nature, for her store
and great encrease, said it is good and just,
and willed that every living creature must
beget his like?
(The Faithful Shepherd, atto V, sc. IV).
Tutte le favole boscherecce hanno questo pensiero, e appello alla Natura. Rousseauismo che si prepara.
Non solo. Tutte hanno l'eremita del bosco, che generalmente erborizza (Rousseau!) e studia le virt pi o meno magiche dei semplici. Strano che Rousseau non sapesse di maga. Ma ripararono i filosofi della natura tedeschi.
Gi da tempo hai notato che tutte le favole boscherecce sono impostate sulla castit di Diana, che si deve o vuole conservare capricciosamente e poi cede a un caso d'amore. Quando non cede, fa appunto gli eremiti.
13 luglio. C' in Guerra e Pace ogni cosa insopportabile che l'800 ha prodotto. Ne manca una delle buone, il demonismo.
La natura ritorna selvaggia quando vi accade il proibito: sangue o sesso. Parrebbe un'illusione suggerita dall'idea che ti fai delle culture primitive - riti sessuali o sanguinari.
Donde si vede che selvaggio non  il naturale ma il violentemente superstizioso. Il naturale  impassibile. Che uno cada da un fico in una vigna e giaccia a terra nel suo sangue non ti pare selvaggio come se costui fosse stato accoltellato, o sacrificato.
Superstizioso  chiunque cede alla passione bruta.
14 luglio. Infatti l'innamorato e l'odiatore si fanno dei simboli, come il superstizioso.  della passione conferire unicit alle cose o persone. Chi non conosce simboli  un ignavo di Dante.
Ecco perch l'arte si rispecchia nei riti dei primitivi o nelle passioni forti: cerca dei simboli. E vertendo sul primitivo gode del selvaggio. Cio dell'irrazionale (sangue e sesso).
17 luglio. La peste di descrizioni naturali, di richiami compiaciuti alle cose e al mondo, nelle opere d'arte nasce da un equivoco: l'opera, che vuol essere un oggetto naturale tra gli altri, crede di riuscirci rispecchiandone quanti pi pu. Ma la natura di uno specchio non sono le parvenze che ne affiorano. Queste sono soltanto la sua utilit.
Quando si dice che la poesia  ritmo non copia, s'intende appunto definirne la natura. Ecco perch la nostra poesia vuole eliminare sempre pi gli oggetti. Tende a imporsi come oggetto essa stessa, come sostanza di parole. La sensualit verbale dannunziana e in genere decadente scambia ancora questa sostanza con la carne delle cose.  un'onomatopeica universale. Da noi l'elocuzione si fa casta e scarna, trova il suo ritmo in qualcosa di ben pi segreto che non le voci delle cose: quasi ignora se stessa e, se dobbiamo dir tutto,  parola a malincuore. Quest' la nostra inquietudine: sospetto verso la parola che  al tempo stesso unica nostra realt. Cerchiamo la sostanza di ci che non ci convince: per questo esitiamo e soffriamo.
Anche il mio libro - Lavorare stanca - ha oscuramente fatto questo. Cercava l'oggetto scarnendo la parola, tendeva cio a una sostanza che non era pi oggetto n forse parola. Voleva un ritmo - n canto n sensualit verbale. Per questo evit il verso musicale e tratt parole neutre. Ebbe l'unico torto d'indulgere alla frase colorita di "parlato", ch' un altro modo di specchiare la natura. Ma se ne liber a poco a poco, costretto dal ritmo che sempre meglio radioscopava le cose. Poi nelle prose ricademmo nel parlato. Perch? Perch qui ci mancava l'appoggio del ritmo. Ora il problema  penetrare alla sostanza presupponendo quest'appoggio.
Vita dell'inconscio. L'opera che si riesce a fare,  sempre un'altra cosa. Si va avanti, di altra cosa in altra cosa, e l'io profondo  sempre intatto; se appare spossato,  soltanto la fatica che lo scuote e confonde come un'acqua che s'intorbida, ma poi si schiarisce e torna, ambiguo, a trasparirne il fondo uguale. Non c' modo di portarlo alla superficie; la superficie  sempre soltanto un gioco vano di riflessi d'altre cose.
18 luglio. L'amore  una crisi che lascia avversione. Il senso dei corpi vivi e gagliardi accompagna invece ogni giorno della vita:  naturale che il succo della nostra esperienza sia quest'ultimo.
20 luglio. L'appoggio di ritmo nella prosa (17 luglio) altri l'ha trovato nella ripetizione cadenzata, nel repetend (Stein, Vittorini ecc.).
25 luglio. L'odore schiumoso di macerazione che  il salmastro della campagna.
30 luglio. "Il semble qu'en coutant des sons purs et dlicieux on est prt  saisir le secret du Crateur, a pntrer le mystre de la vie" (Corinne, l. IX, c. II). Ci che accade sentendo qualunque fatto naturale: il profumo di un fiore, lo stormire d'un'acqua, la delizia di un'uva. La musica  la pi materiale delle arti (cfr. Lamartine, Histoire des Girondins, l. XLIX, c. XIII, "la musique, le moins intellectuel et le plus sensuel de tous les arts") giacch immateriale  soltanto il pensiero e nella musica non ce n' di cosciente. Essa tende a vestire la forma delle sue sensazioni come un simbolo, ma il paragone  troppo largo e non lega mai. Difatti una musica compie perfettamente la sostituzione del 17 luglio di una cosa alla natura: al punto che nulla in natura vi equivale.
8 agosto.  carino e consolante il pensiero che neanche l'ammogliato ha risolto la sua vita sessuale. Lui credeva di godersela ormai virtuoso e in pace, e succede che, dopo un po', viene il disgusto della donna, viene un sffoco come di prostituzione soltanto a vederla. Cfr. Tolstj e ***. Ci si accorge allora che con la donna si sta male ad ogni modo. Se gi non si  caduti prima nella questione dell'"ogni volta un figlio", che deve indurre o ad astenersi o a pigliar precauzioni. Nei due casi, a quanto pare, si  perduta quella bella franchezza.
10 agosto. Nella tragedia greca tutto  sacro - cio predetto, voluto dal Dio.
19 agosto. Quel che t'incanta in Vico  l'aggirarsi perpetuo tra il selvaggio e il contadinesco, e i loro sconfinamenti reciproci, e la riduzione di tutta la storia a questo germe.
20 agosto. Senso araldico si pu chiamare questa facolt di vedere dappertutto dei simboli.
Bench tutte le sue interpretazioni siano errate e assurde, Vico ha portato nella storia il senso dell'interpretazione, il gusto di studiare i documenti controluce, e si  creato a questo scopo una psicologia che allarga il suo bisogno araldico a facolt necessaria della mente umana. Non i fatti interessano, ma che siano nascosti e si possa svelarli. Analogo agli artisti del '900 - non il racconto ma il raccontare. Lo spirito umano in quanto si esprime. Contemplare un simbolo  contemplare un'espressione. Monomania del tecnicismo.
23 agosto. Cadere dal fico e giacere nel sangue (13 luglio, II) non  selvaggio in quanto evento, ma diviene tale se veduto come legge della vita. Che il sangue sgorghi, in un modo o nell'altro, a torrenti sulla terra, che naturalmente le bestie si divorino e che il caduto non abbia diritti da invocare, questo  selvaggio perch il nostro sentimento lo vorrebbe proibito, mero evento e non legge. Qui il sentimento naturale condanna la natura che nella sua impassibilit sembra celebrare un rito - essere lei superstiziosa.
Superstizione  ogni teodicea insufficiente. Quando una giustificazione di Dio  superata, diventa superstizione. Il giusto, finch giusto,  naturale.
26 agosto. La natura impassibile celebra un rito; l'uomo impassibile o commosso celebra i suoi riti pi spaventosi; tutto ci  superstizione soltanto se ci giunge come ingiusto, proibito dalla coscienza, selvaggio. Quindi selvaggio  il superato dalla coscienza. Fin che crediamo nella superstizione non siamo superstiziosi. Essa  perci essenzialmente retrospettiva - regno della memoria - acconcia a diventare poesia. Come il male, che  sempre del passato-rimorso. Mentre l'attivit, che  il regno del presente,  il bene. Ma donde nasce che l'esercizio della memoria  un piacere - un bene?
Ancora. Celebrare un rito  giustificarsi. Non  quindi superstiziosa la natura in quanto celebra un rito (quello del sangue) - ma in quanto il suo rito non serve pi a giustificarla e ci pare caso (sia pure regolato da una legge). Come i riti selvaggi quando non ci paiono pi sufficienti a giustificare chi li celebra.
Forse l'esercizio della memoria  un piacere, un bene, perch  presente. (Cfr. 10 settembre).
Alexandrine des Echerolles (storia dell'assedio di Lione).
Jeanne de La Force (storia delle guerre di religione del 1622).
Madame de la Rochejaquelein (Vandea).
Madame Roland - Mmoires.
27 agosto. Il grande cmpito della vita  giustificarsi.
Giustificarsi  celebrare un rito. Sempre.
29 agosto. Soltanto l'unicit giustifica, il valore assoluto che ci pone sopra tutte le contingenze (Del mito del simbolo ecc.).
1 settembre. La natura impassibile  forse semplicemente un complesso di riti da noi superati, la pi antica delle superstizioni con cui l'universo tent di giustificarsi. Essa fu tale per l'istinto, che si fond sulle sue leggi e ne trasse ragione di vita. Poi, con l'avvento dello spirito la natura divenne arbitrio, volont divina, e i riti vi s'informarono. Ora  tornata legge, meccanismo - ecco perch l'istinto riemerge e il vero rito dei tempi razionalistici  l'arte ( = il rituale dell'inconscio istintivo).
Dal 23 agosto risulta che fuori della coscienza morale non c' criterio di certezza ma superstizione. La verit dell'universo si modella sul nostro senso morale. Religione  incontro di verit e di giustizia. Ogni crisi si pu ridurre allo squilibrio tra queste due esigenze.
2 settembre. Superstiziosa  ogni spiegazione dell'universo che crede di conciliare verit e giustizia e non ci riesce pi. Fuori dalla religione non c' che la sospensione del giudizio - per quanto  possibile.
Il selvaggio non  pittoresco ma tragico.
Due specie di selvaggio hai trattato finora. In Nudismo il selvaggio dell'adulto, la campagna vergine, ci che l'opera umana non ha sinora toccato (e qui si sottintende che un'opera, un rito qualsiasi bastano a giustificare la natura). In Storia segreta il selvaggio del ragazzo, ci che  lontano, inafferrabile comunque, anche e tanto pi se altri invece lo raggiunge o l'ha raggiunto. (Nei due casi esso  ci che ci manca, "ci che non sappiamo.")
Poesia , ora, lo sforzo di afferrare la superstizione - il selvaggio - il nefando - e dargli un nome, cio conoscerlo, farlo innocuo. Ecco perch l'arte vera  tragica -  uno sforzo.
La poesia partecipa di ogni cosa proibita dalla coscienza - ebrezza, amore-passione, peccato - ma tutto riscatta con la sua esigenza contemplativa cio conoscitiva.
3 settembre. Il fumare  cosa piena di rusticit e di natura. Quel trasformare un'erba secca in fumacchio odoroso, vivo, fertilizzante, non  senza significato. In altri tempi sarebbe presto diventato simbolo (come la pipata del gitce manitu in Longfellow).
4 settembre. Scrittori importanti che vengono spazzati al passar della generazione. Non accade una critica, un vaglio - ma semplicemente si nega la loro consistenza in blocco. Si condanna qualcosa che  anteriore(73) alla loro opera.
5 settembre. Dei sette punti dove Erodoto nella descrizione dell'Egitto dice che si fa scrupolo di toccare i misteri, si tratta, in tre casi, degli di-animali, in due del rito fallico, negli altri d'autolesionismo e d'illuminazione sacra. Perch Pane  rappresentato con testa e gambe di caprone (XLVI), perch il porco - immondo il resto dell'anno - si sacrifica e si mangia nella festa di Bacco (XLVII), perch gli animali in genere sono sacri (LXV)? Qui Erodoto sente un orrore totemico e non osa parlare. Perch le immagini falliche alla festa di Bacco hanno il fallo snodato e mosso da fili (XLVIII)? perch gli Ateniesi fanno le erme falliche (LI)? Qui Erodoto sa che il fallo e il dio coincidono e non osa dirlo. In onore di chi ci si batte nella festa d'Iside (LXI), perch a Sais si fa la festa delle lampade (LXII)? Qui c' probabilmente qualche altra nefandezza che la rispettosa curiosit mondana di Erodoto non si sente di affrontare. Ecco un esempio del modo greco di trattare il selvaggio: lo si riconosce con rispetto tollerante come sacro, e punto. In questo rispetto c' la consapevolezza razionalistica che tutto il mondo del sacro e del divino nasconde di questi abissi e occorre tirarci un velo.
[Un tempo si sacrificava agli Dei ma senza nominarli (LII).  da poco che Omero ed Esiodo hanno descritto e raccontato gli Dei (LIII) - il tono di Erodoto  quasi di rimprovero].
7 settembre. I passi misteriosi nel II di Erodoto sono ancora questi: LXI, LXXXI, LXXXVI, CXXXII, CLXX, CLXXI. In tutti si allude a Osiride, di cui non si vuol pronunciare il nome. Perch? Altre volte ne fa il nome e dice che  Bacco (CXLIV).
8 settembre. La predizione oracolare non  altro che l'espressione immaginosa del destino. Le cose accadevano, e gli antichi diedero loro un suggello di unicit facendole previste dal dio.
Una bella contadina, una bella prostituta, una bella mamma, tutte quelle donne in cui la bellezza non  l'occupazione artefatta di tutta la vita, hanno una dura impossibilit di scherno.
10 settembre. L'esercizio della memoria  un piacere e un bene (26 agosto) perch implica conoscenza. Rievocare una superstizione non  praticarla ma conoscerla.
30 settembre. Gli antichi colonnati delle logge creano paesaggi stilizzati incorniciandoli. Evidentemente l'impressione  aumentata dal ricordo di tanti polittici trecenteschi che sono appunto scompartiti a colonnate arcuate. L'inventore della loggia non sapeva di questo effetto che nacque quando questa nuova architettura entr nel dipinto.
1 ottobre. Viene un'epoca in cui ci si rende conto che tutto ci che facciamo diventer a suo tempo ricordo.  la maturit. Per arrivarci bisogna appunto gi avere dei ricordi.
3 ottobre. Schietto poeta narratore  il Boiardo. I suoi aggettivi sono epiteti, cio blocchetti lirici che traspaiono nella corrente del racconto come oggetti, non sensazioni. Le sue parlate, le sue esclamazioni sono finestre melodiche, ben delimitate, modulazioni (si direbbe) preesistenti, che anch'esse fanno blocco come cose, nella corrente. Letto un episodio si ricordano gesti e azioni, non sensazioni.
7 ottobre. "se l'uomo prima  giusto e poi opra le cose giuste, o vero operandole divien giusto" (Concilio Tridentino, ed. Barbera, vol. II p. 77), l'opinione scolastica che si possa esser giusto cos in astratto non  senza riflessi sulla pratica dell'allegoria medievale: gli astratti s'incarnano nell'uomo indipendentemente dall'oggettiva e psicologica attivit.
20 ottobre. Aver coraggio e aver ragione: i due poli della storia. E della vita. L'uno, in genere, nega l'altro.
3 novembre. Un sogno lascia sempre un'impressione di grandiosit e assolutezza. Ci nasce dal fatto che in esso non esistono particolari banali, ma come in un'opera d'arte tutto  calcolato a un effetto.
7 novembre. Orazio, Epistola ad Augusto:
...vestigia ruris... (v. 160).
dove il rus  contrapposto all'ars e designa i tempi dell'incoltura primitiva.  il tuo selvaggio. Nemmeno per negarla non si sa uscire dalla campagna. Vedi Vico.  un carattere prettamente umanistico, che si oppone all'odierno abito scientifico di considerare la barbarie anteriore alla rusticit. Locch  innegabile ma astratto (popoli raccoglitori, popoli cacciatori ecc. ). Anche Vico conobbe quella barbarie, ma la releg nel caos predivino.
Il tanghero, il cafone, il "goffo", contrapposto al cittadino.
Ma l'umanesimo mescolava al rustico il mitico. E cos aveva il selvaggio (cfr. Vico). Ora pare che il selvaggio risalga di l dal rustico, che del mito si  spogliato.
26 novembre. Si sognano simboli della realt. Hai sognato che uno aveva venduto malamente i tuoi libri e provavi un accorato affanno, mentre il tuo cordoglio  la lenta distruzione cui essi vanno incontro in cantina. Quello che non mente  la passione: essa si crea un fatto (un simbolo) che la renda possibile.
2 dicembre. Pare impossibile che anche una sola favilla di bont, di speranza, di amore, sia pure fasciata da tutta una corteccia di iniquit o d'indifferenza, deva dileguare annientata nella pena eterna.
Di nuovo l'esperienza che si desidera il dolore per avvicinarsi a Dio.
28 dicembre. (Gratry, Comm. sul Vangelo di Matteo).
Il semplice sospetto che il subcosciente sia Dio - che Dio viva e parli nel nostro subcosciente ti ha esaltato.
Se ripassi con l'idea di Dio tutti i pensieri qui sparsi de subconscio, ecco che modifichi tutto il tuo passato e scopri molte cose. Soprattutto il tuo travaglio verso il simbolo s'illumina di un contenuto infinito.
 1945
9 gennaio. Annata strana, ricca. Cominciata e finita con Dio, con meditazioni assidue sul primitivo e selvaggio, ha visto qualche creazione notevole. Potrebbe essere la pi importante annata che hai vissuto. Se perseveri in Dio, certo. (Non  da dimenticare che Dio significa pure cataclisma tecnico - simbolismo preparato da anni di spiragli.)
16 gennaio. I popoli che praticarono i pi atroci e frequenti sacrifici umani furono gli agricoltori (civilt matriarcali). N i pastori, n i cacciatori, n gli artigiani furono mai crudeli come i contadini.
26 gennaio. Volevi un pretesto per non pi muoverti. Eccolo. Chi ringrazi? Attendevi un prodigio ed  venuto.
Per ora umliati. Lo giudicherai dai frutti.
28 gennaio. Un giardino tropicale in mezzo alla neve. Magnolie, abeti, tassi, cipressi, limoncelle - verdi cupi, metallici bronzei contro il cielo azzurro. Ma ci che li rialza di pi,  il muro rosso mattone della scuderia colonica. Ci sono tutti i pi intensi colori naturali: verde, azzurro, rosso, candido. Colpisce l'insolito o c' una segreta virt in queste qualit pure?
 facile ai colori diventare simboli. Son la qualit pi vistosa degli oggetti ma non sono gli oggetti. Ricordando che hai detto una volta che il mito vive negli epiteti, i colori sarebbero gli epiteti delle cose. Creazione pura.
Quel che dicevi della musica (30 luglio '44) sensazione pura che vuol esser simbolo si pu dire di tutte le sensazioni pure: sono simboli che tendono a sostituirsi alla natura.
30 gennaio. Chi non sa vivere con carit e abbracciare il dolore degli altri,  punito in questo che sente con violenza intollerabile il proprio. Il dolore si pu accogliere soltanto elevandolo a sorte comune e compatendo agli altri che soffrono. La pena dell'egoista  accorgersi di questo soltanto sotto la sferza e tentare vanamente di imparare la carit, per interesse.
4 febbraio. Blondel, L'Action. "L'homme met toujours dans ses actes, si obscurment qu'il le sache, ce caractre de transcendance. Ce qu'il fait, il ne le fait jamais simplement pour le faire." (p. 353) "Mme chez eux qui se disent affranchis de toute superstition, qu'on remarque ce besoin de rites et cette contrefaon d'un vritable culte, comme s'il fallait rehausser  tout prix, par une solennit liturgique, la pauvret trop visible des actions toutes nues." (p. 312) (Cfr. 27 agosto '44)
13 febbraio. Il fatto unico di cui tanto ti esalti, in realt per avere il suo valore non deve esser accaduto. Deve restare mito, nelle nebbie della tradizione e del passato, cio della memoria. Difatto eventi spiritistici, miracoli ecc., ti seccano, non altro. In quanto queste cose accadono, non sono pi uniche, ma eventi normali bench fuori delle leggi naturali. (In quanto accadono fan parte di una legge, sia pure occulta).
Di esse non si fa che discutere l'autenticit, il pro e il contro. Sono la negazione dell'unicit(74) fantastica.
18 febbraio. Il ritorno degli eventi in Th. Mann (cap. Ruben va alla cisterna)  in sostanza una concezione evoluzionista. Gli eventi si provano ad accadere, e ogni volta accadono pi soddisfacenti, pi perfetti. Gli stampi mitici sono come le forme delle specie. Ci che pare staccare questa concezione dal determinismo naturalistico  il fatto che i suoi fattori non sono la scelta sessuale o la lotta per l'esistenza, ma una volont costante di Dio che un certo progetto si realizzi. Del resto, il modo di enunciare di Mann pare sottintendere che ci che determina via via gli eventi  lo spirito umano che, secondo le sue leggi, li percepisce e fa accadere ogni volta sostanzialmente uguali ma pi ricchi. Un formalismo kantiano, calato nella materia mitologica, a interpretarla in modo unitario. C', qui dietro, Vico.
2 marzo. L. Todesco, Corso di Storia della Chiesa (Marietti, 1925), vol. III, p. 539:
"...I principali mezzi di tortura erano: il braciere con carboni accesi, ai quali l'accusato avvicinava i piedi; la corda (l'accusato era sollevato e lasciato cadere); e finalmente il cavalletto: dunque, pi che altro, esercizi ginnastici..."
12 marzo. Alla lunga un dolore si svincola dall'ansia, dal ricordo, dal sospetto che lo provoc, e vige da solo nell'anima. Stanotte soffrivi gi quando a un certo punto hai cercato in te il dimenticato o non ancora ricordato motivo del tuo dolore.
15 marzo. Il primo sboccio delle foglioline  un divampare di fiammelle verdi.
La gemmazione avviene in mezzo al seccume. Rami rotti, secchi, spezzati mettono verde e s'ergono.
25 marzo. Per esprimere ammirazione si dice che una cosa somiglia a un'altra. Conferma del fatto che non si vede mai una cosa per la prima volta, ma sempre una seconda: quando trapassa in un'altra. Conferma e spiegazione. In quanto ammirata, una cosa  un'altra, cio  veduta una seconda volta sotto altro aspetto.
5 aprile. Vivere in un ambiente  bello quando l'anima  altrove. In citt quando si sogna la campagna, in campagna quando si sogna la citt. Dappertutto quando si sogna il mare.
Parrebbe sentimentalismo, ma non . Prova invece l'all-pervadingness dell'immagine. Si valuta una realt soltanto filtrandola attraverso un'altra. Soltanto quando trapassa in un'altra. Ecco perch il bambino scopre il mondo attraverso le trasfigurazioni letterarie o leggendarie o, comunque, formali. Ecco perch "essenza della poesia  l'immagine".
Di qui potrebbe dedursi che il mondo, la vita in generale si valorizzano unicamente avendo l'animo a un'altra realt, oltremondana. Diciamo, avendo l'animo a Dio. Possibile?
6 aprile. Affermi cos l'esistenza di Dio in quanto premetti e postuli il valore del mondo e della vita. Ma  appunto questo valore che va dimostrato.
Questo valore esiste. Tant' vero che lo senti, e che cos' un valore altro che una qualit che si sente? Che cosa significherebbe un valore oggettivo ma non sentito?
18 aprile. Volano i petali dei meli e dei peri. La terra ne  disseminata. Paiono farfalle.
23 aprile. Incontrare portenti e nominare luoghi famosi nel mito, va di pari passo nel III dell'Eneide. I portenti sono mitici e i nomi mitici sono portentosi.  poesia religiosa.
La religione di Erodoto. Tante patrie, tanti portenti accaduti. Questo che  il libro della grande route,  anche il libro della ricerca affannosa della patria, di ogni traccia lasciata dagli antenati.
Il sacro nel mondo antico  questo. E questo cercavano gli antichi nella vita e nell'arte, non il bello.
25 aprile. Far la strada e incontrare meraviglie, ecco il grande motivo - specialmente tuo.
2 luglio. Il sesso, l'acool, il sangue.
I tre momenti dionisiaci della vita umana: non si sfugge, o l'uno o l'altro.
28 agosto. (poi Roma) Quando una parola, un fatto, un sospetto ci ha data una forte agitazione passionale, viene il momento che dibattendoci ci accorgiamo di non ricordarci pi la parola, il fatto, il sospetto. Ma la passione  sempre pi intensa.
6 settembre. Non  bello esser bambini:  bello da anziani pensare a quando eravamo bambini.
13 ottobre. Si fecero di da animali, perch l'animale era l'altro, l'estraneo; e perch l'animale non appariva individuo. Era la tal bestia, non una determinata.
14 ottobre. (la luna tremava)(75)
15 ottobre. Che dire se un giorno le cose naturali - fonti, boschi, vigne, campagna - saranno assorbite dalla citt e dileguate, e s'incontreranno in frasi antiche? Ci faranno l'effetto dei theoi, delle ninfe, del sacro naturale che emerge in qualche verso greco. Allora la semplice frase "c'era una fonte" commuover.
18 novembre. Sono tuo amante, perci(76) tuo nemico.
22 novembre. Non ci si libera di una cosa evitandola, ma soltanto attraversandola.
23 novembre. Quando scacciamo il mendicante, gli diciamo: Alla prossima villa troverai tutto quello che vuoi.
Chi ha, gli sar dato.
26 novembre. Che cosa vuol dire che tra uomo e donna ci pu essere qualcosa di pi importante dell'amore? Vuol dire che  possibile vedere un'altra persona come si vede se stesso: consentirgli tutti i gesti e i movimenti che si consentono a se stesso, godere che li faccia come si gode a farli noi, non sentirsi privati di cosa che faccia con altri come noi non ci sentiamo privati di cosa che facciamo con altri - vuol dire amare questo nostro prossimo come noi stesso. Quest'amore si chiama carit. Ma se l'altra persona scompare? Possiamo amare noi stesso sparito? Bisognerebbe credere che nessuno scompare mai. Che non c' la morte. Morir e tu sarai solo come un cane. C' un rimedio?
Va bene. Ma come tu puoi accettare la morte per te, perch vuoi negare all'altro di accettarla per s?  ancora carit. Puoi arrivare al nulla, non al risentimento. Non all'odio. Ricorda sempre che nulla ti  dovuto. Che cosa meriti infatti? Quando sei nato, ti era forse dovuta la vita?
27 novembre.  venuto la terza volta, quel giorno.  l'alba, un'alba di nebbia diffusa, viola fresco. Il Tevere ha lo stesso colore. Malinconia non greve, pronta a sfumare sotto il sole. Case e alberi, tutto dorme.
Ho visto l'alba, non  molto, dalle sue finestre della parete accanto. Era la nebbia, era il palazzo, era la vita, era il calore umano.
Dorme Astarte-Afrodite-Mlita. Si sveglier scontrosa. Per la terza volta  venuto il mio giorno. Il dolore pi atroce  sapere che il dolore passer. Adesso  facile umiliarsi. E poi?
13 agosto '37
25 settembre '40
26 novembre '45
(pomeriggio)
(sera)
(notte)
Proprio il contrario di quanto ci hanno insegnato. Da giovani si rimpiange una donna, da maturi la donna.
Com' grande il pensiero che veramente nulla a noi  dovuto. Qualcuno ci ha mai promesso qualcosa? E allora perch attendiamo?
Eppure  semplice. Quando non si esiste pi, si muore. E voil.
Afrodite  " venuta dal mare ".
27 novembre. Il senso terribile che tutto quel che si fa  storto, e quel che si pensa e quel che si . Nulla pu salvarti, perch qualunque decisione tu prenda, sai che sei storto e cos la tua decisione.
28 novembre. Come si pu aver fiducia in una persona che non si arrischia ad affidarti tutta la sua vita, giorno e notte?
2 dicembre. La donna che frega un altro per venire con te, fregher te per andare con un altro. Qualunque cosa una donna sappia fare per favorirti, ricorda che lo sapr fare per favorire un altro, al tuo posto. Ma tu sai che queste cose sono come il mito - hanno valore soltanto nell'unicit. E allora?
7 dicembre.
T. ti aveva detto soltanto che le poesie ti bastavano
e le aveva amate molto, 
F. senza discuterne il riflesso pratico, le aveva 
lette con curiosit paziente, 
B. ti dice che non avrai altro, e criticamente 
le ama molto.
 gi due volte in questi giorni che metti accanto T, F, B. C' qui un riflesso del ritorno mitico. Quel che  stato, sar. Non c' pi remissione. Avevi 37 anni e tutte le condizioni favorevoli. Tu cerchi la sconfitta.
[......](77)
Il colpo basso che ti ha dato *** lo porti sempre nel sangue. Hai fatto di tutto per incassarlo, l'hai perfino scordato, ma non serve scappare. Lo sai che sei solo? Lo sai che non sei nulla? Lo sai che ti lascia per questo? Serve a qualcosa parlare? Serve a qualcosa dirlo? Hai veduto, non serve a niente. [......](78)
9 dicembre. Ma tutti i pazzi, i maledetti, i criminosi sono stati bambini, hanno giocato come te, hanno creduto che qualcosa di bello li aspettasse. Quando avevamo tre, sette anni, tutti, quando nulla era avvenuto o dormiva solamente nei nervi e nel cuore.
 1946
1 gennaio. Anche questa  finita. Le colline, Torino, Roma. Bruciato quattro donne, stampato un libro, scritte poesie belle, scoperta una nuova forma che sintetizza molti filoni (il dialogo di Circe). Sei felice? S, sei felice. Hai la forza, hai il genio, hai da fare. Sei solo.
Hai due volte sfiorato il suicidio quest'anno. Tutti ti ammirano, ti complimentano, ti ballano intorno. Ebbene?
Non hai mai combattuto, ricordalo. Non combatterai mai. Conti qualcosa per qualcuno?
6 gennaio. Gli di per te sono gli altri, gli individui autosufficienti e sovrani, visti dall'esterno.
12 gennaio. Nella tragedia greca non ci sono i malvagi. Non vi si chiarisce una responsabilit, si constata un fatto - un destino.
26 gennaio. Essere indurito - vuol dire aver sempre pi chiaro davanti il proprio lavoro, vederlo compiersi, sapere che minimi scatti bastano a mantenere l'impulso, e lasciare che gli altri - le altre - ti giochino intorno con le loro tentazioni e richiami. Si conosce tutta la strada, la commozione, il tumulto, la bufera - si lascia che scoppi, senza in fondo esserne presi n dominati. Si ha altro da fare. Questo  essere indurito.
L'"essere un dio" dei dialoghetti mitici  questo "essere indurito". Contenuta ricchezza del loro formulario - destino, dio, mortale, nome, sorridere ecc. sono realt piene soltanto sul piano di quel mondo. Ambiente, accento, sfondo sono coerentemente mitici, non direbbero quanto dicono se ridotti alla contemporanea plausibilit.
8 febbraio. L'altr'anno, in questi giorni, non sapevi quale massa di vita ti attendeva nel giro di un anno. Ma fu vita veramente? Forse la triste e chiusa passeggiata su per Crea ti disse simbolicamente di pi che non tante persone e passioni e cose di questi mesi.
Certo, il mito  una scoperta di Crea, dei due inverni e dell'estate di Crea. Quel monte ne  tutto impregnato.
Oggi la donna di ** entr abitualmente nello studio e ci salut - salut me - e si sedette tranquilla, e poi mi guardava.
Non c' uomo che non abbia una donna, un corpo umano, una pace. Tu l'hai?
Ma il marito della donna di ** chi ? lui ha ancora una donna?
Chi non ha avuto sempre una donna, non l'avr mai.
Certo, avere una donna che ti aspetta, che dormir con te,  come il tepore di qualcosa che dovrai dire, e ti scalda e t'accompagna e ti fa vivere.
Sei solo. Avere una donna che parla con te non  nulla. Conta solo la stretta dei corpi. Perch perch non ce l'hai?
"Non l'avrai mai". Tutto si paga.
E chi ce l'ha ne cerca un'altra. *** E cos via.
Fin che vorrai essere solo, ti verranno a cercare. Ma se allunghi la mano, non vorranno saperne. E cos via.
13 febbraio. Tu ricordi meglio le voci che non i visi delle persone. Perch la voce ha qualcosa di tangenziale, di non raccolto. Dato il viso non pensi alla voce. Data la voce - che non  niente - tendi a farne persona e cerchi un viso.
16 febbraio. Cose e persone sono nostre, cio contano per noi, solo in quanto ci costano, non in quanto ci dnno. Per legarsi una creatura bisogna sfruttarla, non servirla.
20 febbraio. (Prefazione ai dialoghetti)
Potendo, si sarebbe volentieri fatto a meno di tanta mitologia. Ma siamo convinti che il mito  un linguaggio, un mezzo espressivo - cio non qualcosa di arbitrario ma un vivaio di simboli cui appartiene - come a tutti i linguaggi - una particolare sostanza di significati che null'altro potrebbe rendere. Quando riportiamo un nome proprio, un gesto, un prodigio mitico, diciamo(79) in mezza riga, in poche sillabe, una cosa sintetica e comprensiva, un midollo di realt che vivifica e nutre tutto un organismo di passione, di stato umano, tutto un complesso concettuale. Se poi questo nome, questo gesto e prodigio ci  familiare fin dall'infanzia, dalla scuola - tanto meglio. L'inquietudine  pi vera e tagliente quando sommuove una materia consueta. Qui ci siamo accontentati di servirci di miti ellenici data la perdonabile voga popolare di questi miti, la loro immediata e tradizionale accettabilit. Noi abbiamo orrore di tutto ci che  incomposto, eteroclito, accidentale, e cerchiamo - anche materialmente - di limitarci, di darci una cornice, d'insistere su una conclusa presenza. Siamo convinti che una grande rivelazione pu uscire soltanto dalla testarda insistenza su una stessa difficolt. Non abbiamo nulla in comune coi viaggiatori, gli sperimentatori, gli avventurieri. Sappiamo che il pi sicuro - e pi rapido - modo di stupirci,  di fissare imperterriti sempre lo stesso oggetto. Un bel momento quest'oggetto ci sembrer - miracoloso - di non averlo mai visto.
Tanta felicit senz'avventura nasce probabilmente dal fatto che sei aperto a tutte le avventure - te le vedi d'attorno, e non fai nulla per imporle o per subirle. Che cosa fai? Le vedi, vivi la tua mania, e ti conosci. Cambierebbe qualcosa a trovartici dentro?
Le opere di poesia vanno fatte com' questa tua felicit. Un incredibile equilibrio di s, di affermazioni, tutte al punto di venir pronunciate, tutte ricche d'infinita possibilit che impende e non si scarica mai. L'arte del non godere, questa  l'arte.
La poesia non  un senso ma uno stato, non un capire ma un essere.
22 febbraio. Sei tornato a passar solo, la sera, nel piccolo cine, seduto nell'angolo, fumando, assaporando la vita e la fine del giorno. Guardi il film come un bimbo - per l'avventura, per la piccola emozione estetica o mnemonica. E godi, godi immensamente. Sar cos a settant'anni, se ci arrivi.
23 febbraio. Qualcosa finisce. Te ne accorgi dal fatto che, quando ti abbandoni e ti siedi a fumare, sei inquieto e ansioso. Temi cose della pratica? No. Temi il tuo vuoto.
Questa citt non ha ricordi.
24 febbraio. Di nuovo solo. Ti fai casa di un ufficio, di un cine, di due mascelle serrate.
Nella storia di una passione la fine dovrebbe essere segnata dal rinato bisogno della casa, dell'isolamento.
26 febbraio. Con gli altri - anche con l'unica persona che emerge - bisogna sempre vivere come se cominciassimo allora, e finissimo un istante dopo.
1 marzo. Lei ha sempre fatto i suoi capricci e il suo comodo - ha chiesto, rifiutato, strappato - ma  stata cordiale, e si salva. Lui ha dato quasi tutto, ha perso sonno e fatiche, ha sfiorato la morte ma tutto era soggetto alla grande esigenza - e che altro pu che dannarsi?
Fessi gli etnologi che credono basti accostare le masse alle varie culture del passato - e del presente - per avvezzarle a capire e tollerare e uscire dal razzismo, dal nazionalismo, dall'intolleranza. Le passioni collettive sono mosse da esigenze d'interessi che si travestono di miti razziali e nazionali. E gli interessi non si cancellano.
3 marzo. Vendicarsi di qualcuno - Fa' come se lo perdonassi - abbandonalo alle vendette della vita. Non c' trascorrere di tempo che non infligga da s, senza spinta da parte dell'offeso, cose atroci a ciascuno.
E non soltanto il tempo - gli stessi altri, quegli altri magari che ti han fatto offendere, violare, mutilare dal tuo nemico. Lasciali fare, tutti. Ti vendicheranno. Quanto pi cari saranno al tuo nemico. Basta lasciarli vivere. Tutti. Che vendetta sarebbe se non ci fossero tutti?
4 marzo. Tu sei per le donne che ami come per te una di quelle donne che ti sgonfiano.
Non c' vendetta pi bella di quella che gli altri infliggono al tuo nemico. Ha persino il pregio di lasciarti la parte del generoso.
9 marzo. (Uscio) Gli di non hanno sentimenti. Sanno quello che deve succedere e come deve lo fanno - sono utilitari.
14 marzo. Gli uomini non si lagnano del soffrire, ma dell'autorit che li supera e tiene e fa soffrire.
28 marzo. Lavandosi le mani a un rubinetto, viene voglia di pisciare. Bell'esempio di maga simpatetica. Si capisce come i selvaggi credessero di impetrare la pioggia spruzzando acqua, o sperma.
29 marzo. Questa sensazione di essere cornered,  bout, ecc. non l'avevo mai provata come in questi pomeriggi e in queste sere. Il vuoto non  pi supplito da nessuna scintilla vitale. So bene che pi in l non andr e ormai tutto  detto. Fallimento anche peggiore in questo che qualche risultato ho ottenuto, e non posso cos abbandonarmi a un totale tracollo. E so che mi sollever e far ancora cose. Ma la crepa c', evidente. Hell.
31 marzo. La saggezza del destino  in fondo la nostra stessa. Perch noi l'accompagnamo con un'incessante coscienza di quello che in fondo in fondo ci  concesso fare. Per tentazioni che abbiamo, non ci sbagliamo mai. Agiamo sempre nel senso del destino. Le due cose sono una sola.
Chi si sbaglia  chi non capisce ancora il suo destino. Cio non capisce qual  la risultante di tutto il suo passato - che gli segna l'avvenire. Ma lo capisca o no, glielo segna lo stesso. Ogni vita  quello che doveva essere.
3 aprile. Nera ardente - bionda glaciale - fanno una coppia sorprendente. Chi non direbbe che ho la grande fortuna? Con una va il corpo, con l'altra lo spirito - ma per fare qualcosa bisognerebbe invertire - con la nera lo spirito, con la bionda il corpo. Invece non  nulla, e tanto meglio.
4 aprile. Ogni mattino - sotto forma di tanfo, umidiccio, tepore, lasciamo come uno stampo, come un corpo astrale, la stanchezza nel letto.
8 aprile. Se tu sei tu, io sono io - il che vuol dire che non so che cosa farmene.
10 aprile. Gli intellettuali che sono divisi dal P. C. sulla questione della libert, dovrebbero chiedersi che cosa intenderebbero fare di quella libert di cui sono tanto solleciti. E allora vedrebbero che - tolte le pigrizie, tolti gli interessi inconfessati di ciascuno (vita comoda, meditazione indeterminata, sadismi eleganti) - non esiste istanza in cui diano risposta diversa da quella collettiva del P. C.
16 aprile. Questo senso di forza, di potere ogni cosa - viene dallo stipendio o dalla maturit? Se tremando per la tua vocazione hai fatto ci che hai fatto, che cosa dovresti far oggi? Verggnati.
17 aprile. [......](80)
Ecco: quel che non ti va nella psicanalisi  la evidente tendenza a trasformare in malattie le colpe. Capirei trasformarle in virt, in modi di essere energici, ma no - si scopre il trauma che fa s che hai paura, per esempio, dei ranocchi e allora aspetti la guarigione. Balle!
Siamo chiari: non ho niente contro il formulario psicanalitico - ha arricchito la vita interiore - ce l'ho contro le facce di bronzo che se ne servono per scusare la loro pigra svogliatezza e credono che sentirsi dire che inculare i ragazzini  un risultato di una loro esperienza del cavatappi, sia una giustificazione. Nossignore. Non bisogna inculare i ragazzini.
25 aprile. Ogni sera, finito l'ufficio, finita l'osteria, andate le compagnie - torna la feroce gioia, il refrigerio di esser solo.  l'unico vero bene quotidiano.
Scoperto che ogni cantuccio di natura ha un ordine, un piano di rapporto. Per esempio i fiori di uno stesso ambiente hanno tutti colori di un dato tono. Ter. suggerisce che  perch c' una particolare luce e umidit. Vero. Non occorre scomodare la provvidenza. Basta il gioco delle leggi naturali.
Ter.  il solito aftermath delle tue passioni. Loro alte, lei piccina; loro dure, lei dolce e allegra; loro difficili e complicate, lei aperta e cordiale; loro nemiche, lei buona compagna. Esce naturalmente da una passione che l'ha lasciata stremata e wistful. Come tutte le sue precorritrici. Finir come loro?
4 maggio.  bello scrivere perch riunisce le due gioie: parlare da solo e parlare a una folla.
Se ti riuscisse di scrivere senza una cancellatura, senza un ritorno, senza un ritocco - ci prenderesti ancora gusto? Il bello  forbirti e prepararti in tutta calma a essere un cristallo.
5 maggio. Qual  la vita di questi tipi? Una gaiezza, un sorrisetto, una bizzarria di vestiario o di parola. Ne hai altre tu?
8 maggio. Roma e il suo significato nella mia vita l'ho gi veduto il giugno-luglio '43. Notare che c' un rapporto stretto fra le letture che da pi di un anno facevo (etnologia) e il fatto di Roma. Perch ci son venuto, e per caso?
Maturato tutto il mondo mito-etnologico, ecco che torno a Roma, e invento il nuovo stile dei dialoghi e li scrivo.
23 maggio. Scontrato un tipo, senza dubbio, eccezionale. S. A. Non sentito il minimo impaccio. La comprendo totalmente. Sono pi ricco di lei. Non soltanto perch pi giovane, ma in assoluto. So che cos' forma; lei non lo sa.
Eppure lei  il fiore di Torino 900-10. Mi commuove come un ricordo. C' in lei Thovez, Cena, Gozzano, Amalia, Gobetti. C' Nietzsche, Ibsen, il poema lirico. Ci sono tutte le esitazioni e i pasticci della mia adolescenza. Lontana. C' la confusione di arte e vita, che  adolescenza, che  dannunzianesimo, che  errore. Tutto vinto e passato.
24 maggio. Non puoi soffrire un improvviso mutamento irrazionale nella tua giornata. Un altro a pranzo, un viaggio insolito, ecc. Non somiglia alla tua mania - scoperto un genere - di fartene uno schema doveroso (Mari del Sud, Le streghe ecc.)?
31 maggio. Visto molte cose giungendo in Piemonte da Roma. Le piante delle campagne e la loro collocazione (ontani, querce, orni, salici, viti e grandi file, a quinta teatrale, nelle pianure) sono quelle di Virgilio e di altre letture classiche della mia adolescenza. Visto che pi che l'albero in Piemonte c' il verde, il mare vegetale. Strano perch gli alberi dei classici erano certo quelli di Roma e io invece li ho visti piemontesi, e li ritrovo qui soltanto. Sar perch leggevo in Piemonte.
Colto le lunghe alte vie cittadine nella loro astrattezza. Sentito, stamattina, il perenne vapore di nebbiolina, che sfuma tutto. Niente della secchezza, del colore netto di Roma.
3 giugno. Il fascino del viaggiare  lo sfiorare innumerevoli scene ricche e sapere che ognuna potrebbe esser nostra e passar oltre, da gran signore.
18 giugno.  ridicolo cercare l'altruismo in una passione che  tutta fatta di orgoglio e di volutt.
19 giugno. Io comincio a far poesie quando la partita  perduta. Non si  mai visto che una poesia abbia cambiato le cose.
23 giugno.  il solito marasma di una fine di passione - anarchico, spossato e velleitario. Ma stavolta non c' stata passione - tanto meglio si vedono le componenti pigro-voluttuose del mio abbandono La pura legge del mio mito. Come chiusa della vita romana non potevo immaginare nulla di pi a proposito.
Quando io devo abbandonare una citt, la citt si mette a marcire. Sono fortunato.
24 giugno. Suo soddisfacimento amoroso  la smorfia di dispetto che riesce a strappare a una donna. Altro sorriso non ottiene.
27 giugno. Tentazione dello scrittore
Aver scritto qualcosa che ti lascia come un fucile sparato, ancora scosso e riarso, vuotato di tutto te stesso, dove non solo hai scaricato tutto quello che sai di te stesso, ma quello che sospetti e supponi, e i sussulti, i fantasmi, l'inconscio - averlo fatto con lunga fatica e tensione, con cautela di giorni e tremori e repentine scoperte e fallimenti e irrigidirsi di tutta la vita su quel punto - accorgersi che tutto questo  come nulla se un segno umano, una parola, una presenza non lo accoglie, lo scalda - e morir di freddo - parlare al deserto - essere solo notte e giorno come un morto.
2 luglio. Basta mentire - esagerare, giocare sulla situazione data - ed ecco che i risultati sono eccezionali, ecco che vedi l'altra esitare e soffrire. Puoi chiedere di pi? Il gioco carnale non pu uscire dalla menzogna, dal press'a poco.
5 luglio. Salvata la libert, i liberali non sanno pi che farsene.
7 luglio. Dissoluto e impacciato, quindi grave e austero. "Mimo" dice *. Non sa quanto ha ragione. Sua moglie perch si strofina a me, per poi scappare con lui? Evidente, no?
T. perch mi guarda con occhi che non vedono e sono preoccupati? Ha paura che glieli fermi.
C' stato addio pi lugubre? Pi meritato?
(finita Roma)
13 luglio. (Milano e Serralunga) Quel che commuove nello spettacolo della distanza - per esempio una pianura collinosa vista da una collina pi alta -  la coscienza che quelle plaghe di tinta neutra, quelle nubecole, quelle distese fumose e chiazze - quel colore azzurro di lontananza - sono altrettante cose, oggetti, campagne finite e nitidamente fatte.  ricca quella lontananza ch' fatta di cose reali e perfette.
19 luglio. La confidenza che quella ragazza  sensualissima, non pensa che all'amore - fatta adesso dall'amica che sa tutto - non gonfia improvvisamente il tuo cuore di rimpianto, di delusione, di fallimento? Ti ha avuto tra le braccia e non ti ha voluto. O non l'hai presa? Vecchia storia.
20 luglio. "Dopo ogni sorso il bevitore torce la testa, dibatte la faccia come il nuotatore, soddisfatto, torna a bere,  comico." Tratto che non morde, che va evitato.  la finta finezza, di sapore francese.
21 luglio. (rileggendo Frazer)
Nel 1933 che cosa trovavi in questo libro? Che l'uva, il grano, la mietitura, il covone erano stati drammi, e parlarne in parole era sfiorare sensi profondi in cui il sangue, gli animali, il passato eterno, l'inconscio si agitavano. La bestiola che fuggiva nel grano era lo spirito - fondevi l'ancestrale e l'infantile, i tuoi ricordi di misteri e tremori campagnoli prendevano un senso unico e senza fondo.
3 agosto. L'accadere una volta per tutte di un fatto mitico che esprime un evento ciclico del cosmo (ratto di Core)  analogo all'espressione che si d, in arte, a una molte volte ripetuta esperienza di paesaggio, gesto, evento. Quante volte hai osservata la collina di Quarti e Coniolo prima di esprimerla?
18 agosto. Le lezioni non si dnno, si prendono.
19 agosto. Perch a ogni sussulto mitico ti ritornano in mente i tronchi e il fiume e la collina con dietro la luna e la strada e l'odore di prato e di campo, del tuo paese?
21 agosto. Gli antichi si compiacevano di collocare un dio in luoghi esotici, lontani, o dargli epiteti in questo senso, o chiamare con nomi di casa luoghi lontani e viceversa - ci  come dire che erano letterati anche loro.
9 settembre. Pensa male, non ti sbaglierai.
Sono un popolo nemico, le donne, come il popolo tedesco.
Si ha piet di tutti - meno di quelli che si annoiano. Eppure la noia  considerata una massima pena e comminata dal codice - il carcere.
15 settembre. Aspettare  ancora un'occupazione.  non aspettar niente che  terribile.
16 settembre. C' un solo piacere, quello di essere vivi, tutto il resto  miseria.
27 settembre. Per chi sa scrivere, una forma  sempre qualcosa d'irresistibile. Corre il rischio di dire sciocchezze e di dirle male, ma la forma che lo tenta pronta a imbeversi delle sue parole,  irresistibile. (Intendo per esempio il genere del dialoghetto mitologico tuo).
29 settembre. il realismo, in arte,  greco
l'allegorismo  ebraico.
(a Torino)
5 ottobre. Che la guerra risani il mondo rinnovandolo pu darsi sia vero. Ci nascerebbe dal fatto che in tempo di guerra si rimpara a vivere auspicando al domani, alla fine del presente, e non si sta attaccati al tempo come avari. Si vive cio come i giovani. Che  l'efficacia in genere di qualunque dolore.
I filari di una vigna folta sono schierati - verdi o rossicci o gialli - come le onde di un mare, e contengono a gorghi la ricchezza di un mare. Frescura, stupore, tesori celati.
26 ottobre. Do dentro al romanzo. La Piv. si  sposata stamattina. Sono raffreddato. Bene.
27 ottobre. Quel che accade una volta, accade sempre. Salvo interventi esterni. Ma allora sar un fatto negativo.
(Un tale si comporter sempre in un modo.
Diverr paralitico e non potr pi.
Non far in un altro modo, far niente).
Ormai so che queste note di diario non contano per la loro scoperta esplicita, ma per lo spiraglio che aprono sul modo che inconsciamente ho di essere. Quel che dico non  vero, ma tradisce - per il fatto solo che lo dico - il mio essere.
31 ottobre. Nei dialoghetti gli uomini vorrebbero le qualit divine; gli di le umane. Non conta la molteplicit degli di -  un colloquio tra il divino e l'umano.
5 novembre. Allegoria  ogni simbolo visto attraverso l'intelligenza.
16 novembre. Questa primavera a Roma lo zio di Pintor venne e s'era copiato i pezzi del diario di Giaime che mi riguardavano.
luglio '42:
"P.  il migliore dei giovani di Torino, sobrio e sincero".
"i gentiluomini sono un po' come le femmine".
Perch far conferenze? Giornali e libri sono accessibili a tutti - anche ai compagni pi abbandonati. C' dentro alle conferenze un darsi da fare spettacolare e attivistico che piace molto ai go-getters. Quanto al fatto che le conferenze spezzino pi agevolmente il pane della scienza, si risponde che nulla di culturalmente valido esce mai da una conferenza, che tutto quel che vi si  ascoltato, se deve fruttare, andr ancora ricercato sui libri... E allora? Resta soltanto che sono una scuola di faciloneria e successo. Il compagno che non  disposto a levarsi il cappello davanti alla cultura e a faticare e a entrare in un tempio (cos appare all'inizio poi diventa sangue proprio), resti ignorante. Se lo merita.
Se  vero che religione e maga oggettivando complessi subconsci (demoni, morti, spiriti ecc.) ne liberarono l'uomo primitivo e diedero campo all'io, altrettanto succeder in tutta l'esperienza - ci che si sperimenta (amore, avventura, rischio ecc.), con ci si oggettiva e ci lascia liberi.
26 novembre. Quando una donna sa di sperma e non  il mio, non mi piace.
17 dicembre. In Creta il cipresso era sacro ad Artemide.
Taigeto ed Erimanto a Artemide, Cillene a Erme.
27 dicembre. Una donna, con gli altri, o fa sul serio o scherza. Se fa sul serio, allora appartiene a quell'altro e basta; se scherza, allora  una vacca e basta.
 1947
1 gennaio. Diverso dalla chiusa spessa e operosa del '38, da quella sdegnosa e ricca e amarognola del '46 - stavolta  spessa e ricca (Dialoghi con Leuc, Compagno), ma ci sento un'energia che ronza pi forte della voce dell'opera e non promette opere ma squallide realt. Al caff Rampone (grattacielo) via Viotti, dove ho pensato nel 1932 Ciao Masino.
26 gennaio. Non ci sono che due atteggiamenti - il cristiano e lo stoico. Probabilmente il comunista vale a fonderli - ha la carit e il senso della roccia, sa che tutto  ferreo alla fine eppure fa il bene.
3 febbraio. Tu parli parli parli.  perch sei stato per tanto tempo silenzioso Ti spaventa l'idea che un giorno pi nessuno ti ascolter? No.
Si dimentica soltanto quel che si era gi dimenticato quando accadeva. Tu non ricordi nulla se non stati interiori, chiusi.
Un uomo una donna un ragazzo.
9 febbraio. Per me il colle-montagna  il Taigeto, scoperto a quindici anni in Catullo,  l'Erimanto, il Cillene, il Pelion, scoperti in Virgilio ecc., allora, mentre vedevo le colline di Reaglie e ricordavo quelle infiammate di S. Stefano, Moncucco, Camo, S. Maurizio, Luassolo.
24 febbraio. Crono era mostruoso ma regnava su et dell'oro. Venne vinto e ne nacque l'Ade (Tartaro), l'isola Beata e l'Olimpo, infelicit e felicit contrapposte e istituzionali.
L'et titanica (mostruosa e aurea)  quella di uomini-mostri-di indifferenziati. Tu consideri la realt come sempre titanica, cio come caos umano-divino (=mostruoso), ch' la forma perenne della vita. Presenti gli di olimpici, superiori, felici, staccati, come i guastafeste di questa umanit, cui pure gli olimpici usano favori nati da nostalgia titanica, da capriccio, da piet radicata in quel tempo. (Per i Dialoghi).
4 marzo. Un amico per te non  pi un modo di stare insieme sintetico, di vivere, ma un passatempo, la variante del cinema. Cos'? Non credo pi al lavoro in comune. Lavoro da solo e poi mi distraggo. Al tempo che credevo agli amici, non lavoravo.
5 marzo.  notte, al solito. Provi la gioia che adesso andrai a letto, sparirai e in un attimo sar domani, sar mattino e ricomincer l'inaudita scoperta, l'apertura alle cose.
 bello andare a dormire, perch ci si sveglier.  il mezzo pi rapido di fare il mattino.
9 marzo. Strada del Solino:
Oggi vedevi la grossa collina a conche, il ciuffo d'alberi, il bruno e il celeste, le case, e dicevi: " com'. Come dev'essere. Ti basta questo.  un terreno perenne. Si pu cercar altro? Passi su queste cose e le avvolgi e le vivi, come l'aria, come una bava di nuvole. Nessuno sa che  tutto qui".
Volere lo stato laico  logico da parte dei non credenti,  una conquista, un passo avanti -  assurdo da parte dei cristiani. I preti, le gerarchie, il papa devono occuparsi di politica: Dante poteva dividere le sfere di papa e imperatore, perch era sottinteso che l'imperatore facesse una politica cristiana.
10 marzo. Avevi quasi dimenticato la luna tranquilla sui corsi deserti. Ogni anno, si riscoprono le scene naturali e l'emozione  sempre quella: aver quasi dimenticato ecc.
Difficolt dell'arte: dare come sorpresa cose ben note. Se non ti fossero ben note non te ne interesseresti tanto da trattarle in modo che sorprendano.
Felicit dell'arte: accorgersi che un proprio modo di vivere pu esser legge di un modo di esprimere.
12 marzo. Altro  dire che l'Olimpo ricalcava le istituzioni cittadine greche, altro che le istituzioni ricalcavano l'Olimpo.
14 marzo. Hemingway  lo Stendhal del nostro tempo.
15 marzo. Si scrivono qui le cose che non si diranno pi, sono i trucioli della piallatura. La piallatura  la giornata. Qui , come dire, un modo spiccio di far fuori le tavole d'approccio, le gabbie, le impalcature, i ghiribizzi. Si fa piazza pulita per veder chiaro il grosso pezzo che verr.
Hai sostenuto che le forme, gli stili, la pagina sono un'altra realt da quella vissuta.  banale. Ma  una nuova dimensione. Non  che si esprima niente, scrivendo. Si costruisce un'altra realt, che  parola.
Tutti ebrei, tutti uguali, come niente fosse successo. Parlano dei grattacapi, dei problemi, del mondo, col tono di chi si mimetizza. Si vorrebbe vederli proclamare che sono qualcosa, che contano in quanto tali, che hanno una parola da dire. Ce l'hanno, e non lo dicono.
17 marzo. Finita un'opera, si cerca di rinnovarne la forma non il contenuto. Lo stile non i sentimenti. Il simbolo non la cosa simboleggiata.
Dove si sente la stanchezza  nello stile, nella forma, nel simbolo. Di sentimento-contenuto se ne ha sempre abbondanza, per il solo fatto che si vive.
19 marzo. Stendhal-Hemingway. Non raccontano il mondo, la societ, non dnno il senso di attingere a una larga realt interpretando a scelta, a volont - come Balzac, come Tolstj, come ecc. Hanno una costante di tensione umana che si risolve in situazioni sensorio-ambientali rese con assoluta immediatezza. Altre non ne saprebbero rendere, come invece i suddetti. Su questa costante han costruito un'ideologia, che  poi il loro mestiere di narratori: l'energia, la chiarezza, la non-letteratura.
Flaubert sceglieva un ambiente; loro no.
Dostojevskij costruiva un mondo dialettico; loro no.
Faulkner stilizza atmosfere e mitologizza; loro no.
Lawrence indagava una sfera cosmica e l'insegnava; loro no.
Sono i tipici narratori in prima persona.
22 marzo. Il personaggio  concezione teatrale, non specificatamente narrativa. Il raccontare non richiede necessariamente i personaggi. Massimo narratore greco  Erodoto, nor. Omero - che anzi  teatro antelitteram.
L'800 aspirava al teatro e non ce la fece - cre invece un grande romanzo, ch'era teatro, cio personaggi. Ora si tende a interessarsi nuovamente al puro narrare. Non si riesce nemmeno a mettere in piedi personaggi,  un lavoro banale, lo fa chiunque. La scoperta sta nel senso del ritmo, nel senso della realt mossa, di Erodoto. Siamo contemporaneamente pi simbolizzanti e pi intellettualistici - non Iliade, ma Erodoto (spieghiamo che racconteremo il cozzo di Greci e Barbari, ne diamo le ragioni, almanacchiamo - non siamo pi puri contemplatori, ci muoviamo nel nostro mondo pi riccamente - passioni, figure, motivi, scherzi ecc. - ma insieme pi isolati).
L'epica  un teatro che ancora ignora il mezzo tecnico, l'istituzione, la scena.
Ecco perch Moby Dick  una scoperta del nostro tempo. Non  personaggi,  puro ritmo.
Narrer ora non chi "conosce la natura umana" e ha fatto scoperta di psicologie significative e profonde, ma chi possiede blocchi di realt, esperienze angolari che gli ritmano e cadenzano e ricamano il discorso. Hemingway ha la morte violenta, Levi il confino, Conrad la perplessit dei mari del Sud, Joyce lo stereoscopio delle parole-sensazione, Proust l'inafferrabilit degli istanti, Kafka la cifra dell'assurdo, Mann il ripetersi mitico dei fatti, ecc. Chiedo scusa per averci messo Levi.
28 marzo. Ecco conferma del 17 marzo. Ho ricchi spunti sentimentali per i dialoghetti ma sono bloccato perch mi manca una forma soddisfacente di accostamento - un nuovo paio di interlocutori che non siano il solito clich.
2 aprile. Gli di sanno-vedono magico-razionalmente e con distacco. Gli uomini fanno, non magicamente, con dolore. Dnno i nomi, cio risolvono in creazione.
5 aprile. Nel periodo clandestino tutto era speranza, ora tutto  prospettiva di disastro.
12 aprile. Aver l'impressione che ogni cosa buona che ti tocca sia un felice errore, una sorte, un favore immeritato, non nasce da buon animo, da umilt e distacco, ma dal lungo servaggio, dall'accettazione dell'arbitrio e della dittatura. Hai l'anima dello schiavo, non del santo.
Che a vent'anni, quando i primi amici ti lasciarono, tu soffrissi per nobile sofferenza,  una tua illusione. Ti dispiacque dover smettere abitudini gradite, non altro. E continui adesso, tale e quale.
Tu sei solo, e lo sai. Tu sei nato per vivere sotto le ali di un altro, sorretto e giustificato da un altro, che sia per tanto gentile da lasciarti fare il matto e illudere di bastare da solo a rifare il mondo. Non trovi mai nessuno che duri tanto; di qui, il tuo soffrire i distacchi - non per tenerezza. Di qui, il tuo rancore per chi se n' andato; di qui la tua facilit a trovarti un nuovo patrono - non per cordialit. Sei una donna, e come donna sei caparbio. Ma non basti da solo, e lo sai.
12 maggio. (Roma) Ci che pi giova alla poesia, alla "letteratura" di uno che scrive,  quella parte della sua vita che vivendola gli pareva la pi lontana dalla letteratura. Giornate, abitudini, casi che non solo parvero un perditempo, ma un vizio, un peccato, un gorgo. Qui la vita di costui s'arricch. Vedi l'infanzia in ogni biografia. Vedi le male avventure.
13 maggio. L'innocente, l'onesto cittadino, l'uomo che non c'entrava eppure fu vittima di un tragico errore al tempo delle guerre civili, diventa sempre meno interessante e quasi comico. Nessuno, in realt, "non c'entra" ai nostri tempi.
27 maggio. Ingresso all'Ade. La strada incassata nel tufo, coperta di ontani e olmi, verde e trasparente e cupa, che sbuca nel sole al portale di Sovana. Il mondo etrusco  oltre l'Ade,  ctonio. Su questa terra si sente che cosa significa "sottoterra", cio "scavato nel tufo".
Si sente anche che cosa significhi che l'Esperia era la terra dei morti. I volti di un paese prima che la storia ci passi e dopo, si somigliano. Sono natura. "Natura"  il regno dei morti.
Una persona che ti ripugni, va sopportata. Dopo un po' viene fuori - infallibile - qualcosa di non comune, di vero. Ci anche se costei ti seccava per la sua banalit e insincerit. Anzi, per questo. Questa donna baffuta e sufficiente ("Sampierdarena che ormai  Genova", "Non mi parlino di Napoli", "L'effetto che fanno gli asparagi, adesso non glielo posso dire" ecc.) spiega che gli asparagi vanno cotti con le punte fuori dall'acqua, cos le punte cuociono al vapore e conservano il buono. Dice che Cinotti (via XX Settembre)  il miglior ristorante di Genova. Ha mangiato la zuppa di pesce a Napoli, su una chiatta.  odiosa ma piena di cose.
("Io avevo un'amica che adesso suona"
"In tempo di guerra non ho sofferto. Ah no non ho sofferto. Magari un'insalata, ma sotto c'era la carne..." "Da Ranieri, via delle Carrozze, ho trovato un cameriere che era a Chianciano. Mi ha trattato bene").
2 giugno. La folla, quando sia vista come umano vivaio di ci che ti fa vivere, rasserena e d coraggio.
Ci sono dei santi, dei preti energici, che hanno la superbia infantile della loro forza. Ma non tanto infantile: ne sanno l'uso e lo sfruttano.
L'insofferenza dell'uomo scrittore, delle sue lettere e diari, dei suoi gesti, il bisogno di ascoltare anonimamente la sua opera, nascono dall'esigenza di trovare qualcosa di assoluto, di guardare a un paragone, a una realt operante. Sono premessa di classicit.
4 giugno. Per quanto viva sia la gioia di stare con amici, con qualcuno,  pi forte quella di andarsene soli, dopo. La vita e la morte.
Dopotutto  un brav'uomo, G. Vuole veramente aver compagnia. Ha tremendi fardelli di un gusto passato, e non se ne accorge.
Ma sei sicuro di non volergli bene soltanto perch hai potuto pagare e regolare il conto? "Sar cadavere" ha detto, "sono vile, fammi pagare, Signore, il pi tardi possibile."
23 giugno. (Torino) Un discorso di comizio ha la natura del rito religioso. Si ascolta per sentire ci che gi si pensava, per esaltarsi nella comune fede e confessione.
1 luglio. In sostanza, perch si desidera esser grandi, esser gen creatori? Per la posterit? No. Per girare tra la folla, segnati a dito? No. Per sostenere la fatica quotidiana sulla certezza che quanto si fa vale la pena,  qualcosa di unico. Per l'oggi, non per l'eterno.
10 luglio. Contemplato a lungo la collina oltre Po e notato che insomma sono tutti parchi, ville, strade note e rinote.
Dov' l'interesse per il selvaggio, che pure t'incute? Quel che accade al selvaggio  di venir ridotto a luogo noto e civile. Il selvaggio come tale non ha in fondo realt.  ci che le cose erano, in quanto inumane. Ma le cose in quanto interessano sono umane. Notato che Paesi tuoi e Dialoghi con Leuc nascono dal vagheggiamento del selvaggio - la campagna e il titanismo.
In questo argomento, si pu sperare di andar oltre al Richiamo della foresta? Che pure ti scoccia assai.
L'arte del Novecento batte tutta sul selvaggio. Prima come argomenti (Kipling, D'Annunzio ecc.), poi come forma (Joyce, Picasso ecc.). Leopardi con le illusioni poetiche giovanili ha vagheggiato questo selvaggio, come forma psicologica. Anderson, a modo suo, ha toccato questo selvaggio, nella naturalit della vita del Centro-ovest. Tutto ci che ti ha colpito in modo creativo nelle letture, sapeva di questo. (Nietzsche col suo Dioniso...)
Con la scoperta dell'etnologia sei giunto a storicizzare questo selvaggio. La citt-campagna dei primi libri  diventata il titanismo-olimpico dell'ultimo. Tu vagheggi la campagna, il titanismo - il selvaggio - ma apprezzi il buon senso, la misura, l'intelligenza chiara dei Berto, dei Pablo, dei marciapiedi. Il selvaggio t'interessa come mistero, non come brutalit storica. Non ti piacciono le storie partigiane o terroristiche, sono troppo spiegabili. Selvaggio vuol dire mistero, possibilit aperta.
La tua idea, del 23-26 agosto '44, che selvaggio sia il superstizioso, il non pi accettabile moralmente, mentre il semplice caso  naturale (anche la crudelt della natura ci appare moralmente superata), accompagna la tua favola perenne - il selvaggio, il titanico, il brutale, il reazionario sono superati dal cittadino, dall'olimpico, dal progressivo. Cfr. Paesi tuoi, Dialoghi con Leuc, Compagno. Tu esalti l'ordine descrivendo il disordine.
21 luglio. Si aspira ad avere un lavoro, per avere il diritto di riposarsi.
26 luglio. da Nilsson, The Minoan Mycenean ecc.
p. 279: "La terra  da una parte il luogo di riposo dei morti che sono sepolti nel suo seno, dall'altra la datrice della fertilit. Le divinit ctonie appaiono nel doppio aspetto di signore della morte e della fertilit.
Ho gi pi volte espresso i miei dubbi quanto alla generale validit di questo ipotetico sistema, specie quando si sviluppa oltre e le divinit ctonie sono contrapposte alle olimpiche."
28 luglio. id., p. 413: "Nell'antichit... il motivo per cui si costruiva un tempio in un dato luogo era che questo luogo era gi sacro. La sacralit era inerente al luogo, ed essa dipendeva specialmente dal culto."
Apollo  il mandamalanni. Cfr. Fiore e Cavalle dove compare come tale, e solo cos.
I Dialoghetti conservano gli elementi, i gesti, gli attributi, i nodi del mito, ma ne aboliscono la realt culturale radicata in una storia d'innesti, calchi, derivazioni, ecc. (che ce li rende comprensibili). Ne aboliscono pure l'ambiente sociale (che li rendeva accettabili agli antichi). Quello che resta  il problema, che la tua fantasia risolve.
4 agosto. Da Harrison, Prolegomena ecc., p. 650.
"Gli olimpici si occupano altrettanto poco del Prima che del Poi; non sono n la sorgente della vita n il suo fine. Inoltre, altra caratteristica  che, con le pi rigide limitazioni, sono umani. Non sono una cosa sola con la vita che  nelle bestie, nelle correnti, nei boschi come nell'uomo. Eros "che ha i piedi sui fiori" che "dorme nelle pieghe"  di tutta la vita,  Dioniso,  Pan. Sotto l'influsso ateniese Eros si chiude in forma puramente umana, ma il Fanes di Orfeo era polimorfo, un dio-bestia misterico."
(Senza saperlo, applicavi quest'idea nei Dialoghetti polemizzando in base al mondo titanico e bestiale contro quello olimpico).
6 agosto. L'idea surrealista (da Herb. Read) che le immagini, le ispirazioni siano magari messaggi telepatici captati - e tutta la teoria del sogno=poesia, dell'automatismo espressivo - tende a sottrarre il lavoro letterario dal terroso e ben piantato suolo naturale e sociale, dove ha un senso che interessa tutta l'esistenza, e buttarlo in un cielo esclusivistico di illuminazioni e trovate che da sole non sono che giochi - cos come un caso di telepatia  un numero di teatro e non un fatto umano.
L'interesse di un'opera per chi la fa - e anche per chi la capisce -  di vederla formarsi tra tendenze contrastanti, comporre e innestare queste tendenze, dar loro un senso formale - e il massimo dei contrasti  fra l'inconscio e il conscio (esigenze sociali, comunicative, etiche, ecc.). Un'opera di mero inconscio - mero automatismo -  irrespirabile, o un mero scherzo.
10 agosto. (Forte dei Marmi) I problemi che agitano una generazione si estinguono per la generazione successiva non perch siano stati risolti ma perch il disinteresse generale li abolisce.
Queste montagne dovrebbero essere greche. Dal mare si vedono le prime, scure e boscose, verde-ruggine, e dietro, lontano nel cielo, i profili spettrali, aerei, delle tutto-sasso, pallide, lievi. Il loro chiarore sovrumano  fatto di vene di marmo. Sono uno scenario selvaggio, ma pieno di forma e di ritmo, aspro, asciutto, mitico: greco.
16 agosto. (Forte dei Marmi) La pi mite e pacata e molle stagione, l'autunno, soppianta la precedente e si stabilisce con sussulti paurosi, temporali enormi, tenebre sul mattino, turbini e stragi di foglie che fan capire quanta violenza costi la maturit.
18 agosto. Un'opera non risolve nulla, cos come il lavoro di tutta una generazione non risolve nulla. I figli - il domani - ricominciano sempre e ignorano allegramente i padri, il gi fatto.  pi accettabile l'odio, la rivolta contro il passato che non questa beata ignoranza. La bont delle epoche antiche era la loro costituzione in cui si guardava sempre al passato. Questo il segreto della loro completezza inesauribile. Perch la ricchezza di un'opera - di una generazione -  sempre data dalla quantit di passato che contiene.
25 agosto. La prima grande manifestazione di "letteratura" e insieme la sua fondazione esemplare si accompagna al mito di un'et dell'oro, di una torre d'avorio (Arcadia virgiliana).
26 agosto. Che a ciascuno accadano sempre le stesse cose, non  affermazione deterministica. Anzi. Se queste cose accadono non vuol dire che il soggetto  determinato dalla necessit naturale di esse cose, ma che in ogni incontro porta la sua costanza, indole, persona, essenza ecc. ed  questa a scegliere gli incontri, a foggiarli sempre all'uguale. Per quanto entra l'io umano negli incontri essi sono liberi.
7 novembre. Pubblicati Compagno e Leuc.
Lavori del '46 - dei 38 anni Hai voglia di scrivere pi che mai. Meno male.
Questo amore tranquillo, senza problema,  il pi grosso dei tuoi problemi. Ti entra nel sangue pi degli altri.  quello vero? Chi sa.
8 novembre. Rispondo che l'assoluto e fiducioso abbandono di s all'umilt, alla grazia, a Dio, ha il difetto di essere un gesto presuntuoso, una superbia, una speranza ingiustificata. Una comoda ipotesi.
Mi si risponde. Ogni uomo  cos. Cade in strada e tende la mano. Si sente morire e si affida a chiunque. La vera esperienza costringe alla totale abdicazione e alla speranza. Quando siamo perduti, speriamo.
Rispondo che non  ancora un motivo perch la cosa sperata sia reale, esistente.
Mi si risponde di accettare il mio gesto istintivo. Non posso sbagliarmi. Non esiste pi il problema di sbagliarsi, perch in quel modo tutto mi  dato, anche la fede.
Rispondo che allora...
Mi si risponde...
Rispondo...
11 novembre. Se la persona che aspetti non tornasse, non venisse mai pi a cercarti, restasse dov', il suo coraggio avrebbe l'inutile effetto di farsi rimpiangere. Tu che ami tanto farti rimpiangere, impara quanto sia futile l'effetto.
La Casa in collina pu essere l'esperienza che ha culminato in Ritorno all'uomo.
21 novembre. Sapere che qualcuno ti attende, qualcuno ti pu chiedere conto dei tuoi gesti e pensieri, qualcuno ti pu seguire con gli occhi e aspettarsi una parola - tutto questo ti pesa, t'impaccia, t'offende.
Ecco perch il credente  sano, anche carnalmente - sa che qualcuno lo attende, il suo Dio. Tu sei celibe - non credi in Dio.
7 dicembre. Si  tanto parlato, descritto, divulgato l'allarme sulla nostra vita, sul nostro mondo, sulla nostra cultura, che vedere il sole, le nuvole, uscire in strada e trovare dell'erba, dei sassi, dei cani, commuove come una grande grazia, come un dono di Dio, come un sogno. Ma un sogno reale, che dura, che c'.
11 dicembre. "Le madri" dicono i latini, parlando delle baccanti. Non  strano? No, se si pensa che l'orgiasmo bacchico  un rito d'iniziazione dei tempi matriarcali.
"...the hunting, fighting, or what not, the thing done, is never religious; the thing re-done with heightened emotion is on the way to become so. The element of action re-done, imitated, the element of ??????? is, I think, essential... Not the attempt to deceive, but a desire to re-live, to re-present" (Harrison, Themis, p. 43). Non corrisponde al tuo vedere mitico, alla tua "seconda volta"? E in questa mimesi c' il segreto della poesia. Ri-presentare una cosa fatta, una caccia, una battaglia, non  raccontarla? Ri-presentarla prima che avvenga, per farla accadere (maga), non  profetarla? Ecco la poesia che  maga e rito - religione.
Il fascino dei miti greci nasce dal fatto che posizioni inizialmente magiche, totemiche, matriarcali, iniziatiche vennero - per la strenua elaborazione del pensiero cosciente avvenuta nei secoli X-VIII a. C. - reinterpretate, tormentate, contaminate, innestate, secondo ragione, e cos ci sono giunte ricche di tutta questa chiarezza e tensione spirituale ma tuttora variegate di antichi simbolici sensi selvaggi.
20 dicembre. Che il rito preceda sempre il mito e il dogma  la grande legge delle cose spirituali. Se per rito dici vita e per mito e dogma poesia e filosofia, la cosa  chiara.
Anche il rito dell'agape e dell'eucaristia precedette i Vangeli e ne determin la forma.
28 dicembre. Il mito greco insegna che si combatte sempre contro una parte di s, quella che si  superata, Zeus contro Tifone, Apollo contro il Pitone. Inversamente, ci contro cui si combatte  sempre una parte di s, un antico se stesso. Si combatte soprattutto per non essere qualcosa, per liberarsi. Chi non ha grandi ripugnanze, non combatte.
 1948
1 gennaio. Mattinata romana di sole sulla terra e sull'acqua, frizzante, sapida, viva. Un capodanno mai visto. Seguir un anno spaventoso?
Al 3 operazione, che mi dar nuova pace. Nel '47 non ho scritto niente (qualche dialogo e inizio romanzo). Non ho fatto niente. Sono usciti i due libri. Sono stato a Roma e al mare, sempre svelto, sempre un poco affannato. Paura o prurito?
Ma che giornata, oggi. Non sembra Torino.  un inverno pi strano del '43-'44. Sembra una citt nuova in cui si arriva la mattina dal treno, e si sa che si girer si vedr si vivr. Una citt sul mare col sole che schiara gli ultimi piani delle case, dei palazzi, e le colline aperte.
10 gennaio. La tua esigenza di conservare alla parola la sua linea parlata, la sua legittimit espressiva, la sua materialit. Giacch l'arte non  altro che lo sfruttare la materialit dei mezzi (suoni, marmi, colori ecc.) per cavarne espressione, senza violare le leggi di questa materialit. Il linguaggio  soggetto a una sintassi, a una coerenza grammaticale, insomma a una tradizione - come i suoni a rapporti matematici, le pietre a esigenze di gravit, e i colori a rapporti cromatici. Ecco perch respingevi d'istinto le parolibere futuriste.
L'incosciente per l'incosciente, la forma oscura e allusiva che dovrebbe rendere le folgorazioni subconsce (automatiche), che cos'hanno di diverso dalle vecchie norme dell'arte imitatrice della natura? Sono un adeguarsi della coscienza al suo oggetto...
(Leggendo L. Rusu, Essai sur la cration artistique, Alcan 1935, p. 307).
12 gennaio. Se una piccola operazione fa tanto soffrire...
Perch quando riesci a scrivere di Dio, della gioia disperata di quella sera di dicembre al Trevisio, ti senti sorpreso e felice come chi giunge in paese nuovo? (oggi, pagina del cap. XV della Collina).
16 gennaio. I Greci hanno creato la recitazione, i Latini la letteratura. (Cfr. Brard e Snell). Vedi, del resto, il 22 marzo '47. Narratori i Greci sono stati soltanto con gli storici (Erodoto, Tucidide) e anche Erodoto componeva per leggere alle Olimpiadi. Omero veniva declamato, i lirici cantati, i tragici recitati, gli oratori pronunciati, la filosofia discussa. Sempre la voce e il gesto.
Il narrare, ch' un dilungarsi sulla pagina in mezzo alle cose e agli eventi, lo inventarono i Latini coi poemi, i romanzi, le storie, bench anche in loro durasse la concezione oratoria, per esempio, della storia. La celebre naturalezza dei Greci nasce dall'uso di un linguaggio parlato, in senso proprio. Non si pu parlare in modo non naturale; si sentirebbe subito la stonatura con l'attore, il parlatore in carne e ossa. Il linguaggio letterario, composito, si ha soltanto quando il discorso viene filtrato e disumanato, spersonalizzato, sulla pagina scritta.
La tendenza contemporanea a narrare in prima persona  un inconscio conato verso la naturalezza che per vuole restare pagina, racconto, non gesto.  un modo di rimbarbarirsi, il solo consentito ora giacch il teatro sa, da noi, troppo di schema accademico.
19 gennaio. Oggi giornata cattiva, perduta. Incontri tollerati, stracchi, inutili. Situazioni grevi inconfessabili, sciocche. Non inventato, non fatto nulla. Neppure vista molta gente: Natalia, Balbo, Maria Livia, Piero, il novellista esistenziale, Simone, altri. Giornali della sera minacciosi.  tutto qui. O sembra. Comprata la nuova penna.
Pare certe giornate del '46 romano. A ripensarci, le sento belle. Se leggo quei giorni, soltanto, capisco com'ero a terra. Nel ricordo si godono specialmente i periodi che, a viverli, parevano intollerabili. Niente va perduto. Il disagio, il disgusto, l'angoscia acquistano ricchezza nel ricordo. La vita  pi grande e piena di quanto sappiamo.
20 gennaio. Oggi consacrazione. Mi pregano di scrivere, di concedere la mia firma. L'avessi saputo a vent'anni! Conta qualcosa adesso? Di nuovo, inverno '46, romano. Sono triste, inutile, come un dio.
21 gennaio. Il giovane... dalla faccia dura e intensa,  un campione sgradevole e temibile. Delle cose che ha fatto tace e lascia parlare, con suprema importanza.  cocciuto, chiuso in s, percettivo e fanatico. Fanatico di s, del suo fare. Non si pu saltellare con lui; anche la sciocchezza  una cosa seria che ha sfondi imprevisti. "Ha un complesso di superiorit" dice Calvino, e dice bene, perch c' pure in lui un impaccio, un fastidio, quel che si dice un complesso. Sgradevole uomo.
25 gennaio. Non  che accadano a ciascuno cose secondo un destino, ma le cose accadute ciascuno le interpreta, se ne ha la forza, disponendole secondo un senso - vale a dire, un destino.
Ci sono strade, corsi, di Torino dove camminavano e vivevano gente che la guerra ha sbattuto e ammazzato. Gente contenta, intelligente, che allora contavano, che tu sapevi appena. Era tutta una societ. Perch c' stata?
30 gennaio. Notte di stelle rade, nitide. Viste tra i rami degli alberi paiono gemme, germogli. Le prime dell'anno.
(12 ottobre '43 - 25 luglio '44 - 15 marzo '45 - 18 aprile '45 che si pu fare di questi cinque frammenti? Niente. Che ognuno sia perfetto? Gi. Effetto delle cose rare).
4 febbraio. Il 2 luned smesso, cos per gioco. Non sembra difficile.
Certo che Falqui combatte bene. Il Laboratorio della "Fiera Letteraria"  sempre intelligentissimo. La prosa didimea avvicinata alla leopardiana e contrapposta alla romantico-dialettale,  una bella scoperta.
5 febbraio. La mia crescente antipatia per N. viene dal fatto ch'essa prende per granted, con una spontaneit anch'essa granted, troppe cose della natura e della vita. Ha sempre il cuore in mano - il cuore muscolo - il parto, il mestruo, le vecchiette. Da quando B. ha scoperto che lei  schietta e primitiva, non si vive pi.
In religione non si guarda alla vita ma alla morte, perch le cose della vita ricevono il loro valore dall'essere vedute dentro l'eternit, e cio oltre o sopra la morte.
10 febbraio. Marted, (raffreddato-febbre) da due giorni ripreso a fumare e risentito il prurito, terribile, intollerabile. Smesso - Smesso. Stesso gioco dei vent'anni quando la sigaretta mi soffoc e dovetti smettere. Trover una scappatoia?
13 febbraio. "Una filosofia depurata di ogni aroma speculativo e ridotta a pura storia o storicit o a puro umanesimo" (la filosofia della prassi, Gramsci) non somiglia alla poetica della pura poesia, depurata di ogni contenuto e ridotta a pura forma, a puro canto?
1 marzo. Quando viene la sera triste, dal cuore schiacciato, senza perch, la consolazione sta ancora nel consueto pensiero che neanche la sera gaia, ebbra, esaltata ha un perch - se non forse un incontro gi fissato, una idea balenata nel giorno, una cosetta che poteva non essere. Cio, ti consola il pensiero che nulla ha un perch, che tutto  casuale. Strana cosa. Su un altro piano questo pensiero  agghiacciante. Il volubile colore dei tuoi umori lo sopporti in quanto futile.
Ci presuppone un enorme ottimismo, una fiducia nel semplice accadere. Fin che le cose accadono soltanto, e non c' nulla sotto, tu stai tranquillo.  la rinuncia epicurea,  il quieto vivere. Possibile?
2 marzo. Questo bisogno di esser solo, di non sentire che ti chiedano nulla, che ti tirino con s... Quest'orrore che abbiano il minimo diritto su di te, che te lo facciano sentire... Questa evidente goffaggine degli altri, di aspettarsi qualcosa, di take for granted qualcosa da te.
Diventi subito incapace, ti spegni, ti drizzi, recalcitri. Non sai pi dire una parola buona. Cancelli e abbandoni.
Il rancore contro chi hai cos cancellato e per piet per sacrificio devi ancora bentrattare.
La salute interiore che la professione politico-morale, che il contatto con la massa, dona, non  diversa da quella che nasce da qualunque lavoro, da qualunque dedizione al fare. Quando scrivi qualcosa e di dentro, sei sereno, equilibrato, felice.
E se tutto  soltanto salute, efficiente esistere? Cosa dirai in punto di morte?
5 marzo. La scuola romana - quell'incontro di giornalisti, avventurieri scrittori, pittori ecc. ha inventato un'arte riflessa, di tipo alessandrino, il gusto di rifare uno stile, una tecnica, un mondo, che "fanno data" e risaltano l'intelligenza e il non impegno. Longanesi e "Omnibus", Cecchi e Praz, Cardarelli e Bacchelli, Moravia e Morante. Esterni, Landolfi e Piovene. Fu in sostanza l'arte fascista ci che nacque di vivo e vero - di cinico - nel periodo fascista. Sfuggono gli estremi, Sicilia e Piemonte, che fascisti non furono e s'imbarbarirono e scoprirono oltremare - Vittorini e Pavese. Per questi, ci vuole altra formula.
In fondo l'intelligenza umanistica - le belle arti e lettere - non pat sotto il fascismo; pot sbizzarrirsi, accettare cinicamente il gioco. Dove il fascismo vigil fu nel passaggio tra intellighentsia e popolo; tenne il popolo all'oscuro. Ora il problema  uscire dal privilegio - servile - che godemmo e non "andare verso il popolo" ma "essere popolo", vivere una cultura che abbia radici nel popolo e non nel cinismo dei liberti romani.
Balbo diceva che sei pagano. No, stoico.
9 marzo. I quattro pi grossi - mondi complessi e inesauribili, ambigui, moderni - sono Platone, Dante, Shakespeare e Dostojevskij. Ogni nazione ne d uno solo. Se una nazione  un complesso di memorie comuni, di costumi, di abitudini e di miti,  naturale che venga una volta sola il momento in cui tutto s'equilibra e convive in modo vero.
23 marzo. Perch eternit? Non comprendiamo cosa sia. All'obiezione che qualunque termine ponessimo all'esistere, il nostro pensiero balzerebbe subito oltre, si risponde che ci non prova che oltre vi sia una vera realt: il quadratino pensante sulla sfera balza sempre oltre e ci non toglie che la sfera sia per lui limitata. Siamo fatti in modo che la mente ci balza sempre oltre - ecco tutto - ma non  detto che il tempo esista veramente, e dunque cadrebbe il problema della nostra caducit.
Resta - come mai, se il tempo non esiste, noi siamo fatti su schema temporale? Se la realt  sempre uguale e immobile, come mai noi siamo sempre diversi e mobili?
27 marzo. Io, e credo molti, ricerchiamo non ci che  vero in assoluto, ma ci che noi siamo. In questi pensieri tu tendi con sorniona noncuranza a lasciar affiorare il tuo essere vero, i tuoi gusti fondamentali, le tue realt mitiche. Una realt che non abbia legame radicale nella tua essenza, nel tuo subconscio ecc., non sai che fartene.
In fondo, di Dio ti spiace proprio la sua massima qualit - che  staccato, diverso da te, lo stesso per tutti, eppure una cosa suprema.
Ma perch accetti te - quel qualunque te che ti succede d'essere? In certo senso non  altrettanto oggetto il tuo io quanto l'io divino? Non credo sia per ambizione. Forse per pigrizia? O convinzione che non serve a nulla poggiarti su altro - coltivare qualit che non hai, trattare storie che non senti ecc.? Forse il difetto nasce appunto dalla tua educazione poetica, che ti ha avvezzato a credere soltanto alla tua vera natura.
28 marzo. Stasera, una stella tra i rami di un albero, luminosa come una prugna gialla.
Oggi, un incendio oltre la collina - una nube di fumo nel cielo chiaro - la prima atomica.
Questa primavera somiglia a quella del '46 a Roma. Cfr. 19, 20 gennaio, 1, 2 marzo ecc.  la tristezza ambigua, la disoccupazione aprs l'uvre finie.
30 marzo. L'odore della prima pioggia notturna, sotto il cielo chiaro. Stagione aperta ritorno.
Nella vita non c' ritorno. Bellezza di questo ritmo discorde sul ritorno periodico delle stagioni il progredire degli anni che colorano in modo sempre diverso un tema eguale - misura e invenzione, costanza e scoperta - l'et  accumulo di cose uguali che si arricchisce e approfondisce sempre pi.
31 marzo. Non si capisce come in tempi che il mondo non aveva altra spiegazione che quella cristiana - medioevo - qualcuno osasse esser malvagio, morire impenitente.
1 maggio. Vista chiaramente la faccenda dei Cinesi, non senza sorridere. Spiegato a M. L. davanti alla collina - stupenda - che m'incarogniva non poterne far nulla, esser costretto ad ammirarla e basta. L'idea di possederla, di farla propria, di berne il segreto, d'incarnarmela non riuscivo neanche a esprimerla. Mi spiegai col paragone del frutto: come un frutto si mangia e assimila, cos la collina. Ma, e con questo? dicevo; intanto il frutto non c' pi. Ammesso che il problema era soltanto letterario; spiegai a M. L. le ragioni della lirica naturistica cinese - 4000 anni di lirica identica - spiegai la struttura magica di pensiero e societ cinese, la corrispondenza tra potere e identificazione col territorio, la continua realt di monte, bosco, palude, fiume, animali ecc. che forma la sostanza di quella umana. Tutto hanno gi fatto quelli - dissi - e il risultato? Hanno descritto paesaggi. Tutto qui.
L'occidente ha sempre preferito l'uomo alla natura. Poesia narrativa con eroi. Scopr il paesaggio col romanticismo, cio l'identificazione (magica) con la natura (Schelling ecc.).
11 maggio. Finita anche questa. Dal 13 settembre '47. Credevo di restare pi indifferente. Mi fa pena.  pi sincera perch pi appassionata.
13 maggio. Iniziare: Era la prima volta che C. piantava una donna senza desiderare di sbattere la porta...
Raccogliere tutte le proprie situazioni tipiche (per questo tu sei nato): 
violenza e sangue sui campi 
festa in collina 
camminata in cresta 
mare da riva...
Per fortuna sono molte.
26 nov. '49.
Non  il tema della Luna e fal?
27 maggio. Chi descrive la campagna, le cose, colori e forme, finezze e sensazioni, non si vede perch non descriva allo stesso modo anche corpi di donna - colore, sodezza, peluzzi, incavature, sesso.  lo stesso atteggiamento.
15 giugno. "Un pagano di prima di Cristo si pu salvare, purch segua il bene naturale."
Allora a che serve la rivelazione di Cristo?
a) Se chi la ode e pratica ottiene pi merito di chi non la ode - allora  un'ingiustizia.
b) Se chi non la ode ma pratica il bene naturale ottiene lo stesso merito - allora  inutile.
26 giugno. Quanto pi una persona  insofferente di catene e bisognosa di libert, tanto pi  abitudinaria. L'inafferrabilit  gretta.
Il ricordo di un vertice toccato in passato - il prato di margherite, che era tutta la natura per la tua infanzia - ti commuove oggi cos a fondo perch riesce simbolo di una grande esperienza, di tutta quella somma infinita di possibili esperienze che s'annunciava nel vertice di allora. Tu godi adesso, ricordandolo, un simbolo di tutte le possibili esperienze, respiri l'atmosfera di vertice, e ci fai agevolmente, data la comprensibilit e disponibilit di questo piccolo ricordo. Simbolo significa questo. Oggettivarsi davanti come in un canocchiale rovesciato un vasto paesaggio; disporne come di cosa tutta posseduta e implicitamente allusiva di infinite possibilit.
Ci vale per le creazioni fantastiche arcaiche, che sono semplici, umili, infinitamente meno complesse della vita che viviamo ora, eppure rapiscono come genuina esperienza di vertice.
3 luglio. La nostra crisi  che non crediamo pi alla distinzione tra cose sacre e cose profane. (Le sacre sarebbero quelle cariche di potenza, uniche, mitiche). Quindi, o tutto profano (materialismo meccanicistico) o tutto sacro (cristianesimo riformato, dello spirito e non della lettera).
L'ascesi, che  staccarsi dalle cose profane per accostarsi alle sacre, cambia aspetto. Bisogna staccarsi da tutto, per accostarsi a tutto. Godere di ogni cosa profanamente ma con distacco sacro. Con cuore puro.
24 luglio. Una persona che ti lascia intendere che vive a modo suo, ha idee, giudica te e gli altri, fa a meno di te -  deprimente. Non c' che ignorarla - trattarla come lei tratta te.
La bella compagnia. Grido nella notte.
3 settembre. Parlava parlava, diceva cose bellissime e tu avevi da fare e ti seccava. Diceva che i lupi mannari sono figli di idrofobi. Diceva che cane e vipera hanno la stessa schiena, e stesso puzzo, e che la pelle della vipera infuria il cane. Diceva che l'ora panica  sentita dalle bestie. Che il lupo mannaro latra alla luna per via che  cane idrofobo. Diceva che lei passa il tempo a cercare le relazioni e i legami tra le cose ecc.
Parlava di Paesi tuoi, che ha scheletro.
3 ottobre.
A Hemingway
Did you ever see Piedmontese hills? They are brown, vellow and dusty, sometimes "green"... You'ld like them.
Yours C. P.
7 ottobre. Il 4 ottobre finito il Diavolo in collina. Ha l'aria di qualcosa di grosso.  un nuovo linguaggio. Al dialettale e al calligrafico colto, aggiunge la "discussione studentesca". Per la prima volta hai veramente piantato simboli. Hai recuperato la Spiaggia innestandovi i giovani che scoprono, la vita di discussione, la realt mitica.
8 ottobre. Tutti malati. *** con le crisi. *** con l'esaurimento. *** con la tisi. *** con la sclerosi con placche. La guerra imminente.
Strano. Le donne sofferte e odiate, nella Paura, cominciano per E; quelle vagheggiate e intangibili per C. Elena Elvira; Concia Cate.
Riletto, ad apertura di pagina, pezzo del Compagno. Effetto di toccare un filo di corrente. C' una tensione superiore al normale, folle, dovuta alla cadenza sdrucciola delle frasi. Uno slancio continuamente bloccato. Un ansare.
10 ottobre. La voce che ti vanno dando di persona solida, dura, volitiva e riuscita, comporta il sottinteso che vogliono appoggiarsi a te, radicarsi nella tua forza, deviarla ai loro scopi. Insomma distruggerla. Sembra che non sappiano che la solidit te la sei creata a uno scopo, che non  di aiutar loro.
Un vecchio sogno. Stare in campagna con una bella donna - Greer Garson o Lana Turner - e fare la vita semplice e perversa. Cose passate. Non ci pensi pi.
14 ottobre. Dice Nat. "...Me ne frega di quello che c' dentro..." Vuole la vita vera, storie di povere donne.
15 ottobre. Prima che il gallo canti.
16 ottobre. Siccome sei egoista, tutti ti fanno la corte per loro interesse. (Cfr. 24 luglio).
24 ottobre. " un onore per noi" ti disse... Allora. Nella primavera del '45. Queste cose accadono una volta sola. Che cosa contano? Fin che il mondo oscilla nella crisi, puoi giocare questo gioco, ma poi?
Sei pronto a morire oscuramente? Dovr accadere un giorno.
Considerare la morte un incidente. Mentre  una cosa enorme.
31 ottobre. Scoperto che V. non sente le situazioni disagiate. Strano in uno che aspira a uomo di mondo. Insiste insiste quando gli si risponde evasivamente. Perch? Per affetto o per interesse (farsi salotto)? Per semplice rozzezza? Comunque, scoprir questo ti ha fatto piacere.
11 novembre. Scoperto il piacere di entrare in un caff di periferia, mai visto, di vederci giocatori, poca gente, di sfiorare la vita di un mondo che hai sempre sentito a distanza e ti pare contenere tanto tuo passato e speranze. Caff quasi vuoto, moderno. Infatti, poco dopo, entr ragazza fulva, quasi selvaggia, con uomo non strano. Sei uscito, felice.
Da qualche tempo diradano le impressioni generali, i pensieri. Annoti istanti.
19 novembre. Sapendo quel che si vuole nella giornata - cio lavorando seriamente - ci si fa anche una misura per valutare le situazioni e gli uomini. B. si caccia in situazioni penose, in cui si dibatte con perdita di tempo e di energia, perch non lavora seriamente, e allora non s'accorge delle situazioni - che possono unicamente essere illuminate da un chiaro tendere a un fine e dal tecnico agire in merito. Nuova prova che per conoscere bisogna agire, per conoscere il mondo bisogna costruirlo. Attento a non credere che costruire significhi sovvertire, cambiare a tutti i costi. La scienza della realt  la scienza del possibile, del progressivo, non dell'agitarsi violento e vano.
Che chi non tende a un fine non capisca la realt, cio non ci veda un ordine razionale, pare significhi molte cose. Significa che la razionalit  soltanto uno strumento per l'azione (Bergson) o che la nostra natura  razionale e l'azione tende alla verit (San Tommaso e Marx)?
Non conta il prima e il poi. Noi esistiamo in una sfera razionale. A ci non si sfugge. Logica dell'irreversibilit della cultura, del progresso, della conoscenza. Lamento leopardiano che non si sfugge all'amaro vero. Perch amaro? Per il disagio di uscire dall'abitudine. Non altro. Viene la nuova generazione e ci si trova benissimo. Tanto valeva che ci si adattasse gi la precedente.
27 novembre. Situazione a tendine bianche di pizzo sulle finestre del Valentino; stanza calda, mattutina (fuori  inverno); il sogno che si  avverato - scoperta improvvisa (entr di notte, al buio) la donna e l'amore.
3 dicembre. Il piacere - uno dei pi autentici - di accorgersi che qualcuno  costretto a scegliere, che non pu avere due cose in una volta.  un richiamo alla tragicit della vita, che consiste nel fatto che un valore non si concilia con un altro. Nasce da questo, che tu hai rinunciato a tante cose per averne una sola - e ti piace che questa legge schiacci tutti.
Le persone che take for granted qualcosa ti urtano, in quanto pretendono sfuggire a questa tragicit. Le persone che godono paganamente qualcosa, id., in quanto negano, in questa avidit, l'incertezza dell'occasione. L'aspirare, il pretendere,  per se stesso urtante, in quanto abolisce l'ironia della vita.
Si odiano gli altri, perch si odia se stessi.
Per tu take for granted che non bisogna take for granted. Qui viene a punto la purit di cuore, l'umilt, l'accettazione del mondo di Dio.
5 dicembre. Un luogo che ti piace (Torino con nuvole rosse invernali, campagne, parchi ecc.) non va descritto entusiasticamente come facevi da giovane, bens va rappresentata, in modo netto e chiaro, la vita che conduce chi ci vive, chi ne  espressione. Esempio, Dostojevskij. Cos, per la tangente, nella fantasia del lettore resteranno i luoghi. Si ottiene quello che non si cerca.
8 dicembre. Lo spirito greco nasce dall'incontro di una "qualit" con una cultura preesistente (achei pelasgi). Da ci lo sforzo critico per adattarsi e comprendere. Di qui la critica (Omero, Esiodo - Ionici ecc. Tragici) - Gli altri popoli (Orientali) non fecero questo sforzo - o soggiacquero, o distrussero, o vegetarono insieme.
Dallo sforzo nacque il distacco, l'ironia, la plasticit, la razionalit, la libert individuale. Gli altri popoli non uscirono mai dal magma materno (autoctonia, satrapia, schiavit universale. In arte: fiaba e decorazione ieratica).
La cultura ionica  gi un rinascimento (scoperta di un'altra cultura e scontro e acquisto). L'altra cultura era la minoica.
11 dicembre. Gli ebrei che esaltarono, ai loro tempi, la moralit e la giustizia chiamandole Spirito divino, Sapienza, senza accorgersene arrivarono ad esaltare l'intelligenza che anch'essa si chiama spirito. Storia recente.
18 dicembre. "Non piacer n ai proletari n ai borghesi" dice R. Bene.
20 dicembre. La ragazza che lavora vedendosi nello specchio. L'uomo che la vede, la vede, e le parla. Vanno insieme in societ.
La ragazza che prega alla cassa. Prega prega per i clienti. Va con uno al Valentino, che l'abbatte e viola.
La ragazza  brutta e si vede nello specchio. Tutto il giorno. L'uomo le dice che lui ride e si conforta allo specchio.
21 dicembre. L'uomo la crede schiacciata e fredda. Lei  tremenda e orgiastica. Si scatena. L'uomo ha paura.
(leggendo Lukcs).
L'arte del XIX secolo s'incentra sullo sviluppo delle situazioni (Bildungsroman, cicli storici, carriere ecc.); l'arte del XX sulle essenze statiche. L'eroe al principio era diverso che alla fine della storia; ora  sempre uguale.
L'infanzia preparazione dell'uomo (XIX); l'infanzia contemplata in s (XX).
25 dicembre. Chi rinuncia con convinzione e con metodo, ha costruito la sua vita sulle cose a cui rinuncia. In sostanza, non vede che queste.
Strana mania di volere il doppione di ogni cosa: del corpo l'anima, del passato il ricordo, dell'opera d'arte la valutazione, di se stesso il figlio... Altrimenti, i primi termini ci parrebbero sprecati, vani. E i secondi allora?
 perch tutto  imperfetto? o perch "si vedono le cose soltanto la seconda volta"?
"Entrai in Torino a carnevale, come un tempo facevano gli studenti e i saltimbanchi..."
30 dicembre. Gli epiteti latini sono impressionistici, lirico-fiabeschi, invenzioni squisite; quelli greci sono residui d'antico, ieratici, grumi oscuri.
Prima conseguenza della concezione poesia=terra incognita  che il poeta lavora e scopre da solo e i consigli che gli si dnno sono su temi gi noti (=letteratura).
31 dicembre. Anno serissimo, di definitivo e sicuro lavoro, di acquisita posizione tecnica e materiale. Due romanzi. Altro in gestazione. Dittatore editoriale. Riconosciuto da tutti come grand'uomo e uomo buono. Da tutti? Non so.
Difficilmente andrai pi in l. Non credere che tutto ci sia molto. Non ci speravi in passato e ti stupisce. Ci sei giunto cercando soltanto di lavorare bene e di voglia. Continua, pronto all'idea che i frutti saranno magari domani di cenere. Non deve importartene Cos soltanto espierai la buona fortuna e te ne mostrerai degno.
 1949
3 gennaio. Altro colpo. Poesia  libert, goduto e piaciuto.
8 gennaio. Sentito dalla cocciuta convinzione di **** che il suo libro (*** ***) sia importante. Ne parlano lui e la moglie come del nostro libro... Pare che sia piaciuto ad A. **** dice che io sono uno scrittore ermetico, difficile... Lui avrebbe scritto per il popolo, per tutti. C' un accordo tra la sua poetica e quella socialista. (Ti viene da dire quel che R. - 18 dicembre '48 - diceva del Diavolo in collina: non piacer n ai proletari n ai borghesi).
Quella tua scoperta del '38, che il messaggio degli Americani sia il senso di una misteriosa realt sotto le parole (prefazione a Alice Toklas)  vera, ma va allargata all'et di Emerson, Hawthorne e Melville e Whitman. Tu l'attribuivi allora a Anderson, Stein ecc. Ci mostra come sia autentico il revival del 1916, come abbia ripreso il grande motivo nazionale. Nuovo senso della democrazia americana rispetto all'illuminismo. L'individuo liberato scopre la realt cosmica - una corrispondenza tra le cose e lo spirito, un gioco di simboli che trasfigurano le cose quotidiane e dnno loro un valore e un significato, altrimenti il mondo sarebbe ischeletrito.
11 gennaio. Il fesso che hai sentito stasera ("tutti cerchiamo il nostro comodo, i partigiani idem, gli idealisti sono fessi, m'importa tanto di morire e che domani si stia bene")  te stesso nei momenti di prudenza. Se tu l'avessi confutato in passato (id est, agito), forse ora non ci saresti pi (Leone). Tragedia. Eppure fra cent'anni creder in te. No, creder nel conformismo d'allora.
13 gennaio. Vivere tra la gente  sentirsi foglia sbattuta. Viene il bisogno d'isolarsi, di sfuggire al determinismo di tutte quelle palle da biliardo.
19 gennaio. Recensione di Cecchi, recensione di De Robertis, recensione di Cajumi. Sei consacrato dai grandi cerimonieri. Ti dicono: hai quarant'anni e ce l'hai fatta, sei il migliore della tua generazione, passerai alla storia, sei bizzarro e autentico... Sognavi altro a vent'anni?
Ebbene? Non dir "tutto qui e adesso?" Sapevo quel che volevo e so quel che vale ora che l'ho. Non volevo soltanto questo. Volevo continuare, andar oltre, mangiarmi un'altra generazione, diventare perenne come una collina. Quindi, niente delusione. Soltanto una conferma. Da domani (salva sempre la salute) si continua imperterriti. Non dir si comincia, perch nessuno comincia mai. C' sempre un passato, una prima volta anche in questo. Domani dar dentro, come ieri.
Per, che sicurezza di naso, che coincidenza di volont e di destino! Che sia qui il valore e non nelle opere?
28 gennaio. Dura lo stato di vaghezza, d'incerta ricerca. Si riapre il problema gi sovente toccato: non t'accorgi di vivere perch cerchi il nuovo tema, passi trasognato i giorni e le cose. Quando avrai ricominciato a scrivere, penserai soltanto a scrivere. Insomma, quand' che vivi? che tocchi il fondo? Sei sempre distratto dal tuo lavoro. Giungerai alla morte senza accorgertene. Ecco perch l'infanzia e la giovinezza sono il vivaio perenne: allora non avevi un lavoro e vedevi la vita disinteressato.
Efficacia dell'amore, del dolore, delle peripezie: si smette il lavoro, si ritorna adolescenti, si scopre la vita.
Perch lo scrittore non deve vivere del suo lavoro di scrittore? Perch allora dovrebbe fornire la data merce. Non  pi libero davanti a s. In qualunque momento lo scrittore deve poter dire: no, questo non lo scrivo. Cio, avere un altro mestiere.
Cosa c' di pi rischioso che mantenere una famiglia coi propri romanzi, o in genere con la penna?
8 febbraio. (S. Stefano Belbo) Perch la gloria venga gradita devono resuscitare morti, ringiovanire vecchi, tornare lontani. Noi l'abbiamo sognata in un piccolo ambiente, tra facce familiari che per noi erano il mondo e vorremmo vedere, ora che siamo cresciuti, il riflesso delle nostre imprese e parole in quell'ambiente, su quelle facce. Sono sparite, sono disperse, sono morte. Non torneranno mai pi. E allora cerchiamo intorno disperati, cerchiamo di rifare l'ambiente, il piccolo mondo che c'ignorava ma voleva bene e doveva essere stupefatto di noi. Ma non c' pi.
13 febbraio. Strano momento in cui (tredici o dodici anni) ti staccavi dal paese, intravedevi il mondo, partivi sulle fantasie (avventure, citt, nomi, ritmi enfatici, ignoto) e non sapevi che cominciava un lungo viaggio che, attraverso citt avventure nomi rapimenti mondi ignoti, ti avrebbe ricondotto a scoprire come ricco di tutto quell'avvenire proprio quel momento del distacco - il momento in cui eri pi paese che mondo - a riguardare indietro.  perch il mondo l'avvenire ora l'hai dentro come passato, come esperienza, come tecnica, e il perenne e ricco mistero si ritrova essere quel tu infantile che non hai fatto in tempo a possedere.
Tutto  nell'infanzia, anche il fascino che sar avvenire, che soltanto allora si sente come un urto meraviglioso. (Cfr. 26 giugno '48, II).
27 febbraio. Notte limpida, spazzata, mordente. Un tempo mi eccitava i sensi. Ora no. Devo ricordarmi e dirmi " come allora" per sentirla. N quella smania di dire, di impormi, m'invade pi.  dovuto alla perenne ansia, alla nevrosi del gi accaduto, del cataclisma imminente?  dovuto all'et, alla gloria-sicurezza di me pi o meno raggiunta?
In realt, l'unico spunto che mi tocca e scuote  la maga della natura, l'occhiata ficcata nella collina. Non avendo in mente questo tema, ma uno umano, un gioco cittadino e morale; ecco che la fantasia  pigra.
1 marzo. Una risata - che mette in dubbio i tuoi motivi, che proclama il sospetto che tu hai astutamente manovrato per ottenere un dato scopo (stampare il tuo libro) senza parere. Non pu darsi che la risata celi il dispetto di sentir parlare di te, miri - falsamente - a screditarti, a scoprire che sei calcolatore meschino? Cio, ti attribuisca i moventi propri di chi ha riso?
7 marzo. Dice lei: "Il modo come un uomo s'interessa, o no, di una donna, delle donne, mostra tutto il suo sistema di vivere." Tu dici "ne faccio a meno", e cos ti ritrai davanti a ogni impegno di vita che t'impedisca il tuo lavoro. Un altro dice "non devo sverginarmi, nel dubbio che cos la santit mi sia preclusa" e cos, nel dubbio, vorrebbe fermare la storia. Un altro si lascia andare, gode ingenuamente, e cos vede i suoi rapporti quotidiani. Chi si compiace di analizzare e svilire ogni cosa del sesso, fa lo stesso con la vita e nella vita: svilisce le cose perch le intende come orgasmi materiali ecc. Sciocchezza banale.
11 marzo. Non analizzare, ma rappresentare. Ma in un modo tutto vivo secondo un'implicita analisi. Dare un'altra realt, su cui potrebbe nascere nuova analisi, nuove norme, nuova ideologia.
 facile enunciare nuova analisi, nuove norme ecc. Difficile  farle nascere da un ritmo, un piglio di realt coerente e complesso.
L'ideale dialettale  lo stesso in tutti i tempi. Il dialetto  sottostoria. Bisogna invece correre il rischio e scrivere in lingua, cio entrare nella storia, cio elaborare e scegliere un gusto, uno stile, una retorica, un pericolo. Nel dialetto non si sceglie - si  immediati, si parla d'istinto. In lingua si crea.
Beninteso il dialetto usato con fini letterari  un modo di far storia,  una scelta, un gusto ecc.
Importante il 27 marzo '48. Si scambia sempre ci che noi siamo con la verit. Qui  l'errore (?) storicistico, il relativismo idealistico. Si pu cercare di giustificarlo dando importanza a ci che dobbiamo essere secondo la ferrea necessit storica.  il materialismo dialettico. Qui se non altro si riconosce l'obbligo di conoscere a fondo la necessit in cui versiamo. Ma si esaurisce cos tutta la realt? Intanto si tende cos a porre l'assoluto nell'avvenire, nella rivoluzione. Ma non esiste anche una profonda compiacenza del momento presente - hic et nunc? Lavorare stanca?
13 marzo. Il ragazzo: ci che non ottengo subito, non lo voglio pi.
I cinquecentisti "facevano i cinquecentisti."  il primo caso di cultura radicata consapevolmente e criticamente su un'altra, cultura d'adattamento, quindi di posa. Nemmeno i Romani ellenizzati furono cos "riflessi", perch in realt non avevano una sufficiente cultura precedente che urtasse con la nuova d'accatto.
23 marzo. Senza parere, cominciato il nuovo romanzo. Tra donne sole. Lavoro pacato, sicuro, che presuppone una solida organatura, un'ispirazione diventata abitudine. (Riprende la Spiaggia, la Tenda, molte poesie su donne). Dovrebbe scoprire novit.
3 aprile. Prima di Cristo e del Logos greco, la vita era un continuo contatto e ricambio magico con la natura; di qui uscivano forze, determinazioni, destini; a lei si tornava, ci si rigenerava. Dopo Cristo e dopo il Logos, la natura si fa staccata dalla sorgente mistica della forza e della vita (che viene ora dallo Spirito).  pronto il campo per la scienza moderna che constata e codifica la materialit l'indifferenza della natura.
5 aprile. Tutte le passioni passano e si spengono tranne le pi antiche, quelle dell'infanzia. I miti ambiziosi o libidinosi dell'infanzia sono insaziabili perch l'et matura - la sola che potrebbe saziarli - ha perdute le occasioni - sensi freschi, mezzi e vero ambiente in cui quelle passioni tendevano originariamente a sfogarsi.
10 aprile. La solidit e il pregio in cui sei tenuto ti giungono esattamente come li fantasticavi da giovane. Questo stupisce - che l'et matura sia proprio come la si pensava quando si era inesperti. O che ti sei dimenticato i sogni folli di allora e a poco a poco ti sei spostato e trasformato in ci che ora credi di esserti vagheggiato prima? Comunque, una cosa non avevi sbagliato, ed era di credere che ti saresti sentito ora soddisfatto del tuo inizio e del tuo sperare.
Molti - forse tutti - mostrano la corda, scoprono la loro crepa. Natalia, Balbo, anche i nuovi (D'Amico) - nessuno pi t'incanta. Se non avessi la fiducia nel fare, nel tuo mestiere, nella pasta che tratti, nelle pagine che scrivi, che orrore sarebbe, che deserto, che vuoto, la vita? Sfuggono i morti a questa sorte. Quelli si conservano intatti. Leone, Pintor, perfino Berto. In fondo, tu scrivi per essere come morto, per parlare da fuori del tempo, per farti a tutti ricordo. Questo per gli altri, ma per te? Essere per te ricordo, molti ricordi, ti basta? Essere Paesi tuoi, Lavorare stanca, il Compagno, i Dialoghi, il Gallo?
12 aprile. Un giornale nero di titoli come un temporale.
14 aprile. "E prosegue e ritorna. Non ha posa
poich l'opera sua  sempiterna,
poich il suo soffio gelido lucerna
spegne che si riaccende gloriosa..."
scritti a quindici anni, in risposta a un sonetto di St. dove si descriveva la Morte che saliva su un colle.
17 aprile (Pasqua). Scoperto oggi che Tra donne sole  un gran romanzo. Che l'esperienza dello sprofondamento nel mondo finto e tragico della haute  larga e congruente e si salda con i ricordi wistful di Clelia. Partita alla ricerca di un mondo infantile (wistful) che non c' pi, trova la grottesca e banale tragedia di queste donne, di questa Torino, di questi sogni realizzati. Scoperta di s, della vanit del suo solido mondo. Che si salva come destino ("tutto ci che volevo l'ho ottenuto").
20 aprile. Ognuno si educa a suo modo. Sembra che sbagli: invece fa (tu e M.).
26 aprile. Non mirano a fare opere. Teorizzano una poetica che sia l'esatta riflessione del momento presente (bomba atomica, comunicazioni mondiali, fisica nucleare, ecc.) e poi perch far l'opera? Nel tempo di farla sarebbe gi invecchiata, imitabile, un compromesso con la realt, la tradizione, sarebbe storia oggettiva; e loro invece si muovono perch hanno studiato o sentito cos' la storia (=cose fatte, stili) e quindi sono impazienti - vogliono lo stile dell'epoca, non opere, sono astratti, attenti solo a non sbagliare la corrispondenza astratta e puntuale col momento presente. Mai che dicano: "Insomma ho uno stile e me lo godo. Deve pure servire a qualcosa..." Posizione romantico-hegeliana idealistica luciferesca.
28 aprile. Gli americani non sono realisti. Scoperto questo vedendo un film americano che rif un vecchio film francese. Quello che l era ambiente vero qui  fondale raffazzonato. Il loro vantato realismo 1920-40 era un particolare romanticismo del vivere la realt. La fantasia che tutto  realismo (Dos Passos). Posizione non tragica ma volontaristica. La tragedia  cozzare contro la realt; il volontarismo  farsene un conforto, una fuga davanti alla realt vera.
29 aprile.  straordinaria l'idea che ogni goffaggine tua, ogni incertezza, ogni rabbia - insomma tutto ci che  negativo - pu sempre domani, da un diverso e pi sapiente punto di vista, scoprirsi un valore, una qualit, un tesoro positivo. (Cfr. per il III, 11 marzo).
Ma vale anche l'inverso. Ogni tuo vanto pu fallire, pu mancarti sotto. Che importa?
7 maggio. In qualunque mestiere e professione si pu vivere secondo il clich del mestiere o professione, "facendo" quella parte. Da scrittori e artisti no. Si sarebbe bohmiens, fessi e insopportabili. Perch? Perch l'arte e lo scrivere non sono mestieri. Almeno in quest'epoca. (Cfr. 28 gennaio).
26 maggio. Finito oggi Tra donne sole. Gli ultimi capitoli scritti ciascuno in un giorno. Venuto con straordinaria, sospetta facilit. Eppure si  chiarito a poco a poco e le grandi scoperte (viaggio nel mondo sognato da piccola e ora vile e infernale) sono venute quasi dopo un mese, ai primi d'aprile. Ho avuto un bel coraggio. Ma sospetto di aver giocato di figurine, di miniatura, senza la grazia dello stilizzato. L'assunto non era tragico?
22 giugno. Finito il prurito, cominci il vuoto cerebrale. Finito questo, cominciano i reumi o artrite che sia. Se ne sente uno solo per volta oppure sei tu che li inventi?
Quante cose hai fatto in questo mese. Vuoto cerebrale, S. Stefano (una settimana) e quindi sole e acqua, bozzetti nudi, idea di nuovo libro ecc. Probabilmente  la tua stagione pi intensa, e comincia a corrompersi - tant' vero che te ne accorgi. Che cosa scopriremo di nuovo - cio, che cosa vivremo, per poi scoprirlo quando comincer a puzzare?
Verr pure la fine. E allora?
C' gente che questa maturit, questa efficienza, questa ricca misura, non l'ha mai provata. Che cosa sanno della vita? La vita non  che questo. E poi? La felicit della pesca, del grappolo d'uva. Chi gli chiede pi in l? Sono, e basta.
A ciascuno piace o interessa una scena diversa. Ai R. via Calandra, ai R. Ivrea, a Nat. il foulard. Buon segno.
G. e la donna si somigliano. Non parlano che di s. Carattere della gran vita un po' ristretta, i viveurs che hanno problemi, che girano come scoiattoli sentendo la gabbia. Gli altri - gli spensierati - no. Ma questi sono viveurs che non stanno pi alle regole del loro gioco - maleducati. Dannunzianesimo deteriore.
25 giugno. La vecchia Mentina, alla Cabianca, che cosa vede nella vita? Che cosa sa della massa enorme di pensieri, di fatti del mondo? Non ha mai mutato il senso, il ritmo che avevano per te i giorni remoti dell'infanzia. E adesso che la rivedi, settantenne, pronta a morire, e che non si pensa nemmeno che possa mutare questa statica immobile vita, che cosa ha di meno che te? Che cos' tutta la molteplice esperienza, davanti a questo? Per 70 anni ha vissuto come tu nell'infanzia. C' qualcosa che d i brividi. Questo vuol dire, ignorare la storia.
1 luglio. Una persona seria e vera, priva dello "Spirito", sar, nella sua vita, testarda. Ci perch, senza spirito, la lettera uccide. S'attaccher alla lettera delle cose, dei pensieri, dei sentimenti, come per dar loro una consistenza una realt che altrimenti non avrebbero.
Stasera, a Pavarolo nella cena coi tre G. e E. e N. e M., sentito per la prima volta - oggettivamente - la decadenza fisica, l'incapacit di fare uno sforzo, un salto, un exploit. Stato male e storto tutta la sera. Per salvarmi, odiavo il mondo, l'uomo, la compagnia. Vecchia storia.
Oggi venuta la Fil., che conosce Fed., che conosce Mar. Detto che mi serba rancore perch famoso e perch sempre nominato dalla Mar. Tratto facile, comune - la sfacciata ingenuit. Non c' niente.
27 luglio. La parola che descrive (echeggia) un rito (azione magica) o un fatto dimenticato o misterioso (evocazione)  la sola arte che m'interessa. Rendere direttamente la vita - se fosse possibile sarebbe inutile - perch l'uomo s'interessa soltanto a un rito o a una realt occulta.
30 luglio. Scorrendo le brutte copie di Lavorare stanca, trovato nei fogli dell'agosto-settembre '32 (Fumatori di carta) i seguenti versi cancellati
...Ho rivisto la luna d'agosto tra ontani e canneti 
sulle ghiare del Belbo e riempirsi d'argento 
ogni filo di quella corrente. Ma il chiuso compagno 
che sedeva su un tronco con me, non vedeva quel cielo
non sentiva le piante. Sapevo che intorno,
tutt'intorno s'alzavano le grandi colline...
18 agosto. Letteratura non si contrappone a senso pratico ma a senso del reale.
Che le cose descritte esistano veramente, d loro un senso e una presa superiore. Se non esistono, allora ci basta la letteratura; se s, ci vuole la poesia-mito.
22 agosto. Dai rifiuti (Fallimenti '41-'47) quest'inizio (15 novembre '39): 
2) Cinina non pensava alla nebbia, e tuttavia camminava come fosse sola in strada. Quel non sentire intorno a s nessuno, era dolce e domenicale. 1) Cinina andava in direzioni inaspettate, seguendo vagamente le plaghe di nebbia meglio schiarite dal mattino.
Si ferm su una piazza...
(preparazione della Tenda 
o La bella estate)
23 agosto. In arte non si deve partire dalla complicazione. Alla complicazione bisogna arrivarci. Non partire dalla favola d'Ulisse simbolica, per stupire; ma partire dall'umile uomo comune e a poco a poco dargli il senso di un Ulisse.
2 settembre. L'istinto risponde: 
Tutte le spiegazioni cristiane della storia (che la Palestina  il teatro del mondo, ecc.) sanno di rappezzatura.
(Vedile in Lowith, Meaning of history, p. 188)
La natura non  un soffio, un sogno, un enigma destinato a dileguare -  una cosa greve e sostanziosa.
7 settembre. La risorsa ancestrale  solo questa: fare un lavoro bene perch cos si deve fare.
(leggendo Piemonte di A. Monti sul "Ponte")
12 settembre. Le vere assorbenti mitico-residuali strutture sono nei libri che applicano un metodo d'indagine analitica: Propp, Philippson, Toynbee ecc. Probabilmente anche in quelli di scienza. Qui si trova la vera l'autentica prosa di ricerca (racconto = vedere come uno se la cava in una data situazione), analoga alla struttura del romanzo giallo. A queste strutture noi possiamo credere perch sono le sole che ci tengono sospesi, c'invogliano a vedere come va a finire. (E il racconto  questo: non caratteri, non psicologia, non cronaca, ma una serie di constatazioni congegnate insieme a portarci a una constatazione finale che include tutte le precedenti).
Non  questo, Erodoto?
30 settembre. Non hai pi intimit. Meglio, la tua intimit  oggettiva,  il lavoro (bozze, lettere, capitoli, sedute) che fai. Ci  pauroso. Non hai pi esitazioni, paure, stupori esistenziali. Ti vai prosciugando.
Dove sono le angosce, gli urli, gli amori dei 18-30 anni? Tutto quanto adoperi fu accumulato allora. E poi? Che si far?
Qui deve entrare il destino e mostrare chi sei. Tutto  implicito in te. Anche l'insofferenza di questa situazione e conseguente disordine e caos. Ricorsi vichiani.
16 ottobre. Esiste qualcuno oltre a te? Non parli che di te e del tuo lavoro. Siamo tornati a una posizione infantile di prima di scoprire il mondo (adolescenza), quando si era se stessi e il proprio gioco e nient'altro. Qualcosa si chiude. E poi?
La luna e i fal.  il titolo presentito fin dai tempi del Dio caprone. Da sedici anni. Bisogna darcela tutta.
Quante volte in queste ultime note hai scritto E poi? Cominciamo a essere in gabbia, no?
Io sono troppo felice. Policrate e Amasi.
17 novembre. 9 novembre finito la Luna e i fal.
Dal 18 settembre sono meno di due mesi. Quasi sempre un capitolo al giorno.  certo l'exploit pi forte sinora. Se risponde, sei a posto.
Hai concluso il ciclo storico del tuo tempo: Carcere (antifascismo confinario), Compagno (antifascismo clandestino), Casa in collina (resistenza), Luna e i fal (postresistenza).
Fatti laterali: guerra '15-'18, guerra di Spagna, guerra di Libia. La saga  completa. Due giovani (Carcere e Compagno) due quarantenni (Casa in collina e Luna e fal). Due popolani (Compagno e Luna e fal) due intellettuali (Carcere e Casa in collina).
20 novembre. Caduta di G. T'importa?
Amore come l'hai sempre voluto. T'importa?
Celebrit solitaria. T'importa?
Si pu continuare.
Nascono pensieri precisi, nuovi, stilizzati, efficienti. Maturit. Se l'avessi saputo quando smaniavi ('36-'39)! Adesso il rovello  che tutto ci finir. Prima anelavi d'averlo, adesso temi di perderlo. Hai anche ottenuto il dono della fecondit. Sei signore di te, del tuo destino. Sei celebre come chi non cerca d'esserlo. Eppure tutto ci finir.
Questa tua profonda gioia, questa ardente saziet,  fatta di cose che non hai calcolato. Ti  data. Chi, chi, chi ringraziare?
Chi bestemmiare il giorno che tutto svanir?
24 novembre. Caduta di B. "Ci vuole una base d'onest" dice... Non l'ho mai detto, ma l'ho sempre praticato senza saperlo. Per timore delle complicazioni. Per quieto vivere. Perch non spendo, non raccolgo donne, non scendo al grand htel ecc. - se non per non avere la noia di vincere il disagio di questi sforzi? Ecco, non ho facilit di vivere in grande - ci patisco. Questione d'educazione. Ma non ho nemmeno le esigenze cui sono stato avvezzo - il modesto benessere, il vestire in ordine, il buon nome - quelle di mostra - ho bens quelle di sostanza: la tranquillit solida del domani. Dunque la mia onest  interessata. Che senso avrebbe altrimenti?
Oggi, prima copia dell'Estate. Bella. Verginale. Festa rispettosa dei colleghi. Posizione d'arrivato. Dato consigli, dall'alto dell'et, al giovane Calvino: mi sono scusato di lavorare molto bene: anch'io alla tua et ero indietro e in crisi. Qualcuno mi ha mai fatto questo discorso quando avevo venticinque anni? No, sono cresciuto in una wilderness, senza agganci, con l'orgoglio di preparare il mio atollo in questo ignoto e scoppiare un giorno e, quando gli altri se ne sarebbero accorti, essere gi grandissimo. Pare che mi riesca.  la mia forza (ecco perch non voglio leggere n descrivere un mio libro ad altri, prima che sia finito).
La D. ha notato che le mie donne sono puttane e se n' stupita. Stupore mio che sia cos: non ci avevo mai pensato.
26 novembre. Cfr. 28 gennaio '42. Discorsi di Levi che i "ricordi" sono i momenti in cui ci si  sentiti contrapposti alle cose, agli altri, in cui ci si  individuati. Ecco la ragione dell'estasi del ricordo: si ritrovano gli istanti di risveglio, di conoscenza del mondo.
Lavorare stanca

28 novembre. Succede di notte, quando comincio a assopirmi. Ogni rumore - scricchiolio di legno, frastuono in strada, grido lontano e improvviso - mi risucchia come un gorgo, un repentino e ondeggiante gorgo, in cui mi crolla il cervello e crolla il mondo. Nell'attimo attendo il terremoto, il finimondo.  un residuo della guerra, delle bombe aeree?  una raggiunta consapevolezza della possibile fine universale? Esaurimento -  una parola - ma che cosa significa?  piacevole, un sussulto leggero come d'ubriachezza, e mi riprendo a denti stretti. Ma se un giorno non ce la faccio a riprendermi?
1 dicembre. Passeggiando sul Lungo Po, davanti al Monte dei Cappuccini. Imbrunire nebbioso, le ville scompaiono, restano i dorsi scuri, irsuti dei colli, selvaggi, sfumati. A che serve questa bellezza - che cosa significa, almeno? Tornano in mente i pensieri sul selvaggio superstizioso (estate '44), sull'irrealt del selvaggio (10 luglio '47), sul paesaggio magico (1 maggio '48) - se ne conclude che il selvaggio non  nulla senza una concezione magica del mondo, senza la possibilit che esso influisca su noi in modi non razionali, non misurabili, non prevedibili. A che monta questo senso struggente del selvaggio, questa bellezza sobria e rude, questa commozione, se essa influisce su noi appunto soltanto come bellezza, come impressione? Non  tutto ci un raffinamento civile? Il selvaggio per essere deve influire vitalmente anche sull'analfabeta, sul villano, sull'uomo economico, dev'essere potenza non bellezza.
Scoperto l'altra sera quanto mi abbia plasmato la lettura di Sun e The woman who rode away di Lawrence ('36-'37?).
3 dicembre. La trovata di Graves (The common Asphodel) di allargare a sonetto retorico-descrittivo una poesia telegrafica di Cummings, per mostrare quanto questi avesse ragione a scrivere in modo disossato e impressionistico evitando il clich tutto contemplato e previsto nel sonetto disteso - dimostra una cosa sola: che n sonetto n poesia futuristica andavano scritti. Infatti la poesia di Cummings non  altro che un gioco sensoriale di sensazioni e immagini (lo dimostra la parafrasi) che non dice altro se non un clich. La poesia deve dire qualcosa e quindi  inutile che violi la logica e la sintassi, modi universali del dire. Il resto  letteratura.
Condanna generale di tutta l'arte d'avanguardia.
Bisogna che trovi: 
W. H. I. Bleek e L. C. Lloyd
Specimens of Bushman Folk-lore
Londra 1911
Contiene le storie delle madri e della luna - il mondo magico del cacciatori, cose e animali veri - del tempo di Aurignac.
5 dicembre. In fondo, il piacere di chiavare non supera quello di mangiare. Se il mangiare fosse impedito come l'altro, sarebbe nata tutta un'ideologia, una passione del mangiare, con norme cavalleresche. Quell'estasi che dicono - il vedere, il sognare quando chiavi - non  nulla di pi che il piacere di addentare una nespola o un grappolo d'uva. Se ne pu fare a meno.
Quel senso snug dell'inverno '44 (dicembre), quel raccogliersi in una stanza, tra l'odore della cucina e la finestra appannata davanti ai colli nevosi, quei ritorni dalle colline pregustando la pace tiepida - torner ancora? N mancavano i pensieri di tranquilla lettura spirituale, la speranza di una pace suprema, ch'era la stessa della cucina.
6 dicembre. Quel che  insopportabile non  che ci sia una formale cultura elementare e media di tipo imposto, di tipo imbeccata e righteous - libro di lettura - ma che ci sia soltanto questa, che non esista la possibilit di uscirne e vederla dall'esterno - il mondo dove si fanno scoperte.
Il pensiero del 1 dicembre chiarisce come siano nati i fascismi. La cultura irrazionalistica dell'Ottocento dovette uscire dalla contemplazione e diventare potenza, economia. Smettere di servire soltanto al colto, e influire anche l'analfabeta. Origine delle nostre barbarie.
15 dicembre. Il fatto  che sei diventato quella strana bestia: un uomo fatto, un autorevole nome, un big. Dov' pi il ragazzo che si chiede come si faccia a parlare, il giovanotto che si rode e impallidisce pensando a Omero e Shakespeare, il ventenne che vuole uccidersi perch scioperato, il tradito che stringe i pugni pensando se potr mai confondere la bella con la sua grandezza, ecc. ecc.?  evidente che non ti riescano che i giovani nel raccontare -  la sola esperienza a fondo e disinteressata che hai fatto. Il big lo tratterai da vecchio.
Le due esperienze adulte - successo e importanza, smarrimento e nullit - le hai avute ('45-'49 e '43-'44) e gi trattate (Tra donne sole e Casa in collina). Devi articolarle di pi.
17 dicembre. Chi avrebbe detto che proprio Spagnoletti (lo strano Spagnoletti di Pintor!) avrebbe scoperto la tua Terra e la Morte? Quel poemetto fu l'esplosione di energie creative bloccate da anni ('41-'45), non saziate dai "pezzetti" di Feria d'agosto ed eccitate dalle scoperte di questo diarietto, dalla tensione degli anni di guerra e di campagna (Crea!) che ti ridiedero una verginit passionale (attraverso la religione, il distacco, la virilit) e colsero l'occasione mista di donna, Roma, politica e turgore Leuc.
In genere, devi tener presente che negli anni '43-'44-'45 tu sei rinato nell'isolamento e nella meditazione (di fatto, hai teorizzato e vissuto allora l'infanzia). Cos si spiega la stagione aperta nel '46-'47 con Leuc e il Compagno, e poi il Gallo e poi l'Estate e poi La luna e i fal ed ecc. ed ecc.
Non  vietata la grandezza,  vietata la grandezza senza la sanzione della classe egemonica.
18 dicembre. Ieri sera vento caldo, letto miti e leggende africane. E mattino azzurro, fresco e giallo di sole. Le leggende sono la storia di ci che avviene la prima volta e ne hanno la semplicit e lo stupore. Anche se raccontano un fatto non iniziale il tono  questo: semplice designazione mai descrizione, non aggettivi; struttura ritmica che costituisce il dramma, la sospensione.
23 dicembre. Comincia... Gigli: Trittico di Pavese.(81)
29 dicembre. Scappata a Milano, gita a Roma. Ritorna il piacere di muoversi, di viaggiare? Tornando da Milano, dopo 24 ore di assenza, riscoperto Torino. Che sia sempre qui il bello del viaggiare: riscoprire il proprio luogo?
Sono sinceramente agitato (domani si va a Roma). Sar come il luglio '45?
La fama americana di Vittorini ti ha fatto invidioso? No. Io non ho fretta. Lo batter sulla durata. In fondo Vittorini  stato la voce (anticipata - questo  il grande) del periodo clandestino - amori nudi e vitali, astratti furori che s'incarnano, tutti in missione eroica. Ha presentito l'epoca e le ha dato il suo mito. Come D'Annunzio present l'epoca "imperiale" e la "civilt letteraria" del ventennio. Entrambi sono e furono stoffa di portavoce. Crearono uno stile di vita di discorso, di sentire, di fare.
Tu miri a uno stile di essere.
R. ti ha detto (Diavolo sulle colline) che in te si sente il giovane - e fai paura per questo. Che lavori una materia che si scheggia. Questa non l'ho capita. Ma era tutto un complimento?
30 dic. - 6 genn.
gita a Roma
 1950
1 gennaio. Roma  un crocchio di giovanotti che attendono per farsi lustrare le scarpe.
Passeggiata mattutina. Bel sole. Ma dove sono le impressioni del '45-'46? Ritrovato a fatica gli spunti, ma niente di nuovo.
Roma tace. N le pietre n le piante dicono pi gran che. Quell'inverno stupendo; sotto il sereno frizzante le bacche di Leuc. Solita storia. Anche il dolore, il suicidio, facevano vita, stupore, tensione. In fondo ai grandi periodi hai sempre sentito tentazione suicida. Ti eri abbandonato. Ti eri spogliato dell'armatura. Eri ragazzo. L'idea del suicidio era una protesta di vita. Che morte non voler pi morire.
2 gennaio. Tornato in via Uffici del Vicario. Vecchi volti (le ragazze, gli uomini, io). Le cose si sa che accadono quando sono gi accadute. La pienezza del '45-'46 la so adesso. Allora la vivevo.
Id. nella storia. Gusto del passato, della conservazione. Il destino  abbandonarsi e vivere la pienezza, che poi si chiarisce coerente e costruttiva.  destino ci che si fa senza saperlo, abbandonandosi. In un dato senso, tutto  destino: non si sa mai quel che si fa. C' una piccola e razionale consapevolezza che morde in superficie e noi abbiamo il dovere di profondire al possibile. Ci che resta inconoscibile (lo capiranno i posteri - in questo senso non  irrazionalismo)  il destino. Esempio storico: il vero significato dell'opera di Robespierre, che lui credeva l'edificazione politica della virt, lo cap lo storicismo scientifico - ma per lui era il suo destino. Beninteso, posteri ulteriori vedranno un senso anche pi profondo nell'opera di Robespierre, e allora anche l'interpretazione storicistica far parte del suo destino, sar stata il suo destino (il non ancor risolto in consapevolezza).
Rapporto del destino col superstizioso. Il primo  il fatto istintivo, non ancor conosciuto n previsto, il secondo il fatto istintivo dopo conosciuto. Il primo  un modo di esser vivi, il secondo di esser morti.
3 gennaio. Non sono fungibili le direzioni che il destino poteva prendere. Noi constatiamo che quella presa (in certi casi o sempre?)  buona - che salda insieme tutti i giorni secondo uno sviluppo - era, all'inizio, un bocciolo che ha dovuto fare il suo corso ed esistere.
4 gennaio. Visto e fiutato quanto Roma ha di peggio. Facile amicizia, vita d'occasione, denaro fatto e speso come se non ci fosse, e invece tutti i criteri, i gusti, le voglie ecc. sono in funzione del far denaro.
Comincia ad apparirti come infanzia (adolescenza) anche l'et dei trent'anni. Puoi fare racconto - cio - anche della cultura. La virilit si pu intuire ("favoleggiare") quando appaia come un'infanzia.
Aver digerito un'esperienza, avere il distacco vuol dire vederla come un'ingenuit infantile. La grande poesia  ironica.
7 gennaio. A Roma, hai spiegato allo "zio Sandro" che tutto quello che  valore va salvato - tutte le aspirazioni, i gusti, le umanit - il liberalismo, la buona educazione ecc. Si tratta di trovare il cnone storico-politico che lo permetta. Ora il suo di lui salva forse le cose che il tuo di te salva? Non pare. Ecc. ecc.
9 gennaio. La passione smodata per la maga naturale, per il selvaggio, per la verit demonica di piante, acque, rocce e paesi,  un segno di timidezza, di fuga davanti ai doveri e agli impegni del mondo umano.
Ferma restando l'esigenza mitica di sentire la realt delle cose, ci vuole il coraggio di fissare con gli stessi occhi gli uomini e le loro passioni. Ma  difficile,  scomodo - gli uomini non hanno la fissit della natura, la sua larga interpretabilit, il suo silenzio. Gli uomini ci vengono incontro imponendosi, agitandosi, esprimendosi. Tu hai cercato in vari modi di impietrarli - isolandoli nei loro momenti pi naturali, immergendoli nella natura, riducendoli a destino. Eppure i tuoi uomini parlano, parlano - in essi lo spirito si dibatte, affiora.  questa la tua tensione. Ma tu questo spirito lo subisci, non vorresti trovarlo mai. Aspiri all'immobilit naturale, al silenzio, alla morte. Far di loro dei miti polivalenti, eterni, intangibili, che pure gettino un incantesimo sulla realt storica e le diano un senso, un valore.
10 gennaio. La feconda idea che destino sia il mito, il selvaggio (l'emozione della Vigna) e che perci - una volta spiegato - se sussiste nella sua forma arcaica diventa superstizione. Destino  ci che di mitico ha un'intera esistenza, un dramma.  ci che accade e non si sa ancora che  accaduto. Ci che pare libert e invece si chiarisce poi paradigmatico, ferreo, prefissato. Destino  lo storico prima d'essere inteso nei suoi nessi e nella sua necessit-libert. Quando tratta di uomini, la poesia guarda sempre ai destini - si muove sui destini e magari li intende, li chiarisce, ne fa storie.
Ma tu (9 gennaio) parti dagli uomini spiegati e, per poetarli, li riduci a destino. Sembra il processo inverso all'arte, che di mito fa logo. Oppure. Si travaglia intorno a questo passaggio. Lo dibatte. Tendendo alla forma, alla favola, tende alla forma naturale, all'organismo autonomo, e quindi ricostruisce, sulla comprensione razionale, la figura del mito-destino. Volendo rifare la vita ricorre alle forme naturali, si rituffa cio nel gorgo mitico, nelle forme che stupiranno come la natura, la vita, stupiscono, inesauste.
14 gennaio. Disgusto del fatto, dell'opera omnia. Senso di cagionevolezza, di decadenza fisica. Arco declinante. E la vita, gli amori, dove sono stati? Serbo un ottimismo: non accuso la vita, trovo che il mondo  bello e degno. Ma io cado. Quello che ho fatto ho fatto. Possibile? Desiderio, brama, ansito di prendere, di mordere, di fare. Ci arriver ancora?
(Tutto perch fioccano i giudizi negativi sul Diavolo sulle colline).
Ripensando alle sorelle D. so che ho perduto una grande occasione di fare sciocchezze. Ecco che Roma si colora nel ricordo.
17 gennaio. Rapporto del destino col superstizioso. Dopo la Poetica del destino - sono, il destino, la vera miticit della vita umana; il superstizioso, la miticit conosciuta, quindi falsa.  fatale una vita che abbia una cadenza mitica, un ritmo prefissabile ma non disciolto in conoscenza razionale (che lo distruggerebbe);  superstiziosa una vita che si intestardisca a vedersi come schema mitico, quando sa bene che non , e si capisce razionalisticamente. Una vita il cui ritmo, i cui ritorni, sono voluti, intenzionali.
Noi siamo al mondo per trasformare il destino in libert (e la natura in causalit).
(Corretto il 30 gennaio).
Riprendi il II del 10 gennaio.
La poesia  ripetizione.  venuto a dirmelo allegro Calvino. Lui pensava all'arte popolare, ai bambini ecc. Per me  ripetizione in quanto celebrazione di uno schema mitico. Qui sta la verit dell'ispirazione dalla natura, del modellare l'arte sulle forme e sulle sequenze naturali. Esse sono ripetitive (dal disegno dei singoli pezzi - foglie, organi, vene minerali - al fatto che i pezzi sono ripetuti all'infinito). E allora si vince la natura (meccanicismo) imitandola in modo mitico (ritmi, ritorni, destini). Ma ogni generazione deve tener conto di quanto sa della natura, e superarla con schemi mitici irriducibili da questa conoscenza. (Elemento evolutivo ignoto all'arte arcaica che aveva perci il cmpito pi facile in quanto, essendo ferme le sue nozioni razionali, applicava schemi mitici gi familiari da tempo).
30 gennaio. Superstizioso  chi crede ancora in un mito che  gi stato superato dalla storia - che ci sono ormai i mezzi per dissolvere. Correggi 17 gennaio. Chi ostenta un mito e non ci crede pi,  un ipocrita un reazionario. Il superstizioso pu essere fanatico, il reazionario cinico. Scettico  chi non crede a nessun mito. Fatale  chi realizza in s un mito autentico in cui crede. L'uomo fatale non  libero.
Creare un personaggio libero del tutto  impossibile. Le cadenze della sua vita (ineliminabili) saranno il suo destino.
Si potr andar oltre un giorno e considerare anche la libert un mito? Cio vederla da un punto in cui anch'essa si scopre destino?
1 febbraio. L'intuizione fa mito-religione
la volont fa storia-poesia o teoria.
Errori:
con l'intuizione voler fare storia 
con la volont voler fare mito.
La volont si esercita sui miti e li trasforma in storia. Destini che diventano libert.
9 febbraio. Corollario. Tema di un'opera d'arte non pu essere una verit, un concetto, un documento ecc., ma sempre soltanto un mito. Dal mito direttamente alla poesia, senza passare attraverso la teoria o l'azione.
15 febbraio. "P. non  un buon compagno..." Discorsi d'intrighi dappertutto. Losche mene, che sarebbero poi i discorsi di quelli che pi ti stanno a cuore.
La vita storica si sviluppa dal mito, non dalla religione. Mito pre-storia, religione sopra-storia.
Parlano di festini, di far carnevale, di trovarsi... Bravi amici, amiche, gente sana e brava. Tu non ne senti nemmeno la voglia, il rimpianto. Altro preme.
Che piccola cosa  la vita, i piaceri, le opere di queste ragazze... Cos devono ritenere i genitori. Viste dall'esterno, ti eran parse ricchi misteri... Cos sono banali aggeggi domestici.
Ragioni sempre: le cose prima d'esser conosciute, le cose dopo conosciute... Il problema  sempre quello - razionalizzare, prender coscienza, fare storia.
Intanto hai ridotto all'immagine del sangue sotto il fico, alla vigna, tutto ci che accade e non si comprende ancora: i paesaggi, le strane coincidenze, i groppi psicologici, le cadenze in un'esistenza, i destini.
(Se in queste immagini  per te la poesia,  chiaro che, riconoscendoti in una dottrina che spiega tutto, diventi incapace di poesia).
Beninteso, non basta constatare il nodo irrisolto - poesia  rappresentare questo nodo come tale, farne sentire il mistero, il selvaggio. Ma allora dov' lo sforzo di conoscenza del poetare?
18 febbraio. La cultura deve cominciare dal contemporaneo e documentario, dal reale, per salire - se  il caso - ai classici.
Errore umanistico: cominciare dai classici. Ci abitua all'irreale, alla retorica, e in definitiva al disprezzo cinico della cultura classica - tanto non ci  costata niente e non ne abbiamo visto il valore (la contemporaneit al loro tempo).
26 febbraio. Giro Toscana-Emilia. Pensato al saggio sulla poesia e cultura popolare. Pensato soprattutto al rapporto tra paese e cultura, alle radici contadine (botaniche e minerali) dell'arte. A Firenze (Rovezzano) e in Val Pesa, Elsa ecc. - Siena - sentito come da quella terra  nata un'arte. Campagna che divenne grazia fiorentina e senese. Ma quando una civilt non  pi contadina quali saranno i rapporti radicali della sua cultura? Siamo ormai fuori dell'influsso botanico, minerale, stagionale del paese sull'arte? Parrebbe.
27 febbraio. Rivisto S. Asciutto, duro, taciturno, stanco. Ha parlato dei suoi piaceri, gite in campagna e montagna dietro ai coleotteri, sotto la pioggia; ha ascoltato in silenzio assente i miei discorsi di Toscana, le mie vivacit, le mie pose. Non commentava mai. L'impaccio che provavo, un tempo sarebbe stato senso di crollo, tragedia. Che cosa mi sostiene? Il lavoro fatto, il lavoro che faccio.
6 marzo (Cervinia). Stamattina alle 5 o 6. Poi la stella diana, larga e stillante sulle montagne di neve. L'orgasmo, il batticuore, l'insonnia. C.  stata dolce e remissiva, ma insomma staccata e ferma. Il cuore mi ha saltato tutto il giorno, e non smette ancora. (Da tre notti quasi non dormivo. Parlavo parlavo). Quella che si chiama passione non sar poi semplicemente questo dibattersi del cuore, questa tara nervosa?
Sono molto deteriorato dal '34 e dal '38. Allora ero smaniosissimo ma non malato.
Eppure tutto mi pare un wandepunkt epocale. Tutto. Ma la figura di lei, socialmente e moralmente? Se ci fosse un malinteso?
E io? Non m'illudo nel vecchio modo, scambiando per valori umani dei semplici condimenti di distinzione, glamour, avventura, haut monde? La stessa America, il suo ritorno ironico e dolce, entra come valore umano, vero?
9 marzo. Battito, tremore, infinito sospirare. Possibile alla mia et? Non mi succedeva diverso a venticinque anni. Eppure ho un senso di fiducia, di (incredibile) tranquilla speranza.  cos buona, cos calma, cos paziente. Cos fatta per me. Dopotutto lei mi ha cercato.
Ma perch non ho osato luned? Paura? [......](82)  un passo terribile.
16 marzo. Il passo  stato terribile eppure  fatto. Incredibile dolcezza di lei, parole di speranza. Darling, sorriso, lungo ripetuto piacere di star con me. Le notti di Cervinia, le notti di Torino.  una ragazza, una normale ragazza. Eppure  lei - terribile. Dal profondo del cuore: non meritavo tanto.
20 marzo. Mon cur reste encore  toi. Frase di degnazione da maggiore a minore. Perch rallegrarsi tanto?  chiaro che son io il beneficato. Echomai ouch echo. Come possedere senza esser posseduto? Tutto dipende da questo.
Dai discorsi di stasera (con la P.) risulta chiaro che io "sono posseduto" perch mi godo la parte interessante dell'uomo posseduto. Devo godermi quella impassibile del padrone. Sar pi amato. Soltanto cos sar amato. Ma c' ancora gusto? Tutte le volte che ho posseduto io, non ci ho provato gusto (***, ***, ecc.). Vecchia storia.
Bisogna esser posseduto senza dimostrarlo.  possibile farlo con la "saggia rassegnata comprensione?"
21 marzo. Giornata dura. Situazione internazionale, situazione italiana di latente guerra civile, voci varie di reazione atomica a catena per aprile. Tutto tende a separarmi da lei, a rimandarla in America, a bloccare Roma, a sbaraccare tutto.
Soffrivo cos prima? S, allora soffrivo per la paura di morire. Ora, per quella di perderla.  sempre un soffrire. Rassgnati. Stoicismo, questo conta. Si fractus illabatur orbis...
22 marzo. Nulla. Non scrive nulla. Potrebbe esser morta.
Devo avvezzarmi a vivere come se questo fosse normale.
Quante cose non le ho detto. In fondo il terrore di perderla ora, non  l'ansia "del possesso" ma la paura di non poterle pi dire queste cose. Quali siano queste cose ora non so. Ma verrebbero come un torrente quando fossi con lei.  uno stato di creazione. Oh dio, fammela ritrovare.
23 marzo. L'amore  veramente la grande affermazione. Si vuole essere, si vuole contare, si vuole - se morire si deve - morire con valore, con clamore, restare insomma. Eppure sempre gli  allacciata la volont di morire, di sparirci: forse perch esso  tanto prepotentemente vita che, sparendo in lui, la vita sarebbe affermata anche di pi?
25 marzo. Non ci si uccide per amore di una donna. Ci si uccide perch un amore, qualunque amore, ci rivela nella nostra nudit, miseria, inermit, nulla.
26 (mattino). Prima di partire per Milano:
Nulla. Sempre nulla. Come avvezzarmi? Ormai per la strada, da solo, parlo benissimo inglese.
27 (sera). Niente. Ho un carbone in corpo, brace sotto la cenere. Oh C. perch perch?
28 marzo. Bene. Aveva scritto. Le ho parlato, lontano. Non mi vuole subito. Ebbene, questo  bello. Lavora.
20 aprile. (Dopo Roma.) Forse sta volando sull'Atlantico. Per due mesi. Come aspettare tanto? E aspettare che cosa? Tutti - Lalla, Nat., Doris ecc. - tutti dicono che non va, che siamo diversi, che non c' niente da guadagnare. "Che vuoi?" Voglio te, per la vita. Possibile che basti?
26 aprile mercoled. Certo in lei non c' soltanto lei, ma tutta la mia vita passata, la inconsapevole preparazione - l'America, il ritegno ascetico, l'insofferenza delle piccole cose, il mio mestiere. Lei  la poesia, nel pi letterale dei sensi. Possibile che non l'abbia sentito?
Curiosa questa processione di donne I., L., R., L., e - inconsce - V. e D. Tutte sanno o presentono che in me si celebra un mistero sacro e ammirano.
L'opinione di tutte quelle che sanno  che lei  stata colpita, che mi pensa pi che io non creda. Possibile che si sbaglino tutte? Sono donne.
27 aprile. E adesso. Tutto accade insieme. Davvero a chi ha sar dato. Ma chi ha non prende. Vecchia storia.
8 maggio.  cominciata la cadenza del soffrire. Ogni sera, all'imbrunire, stretta al cuore - fino a notte.
10 maggio. Mi si chiarisce l'idea, a poco a poco, che, se anche torna, sar come non ci fosse. "I'Il never forget you" questo si dice a chi si ha intenzione di mollare.
Del resto, come mi sono comportato io con quelle che mi pesavano, mi seccavano - che non volevo? Nell'identico modo.
Il gesto - il gesto - non dev'essere una vendetta. Dev'essere una calma e stanca rinuncia, una chiusa di conti, un fatto privato e ritmico. L'ultima battuta.
12 maggio. Scritto un altro soggetto: Amore amaro. E con questo? Avr lo stesso destino, e se anche ne avesse uno migliore, servir ad altro che a staccarla di pi?
13 maggio. In fondo, in fondo, in fondo, non ho colto al volo questa straordinaria avventura, questa cosa insperata e fascinosa, per ributtarmi al mio vecchio pensiero, alla mia antica tentazione - per avere un pretesto di ripensarci...? Amore e morte - questo  un archetipo ancestrale.
16 maggio. Adesso il dolore invade anche il mattino.
27 maggio. La beatitudine del '48-'49  tutta scontata. Dietro quella soddisfazione olimpica c'era questo - l'impotenza e il rifiuto a impegnarmi. Adesso, a modo mio, sono entrato nel gorgo: contemplo la mia impotenza, me la sento nelle ossa, e mi sono impegnato nella responsabilit politica, che mi schiaccia. La risposta  una sola: suicidio.
Dilemma. Devo essere un assoluto amico, che tutto fa per il suo bene, o un risoluto indemoniato che si scatena? Inutile domanda -  gi deciso da tutto il mio passato, dal destino: sar un amico indemoniato che non otterr nulla - ma forse avr il coraggio. Il coraggio. Tutto star nell'averla al momento buono - quando non le nuocer - ma che lo sappia, che lo sappia. A questo si pu rinunciare?
Certo io so di lei pi cose che lei non sappia di me.
30 maggio. Tutte queste lagne non sono stoiche.
E con questo?
22 giugno. Domattina, parto per Roma. Quante volte dir ancora questa parola?
 una beatitudine. Indubbio. Ma quante volte la godr ancora? E poi?
Questo viaggio ha l'aria di esser per essere il mio massimo trionfo. Premio mondano, D. che mi parler - tutto il dolce senza l'amaro. E poi? e poi?
Lo sai che sono passati i due mesi? E che, any moment, pu tornare?
14 luglio. Tornato da Roma, da un pezzo. A Roma, apoteosi. E con questo?
Ci siamo. Tutto crolla. L'ultima dolcezza l'ho avuta da D. non da lei.
Lo stoicismo  il suicidio. Del resto sui fronti la gente ha ricominciato a morire. Se mai ci sar un mondo pacifico, felice, che cosa penser di queste cose? Forse quello che noi pensiamo dei cannibali, dei sacrifici aztechi, dei processi delle streghe.
All is the same.
Time has gone by.
Some day you came,
some day you 'll die.
Some one has died
long time ago
20 luglio. Non si pu finire con stile. Adesso la tentazione di lei.
13 agosto.  ben altro.  lei, la venuta dal mare.
14 agosto. E anche lei finisce allo stesso modo. Anche lei. Va bene. Sono onde di questo mare.
16 agosto. Cara, forse tu sei davvero la migliore - quella vera. Ma non ho pi il tempo di dirtelo, di fartelo sapere - e poi, se anche potessi, resta la prova, la prova, il fallimento.
Vedo oggi chiaramente che dai 28 a oggi ho sempre vissuto sotto quest'ombra - qualcuno direbbe un complesso. E dica pure:  qualcosa di molto pi semplice.
Anche tu sei la primavera, un'elegante, incredibilmente dolce e flessibile primavera, dolce, fresca, sfuggente - corrotta e buona "un fiore della dolcissima valle del Po", direbbe chi so io.
Eppure, anche tu sei soltanto un pretesto. La colpa, dopo che mia,  soltanto dell'"inquieta angosciosa, che sorride da sola."
Perch morire? Non sono mai stato vivo come ora, mai cos adolescente.
Nulla si assomma al resto, al passato. Ricominciamo sempre.
Chiodo scaccia chiodo. Ma quattro chiodi fanno una croce.
La mia parte pubblica l'ho fatta - ci che potevo. Ho lavorato, ho dato poesia agli uomini, ho condiviso le pene di molti.
17 agosto. I suicidi sono omicidi timidi. Masochismo invece che sadismo.
Il piacere di farmi la barba dopo due mesi di carcere - di farmela da me, davanti a uno specchio, in una stanza d'albergo, e fuori era il mare.
 la prima volta che faccio il consuntivo di un anno non ancor finito.
Nel mio mestiere dunque sono re.
In dieci anni ho fatto tutto. Se penso alle esitazioni di allora.
Nella mia vita sono pi disperato e perduto di allora. Che cosa ho messo insieme? Niente. Ho ignorato per qualche anno le mie tare, ho vissuto come se non esistessero. Sono stato stoico. Era eroismo? No, non ho fatto fatica. E poi, al primo assalto dell'"inquieta angosciosa", sono ricaduto nella sabbia mobile. Da marzo mi ci dibatto. Non importano i nomi. Sono altro che nomi di fortuna, nomi casuali - se non quelli, altri? Resta che ora so qual  il mio pi alto trionfo - e a questo trionfo manca la carne, manca il sangue, manca la vita.
Non ho pi nulla da desiderare su questa terra, tranne quella cosa che quindici anni di fallimenti ormai escludono.
Questo il consuntivo dell'anno non finito, che non finir.
Ti stupisci che gli altri ti passino accanto e non sappiano, quando tu passi accanto a tanti e non sai, non t'interessa, qual  la loro pena, il loro cancro segreto?
18 agosto. La cosa pi segretamente temuta accade sempre.
Scrivo: o Tu, abbi piet. E poi?
Basta un po' di coraggio.
Pi il dolore  determinato e preciso, pi l'istinto della vita si dibatte, e cade l'idea del suicidio.
Sembrava facile, a pensarci. Eppure donnette l'hanno fatto. Ci vuole umilt, non orgoglio.
Tutto questo fa schifo.
Non parole. Un gesto. Non scriver pi.
...
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FINE.
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Nota al testo.
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Il diario di Pavese  stato trovato alla morte dell'autore tra le sue carte in una sbiadita cartella verde, su cui  scritto a matita rossa e blu: "Il Mestiere di Vivere di Cesare Pavese".
Esso  costituito da fogli sciolti, numerati, manoscritti (tranne quattordici pagine dattiloscritte che vanno dal 20 maggio al 30 settembre 1940), a penna e qualche volta a matita, quasi sempre con cancellature e correzioni come in una prima stesura, e talora con correzioni a matita o d'inchiostro diverso, evidentemente successive al tempo della stesura. Su una pagina bianca, messa da Pavese a mo' di frontespizio certamente negli ultimi suoi giorni di vita,  scritto: "1935-1950 | il mestiere di vivere | di Ce. Pavese". Una pagina porta un indice che annota gli anni, le citt e il numero delle pagine, fino al 1949.
La presente edizione segue il testo della prima, pubblicata nel 1952. Essa riproduceva integralmente il manoscritto originale, con poche brevi omissioni che l'editore ha creduto di dover apportare dove il contenuto  troppo intimo o scottante o dove si tratta di questioni private di persone viventi. Questi tagli sono indicati, in questa come nelle edizioni precedenti, con puntini di sospensione entro parentesi quadra; la presente edizione specifica in nota quante righe del manoscritto sono state omesse ogni volta. Alcuni nomi di persona sono stati sostituiti con asterischi o iniziali, nella prima edizione come in questa. In questa edizione sono state aggiunte alcune note.


(1)	 La poesia che apre il volume Lavorare stanca (N.d.E.)
(2)	 Sul manoscritto leggiamo: sfoghi svaghi (N.d.E.) 
(3)	 Sulla "pornoteca" cfr. ne Il mestiere di poeta, in appendice a Lavorare stanca, p. 163 (N.d E.).
(4)	 Le parole e sciocca sono aggiunte a matita (N. d. E.).
(5)	 Sottolineato con matita blu (N.d.E.)
(6)	 Questo "esame di coscienza" del 10 aprile 1936  scritto su quattro foglietti di quaderno a quadretti, numerati da 1 a 4. La numerazione delle pagine del diario, che continua sino alla fine, comincia dal 20 aprile 1936 (N.d.E.)
(7)	 Omesse sette righe (N.d.E.).
(8)	 Omesse sette righe (N.d.E.).
(9)	 Bergson? (N.d.E.)
(10)	 Di Luigi Pirandello (N.d.E.)
(11)	 Presumibilmente, primi appunti per il racconto Carogne, scritto nei giorni successivi, e pubblicato postumo nel volume Notte di festa e poi nella raccolta generale dei Racconti (N.d.E.)
(12)	 Omessa una frase in stampatello a matita (N.d.E.)
(13)	 Omesse cinque righe (N.d.E.)
(14)	 Poesie contenute in Lavorare stanca cos come gli altri titoli citati pi avanti (N.d.E.)
(15)	 Omesse tre righe (N.d.E.)
(16)	 Omessa una riga (N.d.E.)
(17)	 Omesse quattro righe (N.d.E.)
(18)	 Omesse cinque righe (N.d.E.)
(19)	 Omesse tre righe (N.d.E.)
(20)	 Titoli di racconti pubblicati nel volume postumo Notte di festa (N.d.E.)
(21)	 Omessa una riga e mezza (N.d.E.)
(22)	 Omesse tredici righe (N.d.E.)
(23)	 Omesse quattro righe (N.d.E.)
(24)	 Omesse quattro righe (N.d.E.)
(25)	 Omesse trenta righe (N.d.E.)
(26)	 Omesse quattro righe (N.d.E.)
(27)	 Mario Sturani, amico di giovinezza dell'A. (N.d.E.)
(28)	 Omesse venticinque righe (N.d.E.)
(29)	 Omesse cinque righe (N.d.E.)
(30)	 Omesse quattro righe (N.d.E.)
(31)	 Omesse dodici righe (N.d.E.)
(32)	 Omesse tre righe (N.d.E.)
(33)	 Omesse quattro righe (N.d.E.)
(34)	 Omesse cinque righe (N.d.E.)
(35)	 Omesse due righe (N.d.E.)
(36)	 Omesse otto righe (N.d.E.)
(37)	 Omesse dodici righe (N.d.E.)
(38)	 Omesse dodici righe (N.d.E.)
(39)	 Brancaleone Calabro (N.d.E.)
(40)	 Omesse venticinque righe (N.d.E.)
(41)	 Omesse tre righe (N.d.E.)
(42)	 Omesse tredici righe jN d E ].
(43)	 Omesse tre righe (N.d.E.)
(44)	 Omesse tre righe (N.d.E.)
(45)	 Omesse tre righe (N.d.E.)
(46)	Omesse nove righe (N.d.E.)
(47)	 Omesse sette righe (N.d.E.)
(48)	 Le parole in corsivo sono segnate nel manoscritto da una sottolineatura e da un punto esclamativo a matita rossa, evidentemente posteriori (N.d.E.)
(49)	 Le parole in corsivo sono segnate, nel manoscritto, da una sottolineatura a matita rossa, evidentemente posteriore. L'A. ha annotato in margine che le sottolineature "si riferiscono alla citazione dell'11 novembre" (N.d.E.)
(50)	 Omesse due righe (N.d.E.)
(51)	 Gertrude Stein (N.d.E.)
(52)	 Sottolineature in matita rossa (N.d.E.)
(53)	 Sul manoscritto leggiamo: esistere essere (N. d. E.)
(54)	 Memorie di due stagioni era il titolo iniziale del racconto che doveva chiamarsi pi tardi Il carcere (Prima che il gallo canti, Einaudi 1948). (N.d.E.)
(55)	 Sul manoscritto leggiamo: neutre corrette (N.d.E.)
(56)	 Il personaggio che parla in prima persona, in Paesi tuoi (N.d.E.)
(57)	 Qui e dopo, i puntini senza parentesi quadre sono nel manoscritto (N.d.E.)
(58)	 Nel manoscritto leggiamo: Dostojevskij? Shakespeare? Stendhal. (N.d.E.)
(59)	 Omesse due righe (N.d.E.)
(60)	La frase tra parentesi quadre non  presente in questa edizione [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]
(61)	 La tenda: titolo iniziale del racconto La bella estate (nel volume La bella estate, Einaudi, 1949). (N.d.E.)
(62)	 Sottolineatura e segni in margine a matita (N.d.E.)
(63)	 Nel manoscritto leggiamo: futuro? passato (N.d.E.)
(64)	 Beckons from afar (N.d.E.)
(65)	 Omesse due righe (N.d.E.)
(66)	 Omessi nove versi di una filastrocca oscena in piemontese (N.d.E.)
(67)	 Nel manoscritto leggiamo: non lo salva nessuno nessuno lo pu salvare (N.d.E.)
(68)	 Nel manoscritto leggiamo: efficienza tensione (N.d.E.)
(69)	 Omessa una riga. (N.d.E.)
(70)	 Di questo sogno non si trova traccia nel manoscritto (alcuni dei sogni precedenti erano scritti a matita su foglietti piegati, a parte) (N.d.E.)
(71)	 Nel manoscritto leggiamo disperato e attento triste ma curioso (N.d.E.)
(72)	 Il 5 febbraio 1944 era morto Leone Ginzburg (N.d.E.)
(73)	 Nel manoscritto leggiamo: anteriore antecedente (N.d.E.)
(74)	 Nel manoscritto leggiamo: assoluto unicit (N.d.E.)
(75)	 A matita in margine (N.d.E.)
(76)	 Nel manoscritto: quindi perci. Questa nota  aggiunta a matita (N.d.E.)
(77)	 Omesse due righe (N.d.E.)
(78)	 Omesse due righe (N.d.E.)
(79)	 Nel manoscritto leggiamo: diciamo esprimiamo (N.d.E.)
(80)	Omessa una riga (N.d.E.)
(81)	 La prima recensione a La bella estate (N.d.E.)
(82)	Omessa una riga (N.d.E.)
...
.
...
FINE.